lunedì 24 febbraio 2014
C.I.L. Percorso. Dalle Mainarde al Settore Adriatico 1944
Il C.I.L. fu prima inquadrato nel Copro di Spedizione Francese, poi nel XIII Corpo d'Armata Britannico ed infine nel II Corpo Polacco.
Aprile- Settembre 1944
martedì 11 febbraio 2014
C.I.L. Il settore Operativo Adriatico 1944
La notizia dell’armistizio, diramata la sera
dell’8 settembre 1943, spinse molti, tra soldati e cittadini, a credere che la
guerra fosse finita. L’immediata reazione delle forze tedesche, contro le unità
italiane, tuttavia, mostrò chiaramente che purtroppo la guerra non era finita.
La “fuga” verso Brindisi del re e del
Governo, aveva lasciato le unità italiane senza punti di riferimento e
direttive chiare. Con l’obiettivo di rassicurare gli alleati sulle intenzioni
italiane di combattere al loro fianco contro i tedeschi, i rappresentanti del
Governo, nei giorni successivi all’armistizio, predisposero la costituzione di
unità che potessero operare congiuntamente, a supporto degli alleati, alle loro
successive offensive armate. A tale scopo, il 27 settembre 1943, fu costituito
il I° Raggruppamento Motorizzato.
Nell’inverno del 1943-1944 la zona di
operazioni che impegnava più significativamente le forze alleate, nella
loro avanzata verso Roma, era la parte
della penisola italiana, tra il Garigliano e il Sangro, caratterizzata da aspri
rilievi montani e da anguste vallate scoscese; la così detta “linea Gustav”,
che sbarrava l’accesso a Roma.
Proprio, ai margini di questa zona, l’appena
costituito I° Raggruppamento Motorizzato fu impiegato dalla 5° armata americana
in una serie di azioni offensive. I soldati italiani poterono mostrare tutto i
proprio valore nel corso delle operazioni di Monte Lungo e sul Monte Marrone
(catena montuosa delle Mainarde), quando già il raggruppamento aveva assunto,
con decorrenza dal 22 marzo, la nuova denominazione di “Corpo Italiano di
Liberazione (C.I.L.)”.
Tuttavia,
quando i soldati italiani del C.I.L.,
si apprestavano a muovere verso Roma, gli alleati, in particolare i
Britannici, non vedendo di buon occhio l'entrata nella capitale delle unità
italiane, ordinarono di dirottare il C.I.L. sul versante adriatico.
Infatti, dal
1° giugno al 16 agosto il C.I.L. operò nel settore adriatico alle dipendenze
del V° Corpo d'armata britannico, comandato dal generale Allfrey, per spostarsi
ad operare successivamente, dal 16 al 31 agosto nella zona di Sassoferrato ed
Urbino1.
Scopo di
questo elaborato è di illustrare le caratteristiche del settore adriatico,
teatro delle operazioni del C.I.L. da inizio giugno a metà agosto 1944. In
particolare, si descriveranno le caratteristiche del terreno, le principali vie
di comunicazione e le priorità strategiche all’interno del settore stesso.
Come detto, il
C.I.L., a partire dal 1° giugno, si dispose nella zona attorno a Lanciano2,
e precisamente fra Treglio, Arielli e Castelfrentano, per muovere verso nord.
All’interno
del settore Adriatico, la conquista del porto di Ancona rivestiva un ruolo
fondamentale. Infatti, l’avanzata da sud degli alleati, rendeva sempre più
difficoltoso il rifornimento delle forze dalle basi meridionali di Taranto,
Bari e Napoli. Si rendeva, quindi, necessaria la conquista di alcuni grandi
porti più a nord, quali Livorno sul Tirreno e Ancona sull'Adriatico. L’unico
porto sull’Adriatico, prossimo alla linea Gotica,
era quello di Ancona: ritenuto dagli alleati di estrema importanza come base
logistica dell’8ª Armata Britannica. Anche i tedeschi, tuttavia, ritenevano il
porto particolarmente strategico e, proprio per questo, si impegnarono a
difendere tenacemente la città di Ancona e il suo porto.
La zona di
manovra fino a metà Luglio si articolava in aree montuose appenniniche e
collinari più a est verso il mare. In quest’area il CIL liberò le città di
Orsogna, Ari, Chieti, Bucchianico, Guardiagrele e molte altre località. Il 13
giugno venne raggiunta e conquistata l’Aquila ed il 15 Teramo.
Da questo
momento, il 17 giugno, il C.I.L. cessò di operare alle dipendenze del V° Corpo
britannico per essere posto alle dipendenze operative del II Corpo polacco.
L’avanzata
fino a Macerata (per proteggere il fianco sinistro del corpo polacco) fu
percorsa rapidamente, con il C.I.L. che si spostava su un percorso più interno
rispetto al corpo polacco, lungo le rotabili Chieti-Teramo-Ascoli-Macerata,
terreno ancora caratterizzato da una morfologia collinare, chiusa dagli
Appennini a ovest. Dopo Macerata, il
C.I.L. continuò l’avanzata verso nord, lungo questa direttrice. Dal tipo di
terreno risultava che per condurre le operazioni offensive era adatta solamente
la striscia costiera, su cui però molti fiumi limitavano la libertà di
movimento dei soldati. Questo terreno creava, inoltre, con la sua morfologia
collinare, condizioni molto favorevoli per la difesa. All’inizio di Luglio, le
unità del C.I.L. iniziarono a muoversi in direzione del torrente Fiumicello a
poca distanza dall'abitato di Filottrano.
La conquista
della città di Filottrano era ritenuta indispensabile nel quadro delle
operazioni tendenti alla liberazione di Ancona. Infatti, Filottrano occupava
una posizione chiave all’interno dell’intera linea difensiva predisposta dai
tedeschi a sud del Fiume Musone: la sua posizione dominante costituiva per gli
occupanti un eccellente appiglio tattico e la certezza di scontri durissimi per
chi avesse attaccato il borgo.
Per queste
caratteristiche, la città di Filottrano da secoli aveva rivestito, da un punto
di vista geografico, un ruolo strategico di fondamentale importanza. Il suo
territorio è perfettamente al centro delle Marche, a pochi chilometri dagli
Appennini e, contemporaneamente, vicino al mare. Dalla collina su cui si erge
il borgo sono visibili molti piccoli e grandi centri: Osimo, Macerata, Cingoli,
S. Maria Nuova; si spazia dai Sibillini al Conero, dal massiccio del Gran Sasso
al mare Adriatico.
Dopo la
conquista della città di Filottrano, ad opera delle unità del C.I.L., a metà di
Luglio, i polacchi conquistano Ancona ed il C.I.L. riprese la sua avanzata
verso nord, lungo la direttrice più interna rispetto a quella costiera.
La zona, in
cui le unità del CIL operarono, dalla fine di Luglio alla fine di Agosto, si
estendeva, da sud a nord, dall’Esimo al Foglia, e, da ovest ad est, dalla linea
di Urbino-Arcevia alla linea di contatto con le truppe polacche operanti nella
zona costiera.
Il terreno di
questa zona, ad ovest, nelle vicinanze degli Appennini, comprende una zona
montuosa che degrada ad est verso il mare, dove è presente una dolce zona
collinare.
Pertanto,
questa zona, viste le sue caratteristiche orografiche, poteva fornire molti
punti di appoggio ed appigli tattici, ben adatti a rinvigorire una difesa
organizzata sia contro le provenienze da sud e viceversa, sia contro le
provenienze dal mare. Anche tale zona è ricca di corsi d’acqua con andamento
generale sud-ovest, nord-est. La caratteristica torrentizia di tali fiumi, li
rendeva facilmente guadabili nei mesi estivi, durante i quali furono svolte le
operazioni. Tra questi i più importanti sono l’Esimo, il Misa, il Nevola, il
Cesano, il Metauro e più a nord il Foglia. Questi fiumi, tuttavia, pur non
rappresentando ostacoli seri, consentivano di organizzare efficacemente le
operazioni difensive che potevano sfruttare i rilievi circostanti, imponendo,
così come avveniva per i corsi d’acqua più a sud, delle momentanee battute
d’arresto.
![]() |
| Numero speciale della Rivista qui riprodotta dedicato alla campagna nelle Marche nel 1944 info:risorgimento23@libero.it |
Le valli
dell’Esimo, del Misa, del Nevola, del Cesano e del Metauro erano larghe,
pianeggianti, coltivate e con frequenti abitati. La zona era attraversata da
molte linee di comunicazioni sia lungo le valli, che lungo le depressioni interposte
fra le catene sub-appenniniche, tra queste, le conche di Sassoferrato-Fabriano
e Cagli, sono di particolare importanza in quanto costituivano punti di
confluenza di comunicazioni varie.
In
conclusione, si può dire che,il terreno d’azione che fu teatro dell’avanzata
del C.I.L. dal 1 giugno a metà agosto, nelle sue linee d’insieme, era
caratterizzato da una zona appenninica e ricca di colline nella prima parte
della traversata, fino a Macerata. Successivamente, tale terreno era
caratterizzato da una successione di colline a sviluppo altimetrico piuttosto
ridotto, di facile transito e separate tra di loro da successivi corsi d’acqua.
Questi, pur non costituendo ostacoli per l’avanzata verso nord, tuttavia ,
offrivano possibilità di organizzare linee difensive molto efficaci che
potevano sfruttare al meglio gli appigli tattici del terreno.
Inoltre va
sottolineata, all’interno del settore, l’importanza rivestita dalla conquista
della città di Filottrano che, per la sua posizione strategica, risultava essere
una robusta postazione difensiva delle unità tedesche a salvaguardia del porto
di Ancona.
venerdì 31 gennaio 2014
C.I.L.: Le forze nel settore adriatico
Il Corpo Italiano di
Liberazione (CIL) nasce nell’aprile 1944 in seguito al cambiamento di
denominazione del I Raggruppamento motorizzato.
Con il
promemoria del 1 ottobre 1943 della missione militare alleata di controllo, fu autorizzata la costituzione di un
raggruppamento motorizzato ed eventualmente la divisione da montagna Legnano, come truppe combattenti. Si
trattava della prima formazione dell’esercito regolare dopo l’armistizio dell’8
settembre 1943, posta alle dipendenze prima del Gen. Vincenzo Dapino (fino al
23 gennaio 1944) e poi del Gen. Umberto Utili.
Il 20
dicembre, dopo che il raggruppamento motorizzato aveva offerto ottima prova di
sé nei combattimenti di monte Lungo, venne tenuta una riunione in S. Spirito
(Bari), presso la sede del XV gruppo armate anglo – americane, al fine di
ribadire come punto di base italiano “una
più ampia partecipazione … alle
operazioni avvenire”.
Al
Raggruppamento si unirono ben presto altri reparti:
-
l’11 febbraio 1944, proveniente dalla Sardegna, giunse
il battaglione arditi su 3 compagnie (1 da sbarco e 2 sabotatori);
-
a metà febbraio arrivarono il 68° reggimento fanteria e
il XXXIII battaglione bersaglieri e rientrò la compagnia artieri già aggregata
al II corpo d’armata statunitense per i lavori stradali;
-
il V battaglione controcarri cessò di essere autonomo e
si trasformò in III battaglione armi di accompagnamento del 68° reggimento
fanteria;
-
alla fine di febbraio giunsero anche parecchi elementi
per i sevizi (due scaglioni del 250° reparto salmerie e l’866° ospedale da
campo);
-
il 1° marzo venne costituito il CCL autogruppo misto
(comando, 1 autoreparto comando, 1 autoreparto leggero, 1 autoreparto misto);
-
il 14 marzo arrivò il battaglione alpini Piemonte;
-
il 24 marzo giunsero il 470° ospedale da campo e la 2°
ambulanza radiologica.
Ai primi di
aprile il raggruppamento constava di una consistenza organica di ben 7
battaglioni (I e II/68, XIX e XXXIII bersaglieri, battaglione paracadutisti,
battaglione arditi, battaglione alpini Piemonte),
tuttavia, sebbene avesse un livello di forze quasi pari a quella di una
divisione e la fisionomia di una vera e propria grande unità elementare
pluriarma, gli alleati non gli vollero riconoscere tale ruolo.
Il 18 aprile
1944 il raggruppamento – divenuto ormai una vera e propria grande unità – mutò la sua denominazione in Corpo italiano di liberazione:
un riconoscimento ed un premio per tutto quello che in una situazione morale,
psicologica e materiale quasi senza speranze e con scarsezza di uomini e di
mezzi, il I raggruppamento motorizzato era riuscito a fare fino al termine del
suo ciclo operativo, con il sacrificio di 93 morti e 315 feriti.
Il mutamento
di denominazione non fu un atto formale. Il raggruppamento, che inizialmente
aveva avuto una forza di soli 5.000 uomini, nell’aprile del 1944 contava
9-10.000 uomini, ed era riuscito a pressoché raddoppiare la sua forza.
Il CIL mantenne i
compiti, lo schieramento e le dipendenze
del I raggruppamento motorizzato.
Il ee26 maggio i comandi anglo – americani autorizzarono l’assegnazione
della divisione paracadutisti Nembo
per l’impiego in zona operativa alle dipendenze del comando del CIL.
Nel mese di giugno il CIL assume la sua definitiva
articolazione costituita da:
-
un comando di
corpo (comandante generale Umberto Utili, già comandante del I
raggruppamento);
-
comandi
artiglieria e genio;
-
divisione Nembo,
costituita da:
su due reggimenti di fanteria (183° e 184°) a formazione binaria, 1 reggimento
artiglieria su 2 gruppi (1 da 75/27 e 1 da 100/22) ed 1 batteria da 20, 1
battaglione guastatori, 1 compagnia motociclisti, 1 compagnia mortai da 81, 1
compagnia minatori, 1 compagnia collegamenti, servizi;
-
|
I° brigata, costituita
da: 4° reggimento bersaglieri (2 battaglioni: XXIX e XXXIII), 4°
reggimento alpini (2 battaglioni: Piemonte
e Monte Granero), 1 battaglione
paracadutisti (CLXXXV Nembo), 1
gruppo artiglieria someggiata da 75/13;
-
II° brigata
costituita da: 68° reggimento fanteria (2 battaglioni), battaglione
marina Bafile, IX reparto
d’assalto, 1 gruppo d’artiglieria someggiata da 75/13, 11° reggimento
artiglieria su 5 gruppi e 1 batteria da 20 (I gruppo da 105/28, II da 100/22,
III e IV da 75/18, V da 57/50); 1 gruppo da 149/19; 1 battaglione misto del
genio (LI); servizi (1 sezione di sanità, 4 ospedali da campo, 1 nucleo
chirurgico, i ambulanza radiologica, 1 sezione sussistenza, 1 sezione
panettieri, posto di munizioni, posto materiali genio, 1 autogruppo misto, i
reparto salmeria).
Le gravi
lacune del CIL erano dovute alla scarsezza dell’artiglieria, la deficienza dei
mezzi motorizzati, l’assenza assoluta di unità corazzate e la dotazione di
armamento e di equipaggiamento in buona parte superati. Da qui la preoccupazione che l’unità fosse
impiegata in montagna.
In un periodo
di poco più di 4 mesi, dall’ultima decade di aprile alla fine di agosto, il
CIL, sempre al comando del generale Utili, partecipò all’offensiva alleata della primavera estate 1944, risalendo la penisola del Sangro - Metauro,
ed affrontò una serie di duri combattimenti che possono essere ripartiti in tre cicli operativi riferiti alle zone
di impiego:
-
il primo, dal 18 al 31 maggio, nella zona delle Mainarde;
-
il secondo, dal 1° giugno al 16 agosto, nel settore adriatico;
-
il terzo, dal 17 al 31 agosto, dalla zona di Sassoferrato a quella di Urbino.
In
concomitanza con il ciclo operativo nel settore adriatico al CIL vennero assegnate unità britanniche di
rinforzo costituite da:
-
2° reggimento thanks della VII° brigata corazzata
britannica;
-
166° reggimento artiglieria campale inglese;
-
battaglione mitraglieri Rajputana Rifles;
-
mortai da 4,2 del 9° Manch e del 149° reggimento artiglieria;
-
DXXXIII gruppo artiglieria controcarri;
-
CL ed il CLI gruppi controcarri del 93° reggimento
-
651° squadriglia da osservazione aerea.
Inoltre, per l’azione di Filottrano, il comando del
corpo polacco passò alle dipendenze del CIL:
2 gruppi pesanti di medio calibro;
2 reggimenti leggeri da campagna ed un certo numero di carri armati
Sherman della 5° divisione Kresowa.
Sicuramente,
la sottoposizione di forze alleate al Comando Italiano costituì un atto di
apprezzamento e fiducia per la capacità combattiva e l’abilità tattica di cui
il I Raggruppamento e il CIL avevano dato prova di conquistando successi in
operazioni di graduale più ampio respiro.
Al termine del
ciclo operativo il Comando Supremo alleato nel Meditteraneo scrisse:
“ La nostra recente esperienza aveva reso ben
chiaro che il CIL aveva combattuto bene
e che si poteva contare sulla possibilità che le truppe italiane dessero
un considerevole contributo alle forze delle Nazioni Unite”.
Le gravi
debolezze del CIL non furono di carattere ordinativo ma di natura organica e
logistica (deficienza quantitativa e qualitativa del fuoco, insufficienza di
mobilità tattica e logistica, eterogeneità dei mezzi di traslazione, assenza di
mezzi corazzati e blindati, penuria di mezzi tecnici, scarsità di
munizionamento per le artiglierie).
Nonostante tali
insufficienze il CIL adempì costantemente i compiti di attaccare e battere il
nemico che incontrò sulla sua strada e di assicurare l’assolvimento dei compiti
e degli obiettivi ad esso assegnati.
|
Il comportamento del CIL fece cadere, a poco a poco, tutte le
remore di carattere psicologico, morale e tecnico dei comandi militari alleati
nei riguardi dei comandi militari e delle unità italiane. Rimasero, purtroppo, vive quelle di carattere
politico che non solo impedirono fino al termine della guerra, nonostante le
prove di capacità operativa e combattiva dei soldati e degli ufficiali
italiani, la ricostruzione organica di una grande unità complessa
esclusivamente italiana, ma non consentirono di dare l’appellativo di
divisioni, anziché quello di gruppi di combattimento, alle unità italiane che verranno costituite dopo lo scioglimento
del CIL.
Il Corpo Italiano di
Liberazione (CIL) nasce nell’aprile 1944 in seguito al cambiamento di
denominazione del I Raggruppamento motorizzato.
Con il
promemoria del 1 ottobre 1943 della missione militare alleata di controllo, fu autorizzata la costituzione di un
raggruppamento motorizzato ed eventualmente la divisione da montagna Legnano, come truppe combattenti. Si
trattava della prima formazione dell’esercito regolare dopo l’armistizio dell’8
settembre 1943, posta alle dipendenze prima del Gen. Vincenzo Dapino (fino al
23 gennaio 1944) e poi del Gen. Umberto Utili.
Il 20
dicembre, dopo che il raggruppamento motorizzato aveva offerto ottima prova di
sé nei combattimenti di monte Lungo, venne tenuta una riunione in S. Spirito
(Bari), presso la sede del XV gruppo armate anglo – americane, al fine di
ribadire come punto di base italiano “una
più ampia partecipazione … alle
operazioni avvenire”.
Al
Raggruppamento si unirono ben presto altri reparti:
-
l’11 febbraio 1944, proveniente dalla Sardegna, giunse
il battaglione arditi su 3 compagnie (1 da sbarco e 2 sabotatori);
-
a metà febbraio arrivarono il 68° reggimento fanteria e
il XXXIII battaglione bersaglieri e rientrò la compagnia artieri già aggregata
al II corpo d’armata statunitense per i lavori stradali;
-
il V battaglione controcarri cessò di essere autonomo e
si trasformò in III battaglione armi di accompagnamento del 68° reggimento
fanteria;
-
alla fine di febbraio giunsero anche parecchi elementi
per i sevizi (due scaglioni del 250° reparto salmerie e l’866° ospedale da
campo);
-
il 1° marzo venne costituito il CCL autogruppo misto
(comando, 1 autoreparto comando, 1 autoreparto leggero, 1 autoreparto misto);
-
il 14 marzo arrivò il battaglione alpini Piemonte;
-
il 24 marzo giunsero il 470° ospedale da campo e la 2°
ambulanza radiologica.
Ai primi di
aprile il raggruppamento constava di una consistenza organica di ben 7
battaglioni (I e II/68, XIX e XXXIII bersaglieri, battaglione paracadutisti,
battaglione arditi, battaglione alpini Piemonte),
tuttavia, sebbene avesse un livello di forze quasi pari a quella di una
divisione e la fisionomia di una vera e propria grande unità elementare
pluriarma, gli alleati non gli vollero riconoscere tale ruolo.
Il 18 aprile
1944 il raggruppamento – divenuto ormai una vera e propria grande unità – mutò la sua denominazione in Corpo italiano di liberazione:
un riconoscimento ed un premio per tutto quello che in una situazione morale,
psicologica e materiale quasi senza speranze e con scarsezza di uomini e di
mezzi, il I raggruppamento motorizzato era riuscito a fare fino al termine del
suo ciclo operativo, con il sacrificio di 93 morti e 315 feriti.
Il mutamento
di denominazione non fu un atto formale. Il raggruppamento, che inizialmente
aveva avuto una forza di soli 5.000 uomini, nell’aprile del 1944 contava
9-10.000 uomini, ed era riuscito a pressoché raddoppiare la sua forza.
Il CIL mantenne i
compiti, lo schieramento e le dipendenze
del I raggruppamento motorizzato.
Il ee26 maggio i comandi anglo – americani autorizzarono l’assegnazione
della divisione paracadutisti Nembo
per l’impiego in zona operativa alle dipendenze del comando del CIL.
Nel mese di giugno il CIL assume la sua definitiva
articolazione costituita da:
-
un comando di
corpo (comandante generale Umberto Utili, già comandante del I
raggruppamento);
-
comandi
artiglieria e genio;
-
divisione Nembo,
costituita da:
su due reggimenti di fanteria (183° e 184°) a formazione binaria, 1 reggimento
artiglieria su 2 gruppi (1 da 75/27 e 1 da 100/22) ed 1 batteria da 20, 1
battaglione guastatori, 1 compagnia motociclisti, 1 compagnia mortai da 81, 1
compagnia minatori, 1 compagnia collegamenti, servizi;
-
I° brigata, costituita
da: 4° reggimento bersaglieri (2 battaglioni: XXIX e XXXIII), 4°
reggimento alpini (2 battaglioni: Piemonte
e Monte Granero), 1 battaglione
paracadutisti (CLXXXV Nembo), 1
gruppo artiglieria someggiata da 75/13;
-
II° brigata
costituita da: 68° reggimento fanteria (2 battaglioni), battaglione
marina Bafile, IX reparto
d’assalto, 1 gruppo d’artiglieria someggiata da 75/13, 11° reggimento
artiglieria su 5 gruppi e 1 batteria da 20 (I gruppo da 105/28, II da 100/22,
III e IV da 75/18, V da 57/50); 1 gruppo da 149/19; 1 battaglione misto del
genio (LI); servizi (1 sezione di sanità, 4 ospedali da campo, 1 nucleo
chirurgico, i ambulanza radiologica, 1 sezione sussistenza, 1 sezione
panettieri, posto di munizioni, posto materiali genio, 1 autogruppo misto, i
reparto salmeria).
Le gravi
lacune del CIL erano dovute alla scarsezza dell’artiglieria, la deficienza dei
mezzi motorizzati, l’assenza assoluta di unità corazzate e la dotazione di
armamento e di equipaggiamento in buona parte superati. Da qui la preoccupazione che l’unità fosse
impiegata in montagna.
In un periodo
di poco più di 4 mesi, dall’ultima decade di aprile alla fine di agosto, il
CIL, sempre al comando del generale Utili, partecipò all’offensiva alleata della primavera estate 1944, risalendo la penisola del Sangro - Metauro,
ed affrontò una serie di duri combattimenti che possono essere ripartiti in tre cicli operativi riferiti alle zone
di impiego:
-
il primo, dal 18 al 31 maggio, nella zona delle Mainarde;
-
il secondo, dal 1° giugno al 16 agosto, nel settore adriatico;
-
il terzo, dal 17 al 31 agosto, dalla zona di Sassoferrato a quella di Urbino.
In
concomitanza con il ciclo operativo nel settore adriatico al CIL vennero assegnate unità britanniche di
rinforzo costituite da:
-
2° reggimento thanks della VII° brigata corazzata
britannica;
-
166° reggimento artiglieria campale inglese;
-
battaglione mitraglieri Rajputana Rifles;
-
mortai da 4,2 del 9° Manch e del 149° reggimento artiglieria;
-
DXXXIII gruppo artiglieria controcarri;
-
CL ed il CLI gruppi controcarri del 93° reggimento
-
651° squadriglia da osservazione aerea.
Inoltre, per l’azione di Filottrano, il comando del
corpo polacco passò alle dipendenze del CIL:
2 gruppi pesanti di medio calibro;
2 reggimenti leggeri da campagna ed un certo numero di carri armati
Sherman della 5° divisione Kresowa.
Sicuramente,
la sottoposizione di forze alleate al Comando Italiano costituì un atto di
apprezzamento e fiducia per la capacità combattiva e l’abilità tattica di cui
il I Raggruppamento e il CIL avevano dato prova di conquistando successi in
operazioni di graduale più ampio respiro.
Al termine del
ciclo operativo il Comando Supremo alleato nel Meditteraneo scrisse:
“ La nostra recente esperienza aveva reso ben
chiaro che il CIL aveva combattuto bene
e che si poteva contare sulla possibilità che le truppe italiane dessero
un considerevole contributo alle forze delle Nazioni Unite”.
Le gravi
debolezze del CIL non furono di carattere ordinativo ma di natura organica e
logistica (deficienza quantitativa e qualitativa del fuoco, insufficienza di
mobilità tattica e logistica, eterogeneità dei mezzi di traslazione, assenza di
mezzi corazzati e blindati, penuria di mezzi tecnici, scarsità di
munizionamento per le artiglierie).
Nonostante tali
insufficienze il CIL adempì costantemente i compiti di attaccare e battere il
nemico che incontrò sulla sua strada e di assicurare l’assolvimento dei compiti
e degli obiettivi ad esso assegnati.
Il comportamento del CIL fece cadere, a poco a poco, tutte le
remore di carattere psicologico, morale e tecnico dei comandi militari alleati
nei riguardi dei comandi militari e delle unità italiane. Rimasero, purtroppo, vive quelle di carattere
politico che non solo impedirono fino al termine della guerra, nonostante le
prove di capacità operativa e combattiva dei soldati e degli ufficiali
italiani, la ricostruzione organica di una grande unità complessa
esclusivamente italiana, ma non consentirono di dare l’appellativo di
divisioni, anziché quello di gruppi di combattimento, alle unità italiane che verranno costituite dopo lo scioglimento
del CIL.
|
||||||||||||||
venerdì 17 gennaio 2014
Ordine del Giorno del gen. Anders
Il Sig. Vojciech Nerebski, della Associazione Nazionale Forza Armate Polacche della Sezione di Cracovia, ci ha inviato il seguente documento che pubblichiamo
Lo ringraziamo per la sua squisita cortesia
(m.c.)
martedì 14 gennaio 2014
C.I.L.: l'ambiente operativo
La notizia dell’armistizio, diramata la sera
dell’8 settembre 1943, spinse molti, tra soldati e cittadini, a credere che la
guerra fosse finita. L’immediata reazione delle forze tedesche, contro le unità
italiane, tuttavia, mostrò chiaramente che purtroppo la guerra non era finita.
La “fuga” verso Brindisi del re e del
Governo, aveva lasciato le unità italiane senza punti di riferimento e
direttive chiare. Con l’obiettivo di rassicurare gli alleati sulle intenzioni
italiane di combattere al loro fianco contro i tedeschi, i rappresentanti del
Governo, nei giorni successivi all’armistizio, predisposero la costituzione di
unità che potessero operare congiuntamente, a supporto degli alleati, alle loro
successive offensive armate. A tale scopo, il 27 settembre 1943, fu costituito
il I° Raggruppamento Motorizzato.
Nell’inverno del 1943-1944 la zona di
operazioni che impegnava più significativamente le forze alleate, nella
loro avanzata verso Roma, era la parte
della penisola italiana, tra il Garigliano e il Sangro, caratterizzata da aspri
rilievi montani e da anguste vallate scoscese; la così detta “linea Gustav”,
che sbarrava l’accesso a Roma.
Proprio, ai margini di questa zona, l’appena
costituito I° Raggruppamento Motorizzato fu impiegato dalla 5° armata americana
in una serie di azioni offensive. I soldati italiani poterono mostrare tutto i
proprio valore nel corso delle operazioni di Monte Lungo e sul Monte Marrone
(catena montuosa delle Mainarde), quando già il raggruppamento aveva assunto,
con decorrenza dal 22 marzo, la nuova denominazione di “Corpo Italiano di
Liberazione (C.I.L.)”.
Tuttavia,
quando i soldati italiani del C.I.L.,
si apprestavano a muovere verso Roma, gli alleati, in particolare i
Britannici, non vedendo di buon occhio l'entrata nella capitale delle unità
italiane, ordinarono di dirottare il C.I.L. sul versante adriatico.
Infatti, dal
1° giugno al 16 agosto il C.I.L. operò nel settore adriatico alle dipendenze
del V° Corpo d'armata britannico, comandato dal generale Allfrey, per spostarsi
ad operare successivamente, dal 16 al 31 agosto nella zona di Sassoferrato ed
Urbino1.
Scopo di
questo elaborato è di illustrare le caratteristiche del settore adriatico,
teatro delle operazioni del C.I.L. da inizio giugno a metà agosto 1944. In
particolare, si descriveranno le caratteristiche del terreno, le principali vie
di comunicazione e le priorità strategiche all’interno del settore stesso.
Come detto, il
C.I.L., a partire dal 1° giugno, si dispose nella zona attorno a Lanciano2,
e precisamente fra Treglio, Arielli e Castelfrentano, per muovere verso nord.
All’interno
del settore Adriatico, la conquista del porto di Ancona rivestiva un ruolo
fondamentale. Infatti, l’avanzata da sud degli alleati, rendeva sempre più
difficoltoso il rifornimento delle forze dalle basi meridionali di Taranto,
Bari e Napoli. Si rendeva, quindi, necessaria la conquista di alcuni grandi
porti più a nord, quali Livorno sul Tirreno e Ancona sull'Adriatico. L’unico
porto sull’Adriatico, prossimo alla linea Gotica,
era quello di Ancona: ritenuto dagli alleati di estrema importanza come base
logistica dell’8ª Armata Britannica. Anche i tedeschi, tuttavia, ritenevano il
porto particolarmente strategico e, proprio per questo, si impegnarono a
difendere tenacemente la città di Ancona e il suo porto.
La zona di
manovra fino a metà Luglio si articolava in aree montuose appenniniche e
collinari più a est verso il mare. In quest’area il CIL liberò le città di
Orsogna, Ari, Chieti, Bucchianico, Guardiagrele e molte altre località. Il 13
giugno venne raggiunta e conquistata l’Aquila ed il 15 Teramo.
Da questo
momento, il 17 giugno, il C.I.L. cessò di operare alle dipendenze del V° Corpo
britannico per essere posto alle dipendenze operative del II Corpo polacco.
L’avanzata
fino a Macerata (per proteggere il fianco sinistro del corpo polacco) fu
percorsa rapidamente, con il C.I.L. che si spostava su un percorso più interno
rispetto al corpo polacco, lungo le rotabili Chieti-Teramo-Ascoli-Macerata,
terreno ancora caratterizzato da una morfologia collinare, chiusa dagli
Appennini a ovest. Dopo Macerata, il
C.I.L. continuò l’avanzata verso nord, lungo questa direttrice. Dal tipo di
terreno risultava che per condurre le operazioni offensive era adatta solamente
la striscia costiera, su cui però molti fiumi limitavano la libertà di
movimento dei soldati. Questo terreno creava, inoltre, con la sua morfologia
collinare, condizioni molto favorevoli per la difesa. All’inizio di Luglio, le
unità del C.I.L. iniziarono a muoversi in direzione del torrente Fiumicello a
poca distanza dall'abitato di Filottrano.
La conquista
della città di Filottrano era ritenuta indispensabile nel quadro delle
operazioni tendenti alla liberazione di Ancona. Infatti, Filottrano occupava
una posizione chiave all’interno dell’intera linea difensiva predisposta dai
tedeschi a sud del Fiume Musone: la sua posizione dominante costituiva per gli
occupanti un eccellente appiglio tattico e la certezza di scontri durissimi per
chi avesse attaccato il borgo.
Per queste
caratteristiche, la città di Filottrano da secoli aveva rivestito, da un punto
di vista geografico, un ruolo strategico di fondamentale importanza. Il suo
territorio è perfettamente al centro delle Marche, a pochi chilometri dagli
Appennini e, contemporaneamente, vicino al mare. Dalla collina su cui si erge
il borgo sono visibili molti piccoli e grandi centri: Osimo, Macerata, Cingoli,
S. Maria Nuova; si spazia dai Sibillini al Conero, dal massiccio del Gran Sasso
al mare Adriatico.
Dopo la
conquista della città di Filottrano, ad opera delle unità del C.I.L., a metà di
Luglio, i polacchi conquistano Ancona ed il C.I.L. riprese la sua avanzata
verso nord, lungo la direttrice più interna rispetto a quella costiera.
La zona, in
cui le unità del CIL operarono, dalla fine di Luglio alla fine di Agosto, si
estendeva, da sud a nord, dall’Esimo al Foglia, e, da ovest ad est, dalla linea
di Urbino-Arcevia alla linea di contatto con le truppe polacche operanti nella
zona costiera.
Il terreno di
questa zona, ad ovest, nelle vicinanze degli Appennini, comprende una zona
montuosa che degrada ad est verso il mare, dove è presente una dolce zona
collinare.
Pertanto,
questa zona, viste le sue caratteristiche orografiche, poteva fornire molti
punti di appoggio ed appigli tattici, ben adatti a rinvigorire una difesa
organizzata sia contro le provenienze da sud e viceversa, sia contro le
provenienze dal mare. Anche tale zona è ricca di corsi d’acqua con andamento
generale sud-ovest, nord-est. La caratteristica torrentizia di tali fiumi, li
rendeva facilmente guadabili nei mesi estivi, durante i quali furono svolte le
operazioni. Tra questi i più importanti sono l’Esimo, il Misa, il Nevola, il
Cesano, il Metauro e più a nord il Foglia. Questi fiumi, tuttavia, pur non
rappresentando ostacoli seri, consentivano di organizzare efficacemente le
operazioni difensive che potevano sfruttare i rilievi circostanti, imponendo,
così come avveniva per i corsi d’acqua più a sud, delle momentanee battute
d’arresto.
Le valli
dell’Esimo, del Misa, del Nevola, del Cesano e del Metauro erano larghe,
pianeggianti, coltivate e con frequenti abitati. La zona era attraversata da
molte linee di comunicazioni sia lungo le valli, che lungo le depressioni interposte
fra le catene sub-appenniniche, tra queste, le conche di Sassoferrato-Fabriano
e Cagli, sono di particolare importanza in quanto costituivano punti di
confluenza di comunicazioni varie.
In
conclusione, si può dire che,il terreno d’azione che fu teatro dell’avanzata
del C.I.L. dal 1 giugno a metà agosto, nelle sue linee d’insieme, era
caratterizzato da una zona appenninica e ricca di colline nella prima parte
della traversata, fino a Macerata. Successivamente, tale terreno era
caratterizzato da una successione di colline a sviluppo altimetrico piuttosto
ridotto, di facile transito e separate tra di loro da successivi corsi d’acqua.
Questi, pur non costituendo ostacoli per l’avanzata verso nord, tuttavia ,
offrivano possibilità di organizzare linee difensive molto efficaci che
potevano sfruttare al meglio gli appigli tattici del terreno.
Inoltre va
sottolineata, all’interno del settore, l’importanza rivestita dalla conquista
della città di Filottrano che, per la sua posizione strategica, risultava essere
una robusta postazione difensiva delle unità tedesche a salvaguardia del porto
di Ancona.
domenica 5 gennaio 2014
C.I.L: e il Corpo D'Armata Polacco
L’inquadramento del
Corpo di liberazione italiano (C.I.L.) all’interno del 2° Corpo polacco risale
al periodo in cui, la sua denominazione era quella di I Raggruppamento
motorizzato costituito il 28 settembre 1943. Successivamente, con ordine dello
Stato Maggiore Regio Esercito del 3 aprile ’44, il suddetto Raggruppamento fu
rinominato C.I.L. con decorrenza 22 marzo ’44. Agli inizi di novembre ’43 il
raggruppamento divenne operativo e costituì la prima unità celere dell’esercito
italiano.
Il generale Umberto Utili,
comandante di tale unità, fu informato il 10 marzo del ‘44 dal generale
Augustin Guillaumme, comandante della 2a divisione marocchina, che
il Corpo di Spedizione francese sarebbe stato impiegato in altro settore e conseguentemente
il raggruppamento avrebbe ampliato il proprio settore di responsabilità con
l’inclusione delle Mainarde e sarebbe passato alle dipendenze del II Corpo
d’Armata polacco1. Lo stesso giorno il generale Utili si incontrava
con il generale Wladyslaw Anders, comandante del II Corpo d’Armata polacco, per
una riunione di carattere orientativo.
Era la prima di una
lunga serie di riunioni che impegnarono da una parte il comandante del I
Raggruppamento e i suoi più stretti collaboratori, dall’altra numerosi
ufficiali polacchi della 5a Divisione Kresowa per la definizione dei programmi di collaborazione e la
messa a punto dei particolari del passaggio di dipendenza. Il 16 febbraio il
generale Utili incontrò il generale Guillaumme e il generale Nicodemo Sulik,
comandante della 5a Divisione polacca, il quale avrebbe dovuto
assumere il comando del settore a ovest del I Raggruppamento italiano.
Il generale Sulik
comunicò al generale Utili che a partir dai primi giorni di aprile il Raggruppamento
avrebbe assunto il controllo della zona delle Mainarde momentaneamente affidata
alla Divisione polacca. Il 26 marzo, a seguito di laboriosi preparativi, il
Raggruppamento passava alle dipendenze della 5a Divisione polacca la quale contemporaneamente assumeva il
comando del settore tenuto dalla 2a Divisione marocchina. Il giorno
successivo, il comando del I Raggruppamento riceveva l’istruzione segreta e
personale n. 343 con la quale il generale Sulik esponeva i suoi intendimenti e
le sue considerazioni sull’azione per l’occupazione del Monte Marrone.
In base a tale
istruzione, dopo l’occupazione di Monte Marrone, il I Raggruppamento doveva
assumere la difesa delle Mainarde detenuta dal 13° battaglione di fanteria
polacca. Il giorno 11 aprile, il generale Sulik comunicava che a partire dal 13
aprile l’unità italiana avrebbe assunto anche il settore di Cerro, dando il cambio ad un battaglione
della 3a Divisione Carpatica. Questo nuovo compito era affidato al
Raggruppamento in connessione con la sostituzione del II Corpo polacco da parte
del X Corpo d’Armata britannico. Mentre si prendevano gli ultimi accordi con
gli inglesi, i polacchi si preparavano a lasciare il settore: i rapporti con
l’unità italiana si interrompevano però per breve tempo; sarebbero ripresi due
mesi più tardi e continuati fino allo scioglimento del C.I.L.. Infatti, dal
giorno 17 giugno ’44, il C.I.L. fu posto alle dipendenze operative del II Corpo
d’Armata polacco, cessando così dalle dipendenze del 5° Corpo britannico2.
Da quel momento in poi
italiani e polacchi operarono sempre in stretto collegamento. Le differenze di
lingua, di addestramento e di equipaggiamenti fra le due unità avrebbero potuto
creare non poche difficoltà, ma non fu così. Essi si intesero subito, legati
dal sentimento di rivincita e riscatto morale nel quale gli animi degli
italiani e dei polacchi versavano a causa del comune nemico invasore: i
tedeschi. Il riscatto della propria dignità e della propria libertà motivarono,
fino all’abnegazione, italiani e polacchi per tutto il periodo di
collaborazione, pur vivendo gravi vicissitudini morali e politiche interne.
|
Pertanto, il C.I.L. fu inserito in una zona intermedia tra la
costa adriatica e l’Appennino, a stretto contatto con il II Corpo d’Armata polacco
ad oriente e l’ala destra del X Corpo d’Armata britannico ad occidente. Il
comando del Corpo polacco
|
dispose che la 3a divisione Carpatica e la 5a divisione Kresowa, si ponessero su due direttrici di marcia all’inseguimento
del nemico agganciandone le retrovie3. Nel particolare, la direttrice
di sinistra era costituita dalle rotabili Chieti – Teramo – Ascoli – Macerata,
le quali sarebbero state percorse dalle truppe del C.I.L., con l’incarico di
proteggere il fianco sinistro del Corpo polacco. La necessità di coordinare i
movimenti del Corpo polacco e del C.I.L. risultava evidente dalle azioni del 30
giugno e del 1° luglio, ma a causa della gravissima deficienza quantitativa e
qualitativa dei mezzi di trasporto del C.I.L ci furono difficoltà che posero, a
volte, un freno all’evolversi dell’azione comune. Il corpo polacco riteneva
indispensabile, per l’attuazione dei propri piani, una efficace copertura del
proprio fianco sinistro, copertura che il C.I.L., lento e male armato, non
riusciva completamente a dare. Il generale Anders, resosi conto che le
difficoltà in cui si dibatteva il C.I.L. erano soprattutto di ordine logistico,
ritenne di risolvere momentaneamente la questione passando il Gruppo Tattico Nembo alle dipendenze
della 5a divisione Kresowa.
Di fronte a tale
decisione, il generale Utili prese posizione e fece presente che il Gruppo Tattico Nembo doveva essere
considerato avanguardia del C.I.L. e che perciò, per ragioni morali e di
impiego, non era opportuno il suo passaggio alle dipendenze di altra unità. Tale
posizione trovò il consenso del generale Anders, lasciando inalterate le
dipendenze organiche. Il 5 luglio, il Corpo polacco fu impegnato in durissimi
scontri ad Osimo, mentre a sud di Filottrano, il C.I.L. cercava di avvicinare il
maggior numero possibile delle proprie forze alle posizioni del Fiumicello. Il
6 luglio, la battaglia si riaccese sul fronte di Filottrano e le operazioni del
C.I.L. ricominciarono dalla linea del Fiumicello. Intanto, al comando del
C.I.L. perveniva l’ordine, per il generale Utili, di attraversare il Fiumicello
e allinearsi con la 5a divisione Kresowa
per sferrare il successivo attacco contro le posizioni nemiche dislocate a
Filottrano4.
Nel settore polacco, la
5a divisione Kresowa, si
era attestata sul fiume Musone consolidandovi la testa di ponte, mentre il
C.I.L, che aveva iniziato l’attacco a Filottrano, procedeva faticosamente,
fortemente ostacolato dal nemico che sfruttava a proprio vantaggio le posizioni
offertegli dal terreno e dall’abitato circostante. Pertanto, il mattino del 7
luglio, i comandanti del C.I.L. e della 5a divisione Kresowa si riunirono a Centofinestre per
accordare un efficace piano d’attacco su Filottrano. Essi concordarono che
l’attacco sarebbe stato eseguito dagli italiani, esercitando lo sforzo principale
ad est, in corrispondenza della direttrice Villanova – Filottrano, ed uno
sforzo sussidiario concomitante a sud. A seguito della presa di Filottrano e
precisamente dal 25 agosto, il C.I.L. cessò di operare agli ordini del II Corpo
polacco e passò nuovamente alle dipendenze dei britannici.
In conclusione, con il
paese e l’Esercito in piena dissoluzione, era quasi impossibile pensare di
creare qualcosa di efficiente: tuttavia, la cooperazione tra il C.I.L. ed il
Corpo polacco fu un valido esempio di coesione tra unità altamente motivate a contribuire
all’assolvimento della propria missione per la liberazione dei rispettivi
popoli. Alto morale, entusiasmo e decisa volontà di battersi per la cacciata del
nemico, contraddistinsero italiani e polacchi di ogni grado, destando più volte
l’ammirazione di britannici e americani.
NOTE
[1]Conti G., Il primo raggruppamento motorizzato”,
Stato Maggiore Esercito, Roma 1984.
2Poli L., Prinzi G., Secondo Risorgimento d’Italia, n. 3/2007, Edizione.
3Crapanzano S., Il
Corpo Italiano di Librazione (aprile-settembre 1944), Stato Maggiore
Esercito, Roma 1971.
4Santarelli G.,La
battagli di Filottrano. 30 giugno – 9 luglio 1944, Edizioni Erebbi, Ed.
1991.
domenica 22 dicembre 2013
Auguri
venerdì 13 dicembre 2013
C.I.L.: gli armamenti individuali e di reparto
La solita vecchia storia: tutto si deve adattare
Prima di procedere ad una disamina degli armamenti in dotazione al
C.I.L. bisogna sicuramente ricordare come il reparto, proveniente dal disciolto
1° Raggruppamento Motorizzato, abbia ereditato nella prima fase dei
combattimenti gli armamenti del soppresso reparto. Con tali dotazioni, armato
soprattutto di non comune spirito di sacrificio e tanta volontà, il C.I.L. è riuscito a
caratterizzare il proprio impegno nella campagna della primavera del 1944, in particolare nelle
regioni adriatiche delle Marche ed Abruzzo.
Le
maggiori lacune del CIL erano dovute alla cronica deficienza di automezzi, alla
scarsità delle
artiglierie
e alla assoluta mancanza di mezzi
corazzati per il combattimento, oltre
alla deficienza delle dotazioni d’armamento, sia individuali che di reparto, anche
nell’equipaggiamento le risorse erano davvero limite e poco efficienti, potendo
i reparti far fronte ad un limitato munizionamento capace di non superare la
soglia massima di venti giorni di combattimento.
Del Corpo Italiano di Liberazione
fecero parte:
- un Reggimento di fanteria: il 68°
su due battaglioni (forza circa 1.800 uomini);
- un Reggimento
bersaglieri: il 4° su due battaglioni, XXIX e XXXIII (forza circa 1.250 uomini
) ;
- un Reggimento artiglieria: l'11°su
tre gruppi (forza circa 600 uomini)
- un battaglione paracadutisti: il CLXXXV su
tre compagnie (forza circa 450 uomini)
- un battaglione alpini:
il "Piemonte", con una btr. da 75 mm . someggiata (forza circa 600 uomini);
- un battaglione arditi: il IX
reparto d'assalto (circa 600 uomini)
- unità dei Carabinieri, del Genio e dei Servizi.
Era un complesso di forze di tutto rispetto.
In particolare
gli armamenti di cui era dotato il CIL erano tipici di dotazioni di brigate
miste nelle quali però è da sottolineare che il rapporto tra gli elementi di
manovra (fanteria) ed elemento di fuoco pesante (artiglieria) era tutto a favore del primo.
Tale situazione
sottolinea l’importanza rivolta alla manovra in un momento in cui l’avanzata
era in fase di assumere un ritmo celere.
In totale i gruppi di artiglieria compresi quelli
della divisione Nembo e delle brigate dipendenti erano di 10 unità di fronte ai 14 battaglioni
di fanteria.
Salvo qualche variante di
marginale rilievo fu questo l’ordinamento del CIL di fatto mantenuto fino al
suo scioglimento. In particolare l’attività bellica del CIL fu condotta con
armamenti tipici di reparti di fanteria più un nutrito ma obsoleto parco di
pezzi di artiglieria, disponibile in diversi calibri. Assai lamentata è inoltre
la mancanza di mezzi corazzati che al contrario, il nemico tedesco, seppur in
ritirata disponeva in maniera
significativa.
In attesa che il Comando alleato affidi i mezzi corazzati,
lo Stato Maggiore Italiano, cerca di ottenere un carro M13/40 dal Centro Studi
Motorizzazione, un semovente con pezzo da 75 , un auto blindo e due semoventi
con pezzi 105 e per ultimo 8 auto blindo da disciolti corpi stanziali in Roma,
ma il C.I.L. sarà sciolto prima che questi mezzi vengano assegnati.
Le armi di dotazione personale del CIL comuni
ad entrambe le specialità erano il moschetto mod.91 e il M.A.B. 38 A
(ritenuto migliore dei mitra alleati distribuiti), gli ufficiali avevano in dotazione le loro
Beretta 34 cal. 9 corto, inoltre alcuni militari erano armati con moschetto
automatico. Le dotazioni di reparto tipiche di un segmento di fanteria erano
invece costituite da:
-
fucili mitragliatrici;
-
mitragliatrici Breda;
-
bombe a mano SRCM;
-
mortai 45/81 – 47/82;
I reparti di
artiglieria erano invece equipaggiati con :
- 3 gruppo con
pezzi da 75/13 ( noto come gruppo someggiato),
- 3 gruppi con
pezzi da 75/18;
- 2 gruppi con
pezzi da 100/22;
- 2 gruppi con
pezzi 105/28
- 3 batterie
da 20 mm
c.a.;
- 4 batterie
57/50 contro carri;
- diverse
compagnie dotate di pezzi da 47/32
Bisogna in ultimo ricordare che successivamente
allo scioglimento il CIL sarà interamente riarmato con dotazioni di nuova
fabbricazione in uso alle truppe inglesi, dalle quali oltre agli armamenti
riceverà anche le divise e tutte le ulteriori dotazioni necessarie al nuovo
armamento dei gruppi di combattimento.
Dunque aspetto singolare è
l’estrema versatilità con cui i reparti combattenti, fino alla battaglia di
Filottrano utilizzano armi e mezzi di produzione nazionale, passando
successivamente ad affrontare le altre campagne con nuovi armamenti ed anche
con divise degli alleati, sperimentando direttamente sul campo le nuove
dotazioni affidate.
In conclusione per quanto in
ultimo accennato, volendo adottare un azzardato parallelismo con quanto oggi avviene, secondo le nuove
dottrina di sperimentazione degli armamenti, dove gli stessi sono testati e
adottati direttamente in teatro, si può sicuramente affermare che il glorioso
CIL, inconsapevolmente ma sicuramente con i risultati che oggi sarebbero più
che mai attuali, il reparto con l’utilizzo in combattimento dei nuovi e diversi
armamenti degli alleati, è stato precursore di tale teoria adottando inoltre,
come nel caso del fucile mitragliatore MAB 38 scelte sulle sua capacità di
fuoco rispetto all’omologo armamento proposto dagli alleati.
BIBLIOGRAFIA
- Conti G. “Il 1° Raggruppamento motorizzato Italiano(1943-1944)”, Stato
Maggiore Esercito, Ufficio storico, Roma 1984.
- Crapanzano S.E. “Il Corpo italiano di Liberazione
(aprile-settembre 1944)” , Stato Maggiore Esercito, Ufficio Storico, Roma
1971.
- Coltrinari M. “31 marzo 1944: Monte Marrone”
martedì 3 dicembre 2013
Abbiamo perso un amico. Ricordo di Carmelo Testa
E' spirato nel capoluogo irpino Carmelo Testa, presidente del Comitato ANVGD di Avellino. Fiero sostenitore della causa degli esuli, nativo di Pola, non ha rinunciato fino all'ultimo al suo battagliero impegno per la nostra Associazione, nonostante una terribile malattia progressiva. Fu anche combattente nella difesa dell’italianità dell’Istria, tanto da ricoprire fino alla morte anche la carica di presidente della Federazione Combattenti e Reduci di Avellino.
Le comunità ANVGD si stringono intorno alla famiglia, nel ricordo di un simbolo di grande umanità, coraggio e indomito orgoglio delle proprie origini. La sua dedizione nel ricordare continuamente e con passione le nostre vicende storiche, ai più alti livelli istituzionali, hanno rappresentato in Campania un punto fermo per decenni.
© ANVGD Sede nazionale
![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
Carmelo testa è stato anche un Combattente della
della Guerra di Liberazione,
nel C.I.L.
e
nei ranghi del gruppo di Combattimento "Friuli"
|
venerdì 22 novembre 2013
C.I.L: . Gli Equipaggiamenti
Il presente elaborato si prefigge
di analizzare lo stato degli equipaggiamenti in dotazione alle truppe del Corpo
Italiano di Liberazione (C.I.L.) durante la 2^ Guerra Mondiale nella cosiddetta
“Campagna d’Italia”. Per quanto riguarda gli equipaggiamenti, per definizione
ci riferiamo alle divise, compresi fregi, mostrine e gradi, alle calzature,
alle buffetterie e cinturoni, all’elmetto e agli zaini.
Come
premessa, va ricordato che il C.I.L. opera nell’Italia centrale tra l’aprile e
il luglio 1944, al fianco delle truppe alleate impegnate sulla linea “Gustav” e
in seguito fino alla linea “Gotica”, nella campagna militare per la liberazione
dell’Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. La sua costituzione segue
le azioni del I Raggruppamento Motorizzato Italiano che, nato già a fine
settembre del ’43, dopo i primi combattimenti di Montelungo, nel Marzo ‘44 si
era distinto sul Monte Marrone, prima conquistando e poi mantenendo, nonostante
la controffensiva tedesca, la vetta con il battaglione alpino “Piemonte” e il
185° battaglione paracadutisti “Nembo”. I comandi alleati, sotto la spinta non
solo tattica quanto morale, dei risultati ottenuti, autorizzano quindi la
creazione del C.I.L. che passa dai 5000 uomini del Raggruppamento Motorizzato,
prima a 9000-10000 fino a 25.000 unità, sotto il comando italiano del Gen.
Utili. Ambiente operativo in cui i soldati italiani sono chiamati ad operare è
quello dei monti del basso Lazio prima (Mainarde) e poi, nel settore adriatico,
del Molise e dell’Abruzzo, in una stagione ancora invernale, caratterizzata in
quota da neve e temperature rigide, ma che nel proseguo delle operazioni, che
si protrarranno in primavera ed estate, migliorerà dal punto di vista climatico.
Lo Stato
Maggiore italiano, nell’ottobre 1943, ha la necessità di approntare rapidamente
queste unità combattenti, poiché incombono le esigenze operative che
coinvolgeranno le truppe italiane al fianco degli alleati. Supportare
logisticamente il I Raggruppamento Motorizzato e poi, nell’Aprile ’44, una
forza ancor più consistente di soldati che compone il C.I.L., è subito impresa piuttosto ardua per il
comando italiano, considerando che le truppe vengono da più di tre anni di
conflitto su altri fronti ed un periodo di sbandamento seguito all’8 settembre,
in cui molti materiali di equipaggiamento sono andati perduti. I magazzini
presenti sul territorio italiano del sud liberato sono svuotati dagli alleati
per rifornire i partigiani di Tito in Jugoslavia, poiché ancora non ha preso
piede l’idea di creare un corpo italiano da affiancare alle truppe alleate,
risorto sulle ceneri dell’ex-esercito nemico. L'Intendenza della 7^ Armata,
l'unico grande comando ancora efficiente nell'Italia occupata dagli Alleati, si
ritrova con un enorme numero di tenute coloniali complete nei magazzini di
Napoli. Proprio con queste uniformi vengono riforniti gli uomini del
Raggruppamento Motorizzato, che ancora indossano le lise divise grigioverde e
gli equipaggiamenti in dotazione durante gli eventi bellici della prima parte
del secondo conflitto mondiale. Inizialmente viene cucito al petto lo scudo
sabaudo, che inviso alle popolazioni locali, sarà motivo di polemiche
sull’opportunità di adottarlo, mentre sono mantenute le mostreggiature e le
spalline coi gradi. Il completo
estivo si compone di un camiciotto sahariano ed ampi pantaloni da serrare sotto
il ginocchio con le fasce mollettiere. La sahariana, che era stata utilizzata
in Africa, ha un colletto ampio guarnito con le mostreggiature, è dotata di
quattro tasche ed è aperta fino allo sterno. Tre bottoni, il primo dei quali
sempre slacciato, chiudono la giubba. Sotto il camiciotto di tela, i militari
mettono spesso la camicia grigioverde che a dicembre non deve rappresentare
proprio la soluzione perfetta. In relazione agli equipaggiamenti e al
vestiario, i soldati del C.I.L. hanno quelli ereditati dal I Raggruppamento e
il problema degli equipaggiamenti resterà, per tutto il periodo in cui il
C.I.L. opera, ancora insoluto. Taluni come i paracadutisti del Nembo, hanno la
divisa estiva caki, mentre gli altri battaglioni conservano la divisa invernale
grigioverde con il pastrano. Per quanto riguarda le calzature, molti hanno solo un paio di scarpe ed altri
neanche quelle (Fig.1). Alpini e bersaglieri mantengono il copricapo
tradizionale, mentre l’elmetto utilizzato è il tipo M33 in dotazione alle
truppe del Regio Esercito (Fig.2) e il
tipo M42 per i paracadutisti. A testimonianza della scarsità degli
equipaggiamenti, riportiamo una richiesta che il Comando Italiano inoltra a
fine Novembre 1943, agli organi superiori, in cui si richiedevano mantelle
anti-pioggia (gabbani impermeabili) per
le sentinelle di guardia.[1]
Sia il
Raggruppamento prima che in seguito i reparti del C.I.L conducono quindi le
operazioni che abbiamo ricordato, utilizzando gli equipaggiamenti italiani
originari. Tale materiale all’inizio delle operazioni è in realtà già usurato,
venendo, come detto, da un periodo di guerra e poi di mancato reintegro, e appare
da subito insufficiente sia ai comandi italiani che agli osservatori alleati;
prima dell’inserimento in linea, le truppe alleate, con l’intento di testare la
capacità operativa del Raggruppamento, effettuano il 2 novembre 1943 una
esercitazione, i cui esiti dimostreranno, come riportato nei commenti dei
vertici di comando, che il morale delle truppe italiane è molto buono ma i
materiali in dotazione particolarmente scarsi.[2]
Nonostante
questa carenza, il CIL porta a termine, inquadrato nello schieramento alleato,
brillanti operazioni militari e, sorprendentemente, avanza nella liberazione
del territorio abruzzese , in pochi mesi, fino alle Marche.
Dopo la
battaglia di Filottrano e la liberazione di Ancona (Fig.3,4), il C.I.L. appare
però stremato e logorato negli uomini e nei mezzi, tanto da richiedere una
riorganizzazione ordinativa che vedrà la nascita dei Gruppi di Combattimento.
che riceveranno dagli alleati nuovi equipaggiamenti. Infatti i soldati italiani
che fanno parte di queste unità , oltre alle armi in dotazione all’esercito
inglese, avranno, come nuovo equipaggiamento, il classico elmetto a padella,
buffetteria in canapa e le divise inglesi, su cui potranno apporre fregi, gradi
e mostrine italiane. Ovviamente si tratta di un supporto logistico in
armamenti, equipaggiamenti e mezzi che risulta indispensabile per poter
proseguire le operazione delle Grandi Unità italiane, ma che snatura la
caratteristica di nucleo del nuovo esercito italiano che si era avuto con il
C.I.L.: infatti, da una parte, i soldati costituenti i Gruppi di Combattimento
si trovano ad agire indossando divise non del proprio Paese, pur combattendo
sul territorio della propria nazione, e questo incide certamente sul morale e
sulla motivazione degli uomini; d’altro canto, va comunque considerato che,
nelle attività operative, il buono stato dell’equipaggiamento del singolo
riveste una importanza fondamentale sia dal punto di vista strettamente
tattico, per la conduzione delle operazioni, quanto dal punto di vista del
morale del soldato , che combatte meglio se posto nelle migliori condizioni
possibili.
In
conclusione, giova ricordare, per meglio inquadrare il ruolo rivestito dal C.I.L. nelle operazioni militari sul fronte
alleato in Italia, che questa prima Grande Unità, embrione del ricostituito
Esercito Italiano, si trova ad operare
ricca di entusiasmo, per il ruolo che deve ricoprire nella lotta di liberazione
del proprio Paese, ma con equipaggiamenti, come abbiamo in precedenza descritto,
particolarmente scarsi rispetto alle dotazioni degli alleati che è chiamata ad
affiancare. Il fattore numerico, un
corpo di molte migliaia di soldati, solleva notevoli problemi di natura
logistica ai nostri Comandi. Gli alleati probabilmente non tengono in gran
conto l’apporto delle truppe italiane all’offensiva portata avanti sul fronte italiano, non
vedono di buon occhio una sua particolare affermazione sul campo e quindi
privilegiano i rifornimenti verso truppe partigiane, che agiscono sul fronte
oltre le linee nemiche. Gioca qui sicuramente anche la diffidenza verso un
esercito che fino a pochi mesi prima era nemico. Lo Stato Maggiore italiano
altresì chiede ai comandi alleati supporti per reintegrare i materiali ma
preferisce, per dimostrare che ancora possiede capacità operative e nell’intento
di riaffermare i valori nazionali, cercare di sfruttare al meglio materiali e
mezzi di cui dispone, sottraendoli ai vari reparti inoperosi.
Le lacune nell’equipaggiamento, che si sommano ad
altre maggiori deficienze nei mezzi e negli armamenti[3], non
impediscono al C.I.L. di combattere e ottenere risultati sul campo, nonostante
le avverse condizioni ambientali, probabilmente perché composto da soldati
motivati e spinti da un senso di rivalsa, al fine di dimostrare il proprio
valore ed onore ai vecchi nemici, ora alleati.
NOTE
IRM 28 nov. ‘43 n. 527 “Promemoria per il
maggiore Boscardi”, cit . in Conti
G. “ Il
primo raggruppamento motorizzato”
Stato maggiore esercito, ufficio storico, p.84, Roma 1984.
2
Ricchezza A. “Gli alleati guardano,
osse4rvano, si scambiano qualche occhiata ew alla fine concludono che le
possibilità italiane di battersi sono piuttosto modeste. Il molrale è buono,
dicono, ma il materiale, oltre ad essere insufficiente, fa pietà” cit. in
Conti G. “ Il primo raggruppamento
motorizzato” Stato maggiore
esercito, ufficio storico, p.63, Roma 1984.
3 Coltrinari M. “Le lacune maggiori,il CIL le aveva per la cronica deficienza di
automezzi, la scarsità delle artiglierie e la assoluta mancanza dimezzi
corazzati e motorizzati per il combattimento, oltre alla deficienza delle
dotazioni d’armamento, sia individualiche di reparto, e nell’equipaggiamento”.
da “ Il corpo Italiano di liberazione :
da Monte Marrone al Metauro.” su sito web www.anpi.it/patria_2004/04-04/36-37_Coltrinari.pdf
Iscriviti a:
Post (Atom)








