Traduzione

Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.

Translate

Cerca nel blog

lunedì 30 novembre 2020

Partigiani Fiamme Verdi 2

 di Alessia Biasiolo




Gastone Franchetti (Garfagnana 1920, Bolzano 1944). Arrivato sul Garda con il padre impegnato nella costruzione della Strada Gardesana Occidentale, fu tenente degli Alpini. Dopo l’8 settembre entrò nella Resistenza, tra le Fiamme Verdi, con il nome di battaglia di Fieramosca dove si dimostrò un abile organizzatore dei reparti. Arrestato il 28 giugno 1944, venne processato dal Tribunale militare tedesco di Bolzano e condannato alla fucilazione il seguente 29 agosto.

 

Luigi Masini (Firenze 1889, Bergamo 1959). Medaglia d’Argento al Valor Militare durante la prima guerra mondiale, nel 1926 viene trasferito dalla Fanteria al 5° Reggimento Alpini per poi avere l’incarico di direttore della Scuola di Specializzazione alpina di Aosta. Tenente colonnello, non essendo allineato con il regime fascista, viene trasferito al lavoro d’ufficio. Promosso generale, già nel 1942 entra in contatto con la Resistenza nella quale si trasferisce definitivamente dopo l’8 settembre 1943. Nelle Fiamme Verdi assume il nome di battaglia di A. Fiore o Fiore, comandando circa 7mila uomini soprattutto nelle Valli bergamasche, brianzole e della Val d’Ossola.

 

martedì 24 novembre 2020

Partigiani Fiamme Verdi 1

 di Alessia Biasiolo






Romolo Ragnoli (Brescia 1913, Brescia 2004). Tenente degli Alpini durante la Campagna di Russia, promosso capitano sul campo, divenne inviato del CLN in Valcamonica e operò tra questa, Brescia e Milano. Comandante militate in capo delle Brigate e Divisioni Fiamme Verdi dal 1943, assunse il nome di battaglia di Comandante Vittorio. Alla fine del conflitto proseguì la carriera militare fino al grado di generale.

 

Peppino Pelosi (Brescia 1919, San Michele-Verona-1944). Sottotenente di Fanteria, combatté contro i partigiani croati. Trovatosi in licenza a Brescia durante l’8 settembre 1943, entrò nella Resistenza. Si distinse per azioni importanti, come presso lo stabilimento “Beretta armi” di Gardone Valtrompia. Nel novembre fu tra i fondatori delle Fiamme Verdi. Arrestato dalla polizia a Costa Volpino, fu processato a Verona dal Tribunale militare tedesco e condannato alla fucilazione. Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria.

 

sabato 14 novembre 2020

1944 La guerra di Liberazione all'estero. Grecia. Cefalonia

 

Nelle isole dello Ionio le vicende di Cefalonia sono permeate dalla vicenda degli eccidi perpretati nel settembre 1943, la cui efferatezza ancora non si spiega. Questo coinvolge anche i tedeschi che spesso assumono atteggiamenti prudenti e meno aggressivi.

A Cefalonia i superstiti della strage perpetrata dai tedeschi della Divisione “Acqui” diedero vita alla formazione partita Raggruppamento Banditi Acqui, che operò per tutto il 1944 operò che agirono accanto alle formazioni della resistenza greca.  Si distingue in queste azioni il cap. Apolloni ed il Cap. Pampaloni, ufficiali che erano stati gli animatori della resistenza ai tedeschi durante le giornate armistiziali. Il Raggruppamento operava anche in vista di un eventuale sbarco alleato e si predisponeva per svolgere azioni a sostegno di questa operazione. Per tutto il 1944 a Cefalonia il Raggruppamento operò a fianco dei partigiani greci e in collegamento con la missione alleata[1]

Un anno esatto dopo l’annunzi dell’armistizio, l’8 settembre 1944 il Raggruppamento Banditi della Acqui riuscì ad occupare tutte le installazioni militari di Argostoli ed il cap. Apollonio in presenza dei rappresentanti alleati e delle formazioni della resistenza greca issò su Argostoli la bandiera italiana e la bandiera greca. Il mattino successivo furono liberati i prigioneri politici greci e i sospettati di collaborare con la resistenza egli ostaggi. Il Raggruppamento Banditi Acqui su ordine del Comando Alleato del Medio oriente stabilì che tale unità era da considerarsi “cobelligerante e quindi agli ordini del Comando inglese, mettendolo al riparo di ogni azione da parte di fazioni della resistenza greca. Il Raggruppamento consisteva in 1286 uomini di cui 17 Ufficiali, 56 sottufficiali e 1286 uomini di truppa. Ed era riccamente armato, avendo anche a disposizione 4 pezzi da 155/14 e 4 pezzi da 100/17. Le armi, onde evitare che cadessero in mano a elementi greci ostili ai britannici o fosse oggetto di ulteriori contrasti, furono in gran parte inviate in Italia Il pomeriggio dell’11 novembre 1944 giungevano a Cefalonia i cacciatorpediniere “Artigliere “èLegionario” e cinque mezzi da sbarco della Marina britannica che rimpatriarono i superstiti della “Acqui”. Il 12 novembre 1944 le massime autorità greche dell’isola di Cefalonia, i comandanti delle formazioni della resistenza greca, i rappresentanti della Missione Militare Alleata salutarono i soldati italiani che rientravano in Italia in armi. Al largo dell’isola di Vardiani lanciarono in mare due corone di fiori in memoria degli ufficiali e dei soldati della 2Acqui” caduti a Cefalonia o che erano naufragati durante il trasferimento in terra ferma. Accolti con tutti gli onori a Taranto, il “Raggruppamento Banditi Acqui” era la prima unità della resistenza all’estero che rientrava in Italia. Aveva operato in una situazione obiettivamente difficile ed irta di pericoli ed aveva confermato la volontà espressa nei drammatici giorni dell’armistizio di resistere ai tedeschi; aveva collaborato con lealtà con le organizzazioni della resistenza ellenica conquistandone la fiducia. La divisione “Acqui” con loro ritornava in Italina dopo una esperienza che segna la guerra di Liberazione e la resistenza dei militari italiani all’estero.[2]



[1] Una descrizione dettagliata delle azioni del Raggruppamento Banditi Acqui si trova in Giraudi G., La resistenza dei Militari Italiani all’estero. Grecia continentale e Isole dello Jonio, Roma, Ministero della Difesa, Commissione per lo studio della Resistenza dei Militari Italiani all’estero, Rivista Militare, 1999 pag.515 e segg.

 

[2] Giraudi G., La resistenza dei Militari Italiani all’estero. Grecia continentale e Isole dello Jonio, cit., pag 524 e segg.

giovedì 5 novembre 2020

1944. La guerra di Liberazione all'estero. Grecia Isole dell'Egeo Lero Cicladi e Sporadi

 

A Lero, dopo la fine dei combattimenti nel novembre del 1943, si ebbe la ovvia reazione tedesca, in parte attenuata dalla volontà teutonica di trasferire i militari italiani in Germania per fronteggiare la nota carenza di mano d’opera. I soldati italiani si divisero nelle note tre categorie, aderenti combattenti, aderenti volontari ausiliari e non aderenti. Questi furono quasi immediatamente avviati in continente. I convogli si susseguirono uno dopo l’altro. Ai primi di gennaio 1944 il piroscafo “Leda” trasportò al Pireo 2273 internati militari e con trasporti a fine gennaio e fine febbraio altri 2850 militari italiani; il piroscafo “Gertrud” trasporto quelli che i tedeschi considerarono gli ultimi internati militari italiani del Dodecanneso, ovvero 3200 soldati italiani.  Tutti i trasporti arrivarono al Pireo e i soldati italiani furono ammassati sulle banchine in attesa per ore. Poi a piedi furono avviati al campo di concentramento distante 18 chilometri. Nella tarda primavera a Lero erano rimasti circa 809 soldati italiani, di cui non ci sono dati, per carenza di fonti per sapere a quali categorie appartenessero. Sicuramente circa 200 soldati italiani appartenevano a personale medico, ufficiali, sottufficiali e soldati ed appartenenti alle categorie di specialisti, soprattutto elettrici e trasmettitori. Costoro godevano di una certa libertà e potevano accedere saltuariamente alle razioni tedesche e potevano approfittare di opportunità per tentare fughe verso la Turchia. Gli Alleati monitoravano la situazione a Lero e nel maggio 1944 a loro risultavano circa 1000 soldati italiani aderenti volontari ausiliari e 250 non aderenti adibiti a lavori pesanti. Era, peraltro, una difficile situazione il cui motivo principale era la sopravvivenza a qualsiasi costo, compreso il doppio gioco. Nell’ottobre 1944 Lero fu dichiarata dai tedeschi “piazzaforte” e la prima conseguenza fu la diminuzione delle razioni alimentari. Il 1944 terminò con una situazione di stallo, in attesa di vedere come la guerra si sarebbe evoluta in Europa.

 

 

Nelle altre isole minori, le Cicladi, le Sporadi settentrionali ed altre minori il 1944 ricalca in termini minori le vicende dei soldati italiani nelle isolale maggiori, con le stesse caratteristiche; il dato comune è sì la minaccia tedesca, il dramma di aderire o non aderire, ma il vero problema era la sopravvivenza reale in quanto la carenza di viveri era comune a tutte le isole.


(massimo coltrinari)