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mercoledì 28 gennaio 2009

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI URBINO
FACOLTÀ DI MAGISTERO CORSO DI LAUREA IN SOCIOLOGIA
Tesi di laurea
MONTELUNGO 1943
UNA PAGINA DI CRONACA NELLA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE
Laureando STELIO TOFONE Matr. 011380 RELATORE Chiar. Prof. ENZO SANTARELLI
Anno accademico 1975-1976

CAPITOLO V
NUOVI SVILUPPI DEL QUADRO POLITICO NAZIONALE

Da MONTELUNGO alla “svolta” di Salerno
Il periodo del governo di Salerno fu un periodo molto importante della storia recente del nostro paese anche se fu un periodo di vita politica confusa, complicata, intricata, per le condizioni in cui allora si trovava l’Italia, per il modo in cui si muovevano i partiti, per i gravi problemi che essi avevano e per le difficoltà di trovare una soluzione a questi problemi. Ad ogni modo la costituzione del governo Salerno, presieduto, dal generale Badoglio e con la partecipazione di tutti i partiti antifascisti, ebbe una grandissima importanza per tutti gli sviluppi successivi della situazione del nostro paese. Lascio alle parole di Palmiro Togliatti, rientrato da Mosca a Napoli alla fine di marzo 1944, la descrizione della situazione nell’Italia del Sud ed i motivi che portarono i comunisti al governo:
“Non si può dire che esistesse un apparato della produzione. Il silurificio di Baia distrutto. Gli alti-forni dell’Ilva di Bagnoli fatti a pezzi dai bombardamenti. Il porto di Napoli, eccetto una piccola parte dove approdava il naviglio da guerra alleato, era pieno di relitti dei bombardamenti che avevano mandato a picco le navi che stavano nel porto.
Funzionavano, in parte, le officine della Naval-meccanica, ma solo per riparazioni al naviglio di guerra e ai trasporti degli Alleati. Il lavoro, nel porto, nella città e nella costiera dipendeva tutto dalle unità di occupazione alleate e gli operai non erano pagati nella moneta corrente italiana, ma con quelle famose amlire, coniate dagli alleati e di cui essi stessi stabilizzavano quale doveva essere il valore sul mercato. Venivano ad essere regolate dall’alto le condizioni del salario e le condizioni della esistenza, quindi, della massa dei cittadini.
I trasporti non funzionavano, le ferrovie erano completamente disorganizzate .... la situazione era tragica anche per quello che riguardava l’animo, lo spirito, le coscienze degli uomini. Era scomparso l’apparato fascista. Si erano ricostruiti i partiti e questi conducevano una certa agitazione in particolare contro la monarchia. Maledicendo il fascismo ed esecrando la monarchia si riusciva anche facilmente a ottenere l’applauso, benché si comprendesse abbastanza agevolmente che gli applausi anche entusiastici nascondevano uno stato d’animo di disperazione, creato, oltre che dalle sofferenze, dal fatto che le grandi masse popolari non vedevano davanti a se nessuna via aperta per uscire da quella situazione .... Che cosa bisognava in quella situazione? Noi comprendemmo e dicemmo apertamente che bisognava unire le forze e gli animi di tutti gli Italiani, di tutta la nazione per fare risorgere la nazione italiana, e che questa resurrezione doveva incominciare dalla partecipazione dell’Italia alla guerra contro la Germania e contro i fascisti che la servivano. Due terzi dell’Italia erano in mano dei Tedeschi e noi sapevamo che nelle regioni settentrionali gia’ erano organizzate le unita’ partigiane e i migliori tra gli Italiani combattevano.
Bisognava che questo sforzo, che era partito dal basso, riuscisse a culminare nella formazione di un governo nazionale in cui tutti gli Italiani potessero dirigere lo sforzo di tutto il paese per risorgere, riprendere un posto in mezzo alle nazioni e risanare le piaghe.
Questa fu la nostra aspirazione fondamentale, il nostro punto di partenza....[1]”.
Ripercussioni sui CLN di Napoli e di Roma
Il modo con cui fu annunciato l’armistizio, la sorpresa, la fuga del re e di Badoglio, la formazione in Roma del C.L.N., l’inizio della lotta armata, riproposero con forza l’esigenza di un governo di unità nazionale, capace di condurre la guerra nazionale e antifascista [2]. Il tema del governo di unità antifascista e nazionale fu al centro della travagliata vita del Comitato di Liberazione Nazionale: a Roma ed a Milano, nell’Italia occupata, varie furono le vicende di quella confusa discussione che interessò anche la zona d’Italia già liberata a Napoli e Bari, in situazioni molto diverse e con i diversi problemi posti al Centro ed al Nord dalla necessità di condurre la guerra partigiana e di organizzare nelle città e nelle campagne la lotta di massa, ed al Sud dalla presenza del re, del governo Badoglio, e dei comandi militari Alleati.
Il collegamento tra i vecchi antifascisti e le nuove leve della Resistenza, se fu facile ad attuarsi sul terreno della lotta armata, fu assai piu’ lento sul piano culturale. Tutti i partiti del CLN si vennero profondamente trasformando nel corso degli anni 1943 – 1945.
Il P.C.I. passò, in breve tempo, da un piccolo partito di quadri ad un largo partito di massa e vide crescere l’autorità ed il prestigio del proprio gruppo dirigente che aveva costituito a Roma, il 30 agosto 1943, la Direzione del partito.
Tristi giorni, quelli dell’armistizio, per ogni italiano, soprattutto per ogni soldato italiano. La gioia di vedere finalmente ripudiata una alleanza e una guerra che erano state imposte dal dittatore, veniva amaramente offuscata [3].
Ancora una volta gli Anglo-Americani avevano dimostrato profonda incomprensione della situazione italiana; attraverso l’imposizione di un armistizio durissimo avevano pregiudicato irrimediabilmente la possibilità di una partecipazione decisiva delle forze armate italiane alla guerra contro la Germania. Le trattative di armistizio erano condotte male da parte italiana; ma erano state peggio impostate da parte Anglo-americana.
Ora l’Italia era devastata dalla guerra e le inermi popolazioni esposte alle rappresaglie tedesche. Molti, smarriti, dubitavano. Era lecito, per l’Italia, conchiudere l’armistizio? Era decoroso aver conchiuso quell’armistizio? E la fuga. Precipitosa, dell’alba del giorno 9 settembre?
Secondo il Lombardi [4], era lecito l’armistizio perché alla guerra gli italiani erano stati trascinati, nel giugno del 1940, dall’arbitrio di una minoranza faziosa che aveva tradito gli interessi e la volontà della maggioranza. La “fuga” da Roma – sempre secondo il Lombardi – fu una triste necessità; nella situazione determinatasi improvvisa durante la notte del 9 il re e Badoglio avevano il dovere di allontanarsi da Roma. Rimanere, essi, e farsi catturare sicuramente entro poche ore dai Tedeschi, sarebbe stato imperdonabile errore che si sarebbe aggiunto agli errori in precedenza commessi. Per condurre il paese verso la liberazione, accanto agli Anglo-Americani, era indispensabile che nel governo del Sud si potesse vedere da tutti, inequivoca, la continuità con il governo legittimo precedente l’8 settembre.
Il 10 ottobre, con telegramma dal Sud, si chiedeva al colonnello Montezemolo di assumere il compito direttivo e organizzativo dell’ufficio informazioni che era sorto, per opera dello stesso Montezemolo, a Roma occupata. A Roma molti lavoravano, contro il tedesco; moltissimi erano pronti a lavorare. Occorreva coordinare gli sforzi; chi raccogliesse, dal sacrificio dei singoli, il vantaggio di sintesi, per l’Italia [5]. Così nel campo strettamente informativo, come nel settore più vasto della organizzazione della resistenza.
Accanto all’attività tipicamente informativa Montezemolo si dedicò alla organizzazione delle “bande” in ogni regione del territorio occupato dai Tedeschi.
Il maggior numero di elementi, era dato dai militari sbandati dell’8 settembre. E taluni affluirono alle “bande” che i vari partiti venivano organizzando; molti rimasero senza colore politico, italiani che semplicemente volevano condurre – a qualunque costo – la lotta contro l’oppressore.
Le “bande” adempivano a molteplici compiti, nella economia della guerra; conservavano gli uomini in libertà sottraendoli alle “chiamate” tedesche e fasciste; alimentavano nella popolazione lo spirito di resistenza e di reazione alla oppressione nazifascista; svolgevano sistematica opera di sabotaggio; distoglievano dal fronte notevoli contingenti di truppa germanica e repubblicana necessari a presidiare il territorio “infestato dalle bande”; mantenevano in continuo allarme le unità comunque lontane dalla linea di fuoco; predisponevano, per la vigilia della liberazione, la rivolta armata in ogni regione d’Italia, la protezione degli impianti industriali e delle linee di comunicazione.
Singolare era la situazione del governo dopo l’8 settembre. Il capo dello stato ed il capo del governo, con alcuni ministri, a Brindisi; la maggior parte dei ministri, a Roma; in mezzo, il fronte di combattimento.
A Nord della linea di fuoco il dominatore tedesco e il nascente governo fantoccio della repubblica sociale.
I ministri lasciati a Roma il 9 settembre, pur essendo rimasti formalmente in carica, non potevano fare altro che vivere alla macchia dove c’erano altri individui che attivamente lavoravano e si proclamavano spontanea espressione della nuova Italia. Dopo la breve parentesi di luce, tra il 25 luglio e l’8 settembre, i partiti politici antifascisti erano tornati nell’ombra; ma questa volta con decisa volontà di osare [6].
Il Comitato di Liberazione Nazionale, costituito di autorevoli esponenti dei vari colori dell’antifascismo, si orientava ad assumere il governo non appena Roma fosse stata liberata dai Tedeschi. I politici antifascisti non si rendevano sufficientemente conto, allora, che se l’Italia occupata era sotto la dominazione Tedesca, l’Italia libera, era sotto il controllo Anglo-Americano.
In proposito e’ interessante vedere come fin dai primi di ottobre 1943 si lavorava per la formazione del futuro governo politico.
Da Roma si telegrafava a Brindisi: “18 OTTOBRE – NOTI PARTITI PROGETTANO GOVERNO COME COMITATO SALUTE PUBBLICA COMPRENDENTE CASATI DEGASPERI NENNI MARCHESI LUSSU ALT”.
E tre giorni piu’ tardi, dopo aver raggiunto Bonomi: “ 21 OTTOBRE – CONFERITO BONOMI ALT RISPONDE QUALE PRESIDENTE COMITATO LIBERAZIONE NAZIONALE COMPRENDENTE LIBERALI CASATI DEMOCRISTIANI DEGASPERI DEMOLAVORO RUINI AZIONE LAMALFA SOCIALISTI BUOZZI NENNI COMUNISTI ROVEDA SCOCCIMARRO AMENDOLA ALT NOME DETTI SEI PARTITI BONOMI SUBORDINA PARTECIPAZIONE GOVERNO TRE PUNTI ALT PRIMO ALT RINNOVARE MINISTERO NON ENTRARE ATTUALE AVALLANDONE ATTI PRECEDENTI ALT. SECONDO ALT GOVERNO POLITICO NON MILITARE ALT SEI PARTITI DISPOSTI COLLABORARE BADOGLIO CAPO MILITARE ET NON CAPO GOVERNO ALT TERZO ALT QUESTIONE ISTITUZIONALE RINVIATA ASSEMBLEA CIOE’ NON SOLO DELIBERA GOVERNO MA ANCHE FORMA GOVERNO ALT GOVERNO INTANTO CONTINUA FARE CAPO CORONA MA SI IMPEGNA EVITARE AZIONI CHE POSSANO PREGIUDICARE FUTURA LIBERA ESPRESSIONE PAESE AL RIGUARDO ALT.
BONOMI RITIENE SAREBBE COSI’ RAGGIUNTA UNITA’ ANIMI PER GUERRA ALTA CHIEDE NON SI FACCIANO NOMI SINO AVVENUTA LIBERAZIONE ROMA ALT SI EST IMPEGNATO EVITARE SPECULAZIONI POLITICHE ER DISSIDENTI IN ROMA DURANTE TRAPASSO ALT PERSONALMENTE RILEVO UTILITA’ QUESTO IMPEGNO ALT RESTO SARA’ TRATTATO ROMA ALT TERZO PUNTO DOVUTO SINISTRE DI CUI PARTITO AZIONE PUO’ ESSERE......SCOSSO DA ATTEGGIAMENTO SFORZO ALT COMANDO RAPPRESENTA MOLTO MA NON TUTTO ALT".
Da Brindisi il Maresciallo Badoglio rispondeva assumendo, di fronte al partiti, ben precisa posizione:
“ 10 NOVEMBRE - 53 - AVUTA VISIONE PROPOSTE BONOMI ET PRESI ORDINI DAL RE MARESCIALLO BADOGLIO COSI’ RISPONDE: CONTINUERO’ REGGERE GOVERNO SINO A COMPLETA LIBERAZIONE ROMA ALT CIO’ OTTENUTO DARO’ DIMISSIONI E MI RITIRERO’ VITA PRIVATA ALT NON HO MAI CHIESTO CHE ALCUNO AVALLI OPERA MIA DELLA QUALE VOGLIO MANTENERE INTIERA RESPONSABILITÀ ALT A ROMA IL RE PROVVEDERA’ COSTITUZIONE NUOVO GOVERNO CON UOMINI POLITICI ALT”
Nella città di Roma si attende con ansia il momento della Liberazione ma i mesi trascorrono nella angoscia fino al momento che lo sbarco di Anzio risveglia la speranza di vedere finalmente gli Alleati; ma con il passar dei giorni tutte ritorna come prima.
Per poter comprendere, anche in minima parte, quello che era lo stato d'animo di quei giorni, è significativo quanto disse alla Camera del Comuni lo stesso Churchill il 22 gennaio 1944: “Io avevo sperato di lanciare sulla spiaggia un gatto selvaggio, mentre invece ci troviamo sulla riva con una balena arenata"[7].
Ad illuminare quelle tragiche giornate romane, oltre il messaggio del colonnello Montezemolo, inviato a Brindisi e qui riprodotto – “INCRUDISCONO MISURE POLIZIA ALT IERI GROSSE RETATE CENTRO CITTA’ ALT CATTURATI CONCENTRATI MACAO ALT SNERVANTE ATTESA ET TRAPELATA AZIONE DISCORDE PARTITI DEMORALIZZA ET DISORIENTA POPOLAZIONE ALT INFORMATORE RIFERISCE CHE NOSTRE BANDE DOPO AVERE OCCUPATO VELLETRI SONO STATE SOPRAFFATTE ET ANNIENTATE ALT" – si tenga presente 1’amaro commento di Churchill: “………. questa è la storia della battaglia di Anzio, una storia di grandi occasioni perdute e di speranze infrante…..”[8]
Il programma di Salerno e la forze armate
“La “svolta” di Salerno è la scelta da parta dal partito comunista di diventare un partito di Governo. Togliatti comprende che gli operai, che hanno vissuto l'esperienza del fascismo, del tribunale speciale, dei carceri, delle isole di confino, dell'esilio, della guerra di Spagna e dei campi di concentramento nazisti, sentono la necessità di essere liberati dal nichilismo politico dello pseudocomunismo astensionista dal passato, dall'estremismo parolaio, dalla impotenza del massimalismo, e di essere liberati ancora dalla mancanza di principi, dall’opportunismo, dal fariseismo altrettanto impotente dai riformisti.
Gli operai sentono il bisogno di avere un partito nuovo”[9].
Aver colto questo bisogno operaio di un nuovo modo di far politica, averlo tradotto in un piano organico e flessibile, e infine averlo imposto come programma di un partito di governo rimane, senza dubbio, un capolavoro di tattica politica.
Il fine strategico sarebbe stato l’egemonia, nel senso di direzione politica, della classe operaia dentro lo stato.
“Proprio su questa forza in espansione, accresciuta e organizzata, bisognava – sempre secondo Togliatti – che il partito facesse leva per riproporre, all’interno della macchina statale e in una posizione egemone dentro un blocco politico di forze sociali e nazionali, il dualismo classe operaia – capitale, per tentare di trasformare questo rapporto storicamente perdente per la classe operaia in uno strategicamente vincente".
Con la "svolta" di Salerno Togliatti, sul piano dalla politica interna, riusciva a forzare gli avvenimenti costringendoli a modificarsi a favore dal partito comunista.
Nel 1944, la situazione di attesa che ristagnava nel mondo politico italiano faceva prevedere per i partiti politici in generale e per il partito comunista, in particolare, ben altri approdi: o il perdurare dalla stasi politica fino alla liberazione, o un ruolo del CLN, subordinato agli interessi moderati e conservatori appoggiati dalla monarchia e dagli Inglesi, o addirittura "un tentativo disperato di insurrezione destinato sicuramente a una tragica sconfitta, da cui sarebbero occorsi molti anni prima che il movimento operaio potesse liberamente riorganizzarsi"[10]. L’aver scelto la via dal governo voleva dire modificare lo sbocco dogli avvenimenti, ampliare il terreno di scontro, agire in una situazione di potere. Togliatti riconduceva il partito sul terreno dove Lenin lo aveva fatto nascere, quello della pratica statuale, imponendogli nuove forme di "far politica". Con piani concreti, scelte determinate, nuovi obbiettivi il partito costringeva tutti gli altri partiti a misurarsi e a confrontarsi sulla sua scelta sul suo programma[11].
Nel suo programma politico quello che primeggiava era: "ripristino dell'autorità e della funzione dello Stato in seno alla vita produttiva dal Paese" -"Lotta perché lo Stato facesse sentire il suo peso nella redistribuzione del reddito mediante una politica fiscale tesa ad evitare l’impiego del risparmio a fini speculativi"[12].
Si doveva creare una "democrazia progressiva" capace di tagliare, per mezzo della necessarie riforme, le radici economiche e sociali dal fascismo; una democrazia, che superando i limiti della tradizionale democrazia borghese, si volgesse verso il socialismo.
Con questa "svolta" nella gestione governativa si rendeva necessaria anche e soprattutto una operazione di democratizzazione dell’esercito, almeno di quella parte che, armi alla mano, stava combattendo, o si apprestava a farlo, a fianco degli Alleati.
Si poneva, impellente, il "problema del volontariato ed in questo senso ci fu una spinta determinante da parte del PCI sia con la propaganda politica che con l'azione di governo fino a concludersi con 1’afflusso dei partigiani nel CIL, nucleo di quello che avrebbe dovuto essere il nuovo esercito democratico nazionale.
Per la soluzione della "democraticizzazione dell'esercito" il principale provvedimento, elaborato dal sottosegretario alla guerra, era volto ad assicurare "libertà di pensiero politico a tutti i soldati ed ufficiali onde sia spezzato per sempre il costume fascista che tendeva a trasformare i militari in macchine senza coscienza”[13].
Si credeva con questo di abbattere una volta per tutte i sistemi di gestione monarchico-fascista della guerra e soprattutto degli uomini che la dovevano fare. Si doveva insomma iniziare un nuovo periodo; la realtà purtroppo non fu cosi, infatti "i patrioti arruolatisi dovettero subito reagire ai mal celati propositi reazionari degli arruolatori grazie alle cattive intenzioni di quelli che avrebbero voluto preparare una guardia armata al neo-fascismo, e malgrado la buone intenzioni di vari patrioti che avrebbero voluto battersi contro l’invasore tedesco, la soluzione del problema del volontariato dovette essere rimandato a tempi migliori"[14].
La linea democratica progressiva seguita dai comunisti consigliava di porre, volta a volta, i problemi più urgenti e centrali, alla cui soluzione era affidata la possibilità di creare sempre nuovi spazi alla ripresa democratica del paese. Fare la guerra per difendere il paese e conquistare l'indipendenza; creare con la conquistata indipendenza le condizioni per risolvere, con il ricorso alle elezioni, il problema istituzionale.
“A Salerno[15] fu significativo il fatto che un partito comunista, per la prima volta nell'Europa occidentale, partecipasse al governo e proprio in una nazione come l'Italia in cui le forze cattoliche e vaticane miravano alla successione di un sistema che stava tramontando; se il partito comunista riuscì a tanto fu per la sua capacità politica e per il suo contributo alla lotta antifascista e all’organizzazione della Resistenza".
In un primo periodo - dall'aprile 1944 all'aprile 1945 - l'obiettivo principale dei comunisti fu quello di "fare la guerra" e di recare il massimo aiuto politico e militare ai patrioti che combattevano nelle regioni occupate, per giungere alla liberazione del paese col massimo concorso dagli italiani. Dopo l'insurrezione nazionale del 25 aprile 1945 l'obiettivo principale divenne quello della ricostruzione del paese, della convocazione al più presto delle elezioni di una Costituente e della fondazione dalla Repubblica.
Un comunista alla difesa e 1° "esercito democratico”
Con l'iniziativa dalla costituzione di un governo rappresentativo dei partiti del Comitato Liberazione Nazionale più il partito democratico Italiano, monarchico, sotto la presidenza di Badoglio, e con l’accantonamento della questione monarchica, si rovesciò 1a situazione mettendo in primo piano le forze democratiche e popolari avanzate assicurando propositi di rinnovamento che non avrebbe potuto avere un governo conservatore. Naturalmente ci furono difficoltà e contrasti sia tra i partiti stessi e sia tra questi e le autorità alleate che allora controllavano di fatto tutta l’Italia già liberata.
Le proposte che il governo fece, misero in crisi la politica fatta fino a quel momento dagli Alleati verso l'Italia. Esse aprivano la strada ad una ricostruzione e rinascita dello Stato italiano a cui gli Alleati non erano più in grado di opporsi.
E’ interessante in proposito il pensiero di Palmiro Togliatti che disse: "Circa i risultati dell’operazione compiuta costituendo il governo di Salerno il giudizio che do è nettamente positivo e si estende anche a ciò che fece Badoglio. Non voglio qui giudicare Badoglio per ciò che fece sotto il fascismo e 1’8 settembre, però in quel momento noi sentimmo che egli lavorava insieme con noi per riuscire a dare all'Italia una fisionomia politica, avere un governo che potesse rappresentarci di fronte Mondo, impegnarsi nella guerra ed in questo trovare la via della redenzione nazionale del nostro paese…
Far ciò che riguarda la politica militare, si deve al governo di Salerno l’iniziativa di trasformare il raggruppamento precedentemente costituito in quel Corpo Italiano di Liberazione alla cui testa fu il generale Utili… Concludendo, il governo di Salerno ebbe una parte positiva nello sviluppo della lotta per la Liberazione e fu giusta l'iniziativa che portò alla sua costituzione. E’ evidente, l'apporto decisivo doveva venire e venne dal Nord, dalla costituzione dell'esercito partigiano, dai suoi combattimenti, dai suoi sacrifici e dalla sue vittorie. Ma a Salerno era stato fatto un passo avanti di notevole lunghezza. E il popolo lo comprese. Quando il governo si costituì, ci fu uno slancio di entusiasmo nelle masse meridionali delle città e delle campagne. Noi ci chiedevamo il perché di questo entusiasmo, dato che il governo non poteva dare e non dette grandi cose concrete al popolo. Una cosa, però, il popolo aveva riconquistato: aveva riconquistato la speranza che l’Italia sarebbe stata di nuovo un paese nel quale fosse possibile e fosse degno di vivere.
Per questo noi lavorammo, per questo noi combattemmo… Non per niente il Comitato di Liberazione dell’Alta Italia approvò quanto a Salerno si era fatto e dichiarò ufficialmente di "collaborare pienamente col governo democratico costituito con la partecipazione dei Comitati antifascisti". Giustamente erano state interpretate, a Salerno, le più profonde aspirazioni della coscienza nazionale"[16].
La costituzione del Corpo Italiano di Liberazione
Nel sacrario che domina la monumentale platea di marmo sulle pietraie del Monte - severo tempio, aperto sulla sua facciata misurata da forti colonne ioniche - sono conservati i corpi dei Caduti di Montelungo. Fuori del tempio, in gironi degradanti, è allineato il bianco "reggimento di marmo" di oltre mille tombe. Tutti i caduti militari della guerra di Liberazione dal 1943 al 1945. Fra loro ha voluto trovare estremo riposo il loro comandante, il generale Utili.
La stessa disposizione del Cimitero è dunque simbolica; il Corpo Italiano di Liberazione si costituì infatti intorno al primo nucleo combattente, o cioé attorno a quel I° Raggruppamento Motorizzato cui va la gloria di Montelungo[17].
Dopo lo ripetute insistenze del generale Utili arriva dalla Sardegna il battaglione paracadutisti che con i due battaglioni dal 68° fanteria "Legnano" formano il rinnovato Raggruppamento.
Gli americani, con uno di quei soliti tiri mancini li mettono a combattere coi marocchini del C.E.F. Infatti con l'ordine 341 dell'8 febbraio 1944 il Raggruppamento italiano è messo a disposizione del generale Guillaume Comandante il Gruppo Nord[18].
E’ ancora un chiaro segno che da parte alleata si diffida ancora. Il Raggruppamento viene ad operare nell’ambito della 2^ divisione marocchina comandata dal generale francese Dody e farà da cuscinetto fra i Marocchini ed i Polacchi di Anders che combattono con 1’8^ Armata e si trovano - nello schieramento - alla sinistra dei Marocchini stessi.
Il 10 febbraio il generale Guillaume, comandante del Gruppo Nord, recava il suo saluto allo truppe del Raggruppamento con queste parole: "Sono fiero di avere alle mie dipendenze truppe italiane ed esprimo loro, "messieurs les officiers”, la mia vera soddisfazione. Entrambi i nostri paesi sono stati portati per colpa dei governanti a commettere gravi errori politici che noi, combattenti nel nome della libertà, cercheremo di correggere scacciando e distruggendo il comune nemico per liberare le nostre famiglie oppresse. Sono sicuro che da questo storico giorno in cui le armi italo-francesi riprendono a combattere a fianco a fianco contro lo stesso nemico, come nella passata guerra, sorgerà una nuova era di comprensione e di collaborazione sincera. Noi dobbiamo essere oltre che degli Alleati anche degli amici[19].
A Montelungo si accese la prima scintilla di quella vivida fiamma che si propagò per tutto il Paese illuminando gli animi di una nuova luce di speranza e di sacrificio: la fulgida luce della Resistenza. Montelungo, dissipate in parte le diffidenze alleate, permise all’esercito italiano di reinserirsi nella lotta con forze sempre più cospicue. Al I° Raggruppamento Motorizzato si sostituì un nuovo I° Raggruppamento, adatto alla guerra di montagna e fornito dei tradizionali muli; si aumentò anche l'organico che raggiunse i 10000 uomini[20].
Nel marzo del 1944 il Raggruppamento venne aumentato negli organici fino a raggiungere 25000 uomini tra cui truppe alpine, bersaglieri e paracadutisti e si chiamò Corpo Italiano di Liberazione assumendo anche, sempre a1 comando del generale Utili, un ruolo più impegnativo[21].
Successivamente il CIL dette vita ai 6 Gruppi di combattimento: Cremona – Friuli - Folgore - Legnano - Mantova - Piceno.
Le loro gesta sono ormai consegnate alla storia: Montelungo, Monte Marrone, Le Mainarde, Orsogna, Chieti, Guardiagrele, L'Aquila, Teramo, Tolentino, Macerata, i combattimenti di Filottrano, il forzamento del Musone, l'avanzata sulla linea dell’Esino, la liberazione di Jesi, Urbino, Bologna sono 1e tappe gloriose delle forzme italiane di Liberazione. La fiaccola, accesa a Montelungo 1’8 dicembre 1943, aveva continuato a brillare[22].
Quei pochi avevano combattuto per tutti, garanti del valore si conquistarono un posto nella nuova storia della Nazione e favorirono il reingresso dell'Italia nella coscienza mondiale.
Una questione di democratizzazione dello stato.
Dalla caduta del fascismo alla fine della guerra si succedettero in Italia quattro governi.
Furono governi di ispirazione antifascista e di impegno a restaurazione democratica ma soltanto governi di emergenza, non risultanti da un sistema di elezioni popolari.
Il primo governo Badoglio, nelle sue due formazioni di Roma e Brindisi, fu di emanazione regia; i successivi furono nominati anch’essi dal capo dello Stato, ma fondamentalmente emanazione dei partiti collegati nel Comitato di Liberazione Nazionale. L’avvento di ognuno di questi governi contrassegna una crisi[23].
La crisi del fascismo e della guerra fascista diede vita a1 primo governo Badoglio. L’impegno del re di delegare i suoi poteri al figlio e di far convocare la Costituente a guerra finita originò il secondo ministero Badoglio con la collaborazione dei partiti del Comitato di Liberazione Nazionale.
La riconferma legislativa di tali impegni e del patto di tregua istituzionale mediante la nuova formula del giuramento dei ministri contrassegnò l'avvento del primo governo Bonomi[24].
L'esplosione delle controversie tra i sei partiti del CLN – che già ne avevano tormentato l'esistenza in periodo di clandestinità – su la interpretazione e l'osservanza dei patti di tregua istituzionale, si risolse nel rifiuto del partito d'azione e del partito socialista di partecipare al secondo governo Bonomi in attesa del "vento del Nord".
Quanto al modo della loro nascita va ricordato che il primo governo Badoglio fu preparato nel segreto del Quirinale tra le angosce di disastri militari, di un'alleanza rivoltasi in dura sudditanza, dello sfacelo di un regime che aveva impedito la formazione di forze politiche di ricambio e di una disfatta che minacciava di compromettere definitivamente l’unità e l'indipendenza nazionale[25].
Che la monarchia stessa, come dinastia e come istituzione si sentisse in pericolo, era opinione generale e su di essa avevano premuto, con lusinghe o minacce, sempre in strettissimo segreto,persone e movimenti di differente estrazione: fascisti, antifascisti, militari ed ecclesiastici.[26]
Ma quello che ufficialmente si chiama il secondo Ministero Badoglio, quello con i partiti dle CNL (con Sforza, Croce,Togliatti,Rodinò, Mancini, Omodeo, Arangio-Ruiz e Tarchiani) ebbe origine da un lungo e serio travaglio in regime di libertà, di democratica organizzazione dei partiti che accoglievano non solo i meridionali, ma numerosi elementi rifugiatisi dal settentrione e di reduci Commissione Alleata di Controllo.[27]
Dalla formazione di quel governo e dalla mutata formula del giuramento dei ministri, nella quale non si parlava più della fedeltà al re e successori, i partiti che l’avevano pretesa trassero la conclusione di aver attuato una quasi rivoluzione.
I patti per la formazione del primo governo Bonomi in realtà non fecero che ribadire l’impegno di rimettere al paese, a territorio nazionale liberato, la scelta della forma istituzionale dello Stato, con l’elezione di una Assemblea Costituente per deliberare la nuova Costituzione. Il patto di tregua istituzionale fu ribadito dalla nuova formula di giuramento che non comportava dichiarazione di fedeltà alla Corona, ma imponeva però ai Ministri l’obbligo di “non compiere atti che comunque pregiudicassero la questione istituzionale”.[28]
Fu ancora un colpo di testa dei socialisti affiancati dagli azionisti ostinati a voler forzare la interpretazione e l’applicazione di quei patti, che dette origine alla più inopportuna delle crisi, quella del novembre 1944 alla vigilia del più duro inverno di guerra per le poverissime popolazioni del sud e per le martoriate popolazioni e formazioni partigiane del nord. Ne derivò il secondo governo Bonomi con soli quattro partiti della coalizione. Ma ormai, questa volta, la crisi si svolgeva in regime di libertà e di pubblici dibattiti, fuori degli intrighi della clandestinità e dei Comitati ristretti e delle convocazioni di comodo. I partiti erano vigilanti e potevano facilmente consultarsi e dare impegnative istruzioni ai loro rappresentanti: l’opinione pubblica veniva così informata.[29]

[1] (1) PALMIRO TOGLIATTI – Trent’anni di Storia italiana, Einaudi editore, Torino 1962, pagg. 366 e segg.
(2) GIORGIO AMENDOLA – Riflessioni su una esperienza di govrno del PCI (1944-1947), Storia contemporanea, Dicembre 1974, Il Mulino, pag. 707.
[2] GABRIO LOMBARDI – Montezemolo e il fronte clandestino di Roma, pag.14.
[3] GABRIO LOMBARDI - Montezemolo e il fronte clandestino di Roma, pag.15.
[4]
[5] (5) GABRIO LOMBARDI - Montezemolo e il fronte clandestino di Roma, pag.21.
[6] GABRIO LOMBARDI - Montezemolo e il fronte clandestino di Roma, pag.41.
[7] WINSTON CHURCHILL – “La seconda guerra mondiale”, Mondadori, pag. 631.
[8] WINSTON CHURCHILL – “La seconda guerra mondiale”, Mondadori, pag. 701.
[9] PALMIRO TOGLIATTI – “Partito nuovo” – in Rinascita, 1944
[10] GIORGIO AMENDOLA – “Riflessioni su una esperienza di governo del PCI (1944-1947); articolo pubblicato su “Storia contemporanea” di dicembre 1974, pag.724.
[11] PALMIRO TOGLIATTI – articolo citato
[12] GIORGIO AMENDOLA – “Riflessioni su una esperienza di governo del PCI (1944-1947); articolo pubblicato su “Storia contemporanea” di dicembre 1974, pag.729.
[13] LORENZO BEDESCHI, op. cit., pag.90
[14] Idem
[15] ENZO SANTARELLI – Dalla prefazione del libro di Agostino Degli Espinosa “Il regno del Sud”, pag.XVIII.
[16] PALMIRO TOGLIATTI – 30 anni di Storia Italiana, Einaudi Editore,Torino, pagg.366 e segg.
[17] Vedi Appendice – Allegato n.39.
[18] Vedi Appendice – Allegati nn.40, 41, 42.
[19] ANTONIO RICCHEZZA – L’esercito del Sud – pag.131.
[20] Vedi Appendice – Allegati nn.43 – 44.
[21] Vedi Appendice – Allegato n. 45.
[22] Vedi Appendice – Allegati nn. 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58.
[23] AGOSTINO DEGLI ESPINOSA, opera citata.
[24] Idem.
[25] Leone Cattani – Dal 25 luglio alla Repubblica (1943-1946) Torino ERI 1966, pagg.71 e segg.
[26] Agostino Degli Spinosa, opera citata.
[27] Leone Cattani – opera citata.
[28] Agostino Degli Spinosa, opera citata
[29] Leone Cattani, opera citata.

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