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martedì 11 febbraio 2014

C.I.L. Il settore Operativo Adriatico 1944

La notizia dell’armistizio, diramata la sera dell’8 settembre 1943, spinse molti, tra soldati e cittadini, a credere che la guerra fosse finita. L’immediata reazione delle forze tedesche, contro le unità italiane, tuttavia, mostrò chiaramente che purtroppo la guerra non era finita.
La “fuga” verso Brindisi del re e del Governo, aveva lasciato le unità italiane senza punti di riferimento e direttive chiare. Con l’obiettivo di rassicurare gli alleati sulle intenzioni italiane di combattere al loro fianco contro i tedeschi, i rappresentanti del Governo, nei giorni successivi all’armistizio, predisposero la costituzione di unità che potessero operare congiuntamente, a supporto degli alleati, alle loro successive offensive armate. A tale scopo, il 27 settembre 1943, fu costituito il I° Raggruppamento Motorizzato.
Nell’inverno del 1943-1944 la zona di operazioni che impegnava più significativamente le forze alleate, nella loro avanzata verso Roma, era la parte della penisola italiana, tra il Garigliano e il Sangro, caratterizzata da aspri rilievi montani e da anguste vallate scoscese; la così detta “linea Gustav”, che sbarrava l’accesso a Roma.
Proprio, ai margini di questa zona, l’appena costituito I° Raggruppamento Motorizzato fu impiegato dalla 5° armata americana in una serie di azioni offensive. I soldati italiani poterono mostrare tutto i proprio valore nel corso delle operazioni di Monte Lungo e sul Monte Marrone (catena montuosa delle Mainarde), quando già il raggruppamento aveva assunto, con decorrenza dal 22 marzo, la nuova denominazione di “Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.)”.
Tuttavia, quando i soldati italiani del C.I.L., si apprestavano a muovere verso Roma, gli alleati, in particolare i Britannici, non vedendo di buon occhio l'entrata nella capitale delle unità italiane, ordinarono di dirottare il C.I.L. sul versante adriatico.
Infatti, dal 1° giugno al 16 agosto il C.I.L. operò nel settore adriatico alle dipendenze del V° Corpo d'armata britannico, comandato dal generale Allfrey, per spostarsi ad operare successivamente, dal 16 al 31 agosto nella zona di Sassoferrato ed Urbino1.
Scopo di questo elaborato è di illustrare le caratteristiche del settore adriatico, teatro delle operazioni del C.I.L. da inizio giugno a metà agosto 1944. In particolare, si descriveranno le caratteristiche del terreno, le principali vie di comunicazione e le priorità strategiche all’interno del settore stesso.
Come detto, il C.I.L., a partire dal 1° giugno, si dispose nella zona attorno a Lanciano2, e precisamente fra Treglio, Arielli e Castelfrentano, per muovere verso nord.
All’interno del settore Adriatico, la conquista del porto di Ancona rivestiva un ruolo fondamentale. Infatti, l’avanzata da sud degli alleati, rendeva sempre più difficoltoso il rifornimento delle forze dalle basi meridionali di Taranto, Bari e Napoli. Si rendeva, quindi, necessaria la conquista di alcuni grandi porti più a nord, quali Livorno sul Tirreno e Ancona sull'Adriatico. L’unico porto sull’Adriatico, prossimo alla linea Gotica, era quello di Ancona: ritenuto dagli alleati di estrema importanza come base logistica dell’8ª Armata Britannica. Anche i tedeschi, tuttavia, ritenevano il porto particolarmente strategico e, proprio per questo, si impegnarono a difendere tenacemente la città di Ancona e il suo porto.
La zona di manovra fino a metà Luglio si articolava in aree montuose appenniniche e collinari più a est verso il mare. In quest’area il CIL liberò le città di Orsogna, Ari, Chieti, Bucchianico, Guardiagrele e molte altre località. Il 13 giugno venne raggiunta e conquistata l’Aquila ed il 15 Teramo.
Da questo momento, il 17 giugno, il C.I.L. cessò di operare alle dipendenze del V° Corpo britannico per essere posto alle dipendenze operative del II Corpo polacco.
L’avanzata fino a Macerata (per proteggere il fianco sinistro del corpo polacco) fu percorsa rapidamente, con il C.I.L. che si spostava su un percorso più interno rispetto al corpo polacco, lungo le rotabili Chieti-Teramo-Ascoli-Macerata, terreno ancora caratterizzato da una morfologia collinare, chiusa dagli Appennini a ovest. Dopo Macerata, il C.I.L. continuò l’avanzata verso nord, lungo questa direttrice. Dal tipo di terreno risultava che per condurre le operazioni offensive era adatta solamente la striscia costiera, su cui però molti fiumi limitavano la libertà di movimento dei soldati. Questo terreno creava, inoltre, con la sua morfologia collinare, condizioni molto favorevoli per la difesa. All’inizio di Luglio, le unità del C.I.L. iniziarono a muoversi in direzione del torrente Fiumicello a poca distanza dall'abitato di Filottrano.
La conquista della città di Filottrano era ritenuta indispensabile nel quadro delle operazioni tendenti alla liberazione di Ancona. Infatti, Filottrano occupava una posizione chiave all’interno dell’intera linea difensiva predisposta dai tedeschi a sud del Fiume Musone: la sua posizione dominante costituiva per gli occupanti un eccellente appiglio tattico e la certezza di scontri durissimi per chi avesse attaccato il borgo.
Per queste caratteristiche, la città di Filottrano da secoli aveva rivestito, da un punto di vista geografico, un ruolo strategico di fondamentale importanza. Il suo territorio è perfettamente al centro delle Marche, a pochi chilometri dagli Appennini e, contemporaneamente, vicino al mare. Dalla collina su cui si erge il borgo sono visibili molti piccoli e grandi centri: Osimo, Macerata, Cingoli, S. Maria Nuova; si spazia dai Sibillini al Conero, dal massiccio del Gran Sasso al mare Adriatico.
Dopo la conquista della città di Filottrano, ad opera delle unità del C.I.L., a metà di Luglio, i polacchi conquistano Ancona ed il C.I.L. riprese la sua avanzata verso nord, lungo la direttrice più interna rispetto a quella costiera.
La zona, in cui le unità del CIL operarono, dalla fine di Luglio alla fine di Agosto, si estendeva, da sud a nord, dall’Esimo al Foglia, e, da ovest ad est, dalla linea di Urbino-Arcevia alla linea di contatto con le truppe polacche operanti nella zona costiera.
Il terreno di questa zona, ad ovest, nelle vicinanze degli Appennini, comprende una zona montuosa che degrada ad est verso il mare, dove è presente una dolce zona collinare.
Pertanto, questa zona, viste le sue caratteristiche orografiche, poteva fornire molti punti di appoggio ed appigli tattici, ben adatti a rinvigorire una difesa organizzata sia contro le provenienze da sud e viceversa, sia contro le provenienze dal mare. Anche tale zona è ricca di corsi d’acqua con andamento generale sud-ovest, nord-est. La caratteristica torrentizia di tali fiumi, li rendeva facilmente guadabili nei mesi estivi, durante i quali furono svolte le operazioni. Tra questi i più importanti sono l’Esimo, il Misa, il Nevola, il Cesano, il Metauro e più a nord il Foglia. Questi fiumi, tuttavia, pur non rappresentando ostacoli seri, consentivano di organizzare efficacemente le operazioni difensive che potevano sfruttare i rilievi circostanti, imponendo, così come avveniva per i corsi d’acqua più a sud, delle momentanee battute d’arresto.
Numero speciale della Rivista qui riprodotta dedicato alla campagna nelle Marche nel 1944
info:risorgimento23@libero.it
Le valli dell’Esimo, del Misa, del Nevola, del Cesano e del Metauro erano larghe, pianeggianti, coltivate e con frequenti abitati. La zona era attraversata da molte linee di comunicazioni sia lungo le valli, che lungo le depressioni interposte fra le catene sub-appenniniche, tra queste, le conche di Sassoferrato-Fabriano e Cagli, sono di particolare importanza in quanto costituivano punti di confluenza di comunicazioni varie.
In conclusione, si può dire che,il terreno d’azione che fu teatro dell’avanzata del C.I.L. dal 1 giugno a metà agosto, nelle sue linee d’insieme, era caratterizzato da una zona appenninica e ricca di colline nella prima parte della traversata, fino a Macerata. Successivamente, tale terreno era caratterizzato da una successione di colline a sviluppo altimetrico piuttosto ridotto, di facile transito e separate tra di loro da successivi corsi d’acqua. Questi, pur non costituendo ostacoli per l’avanzata verso nord, tuttavia , offrivano possibilità di organizzare linee difensive molto efficaci che potevano sfruttare al meglio gli appigli tattici del terreno.

Inoltre va sottolineata, all’interno del settore, l’importanza rivestita dalla conquista della città di Filottrano che, per la sua posizione strategica, risultava essere una robusta postazione difensiva delle unità tedesche a salvaguardia del porto di Ancona.

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