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sabato 30 agosto 2025

Guerra di Liberazione: domande in attesa di risposte.

 Massimo Coltrinari

Al momento della caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, e la sostituzione di Mussolini con il Maresciallo Badoglio a capo del Governo, la stragrande maggioranza degli Italiani accarezzò l’idea che la guerra fosse finita, e che l’Italia avrebbe trovato una soluzione con gli anglo-americani per mettere fine agli errori del Fascismo e quindi ritornare a una situazione di pace. Era una illusione collettiva, in quanto la violenza che il Fascismo aveva portato a popoli e territori non poteva essere dimenticata come inesistente; inoltre nessuno metteva in conto l’atteggiamento della Germania e dei suoi alleati. I giorni del governo badogliano entrano in quella nebulosa situazione che va sotto il nome di “crisi armistiziale”, in cui molti coni d’ombra ancora restano tali, che la versione acquisita ancor oggi non può reggere alla realtà dei fatti, che molti punti chiave aspettano interpretazioni ulteriori per definire un quadro che non è quello oggi accettato. Nell’ambito della cosiddetta “crisi armistiziale” prendiamo dei episodi, dei momenti, dei fatti cercando “dal basso” di ricostruirli e comprenderli per allargare gli orizzonti. Pertanto come dobbiamo considerare questi fatti:


Il Ten. Col. Zignani e il Col. Raucci: fucilati il 17 novembre 1943 ad Elbassan in Albania dai tedeschi, con l’accusa di non essersi arresi e prese le armi conto forze tedesche alleandosi con i ribelli albanesi, in uniforme italiana con le stellette al bavero, perché a capo di unità combattenti del C.I.T.a.M. (Comando Italiano truppe alla Montagna), in contatto ed autorizzato con il Comando Supremo Italiano a Brindisi


197 Sottotenenti dell’Esercito Italiano, di complemento, giurano fedeltà al Re ed alla Patria nel campo di concentramento tedesco di Darlan in Polonia il 23 novembre 1943, in quanto catturati prima della fine del loro corso di Allievi Ufficiali in Italia.


Le I.S.U. ( Le Italian Unit Service) lavorano, nel gen. 1944, 24 ore al giorno con turni di 8 ore al porto di Boston per alimentare il Corpo di Armata Americano che sbarcherà in Normandia nel giugno 1944


Il gen. Raffaele Cadorna è al comando del Corpo Volontari della Libertà nel Nord Italia riconosciuto da tutte le forze “ribelli” operanti attraverso le forze politiche riunite nel CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia)


Il I Raggruppamento Motorizzato dell’Esercito Italiano attacca sulla stretta di Mignano Montelungo l’8 e il 16 dicembre 1916 inquadrato nella 36a Divisione Texas USA


Mussolini, capo della Repubblica Sociale Italiana, proclama nel 1944 la socializzazione.


Il cap. dei carabinieri reali dell’Esercito Italiano Pezzella è a capo della compagnia di Reali Carabinieri che svolge compiti di polizia militare sulla testa di ponte di Anzio dal 22 gennaio al 25 maggio 1944 in sostituzione delle Polizie militari britanniche e statunitensi, riconosciuto da tutti


La Divisione “Garibaldi” composta da unità alpine combatte in Montenegro (Zavattaro-Ardizi) contro i tedeschi a fianco


La Balkan Air Force composta totalmente da personale militare italiano con basi nelle Puglie rifornisce le unità partigiane jugoslave al comando di Tito, per conto degli Alleati


Il fronte militare clandestino di Roma (gen. Bentivegna) con la sua attività informativa salva dalla distruzione la testa di ponte alleata di Anzio (febbraio-marzo 1944)


4000 Italiani in uniforme tedesca (Whermach) difendono Praga nell’aprile 1945. Fatti prigioni dai Sovietici, ricevono un trattamento particolare, diverso da quello riservato ai tedeschi, più benevolo e comprensivo


Le Divisioni “Friuli” e “Cremona” liberano la Corsica dall’8 al 21 settembre 1943 e consegnano l’Isola alle forze Francesi sopraggiunte Hanno oltre 700 morti e 100 feriti


La Divisone “Perugia” rimane in armi (oltre 10.000 uomini) nell’area di Santi Quaranta fino al 3 ottobre 1943, 8 giorni dopo la resa della Divisione Acqui, in attesa dell’arrivo dei soccorsi promessi dall’Italia, su ordine del Comando Supremo italiano a Brindisi


mercoledì 20 agosto 2025

Materiali per il Progetto 2024/2 . Dal C.I.L. ai Gruppi di Combattimento IV Parte

 

1c. La battaglia di Rimini e l’arresto sulla linea Gotica

Quando il maresciallo Montgomery lasciò il comando della VIII Armata nel dicembre 1943 l’Armata era attesta ad Ortona, conquista con molta fatica. Siamo negli Abruzzi. Per tutta la primavera non vi sono guadagni di terreno notevoli e le posizioni sono mantenute in attesa che il fronte tirreno avesse delle novità sostanziali. Tutti speravano che l’azione su Anzio avesse avuto successo e quindi il crollo del fronte sud tedesco. L’unica soluzione per la Germania era ritirarsi sulla linea degli Appennini. Ma il fronte tedesco a febbraio, marzo ed aprile resse con una certa sorpresa; lo sbarco di Anzio si cristallizzò nei mesi di marzo ed aprile, diventando statico. La progressione delle truppe alleate sul fronte adriatico era affidata da giugno 1944 al II Corpo Polacco, reduce vittorioso della conquista di Cassino. Mentre sul tirreno, le forze vittoriose di Cassino si unirono a quelle uscite dalla testa di ponte di Anzio, e conquistarono Roma, sorpassandola e puntando verso nord. Giugno fu speso in questa marcia, non contrasta dalle forze tedesche, che proseguì nel mese di luglio, quando iniziò a farsi sentire il salasso di unità e di truppe, ritirate dal fronte italiano per impiegarle nell’invasione della Francia meridionale. Sulla litoranea tirrena, le truppe alleate puntavano a Livorno, la cui conquista del porto era essenziale, essendo il più vicino Napoli

Sul fronte adriatico la progressione del II Corpo Polacco lungo la strada Adriatica, con i tedeschi che potevano solo permettersi a momenti di arresto temporaneo seguiti da ripiegamenti o reazioni dinamiche locali. La costa a pettine delle Marche dove i corsi dei fiumi, con andamento ovest-est, erano tra sistemi collinosi di media altezza e ampiamente popolato. Ai primi di luglio i Polacchi erano arrivati ad investire gli antemurali di Ancona, la cui conquista del porto era il loro vero obbiettivo, per alleggerire il peso logistico ormai divenuto veramente pesante in quanto tutti i rifornimenti ed i materiali arrivavano dai porti pugliesi, Bari Brindisi e Taranto. I Polacchi attaccarono le posizioni tedesche ( prima battaglia per Ancona) con solo due divisioni e oltre 200 carri armati. La grande fiducia nelle forze corazzate fece commettere un errore di sottovalutazione delle difese tedesche. Dopo cinque giorni di combattimenti la progressione polacca era minima e le perdite notevoli, tra cui 49 carri armati, il 25% della forza. Sospesa l’offensiva, fu chiamo in linea il Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) disseminato lungo la linea montana tra l’Abruzzo e le Marche. In soli due giorni le unità elementari del C.I.L. furono portate in linea, ed il 6 luglio 1944 erano attestati a ridosso di Filottrano, punto nevralgico per la conquista di Ancona. I dieci gruppi di artiglieria e i cinque battaglioni di fanteria del C.I.L. il giorno successivo assunsero le posizioni di partenza e all’all’alba del 8 luglio attaccarono le posizioni tedesche di Filottrano, difese da tre carri medi e due battaglioni di fanteria. E’ la battaglia che consacra il C.I.L., la prima condotta con rapporti di forza accettabili (artiglieria/fanteria 2:1, i con il nemico il rapporto in termini di battaglioni di 5:2), la prima con esito vittorio dopo quattro anni di sconfitte. Il 9 mattina, dopo che nella notte i tedeschi si erano ritirati con pesanti perdite (un battaglione fu letteralmente distrutto), il tricolore svettava su Filottrano e si apriva lo scenario per la manovra canonica di attacco di corpo d’armata, a cui partecipò come terza divisone a pieno titolo il C.I.L. per la conquista di Ancona. Il 18 luglio 1944 l’azione fu lanciata e a sera i Polacchi avevano conquistato la città dorica ed il porto, mentre due giorni dopo, il 20 luglio, il C.I.L. conquistava Jesi, costringendo i tedeschi a ripiegare sul Cesano. Già il 23 luglio grazie ai lavori dei genieri alleanti, con unità anche italiane, la prima nave “Liberty” attraccò ed iniziò a sbarcare i materiali urgenti. Entro una settimana fu ripristinata la raffineria di Falconara Marittima, che permise alle truppe alleate di spedire più celermente, contando su rifornimenti di carburante sicuri.

Ad agosto fu raggiunta la linea del Metauro, e qui il C.I.L. fu ritirato dalla prima linea per essere riorganizzato. Dotato di equipaggiamenti e materiali britannici, diede vita ai Gruppi di Combattimento, che entrarono in linea a gennaio 1945.

Senza alcuna partecipazione di truppe italiane, gli Alleati lanciano la operazione “Olive”, in cui impiegarono altre 100.000 soldati, voluta espressamente da Churchill il quale contava di sfondare e puntare celermente su Ravenna Venezia e raggiungere in breve tempo Trieste e la soglia di Gorizia per poi dilagare su Lubiana e Vienna con l’intento strategico di arrivare al centro dell’Europa e impedire ulteriori avanzate verso occidente dell’Armata Rossa. Era un disegno prettamente britannico, che vide gli statunitensi rimanerne estranei, tutti intenti a concentrare i loro sforzi nella Francia occidentale e considerare il fronte italiano ormai secondario.

Nei mesi di settembre ed ottobre la progressione britannica non raggiunse gli obbiettivi sperati. Kesserling adottò anche in questa circostanza tecniche di difesa molte elastiche, cercando di non irrigidirsi sulla difesa fissa, e cercando di non farsi distruggere sul posto. Una sorta di ampio frenaggio che diede i suoi. L’azione tedesca fu anche agevolata dalle condizioni meteorologiche molto negative, con forti piogge che ingrossarono i fiumi nell’area intono a Rimini. La battaglia di Rimini, che molti autori locali considerano, in gran parte a ragione, la più grande battaglia non solo del fronte italiano ma anche quello degli ultimi anni di guerra sul fronte alleato. Le perdite alleate furono fra Caduti, feriti, ammalati e pochi prigionieri ammontarono a circa 30.000 uomini. Il 25 ottobre la battaglia si concluse, con i Polacchi che pochi giorni prima erano entrati a Cesena. Non solo Vienna e Lubiana, ma anche Trieste, Venezia e Ravenna erano ancora lontane.

L’arrivo dell’inverno costrinse gli Alleati a non lanciare più offensive. La Linea Gotica allestita e difesa dai tedeschi aveva resistito ed un altro anno di guerra si prospettava per il fronte italiano.




domenica 10 agosto 2025

Materiali per progetto 2024/2 Dal C.I.L. ai Gruppi di Combattimento III Parte

 1b. La presa di Roma e di Firenze, L’Operazione “Anvil- Dragoon”

Conquistate dai Polacchi le macerie dell’Abazia di Montecassino il 18 maggio, nei giorni successivi l’intero sistema difensivo della linea Gustav crollò. Il 25 maggio fu raggiunta Gaeta, mentre tutte le forze iniziarono a procedere speditamente in avanti ed il 26 iniziò quella che fu definita “la corsa verso Roma”. IL 28 maggio le forze americane si congiunsero con quelle uscite dalla testa di ponte di Anzio, mentre Valmontone fu raggiunta e sorpassata. Nonostante alcune incertezze nella manovra, il 3 giugno gli americani erano alle porte di Roma, impegnando le retroguardie tedesche, che, superate, permisero di liberare la Città eterna il 4 giugno, la prima capitale europea liberata.

L’errore dei tedeschi, che contavano nel rispetto dello status di “Roma Città Aperta”, fu quello di non minare i ponti sul Tevere. Questo permise agli alleati, che avevano più volte denunciato le violazioni tedesche dello status di Roma come “Città Aperta”, di finalmente mettere in campo la loro superiorità in tema di corazzati e truppe meccanizzate; queste superata Roma puntano decisamente verso nord.

L’8 giugno nel versante tirreno gli americani conquistano tutta l’area del viterbese, superando la cittadina, mentre sul versante le forze britanniche sono al di qua del fiume Pescara. Riordinate le forze, viene dal XV Gruppo di Armate varato un piano generale che prevede la conquista sul versante adriatico del porto di Ancona, e sul versante tirrenico del porto di Livorno. Questo nella semplice constatazione che le linee logistiche si stanno allungando troppo, essendo ancora quelle utilizzate per l’assalto alla linea Gustav, ovvero i porti di Taranto Bari nell’area adriatica e Napoli in quella tirrenica. Il primo obbiettivo, Ancona, è affidato alla 8a Armata, in particolare prima al V C.d.A britannico, poi al II Corpo d’Armata polacco, il secondo (Livorno); alla V Armata statunitense, in particolare la IV C.d.A.

Nei mesi di giugno, luglio ed agosto si sviluppa su queste direttrici l’azione alleata nella campagna d’Italia. È una guerra di movimento, a cui i tedeschi oppongono varie linee difensive, con arresti temporanei e, lì dove si presenta l’occasione, reazioni dinamiche anche molto consistenti. Una volta che l’attacco alleato si mostra consistente, la tattica tedesca prevede di sganciarsi e raggiungere la successiva linea di difesa, già predisposta. Il retro pensiero dei tedeschi è quello di guadagnare il più tempo possibile, contrastando l’avanzata alleata pe arrivare alla vigilia dell’inverno agli Appennini, dove alacremente stanno costruendo una solida linea di difesa, a cui hanno dato il nome di Linea dei Goti, poi entrata nel gergo comune come “Linea gotica”.

Il 17 giugno le forze alleate, avanzando lungo le vie consolari Romane nel settore tirrenico gli americani, lungo l’Aurelia e la Cassia, raggiungono ed oltrepassano Grosseto, e si pongono come obiettivo Siena, mentre nell’Umbria, seguendo la Flaminia, raggiungo Orte e poi Foligno, mentre seguendo la Cassia bis arrivano a Todi, puntando su Perugia. Sul versante adriatico, la progressione polacca è molto più veloce; lasciato l’Abruzzi, entrano nelle Marche lungo l’Adriatica, mentre risalendo le valli trasversali arrivano a Teramo ed Ascoli, per raggiunger a metà giugno il fiume Chienti.

Questa avanzata è favorita nei due versanti dalla decisione tedesca di non impegnare che residue forze di retroguardia e quindi arretrare su posizioni più difendibili, evitando di veder diminuito il proprio potenziale in linea. Organizzano la cosiddetta Linea Albert, che va dalla Flaminia, ed arriva a nord di Grosseto, imbastita per difendere Perugia, Chiusi e il nord maremmano. Ma è una difesa presto superata se il 28 giugno il IV C.d.A., con la 34a Divisione a sinistra, e la 1a Divisione corazzata lungo la SS 68 arriva a Cecina, la 6a Divisione sudafricana (XIII C.d.A. britannico) raggiunge Chianciano, ed elementi esploranti raggiungono a destra Fossato di Vico e puntano risolutamente verso nord. Il miracolo di Casino non si ripete. Nel settore adriatico i polacchi hanno raggiunto il Potenza, e si apprestano a dare l’assalto finale ad Ancona.

Nelle prime tre settimane di luglio il fronte italiano vede lo sforzo alleato di conquistare i porti di Ancona e Livorno per alleggerire il peso logistico, che incomincia a farsi sentire, soprattutto in tema di carburanti. Viene lanciata l’operazione “Mallory Major” ovvero i sistematici attacchi della aviazione tattica ai ponti sul Po, con l’obiettivo di ridurre al minimo il traffico, e quindi, i rifornimenti tedeschi alle truppe operandi nell’Italia centrale. Nel settore tirrenico l’avanzata è lenta e spesso contrastata. Con notevoli sforzi vengono via via raggiunte Rossignano, Volterra, Poggibonsi e Pontedera. Solo il 18 luglio le truppe americane raggiungo i sobborghi di Livorno. La 2 a Divisione neozelandese impiega oltre dieci giorni per arrivare l’11 luglio a porre le basi per l’assalto finale ad Arezzo che viene conquistata nei giorni successivi. Nel settore adriatico, l’1 luglio i Placchi lanciano con sole due divisioni il loro attacco verso Ancona. Attaccano con le fanterie, appoggiate da oltre 200 carri armati prima Loreto, poi puntano su Castelfidardo, mentre lungo la strada adriatica la loro progressione è affidata a elementi meccanizzati. La resistenza tedesca si è fatta sempre più rigida e Castelfidardo è raggiunta solo il 4 luglio; ci vogliono altri due giorni per arrivare ad Osimo, che dista solo dieci chilometri. Il 6 luglio il gen. Anders sospende l’attacco, che si è rilevato più oneroso del previsto: sono stati persi oltre 50 carri armati e le perdite sono troppo alte. Viene predisposti un nuovo piano, in cui un ruolo vien dato al Corpo Italiano di Liberazione. Trasportato in tutta fretta, nelle marche, il C.I.L. il 7 è sulle basi di partenza per attaccare Filottrano, crocevia per conquistare Ancona. In due giorni la cittadina e conquista ed i Polacchi possono avanzare lungo la valle del Musone. Qui il 17 luglio lanciano il loro attacco che, impiegando anche il C.I.L. che riesce. I Polacchi il 18 luglio conquistano Ancona, mentre il C.I.L. il 20 conquista Jesi, costringendo i tedeschi ad arretrare sulla linea del Cesano. Il 20 luglio anche Livorno è conquista. I Due principali obiettivi alleati sono raggiunti, e nei giorni successivi questi porti vengono alacremente attivati per dare un sostegno diretto alle truppe operanti. Il braccio logistico alleato si accorcia, e quindi la potenzialità alleata combattiva aumenta notevolmente.

Il mese di agosto vede le forze alleate continuare ad avanzare. Nel settore tirrenico Firenze è raggiunta ed oltrepassata, mentre nel settore adriatico si raggiunge a fine mese la linea del Metauro.

Il Comando del XV Gruppo di Armate, ma soprattutto quello della V Armata statunitense, ovvero i loro comandanti, il gen. Alexander ed il gen Clark, comprendono che la situazione tattica è soddisfacente: si avanza verso nord ed i tedeschi oppongo resistenze locali. La situazione strategica, invece, è abbastanza incerta. Le loro forze sono arrivate ai piedi degli Appennini, ed ora occorre attraversarli. Le informazioni sono tali che concordano tutte che i tedeschi li hanno attrezzati a difesa con molta cura, ma si è alla vigilia della stagione invernale, e questo non favorisce offensive risolutive. Un dato, in ogni caso è emerso. Dal fronte italiano sono state sottratte forze nel mese di agosto per l’operazione Avalanche, ovvero lo sbarco in Provenza, che lo hanno fortemente indebolito.

Rinviata a più riprese nel corso del 1944, in cui anche il nome in codice è cambiato, da Anvil a Dragoon, in seguito alla opposizione di Winston Churchill che non vede la necessità strategica di uno sbarco in Provenza, l’operazione è attuata per decisa volontà statunitense. Non vi partecipano forze britanniche, ma solo forze statunitensi (7a Armata), che partono dai porti italiani, soprattutto Napoli tutte provenienti dal fronte italiano, e da forze della Francia Libera, che partono dai porti Nord Africani, e comprendono anche il Corpo di Spedizione Francese in Italia, che quindi è sottratto dal fronte italiano.

Lo sbarco è attuato il 15 agosto, e solo nel primo giorno riescono a far prendere terra ad oltre 94.000 uomini; come da previsione lo sbarco riesce, data anche la scarsità di forze tedesche impiegate per contrastarlo. Dal giorno successivo statunitensi e francesi si lanceranno alla conquista di Tolone e Marsiglia, ad occidente, verso Cannes e Nizza ad Oriente