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sabato 20 maggio 2023

Radio LOndrà. E' al Micorfodno il Colonnello Stevens

 


 

FRA il maggio e l'ottobre 1942 maturarono i piani della grande offensiva delle Nazioni Unite. L'opinione pubblica in Gran Bretagna reclamava a gran voce un'azione energica che avvicinasse il conseguimento della vittoria finale. I governi di Londra e di Washington tacevano, come era necessario. E questo silenzio ingannava il governo di Berlino il quale interpretava l'azione di Dieppe come l'esponente di tutto ciò che le Nazioni Unite potevano, o meglio non potevano, fare. Fra gli italiani, assopiti insieme ed assordati dalla propaganda fascista, una temporanea euforia si destava per i temporanei successi di Rommel in Africa. Sulla entità e sulla portata di tali successi si sbagliava Mussolini, recatosi segretamente in Libia nella speranza di partecipare ad un ingresso trionfale nella valle del Nilo. E si sbagliava Hitler il quale continuava tranquillamente, in Italia come nel resto d'Europa, l'opera di asservimento economico e politico dei suoi vassalli, come se la vittoria fosse veramente immancabile. La cecità e la disonestà del partito fascista servivano mirabilmente ai suoi scopi, accelerando il ritmo degli atti di subordinazione italiana all'egemonia tedesca. Ma l'innato buonsenso italiano vedeva chiaro, più della vantata prescienza del Duce. Lo scetticismo e la passività delle masse rendevano possibile ogni atto di malgoverno, cui non si opponeva alcuna violenta reazione. Ma le speranze inespresse puntavano sempre più intensamente verso le Nazioni Unite e specialmente verso Londra che continuava a prodigare, anche con linguaggio severo, parole amiche. Sembrava che gli eventi fulminei del novembre nel Mediterraneo balenassero già nel confuso presagio degli italiani.

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