Traduzione

Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.

Translate

Cerca nel blog

mercoledì 20 aprile 2022

Il Processo di Norimberga 1946.

 Si riporta un articolo scritto nel 2006 per la rivista "Patria Indipendente" 




I Processi ai Nazisti

 

IL PROCESSO DI NORIMBERGA

 

1946 –2006

 

 Massimo Coltrinari

Sessant’anni fa a Norimberga si concludeva il processo che vide il vertice nazista chiamato a rispondere dei suoi atti e dei suoi crimini. Per la prima volta nella storia, coloro che erano al vertice di uno Stato e attori di una guerra senza leggi e senza limiti, erano chiamati, nel quadro di garanzie processuali riconosciute, a dare conto delle loro decisioni; decisioni che in sei lunghi anni avevano procurato al loro popolo ed ai popoli europei indicibili sofferenze e lutti, oltre danni materiali immensi. Tenuto a Norimberga, la città tedesca culla della legalità apparente nazista ( Le famose “leggi di Norimberga” sulla quali si fondò fino al 1942 la giurisprudenza tedesca, travolta poi dalle decisioni della Conferenza di Wansee) questo processo rappresenta la pietra miliare nel Diritto Internazionale per chiamare, in qualche caso, a rispondere dei loro atti tutti i dittatori ed oppressori che si alternano in folla sulla scena di questo martoriato mondo. Ma non solo.

Con la dizione di “processo di Norimberga” intendiamo anche le azioni procedurali messe in atto dai vincitori della seconda guerra mondiale, oltre che del vertice anche dei maggiori esponenti della dirigenza tedesca. Sono una serie di processi che si svolsero dalla fine della guerra agli inizi degli anni cinquanta durante i quali si cercò di ripristinare un minimo di legalità di fronte alla violenza esercitata, oltre i canoni della accettata violenza bellica, dai tedeschi contro popolazioni nemiche i cui componenti non erano belligeranti. Questi processi si tennero non solo in Germania ma anche nei paesi già occupati dai nazisti, come URSS, Polonia, Cecoslovacchia, Jugolsavia, ecc.

Parallelamente  a questi processi, che si svolsero in un arco temporale che va dal 1945 agli inizi degli anni cinquanta, si svolsero processi in seno all’ordinamento giudiziario della Germania Federale, per imputati minori.  Questa ultima categoria di processi si qualifica per il fatto che sono corti composte da Tedeschi che giudicano altri tedeschi, ovvero viene meno la composizione internazionale e straniera dell’organi giudicante.

 

Dopo il processo Eichmann svoltesi nel 1961, che rappresenta uno spartiacque fra i processi di Norimberga e la residuale azione processuale nei confronti di coloro che per vari motivi si sottrassero al giudizio, si svolsero dagli anni ottanta in poi alcuni processi contro responsabili nazisti di crimini oggetto di imputazione a Norimberga, più per una questione di principio e di coerenza che di reale giustizia. Qui si tenta di tracciare un quadro generale di questi avvenimenti, come premessa introduttiva al problema della punibilità o meno di comportamenti non accettai in guerra o in situazioni conflittuali estreme.

 

 

Gli Alleati iniziarono a pensare sui trattamenti da riservare ai nemici dell’Asse già nell’autunno del 1943. Inizialmente si pensò di sottoporre i responsabili ad un “consiglio militare di guerra”; poi, acquisti ulteriori dati, si decise di sottoporli a regolare processo.

 

Alla conferenza di Londra dell’estate del 1945 si prese in esame tre categorie di “crimini”: la prima “crimini contro la pace”, tesi sostenuta da americani ed inglesi, in cui si sottolinea che l’aggressione tedesca ha leso i diritti di tutto il mondo; la seconda “crimini contro la guerra”, tesi sostenuta da sovietici e francesi, in cui si inseriscono i maltrattamenti, le uccisioni, i lavori forzati, l’assassinio e le violenze sui prigionieri di guerra, l’esecuzione di ostaggi, le razzie, la distruzione ingiustificata di villaggi, non sostenuta da esigenze militari.

 

Nonostante tutti gli sforzi queste tesi non riuscivano ad includere quello che era il più grande problema del tappeto: l’Olocausto. Già la definizione di ebreo era un problema; se non si trovava una soluzione, il genocidio ebraico e le vessazioni subite dagli ebrei in Europa rimanevano fuori da ogni processo. Fu quindi necessario ricorre alla tesi di “crimini contro l’umanità, cioè lo sterminio, la deportazione e qualsiasi atto disumano commesso contro le popolazioni civili, prima e durante la guerra, fuori della violenza bellica, e le persecuzioni per motivi etnici, religiosi, politici, razziali, di sicurezza od occasionali.

 

I crimini contro l’umanità per poterli definire hanno bisogno di essere correlati alla tesi del “complotto” ordito per sostenere una aggressione o un crimine di guerra, altrimenti la mera definizione di “crimine contro l’umanità” rischia di esulare dalla prassi processuale. In altre parole si accetta il principio che i “crimini contro l’umanità” non possono essere perpetrati prima della guerra, ovvero a partire dal 1 settembre 1939.

 

Il Processo di Norimberga contro il vertice nazista.

Il 18 ottobre 1945 a Norimberga, scelta proprio in virtù del fatto che fu il palcoscenico dei riti nazionalsocialisti di rilievo, si  tenne la prima udienza di quello che poi nella dizione comune è passato alla storia come Processo di Norimberga. Principale imputato presente era Herman Goering; gli altri imputati erano, Rudolf Hess, Robert Ley, Julius Streicher, esponeti del partito nazista; Hjalmar Schacht, ministro dell’economia e presidente della Reichbank, Walter Funk, addeto alla arianizzazione del popolo tedesco e delle popolazioni dei territori occupati, Wilhelm Frick, ministro dell’Interno;, Joachin Ribbentropp, ministro degli esteri; Franz von Papen, vicecancelliere, Albert Speer e Fritz Sauckel, addetti allo sfruttamento della forza lavoro coatto; i militari impuati sono Wilhelm Keitel, capo del Comando Supremo delle Forze Armate e Alfred Jodl, del Comando Supremo delle Forze Armate, Erich Raeder, Capo della Marina, e Karl Doenitz, Comandante delle Forze Subacquee. A tutti questi si aggiungono cinque esponenti della burocrazia statale di vertice nei territori occupati: Baldur von Schirach, per l’Austria, Konstantin von Neurath, per il protettorato di Boemia e Moravia, Hans Frank per il Governatorato generale cioè la Polonia, Alfred Rosenberg, per i territori dell’Est e Arthur Seyss-Inquart, per i Paesi Bassi.

I principali impuati però sono assenti perché deceduti. Hitler, in primo luogo, suicidatosi il 30 aprile 1945, Himmler, suicidatosi il 23 maggio 1945, Heydrich, ucciso da patrioti cecoslovacchi a Praga nel 1942, e Muller, capo della Gestapo e martin Bormann, capo del partito eclissatosi al momento del crollo della Germania.

 

I capi di accusa sono: “cimini contro la pace”, “crimini di guerra”, “crimini cntro l’umanità”, nella accezione detta sopra.

 

Il dibattimento fa emergere schiaccianti prove documentali e testimoniali nei confronti di tutti i deputati, portate per lo più da loro collaboratori subordinati, oltre che da protagonisti oculari. La linea difensiva adotta è semplice: si dichiarono “non a conoscenza dei crimini commessi contro chiunque, ebrei compresi; se qualcuno di loro vi ha partecipato lo ha fatto senza rendersene conto. In pratica hanno solo ubbidito agli ordini, emanati da uno solo, Hitler.

 

Le condanne 

 

La maggior parte delle prove e dei dossier di accusa sono presentati dalla parte americana, che nella sostanza ha promosso e gestito l’intero processo.

 

 

 

 

 

I processi verso la dirigenza nazista

Parallelamente al processo di Norimberga sono istruiti processi contro funzionari di vario livello della dirigenza tedesca. Il 26 aprile 1945 gli Alleati ordinano di arrestare d’ufficio gli appartenenti ai seguenti gruppi: 1°  Dignitari del partito dal grado più basso della gerarchia. 2° Funzionari e Dirigenti della Gestapo e del Sicherheitsdienst. 3° Waffen-SS dal grado più basso di sottufficiale. 4° Ufficiali di Stato Maggiore delle Tre Forze Armate. 5° Ufficiali di Polizia. 6° SA dal grado più basso di ufficiale. 7° Ministri ed alti funzionari, responsabili territoriali e comandanti civili e militari dei territori occupati. 8° Nazisti e simpatizzanti nazisti dell’industria e del commercio. 9° Giudici e procuratori dei Tribunali speciali. 10° Traditori Alleati passati al servizio dei Nazisti.

La data di riferimento per i capi di accusa è il 1 settembre 1939, ove emerge che i “crimini contro l’umanità” non possono essere stati perpretati prima della guerra. Con questo vengono dichiarate non criminali le seguenti organizzazioni: le SA, perché nel corso della guerra le sue attività furono insignificanti; il Consiglio di Gabinetto, perché ristretto di numero, e l’Alto Comando dello Stato Maggiore Generale nella sua generalità ( l’accusa riguarda solo alcune decine di generali). Quindi non sono dichiarate criminali il Corpo degli Ufficiali e quello della Funzione Pubblica

 

Con questi criteri si individuano circa 5000 persone. Ma il numero si riduce a circa 200 in ragioni di tipo “procedurale”; sono duecento  “esponenti” centrali nella determinazione della tragedia dell’Olocausto.

 

Costoro sono raggruppati in dodici procedimenti d’accusa, che vale la pena di elencare: 1° contro i medici nazisti; 2° contro il maresciallo dell’aeronautica Eberhard Milch. 3° contro il ministro della giustizia Franz Schlegelberger e i suoi collaboratori. 4° contro Oswal Pohl e la burocrazia dei campi di concentramento e sterminio. 5° contro gli industriali del gruppo Flick. 6° contro la I.G. Farben. 7° contro i generali dell’Esercito operanti nei Balcani, nello scacchiere Sud-Est. 8° contro i mebri dell’Ufficio Centrale della razza. 9° contro i componenti i Einsatzgruppen. 10° contro il gruppo industriale Krupp. 11° contro alti dignitari della Politica del III Reich. 12° contro i generali in comando nella Campagna di Russia.

In totale, sono posti sotto processo 185 persone, 15 per diverse cause esclusi.

Alla fine dei 12 processi “minori” di Norimberaga si hanno i seguenti verdetti: 35 imputati dichiarati non colpevoli; 97 condannati a pene detentive fino a vent’anni d

giovedì 31 marzo 2022

Icaro: Il volo su Roma e la beffa al fascismo

 

in LA CIVILTA' CATTOLICA N.4117  GENNAIO 2022 ABSTRAC

 

 Giancarlo Pani S.I.

 

«I:atteggiamento che consiste nell'ammirare il fàscismo pur deplorandone gli eccessi non ha senso. Ilfascismo non può esistere che grazie ai suoi eccessi: sono la sua logica)). Esordisce così il nuovo romanzo storico di Giovanni Grasso, Icaro, il volo su Roma, che tocca uno dei periodi più tragici della nostra storia. Il volo su Roma di Lauro De Bosis, trentenne, poeta e letterato, il 3 ottobre 1931 fu una clamorosa beffa a Mussolini, che assistette impotente a un lancio di 400.000 volantini: portavano un messaggio di libertà a un popolo schiavo. Purtroppo il successo si trasformò in tragedia, perché l'aereo, finito il carburante, s'inabissò nel Mediterraneo. La vicenda s'intreccia con la tournée in Italia di Ruth Draper, l'attrice teatrale più famosa di New York. Tra lei e Lauro nasce un amore travolgente, che si nutre di bellezza, di valori civili e di lotta al fascismo.

 

Pietro Vaenti. Il Ricordo

 

Ricordare Pietro, a dieci anni dalla scomparsa significa riflettere su un segmento della nostra storia, la resistenza dei militari italiani all’estero, e più in generale le scelte di politica estera e socio-economiche del nostro paese del tempo. Significa constatare che a 75 anni di distanza quanto successo nel 1943 e negli anni successivi è stato volutamente ignorato e, per precisa volontà, non incide nelle scelte attuali.

Trovarsi come tutti i soldati italiani, ed in particolare quelli stanziati fuori del territorio nazionale abbandonati a se stessi, senza più nessun alleato e nessun amico, circondati da popolazione civile ostile e nemici feriti nell’orgoglio e pronti a sfogare in modo crudele il loro risentimento di alleati traditi, è una situazione che metaforicamente in questi ultimi mesi si è riproposta al popolo italiano più di una volta.

La massima espressione democratica quale è la elezione del Capo dello Stato, si è risolta in un compromesso funzionale, quasi una scelta obbligata, in virtù della inconsistenza di una classe politica di trovare le soluzioni democratiche e funzionali all’interesse della nazione. L’unico candidato alla Presidenza che si è espresso è stato un personaggio che da anni imperversa sulla scena politica nazionale, amico di colui che oggi devasta un paese europeo in modo violento, che frantuma ogni cardine della nostra tradizione della famiglia, cadine della nostra società, proponendoci un matrimonio-non matrimonio e che ha sempre dimostrato di anteporre i suoi interessi a quelli della collettività. Vi sono larghi strati della politica che da quando sono stati eletti al parlamento e rappresentano il partito di maggioranza relativa dall’inizio del loro mandato hanno cambiato posizione ed atteggiamento ad ogni annuncio di stagione (basti pensare alla campagna per uscire dall’euro); altri ancora, con l’etichetta di “sovranismo” combattono l’Europa in ogni maniera, per creare un regionalismo le cui prospettive sono solo fame e miseria. Infine il revival contro cui Pietro di è battuto, il ritorno dell’uomo della Provvidenza, che al termine di venti anni di governo, oggi indicati come eccellenti, fu detronizzato dai suoi stessi luogotenenti, poi definiti traditori da chi si era messo al servizio del tedesco invasore sognando un “ritorno all’origini” senza riflette che quel ritorno stava portando ancora lutti, divisioni, macerie e fame. Infine la classe politica ha dimostrato ancora una volta il suo fallimento, per una parte della quale la vita umana non ha valore con la richiesta di allentamento o cancellazione di norme anticovid, fallimento prima morale e poi materiale nel momento in cui si è dovuto chiamare un generale per combattere e ridurre la minaccia di questa infezione, con lo strascico di coloro, autodefinitesi NOVAX, cioè candidati potenziali senza difese per il suicido scelto e voluto, non solo per loro ma anche per altri.

 A dieci anni dalla morte di Pietro possiamo anche avanzare la domanda, (in sua presenza non avremmo mai formulata): a che cosa è servita la Resistenza, la lotta del popolo italiano per non avere più guerre, fame, tragedie, violenze e un vivere quotidiano sereno, prospero ed un futuro accettale?

 Chi scrive è il figlio della generazione che fece la Resistenza e deve ai tantissimi Pietro una vita, guardandosi indietro, degna di nota, una vita che i miei figli invidiano. “Tu avevi la certezza di…, tu hai la certezza della pensione…, tu hai avuto una scuola che prima educava e poi istruiva…, tu sul posto di lavoro avevi diritti, tu avevi sindacati che erano sindacati.., non venduti… tu come generazione avevi un futuro…” Tutte cose che si sono realizzate.  In pratica l’Italia degli anni del secondo dopoguerra che un altro socialista ha iniziato a distruggere. Oggi i nostri giovani hanno un quadro di prospettiva diverso.

Dopo una pandemia devastante, oggi viviamo con la paura della guerra, che pensavamo fosse stata bandita dall’Europa. Il dramma dell’invasione che nel 1939 subì la Polonia, nel 1940 La Danimarca e la Norvegia, il Belgio e la Francia, poi nel 1941, la Russia, La Jugoslavia La Grecia, oggi lo rivediamo in Ucraina. Stesse modalità, stessa propaganda, stessi eroismi, stesse menzogne, stessi fiancheggiatori, un revival su vasta scala che ci terrorizza.

 

Ricordando Pietro, certamente a lui non farebbe piacere sapere che anche i suoi nipoti si potrebbero trovare nelle stesse sue condizioni del settembre 1943: dover scegliere tra essere internato o salire in montagna o essere alla mercè di un nemico spietato.

Tutto quanto sopra porta ad una conclusione che potrebbe essere un punto di riferimento delle nostre scelte future. Ruggero Zangrandi nella dedica ad un suo volume sulla ricostruzione della crisi armistiziale scrive:

“…Dedico questo lavoro a mia figlia Gabriella ed ai giovani della sua età  Nella fiducia che una conoscenza non convenzionale di quel che accadde in Italia intorno all’8 settembre 1943 concorra a far loro imparare prima il male che possono arrecare a un Paese le cattive azioni di capi vili e quanto poco il sacrifico di migliaia di uomini semplici riesca poi a porvi rimedio”

 

Per me, questa è la grande eredità di Pietro, e l’ammirazione e la stima nate fin dal primo momento che ci siamo incontrati si sono consolidate al confronto con il tempo e con le sfide che la vita ha posto. Un ricordo indelebile, attivo e sempre fonte di orientamento. Pietro è ancora con noi.

 

domenica 20 marzo 2022

RIVISTA QUADERNI, Anno LXXXII. Supplemento XX, 2021, n.3 20° della Rivista CESVAM REPORT Settembre 2019 -Agosto 2019

 


SOMMARIO

Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,

20° della Rivista “Quaderni”

www.istitutodelnastroazzurro.it

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

www.cesvam.org

 

CESVAM REPORT.  SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021

 

1.      INTRODUZIONE

La necessità di un Report.


2.      STRUTTURA DEL CESVAM

a.       Istituto del Nastro Azzurro Ente Morale

Statuto; Regolamento

b.      Lo Statuto del CESVAM

c.       Il Regolamento del CESVAM

d.      Il Verbale  costitutivo del CESVAM del Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro

 

3.      ATTIVITA’ DEL CESVAM

Editoria

a.       La Emeroteca del CESVAM

b.      L’Archivio-Biblioteca del CESVAM

c.       I Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione

Ricerca

d.      Le attività in essere.

e.       La Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”

f.        I “Quaderni On Line”

g.      I Blog di carattere storico, estensione di ricerca

h.      I Blog di carattere geografico, estensione di ricerca

i.        I Blog di carattere associativo e divulgativo

j.        I CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni

k.      I Libri della Collana del Nastro Azzurro”

Didattica

l.        L’Attività didattica per Master di 1° e 2° Livello

m.    L’Attività didattica per Corsi di Formazione

Divulgazione

n.      Il Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione

o.      La Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi

p.      I Convegni e le Conferenze

q.      Gli “Incontri con l’Autore”

r.       Collaborazione con Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto

 

4.      CONCLUSIONE

. Lineamenti per il futuro

5.      IL PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO

 

Nota redazionale:

Questo numero della Rivista “QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3° della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del Report per il biennio settembre 2019 – agosto 2021, mantenendo la stessa articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.

(massimo coltrinari)

 I di Copertina: Lo stemma del CESVAM

 


Info: segreterianazionale@istitutonastroazzurro.org

Il presente numero può essere richiesto gratuitamente in formato digitale. 

Su carta (fino ad esaurimento  copie ed addebito spese postali)   previo versamento di euro 5 a copia in bianco e nero e euro  10 a copia a colori da versare su conto corrente postale n. 25938002 intestato ad Istituto del Nastro Azzurro  oppure su C.C. Bancario BPER Banca Piazza madonna di Loreto 24 C.C.703202000000002122 IBAM IT 85P0 5387 0320 200000000 2122.

giovedì 10 marzo 2022

A Dieci anni dalla scomparsa:

 Pro-memoria “monografico”

 

Martedì  29  Marzo  2022  -  ore 15,30

Salone di Palazzo Ghini

Corso Gastone Sozzi, 39 – CESENA

 

Ricordo di Pietro Vaenti

Il partigiano Petri e le vicende della Resistenza Italiana all’Estero, la fondazione dell’Istituto Storico “V.E.Giuntella”, l’amante dell’arte e della storia.

Nel decennale della scomparsa (2011 – 2021)

 

                                               Brevi interventi e ricordi di:

 

                              Daniele Vaienti      Roberta Ravaioli

                              Claudio Riva          Gianfranco “Miro” Gori

                              Maurizio Balestra                     Orlando Piraccini

                                               Massimo Coltrinari e altri

 

 

“Quando l'Umanità avrà ritrovato buonsenso ed equilibrio, potrà riprendere il suo cammino solo se potrà conoscere in quali disastri venne precipitata dalla assurda prepotenza di troppi potenti e dagli eccessi delle diverse ideologie.”

“Non chiediamo vendette ma il riconoscimento che nella disgraziatissima situazione nella quale ci hanno infilato gli errori anche internazionali , noi abbiamo fatto tutto il possibile. Forza e coraggio!”

 

                                                                                                                                                   Paola Del Din Carnielli

   (Medaglia d’Oro al Valor Militare, già Presidente FIVL)

 In occasione dell’invio del libro, dedicato a Pietro Vaenti (febbraio 2014)

“Il Gran Rifiuto. Storia e storie degli Internati Militari Italiani dopo l’8 settembre 1943”

domenica 20 febbraio 2022

Halfa TRACK.



Storia Militare Briefing N. 31 1 Febbraio 2022



 info: emeroteca del CESVAM. (centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

giovedì 10 febbraio 2022

Giuseppe Alabastro il CIL: Le Operazioni Giugno 1944

 Le operazioni nelle Marche: l’avvicinamento ad Ancona. Giugno 1944

 

Dopo essere stato alle dipendenze di Francesi e Britannici, come visto, il Corpo Italiano di Liberazione, passò alle dipendenze dei Polacchi. Alle dipendenze di quest’ultimi ed in particolare al comando del gen. Anders, il Corpo Italiano di Liberazione operò fino al suo scioglimento nel settembre 1944, ovvero compì tutte le operazioni condotte nelle Marche da fine giugno 1944 al settembre successivo. Ogni operazione, movimento e combattimento, dunque, del Corpo Italiano di Liberazione deve essere inquadrato nel più ampio quadro operativo del Corpo d’Armata Polacco. Il Corpo Italiano di Liberazione non aveva alcuna autonomia operativa e doveva assecondare e operare in base alle direttive ed agli ordini del gen. Anders. Queste è un dato estremamente significativo, in termini di partecipazione.

Il giorno 17 giugno 1944 il Corpo Italiano di Liberazione fu posto alle dipendenze operative del II Corpo d’Armata Polacco, cessando quindi di essere alle dipendenze del V Corpo Britannico, tutti inquadrati nell’VIII Armata Britannica. Il Comandate Polacco si recò al Comando del Corpo Italiano di Liberazione e, con una chiarezza esemplare, al fine di evitare equivoci o errori illustrò la situazione operativa generale.

Il compito del II Corpo d’Armata Polacco, unità a livello Corpo d’Armata, in cui si era inserito il Corpo Italiano di Liberazione, era quello di inseguire il nemico dall’Abruzzo alle Marche, con l’obiettivo finale di conquistare Ancona, porto importantissimo da acquisire per dare l’assalto alla cosiddetta linea dei “Goti” ed al Nord Italia. In concomitanza con la V Armata statunitense che operava nel versante tirrenico, che il 4 giugno 1944 aveva conquistato Roma, che aveva il compito anch’essa di inseguire il nemico e conquistare il porto di Livorno, altro porto essenziale per lo sviluppo delle operazioni nel Nord Italia, il II Corpo rappresentava il braccio destro del XIV Gruppo di Armate, al comando del gen. Alexander. Si può dire pertanto che in quell’inizio d’estate del 1944 gli Alleati, attestati sulla linea Roma-Pescara, avevano come obiettivi operativi la conquista della linea Livorno–Ancona, ovvero l’acquisizione dei due porti essenziali per accorciare le loro linee logistiche e porre le premesse per l’attacco al nord Italia.

Il Corpo Italiano di Liberazione doveva costituire un raggruppamento di forze a livello di brigata, rinforzate da artiglieria, ed unità di supporto, soprattutto quelle atte ad operare per agevolare la mobilità, che doveva muovere parallelamente e contemporaneamente con le truppe della 13a divisione Carpatica, che procedeva sulla statale 16 “Adriatica”. La 5a Divisone Kresowa, la II Brigata corazzata ed il reggimento Carpatico da ricognizione sarebbero stati tenuti di riserva.

Queste disposizioni furono seguite quasi immediatamente da un ordine scritto che rappresenta la base operativa del C.I.L. per le operazioni nelle Marche.

L’ordine era il seguente:

II Corpo Polacco. Intenzioni Operative n. 1

1° Compiti: Il II Corpo polacco deve inseguire il nemico il più velocemente possibile e prendere Ancona.

2° Intenzioni: Questo compito sarà assolto su due direzioni, rotabile n. 16 che sarà percorsa dal Corpo polacco, rotabile 81 e n. 78 Chieti-Teramo, Ascoli-Macerata, che saranno percorse dal Corpo     Italiano.

  Le altre rotabili comprese fra le precedenti saranno adoperate per formare più colonne parallele. Il primo compito è quello di riattivare la rotabile costiera .

3° Modalità: La 3a divisone Carpatica meno il 12° reggimento da ricognizione, più l’11° reggimento artiglieria, più un nucleo topo cartografico del 1° reggimento e con la cooperazione di una squadriglia di aerei (A) percorrerà le rotabili Rossa e Blu fino al F. Todino e quindi per Omero (8645) punterà su Ancona. Ogni direttrice sarà percorsa da una brigata con i relativi mezzi di rinforzo. Precederanno forti nuclei di ricognizione. Il grosso si metterà in moto quando le rotabili saranno riattivate.

Se i nuclei di ricognizioni si troveranno innanzi ad una organizzazione nemica debole attaccheranno per sopraffarla, se l’organizzazione nemica è forte la riconosceranno e cercheranno poi, se è possibile, effettuare un movimento avvolgente possibilmente per l’ovest.

4° Il Corpo Italiano di liberazione costituirà un raggruppamento della forza di una brigata rinforzata da artiglierie e mezzi sussidiari, che seguirà la rotabile n. 81 Teramo-Ascoli e quindi la rotabile 78 per Amendola-Macerata. Il movimento sarà contemporaneo e parallelo a quello delle truppe polacche di cui il raggruppamento italiano proteggerà il fianco sinistro. Il Corpo italiano terrà un battaglione rinforzato all’Aquila per assicurare il possesso del nodo stradale. Il battaglione di Aquila distaccherà degli elementi verso Ascoli per riconoscere la rotabile Aquila-Accumoli-Ascoli. I rimanenti reparti del Corpo italiano raggiungeranno la zona di Teramo-Ascoli solo quando le condizioni delle rotabili lo permetteranno.

5° Limiti di settore :

a. con l’VIII Armata: Celano-Aquila-Campobasso-Accumoli-Risi-S. Quirico - località incluse fra la 3a divisione Carpatica ed il C.I.L.: rotabile Blu, Piacciano Bozza (località incluse alla 3a Carpatica  B 0246 – B 8646 –B 8351 – B7555 B 7667 B 7470 (località incluse al C.I.L.  F. Chifente per B 6681 –B6184 –X 6193 Macerata- S. 550127 per S.Maria Nuova-Macerata Jesi (rotabile Macerata-Jesi inclusa al C.I.L.);

b. La 3a divisione Carpatica si collegherà al C.I.L.a mezzo delle rotabili trasversali

c. Sia la 3a divisione Carpatica che il C.I.L. si scambieranno le novità relative alle interruzioni ed alla loro probabile riattivazione. Tale novità saranno inviate anche al II Corpo

6° Riserve:

a. la 5a divisione Kresowa sarà concentrata nella regione a sud-est del Sangro

b. la II Brigata corazzata sarà concentrata tra S. Vito e Lanciano

c. il reggimento Carpatico di ricognizione sarà concentrato anche frà San Vito e Lanciano

7° Artiglieria: Ordine a parte del Comando di Artiglieria

8° Genio: Ordine a parte del Comando Genio

9° Impiego dell’aviazione: interverrà su richiesta del Comando II Corpo (tramite l’organizzazione di collegamento Moru B.) LA richiesta di intervento da parte del II Corpo, della 3a divisine Carpatica, della I brigata, della II brigata e del Corpo italiano sarà rivolta al “Moru B” a mezzo radio (esistente anche presso il C.I.L.)

10° Ogni giorno saranno trasmesse le novità delle ricognizione aeree

11° Dislocazioni:

       Il II Corpo il 20 giugno si sposterà a sud di Pescara:

       - la 3a divisione Carpatica il 18 giugno si sposterà a Pineto

       - la 5a divisione Kresowa il 20 giugno si sosterà a Casalbordino

       - la II Brigata corazzata dal 17 giugno sarà a C. 335068

       - il C.I.L. a Chieti

       - la 3a divisione Carpatica ed il C.I.L. si scambieranno gli ufficiali di collegamento con stazioni  

         radio il 19 corrente.”

 

Questo ordine di operazione si tradusse nel comando di inseguire da vicino i Tedeschi in ritirata, non dando loro tregua, su due direttrici: quella marittima, che sarebbe stata usata dai Polacchi e quella medio-montana, che sarebbe stata utilizzata dagli Italiani ed avrebbe avuto anche il compito di proteggere il fianco sinistro del Corpo Polacco. Dal 17 al 22 giugno, le unità italiane dalla zona di Teramo avrebbero dovuto avanzare verso Ascoli Piceno, mentre elementi celeri avrebbero dovuto avere il compito di andare alla ricerca del contatto con il nemico.

Il 23 giugno 1944 il Comando del II Corpo Polacco ordinò che la 3a Divisione Carpatica proseguisse verso Ancona, che la 5a divisione Kresowa si inserisse alla sinistra della Carpatica raggiungendo per Fermo e Macerata le posizioni ad est di Ancona e che il Corpo Italiano di Liberazione dovesse occupare la zona di Tolentino e muovere verso la zona di Serra San Quirico-Castelbellino-Passo Imperatore mettendo in sicurezza il fianco sinistro delle forze avanzanti.

Il 26 giugno una azione di reparti del 183° Nembo in collaborazione con elementi Polacchi verso Macerata, determinò una violenta reazione tedesca, costringendo i reparti della Nembo a ritornare sulle posizioni di partenza. L’azione servì a chiarire, in ogni caso, le posizioni tedesche a nord del parallelo di Tolentino e dette il via ad un’intensa azione di pattugliamento da entrambe le parti.

In questa attività furono impiegate anche unità partigiane come la banda Ferri e la banda Janko, nonché in particolare la brigata partigiana Majella, al comando del ten. col. Lewski, che in quei giorni aveva una forza di circa un centinaio di uomini.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 31 gennaio 2022

Giuseppe Alabastro. L' Ordinamento Definitivo del Corpo Italiano di Liberazione

 L’ordinamento definitivo del Corpo Italiano di Liberazione.

 

Il Corpo Italiano di Liberazione, pur  avendo acquisito attraverso le esperienze di Montelungo, Monte Marrone e le operazioni nelle Mainarde una valida ed omogenea consistenza organica, necessitava dell’adozione di una snodatura in grado di facilitare il funzionamento del Comando. A tale riguardo, il Comandante del Corpo Italiano di Liberazione, come da sua già consolidata intenzione, al momento di lasciare la zona delle Mainarde, ritenne opportuno costituire due brigate, la I e la II, in via provvisoria ed in attesa della superiore approvazione, a partire dal 1 giugno 1944, fermo restando che il provvedimento avrebbe interessato tutte le truppe ed i reparti non inquadrati nella divisione Nembo. Della I Brigata, al comando del col. Fucci, con base il 4° reggimento bersaglieri ed il 3° reggimento alpini; della II Brigata, al comando del col. Moggio, con base il 68° reggimento fanteria, ed il IX Reparto d’Assalto (fanteria paracadutista). Veniva, inoltre, costituito un comando artiglieria del Corpo Italiano di Liberazione, agli ordini del gen. Moro, con base l’11° reggimento artiglieria. L’ordinamento venne nelle settimane successive affinato ed a partire dal 20 giugno 1044 il Corpo Italiano di Liberazione assunse un ordinamento con base il Comando, la Divisione Nembo, la I e la II Brigata. Si trattava nella sostanza di brigate miste nelle quali, parimenti alla stessa divisione Nembo, il rapporto tra elemento di manovra (fanteria) ed elemento di fuoco (artiglieria) era tutto a favore del primo, quasi a sottolineare l’importanza attribuita alla manovra degli uomini in un momento in cui l’offensiva stava per assumere un ritmo celere. La manovra dei proietti pesanti veniva, peraltro, accentrata tenendo alla mano, per ogni eventuale bisogno, ben sei gruppi di artiglieria.

 

In totale i gruppi di artiglieria erano dieci, compresi quelli della divisione Nembo, a fronte di 14 battaglioni di fanteria; il rapporto tra fanteria ed artiglieria era dunque all’incirca di 1,5 ad 1. Desiderando, tuttavia, dare anche alle unità dipendenti la possibilità di disporre in proprio di un maggiore volume di fuoco pesante, nel corso delle operazioni fu prevista l’assegnazione del III gruppo da 75/18 dell’11° Reggimento artiglieria alla divisione Nembo e del IV gruppo da 75/18, pure dell’11° Reggimento artiglieria, alla II Brigata. Salvo qualche variante di non grande rilievo, fu questo l’ordinamento che il Corpo Italiano di Liberazione mantenne fino al suo scioglimento ed, in relazione a questo volume, con questo ordinamento affrontò le operazioni sul Musone tra il 10 ed il 20 luglio 1944.

L’ordinamento sopra descritto era nel dettaglio il seguente, come risulta dalla disposizione n. 404 di prot. Ord. emanata in data 16 giugno 1944, avente per oggetto: Ordinamento del Corpo Italiano di Liberazione, segreto, che si riporta integralmente nel documento n.3 [2].

 

 (articolo 3) Continua

giovedì 20 gennaio 2022

GIuseppe Alabastro. Il CIL dalle Mainarde alle marche

 

Dalle Mainarde alle Marche e l’’ordinamento definitivo del Corpo Italiano di Liberazione.

 

Con il cambio di dipendenza operativa, per il Corpo Italiano di Liberazione inizia il ciclo operativo nel settore adriatico che si svolgerà dal 1 giugno al 16 agosto e che sarà caratterizzato da un’avanzata profonda di oltre 350 chilometri e si attuerà in una serie di combattimenti di tallonamento ai Tedeschi in ripiegamento.

Il vero motivo per cui i reparti Italiani furono dirottati nel settore adriatico risiede nella determinazione britannica e dunque statunitense, di non offrire opportunità di risonanza mediatica agli Italiani. Il Corpo Italiano di Liberazione non doveva andare a Roma, così da sgombrare il campo da ogni presente e futura speculazione.

 

 Se guardiamo con occhi sereni a questa ingrata decisione, ed oggi è abbastanza facile vedervi due componenti, strettamente intrecciate. La prima è il desiderio, abbastanza giustificato e comprensibile di far partecipi di una vittoria-simbolo soltanto i reparti di quelle Nazioni che nel settembre 1939 avevano affrontato il peso ed i rischi di una guerra durissima, prima contro Hitler e poi contro Mussolini. La seconda componente, più sofisticata storicamente, è il malumore alleato, soprattutto britannico, per il non desiderato, improvviso e pericoloso irrompere nella scena italiana di un “appoggio” sovietico alla causa della Monarchia, di peso diplomatico e politico rilevantissimo. Dall’arrivo di Togliatti in Italia, marzo 1944, con la sua “svolta di Salerno”, si profila evidentemente, benché ancora in germe, una situazione assai più articolata politicamente di quanto immaginato e desiderato. La si può accettare “obtorto collo”, ma Roma no.”[1]

 

Spostato dalle Mainarde alla zona di Lanciano, fu inquadrato nel V corpo d’Armata britannico al comando del gen. Allfrey. ed operava con la 4a divisione indiana a destra e la D. Force a sinistra. Conquistata Chieti, l’11 giugno liberava Sulmona, mentre nel periodo dal 12 al 16 giugno vennero raggiunte L’Aquila, Penne, Castiglione, che erano state appena sgombrate dai Tedeschi. Il 16 giugno Utili impartì direttive per il prosieguo delle operazioni verso nord e verso ovest. Iniziava la seconda fase del ciclo operativo nel settore adriatico che si concluderà a metà agosto sul fiume Cesano, tra Corinaldo e Loretello, nelle Marche, con il clou nei combattimenti di Filottrano e l’avanzata ed occupazione di Jesi nel quadro della battaglia per Ancona.

Il 17 giugno venne di nuovo inquadrato nel corpo d’Armata Polacco, fino al suo scioglimento.

(articolo 3) Continua 

 


 

 

 



[1] Bandini F., Il dirottamento del Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) al settore adriatico. in Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996, pag. 81.

[2] Tale Documento, Corpo Italiano di Liberazione. Ufficio Operazioni. Sezione Ordinamento, è tratto da Crapanzano E. ( a cura di), Il Corpo Italiano di Liberazione. Aprile-Settembre 1944. Narrazione-Documenti, Roma, Ministero della Difesa-Esercito, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1971, 2° Edizione, Allegato 26. E’ riportato nel Documento n. 3

lunedì 10 gennaio 2022

Il Terzo fronte della Guerra di Liberazione. L'Internamento


 E' la resistenza del NO. Il rifiuto delle giovani generazioni appartenenti alla Gioventù Italiana del Littorio che come soldati furono internati in Germania rifiutarono di aderire alla RSI

venerdì 31 dicembre 2021

venerdì 10 dicembre 2021

Il Fronte dell'Internamento: i dati quantitativi

 


Secondo studi recenti[1] l'Italia schierava, alla data dell'armistizio oltre  1 milione e mezzo di uomini; complessivamente ne sono stati disarmati 1006730, mentre i rimanenti 493.000 sono riuscite a sfuggire alla cattura tedesca, o a raggiungere la montagna, o le proprie case oppure, se all'estero, i movimenti di resistenza  già attivi contro la coalizione antihitleriana.

 

Secondo le stesse fonti i 10076780 militari italiani catturati dai tedesci, sono stati presi dai seguenti reparti germanici: Comando gruppo Armate B, Rommel, in Italia, 415.682, Comando 19° Armata, in  Francia, 58722, Comando Sud Italia, Kesserling, 102.342, Comdando gruppo Armate Est, Grecia ed Egeo, 265.000 e Comando  2a Armata Corazzata, Balcani, 164.986.

 

La stessa fonte offre il seguente quadro generale di situazione sui militari italiaani internati in  Geermania:

-         militari italiani alle armi, oltre 1.500.000

-         militari italiani sfuggiti alla cattura, 493.000

-         militari italiani catturati, 1006.780

-         militari italia sfuggiti ai tedeschi dopo la cattura, 190.000

-         militari italiani internati, 725.000

-         militari italiani che hanno aderito alla RSI dopo l'ingresso nei lager, 114.500

-         militari italianiconsiderati prigionieri ed inviatial fronte dell'est come ausiliari, 12000

-         militari italiani internati nei lagr del III Reich e territori occupato, 598.000

 

Da questo riepilogo emerge che il 19% ( 190.000) del totale di 1.006730 militari disarmati sono sfuggiti ai tedeschi o col loro consenso o per abilità personale, mentre circa il 20% hanno collaborato con i tedeschi sia la momento del disarmo (90.000) sia con le successive adesioni dall'ottobre 1943 al gennaio 1944 (114.500), cifra che rappresenta il 16% degli italiani internati nei campi di concentramento (725.000).

 

I dati che sono stati riuportati presentano discrepanze dell'ordine dell1% e quindi dovrebbero corrispondere o essere quanto meno piuttosto vicine alla relatà storica.

 


[1] Schreiber G., I Militari Italiani Internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943 -1945, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'esercito, ufficio Storico, Roma, 1992