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martedì 28 luglio 2020

Il Copro Italiano di Liberazione- Azione su Jesi 20 luglio 1944

 Le direttrici di attacco 
 del II Corpo Polacco e del Corpo Italiano di Liberazione 
 per la presa di Ancona 18 luglio 1944
 e Jesi 20 luglio 1944

venerdì 17 luglio 2020

Corpo Italiano di Liberazione. Azione sul Musone 17 luglio 1944


Il fiume Musone nel 1944


Ma ancora più delicata a causa della violenza del combattimento furono le azioni condotte sul Musone (17 luglio). Nei piani strategici alla Sezione di Sanità erano stati affidati dei compiti ben precisi: schierarsi in località avanzata, spingere i suoi due plotoni alle calcagna delle due Brigate, prepararsi a sostenere il lavoro di sgombero e di raccolta dei feriti.
Segue una notte tremenda, disturbata dal fuoco intenso dei mortai nemici; il transito delle autoambulanze è difficile, ma con sforzi inumani i portaferiti al seguito della fanteria , riescono a raggiungere la sponda del fiume conteso; ci sono i più alti, i più forti, poiché ci sarà la possibilità di portare la barella a guado, il coraggio è in tutti, il più piccolo attraverso l’acqua si trascinerà da solo un ferito sulle spalle e si meriterà una medaglia di bronzo. Le operazioni di raccolta dei feriti continuano anche durante la notte e non mancano fulgidi esempi di altruismo e solidarietà- Gli autieri delle autoambulanze, fanno compiere alle loro traballanti carcasse prodigi di equilibrio e resistenza. Sul fiume impetuoso c’è sosta obbligata, ma si vede persino un autiere che nell’attesa del carico, anziché aspettare in una buca al riparo, corre al di là delle stretto guado a dare una mano a portare le barelle.  




martedì 14 luglio 2020

Corpo Italiano di Liberazione. 51a Sezione di Sanità Composizione







: La 51a Sezione di Sanità, in occasione del combattimento sul Musone, sempre al comando del capitano Gerosa, comprendeva il s.ten. med.Franco Gasparro Rocca, il s.ten. med.Franco Cartelli, il ten. s.ten d’amministrazione Ferdinando Movalli, il ten. cappellano Costantino Carnevale, tutti membri del Comando; comprendeva inoltre il primo reparto auto carreggiato al comando del s.ten. Roberto Calcanotnio, il I plotone portaferiti al comando del ten. Pietro d’Ercole, il II plotone portaferiti al comando del s.ten. Antonio Furino. 

Cfr.  Franco S., Aspetti sanitari Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.). in Atti del Convegno di Studi, Corinaldo 22.23.24 Giugno 1994, Sala Grande del Comune, Roma, Centro Studi e Ricerche sulla Guerra di Liberazione, Scena Illustrata Editrice, 1996

martedì 7 luglio 2020

Corpo Italiano di Liberazione. 51a Sezione Sanità. Nota






51a Sezione Sanità 

Questo reparto godeva della stima di tutti ed in particolare del gen. Utili. Nei giorni difficili della costruzione e dell’amalgama delle truppe del Corpo Italiano di Liberazione, quando episodi di indisciplina anche gravi come l’ammutinamento di circa 190 allievi ufficiali dei bersaglieri, la 51a sezione di sanità era un modello di organizzazione e disciplina. Scrive il gen. Utili: 

“Un giorni, uscendo da Sant’Agata per una delle mie quotidiane ispezioni, incontrai un reparto che faceva sulla strada provinciale istruzione d’ordine chiuso; e lo faceva veramente bene, con una serietà e con una sicurezza del maneggio d’arme che mi colpirono….Questa disciplinata  prestanza, indice di un equilibri morale tanto più sorprendente considerati gli umori incerti della maggioranza ed il fatto che si trattava di un reparto non combattente, non era che il frutto dell’azione personale del capitano medico Gerosa, il quale funzionava da capufficio Sanità dalla costituzione del Raggruppamento. …..Gerosa assunse, poi, il comando della 51a Sezione di Sanità sebbene fosse previsto un ufficiale superiore anche per questa carica. Ne fece una unità modello, che tale rimase anche nei periodi più difficili durante la guerra ed in appresso fino al suo scioglimento che coincise col congedamento del Gerosa. Era una gioia constatare l’ordine, la nettezza, la serena alacrità del personale, il senso di benessere che si leggeva subito sul volto dei ricoverati e della truppa e che faceva spicco nell’ambiente circostante. Soprattutto era la compattezza spirituale di quella gente e la fiducia e l’amore che essa aveva per il comandante, sebbene questi fosse esigente e piuttosto severo che indulgente; ma era giusto, energico, attivo e limpidamente esemplare. Mi sono dilungato perché il caso dimostra quello che si possa ottenere dagli italiani e quello che occorre pero ottenerlo..” 

Cfr. Utili U., Ragazzi in piedi!.... La ripresa dell’Esercito Italiano dopo l’8 settembre, Milano, Mursia, 1979, pag. 98 e segg.





lunedì 22 giugno 2020

Il valore delle crocerossina nella Seconda Guerra Mondiale

Stralcio della relazione presentata alla
GIORNATA DEL DECORATO 2018 

Sorella CRI Anna Cantafora


Ringrazio il Generale Carlo Maria Magnani Presidente Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro per l’invito in occasione della Giornata del Decorato. 
 Non è conoscenza comune, che molte donne furono decorate con Medaglia al Valor Militare e tra queste numerose furono le Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana.
Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, questo il nostro nome ufficiale, ma affettuosamente e per tutti: “Crocerossine.”
Tre Crocerossine furono decorate con medaglia d’oro, più di 60 con medaglia  d’argento, più di duecento con medaglia di bronzo.   Arduo scegliere quali figure ricordare! Illustrerò brevemente i profili della Duchessa d’Aosta, nostra prima Ispettrice Generale, delle tre sorelle perite nell’affondamento della nave Po e di Sorella Maria Cristina Luinetti.  Figure lontane e vicine nel tempo , ma sempre e per sempre nel cuore degli Italiani



L’affondamento della Nave PO 
La nave ospedale Po faceva servizio tra l’Italia e l’Albania, i marinai di lungo corso la chiamava “la spedaliera-“  Era il 14 marzo 1941 alle ore 23,00 buona parte dell’equipaggio, comprese le crocerossine, si era già ritirato nelle cabine, , “una splendida luna brillava nel cielo sereno[…]la luna era tanto limpida e la luce diffusa tanto chiara, da permetterci la lettura del giornale.  La bianchissima nave “Po”che portava molto chiare le sue croci, sui fianchi e sui due grossi fumaioli, doveva essere ben visibile dal porto e a una certa distanza dal mare” Dal diario di sorella Amelia Corberi Mascoli (superstite)  - alle 23,13 la ex nave passeggeri, trasformata in ospedale galleggiante, in attesa di imbarcare dal porto di Valona centinaia di feriti da riportare in patria, venne centrata da un siluro inglese sganciato da un velivolo Fairey Swordfish (pescespada) che colpì la nave ospedale. L’attacco fu compito da 5 aereosiluranti decollati da una baia segreta della RAF.La nave cominciò a sbandare e venne impartito l’ordine di abbandono. Vennero calate le scialuppe, ma una di queste si rovesciò. La “spedaliera” colò a picco in meno di dieci minuti.
I soccorsi furono subito attivati e vennero tratte in salvo 219 persone, sulle 240 in forza.
Dalle comunicazioni desecretate di Supermarina, risultò che i morti in quell’occasione furono 21, tra i quali anche tre crocerossine.
Tali comunicazioni rivelano anche che la nave ospedale aveva le luci spente e questa forse fu la motivazione per cui gli aerei inglesi aprirono il fuoco, non potendo vedere le grandi croci rosse dipinte sui fianchi e sui fumaioli.

Maria Federici, Vanda Sechi ed Ennia Tramontani furono le infermiere volontarie che perirono nell’affondamento della nave Po.
Maria Federici di Brescia classe 1908, nipote di Pietro Beretta, si diplomò infermiera Volontaria nel 1939. Partì da Gardone Valtrompia ai primi di febbraio del 1941 e venne assegnata alla nave ospedale che faceva servizio tra l'Italia e l'Albania. Fu scelta come capogruppo.

 Maria Federici verrà insignita di ben 3 onorificenze: Medaglia d’argento al Valor Militare, Medaglia d’oro della Croce Rossa Italiana, Medaglia di bronzo al Valor Civile.

 Vanda Sechi di 27 anni nativa di Roma, si era poi trasferita a Brescia e aveva ottenuto di essere tra le 11 infermiere bresciane chiamate negli ospedali da campo, negli ospedali territoriali e sulle navi ospedale.
Si era diplomata infermiera volontaria insieme  a Maria  Federici nel 1939.

Ennia Tramontani classe 1910, milanese, frequentava il quinto anno di medicina; doveva raggiungere l’Ospedale da campo al quale era stata assegnata sul fronte greco.

Furono decorate tutte e tre con la medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:
"Infermiera volontaria della C.R.I. imbarcata in missioni di guerra sulla nave ospedale PO, colpita durante un attacco aereo notturno, teneva contegno fermo e sereno, incoraggiando e sostenendo i naufraghi con ammirevole altruismo e spirito di sacrificio. Perdeva la vita inabissandosi con la nave, sulla quale con dedizione assoluta al dovere, compiva la sua alta missione di bontà verso i soldati in armi, dei quali era sorella silenziosa e serena."  
Baia di Valona 14 marzo 1941 

martedì 16 giugno 2020

Toscana. Radicofani 16-20 Giugno 1944

di ALESSANDRO ANDO'




Avanzata della 1° Divisione Francia Libera (DFL) da Roma a Radicofani nel giugno del 1944



 Radicofani, comune della provincia di Siena, nella valle dell’Orcia, sulla via Cassia, dove avvenne fra il 16 e il 20 giugno del 1944 un importante scontro fra le truppe del Corpo di Spedizione Francese ed in particolare reparti della Legione Straniera, inquadrate nella 5a armata americana, e i tedeschi per il superamento della linea difensiva Albert (dal nome del Feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche in Italia). Radicofani era punto nevralgico della linea difensiva Albert o anche detta linea del Trasimeno che si stendeva dalla riva tirrenica a quella adriatica, e che fu impiegata dai tedeschi per ritardare l’avanzata degli alleati che, dopo la conquista di Roma, stavano risalendo l’Italia. Lo sfondamento della linea Albert a Radicofani aprì le porte agli alleati alla presa di Siena il 3 luglio e di Firenze il 13 agosto del 1944. L’azione determinante per la presa di Radicofani è da ascrivere alla 13° Demi Brigade della Legione Straniera che aderendo nel 1940 alla Francia Libera di De Gaulle aveva partecipato alla campagne in AOI (v.) e in AS (v.). Il reparto si distinse anche in questo scontro per coraggio e determinazione. Il sacrificio dei 108 legionari caduti è ricordato con un monumento commemorativo nel comune di Radicofani.

 Bombardamento operato dall’artiglieria alleata sulle linee tedesche asserragliate a Radicofani


 Panzer Tiger II tedesco colpito durante il combattimento di Radicofani.
16 giugno 1944. Sullo sfondo la rocca del paese.


La Commemorazione



Viene ricordato il 73° anniversario della presa di Radicofani con gli onori ai caduti della Legione Straniera francese: 16 giugno del 2017 monumento in località La Mossa. Sullo sfondo la rocca.

Monumento in località La Mossa che ricorda i 108 Legionari caduti durante lo sfondamento della Linea Albert avvenuto a Radicofani nel giugno del 1944.

mercoledì 10 giugno 2020

La Dichiarazione di guerra dell' Italia




10 giugno 1940: 80 anni fa l’Italia entra in guerra

Il progetto di Memoria dell’Associazione “Un ricordo per la pace”

Elisa Bonacini 

10 giugno 1940, ore 18. Sono trascorsi 80 anni da quel caldo pomeriggio estivo quando Mussolini dal balcone di piazza Venezia a Roma annunciò l'entrata in guerra dell'Italia.
Nella triste ricorrenza l’Associazione “Un ricordo per la pace” comunica un nuovo progetto di memoria sulla deportazione nei lager nazisti. In redazione un volume con le testimonianze di deportati ed Internati Militari  Italiani insigniti recentemente di Medaglia d’onore. Storie raccolte in oltre 10 anni di attività dell’associazione apriliana. 

Particolare rilievo nella pubblicazione le vicissitudini di Ennio Borgia deportato a soli 16 anni quale prigioniero politico a Dachau.  La sua storia  emersa grazie alle ricerche di  “Un ricordo per la pace” è stata divulgata nelle scuole del territorio grazie alla presenza dell’instancabile testimonial ed attraverso un documentario prodotto dall’associazione. Il video “ENNIO BORGIA 697991: UN SOPRAVVISSUTO A DACHAU” nel 2015 aveva ottenuto la concessione del logo ufficiale del 70° Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione. Borgia nato il 10 giugno 1927 a Roma e deceduto nel maggio dello scorso anno è stato cittadino apriliano dai primi anni 70 Nel giorno del tredicesimo compleanno era a Piazza Venezia ad ascoltare il discorso del Duce, non immaginando cosa gli sarebbe accaduto dopo poco più di tre anni: nel febbraio 1944 la fuga da Roma occupata dai nazisti alla volta di Torino con l’intento di ricongiungersi con il fratello maggiore che aveva aderito alla R.S.I., le rocambolesche peripezie con il gruppo di partigiani monarchici della “Brigata Davide” che culminarono con la cattura e la deportazione nel campo di Dachau.

sabato 30 maggio 2020

Tesi di Laurea: Dalla guerra dell'asse alla guerra di liberazione.Esperienze personali sui vari fronti




Il Dottor Sergio Sabetta, nell'anno accademico 2018-2019 per il Master di 1° Liv in Storia Militare Contemporanea 1796 - 1960 nella sessione autunnale ha discusso la tesi qui indicata. La predetta tesi è disponibile presso l'Emeroteca dell'Istituto del Nastro Azzurro, Roma Piazza Galeno 1, e può essere consultata, previa autorizzazione dell'Autore. (segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

sabato 23 maggio 2020

Giornata del decorato 2018 Roma. Istituto del Nastro Azzurro


DISCORSO DEL VICEPRESIDENTE GEN PICCA

 ROMA, GIANICOLO 
DOMENICA 15 APRILE 2018 ORE. 12


La giornata del Decorato, celebrata ogni anno in una città diversa, rappresenta per il nastro Azzurro uno dei momenti fondamentali della attività annuale. Ricordare e celebrare tutti i decorati significa ribadire alla società il significato del Valore Militare.

Quest'anno, centenario della conclusione della 1° GM, è stata scelta Roma, città che nel 1949 (centenario della caduta della Repubblica Romana) fu decorata di medaglia d’oro al VM. La decorazione è stata concessa per premiare il valore militare dei cittadini di Roma, sia per le gesta del primo risorgimento (la repubblica Romana 1849) sia per quelledel Secondo risorgimento (1943-1945).

Ieri il Presidente Nazionale ha reso omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine, immolati nel Secondo Risorgimento. Oggi noi concludiamo la Giornata del Decorato rendendo omaggio ai martiri del Primo Risorgimento, quelli di Forte Bravetta che, ispirati dall’infaticabile apostolo dell'Unità Giuseppe Mazzini, e guidati dall’Eroe Nazionale Giuseppe Garibaldi, difesero la Repubblica Romana contro le truppe agguerrite di quattro eserciti.

La Repubblica Romana è stata la fucina dei nostri valori risorgimentali, è stata la culla dei principi che oggi stanno alla base della nostra Carta Costituzionale. Carta Costituzionale che, mi piace ricordare, è stata condivisa da tutti gli Italiani ed è, per noi del Nastro Azzurro, un costante punto di riferimento.
Ricordando oggi i Caduti della Repubblica Romana, noi abbiamo voluto rendere omaggio non solo ai Romani, ma anche ai cittadini di tutto il Centro Italia che concorsero alla difesa perché, è doveroso dirlo, quello fu un vero e proprio moto di popolo. Qui sul Gianicolo abbiamo visto le erme dei protagonisti di allora, e ne abbiamo ricordato le gesta perché il loro esempio, il loro sacrificio siano sempre di monito a tutti e non cadano mai nella palude dell'oblio.
In questi  tre giorni abbiamo parlato a lungo del Valore, e del Valore Militare in particolare. Per il nostro Istituto, questo è un Fattore fondamentale nella società, senza il quale diventa più difficile progredire e raggiungere i traguardi desiderati. Auspicando che le nostre classi dirigenti, le classi politiche in genere, vogliano ispirare la loro azione a questo principio, pongo la parola fine a questa edizione  della giornata del Decorato

(La Giornata ha visto i suoi momenti alla Fosse Ardeatine, a Forte Bravetta ed al Gianicolo)

domenica 17 maggio 2020

Tesi di Laurea: Il Dodecanneso italiano

Il Dottor Olevano Romano, nell'anno accademico 2018-2019 per il Master di 1° Liv in Storia Militare Contemporanea 1796 - 1960 nella sessione autunnale ha discusso la tesi qui indicata. La predetta tesi è disponibile presso l'Emeroteca dell'Istituto del nastro Azzurro, Roma Piazza Galeno 1, e può essere consultata, previa autorizzazione dell'Autore. (segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

domenica 10 maggio 2020

QUADERNI N. 1 DEL 2020


La rivista si può chiedere a: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
Per collaborazione: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Per info:www,vesvam.org
QUADERNI ON LINE: www.valoremilitare.blogspot.com




lunedì 20 aprile 2020

Osvaldo Alasonatti, MOVM


Alasonatti Osvaldo, (1922-1944), sottotenente dell’Aeronautica in servizio presso l’aeroporto di Torino Caselle la sera dell’8 settembre 1943. Dopo un primo momento di smarrimento, si sottrasse alla cattura dei tedeschi ed entrò a far parte delle formazioni Garibaldi, con il nome di battaglia Pippo. Ricoprì l’incarico di capo di stato maggiore della 46a brigata M. Vassallo della 2ª divisione Piemonte, che operava nelle Valli di Lanzo. In queste valli piemontesi al confine con la Francia, subito dopo l’armistizio si costituirono le prime bande partigiane composte per lo più da militari, in maggior parte alpini profondi conoscitori di quei territori. Alasonatti assolse brillantemente il proprio incarico a fianco del comandante Gardoncini nel corso di tutti i principali combattimenti in cui fu coinvolta l’unità. L’11 settembre 1944, reparti fascisti, tra i quali anche elementi della X MAS, guidati dal segretario del partito nazionale fascista, Alessandro Pavolini, lanciarono un poderoso attacco contro le formazioni partigiane schierate nelle Valli di Lanzo. Dopo diciassette giorni di accanita resistenza, i reparti partigiani furono sopraffatti e Alasonatti, unitamente ad altre figure quadro, catturato e condotto alle carceri Nuove. Il 12 ottobre 1944 fu fucilato, assieme ad altri otto partigiani detenuti, in rappresaglia ad un attentato partigiano che aveva provocato il ferimento di 10 militari tedeschi. A Osvaldo Alasonatti fu intitolata la 8a Brigata SAP (Squadre di Azione Patriottica) operante a Torino nel secondo settore (la città era stata divisa in cinque settori). Insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria.                                                                                                       Osvaldo Biribicchi (osvaldobiribicchi@virgilio.it)

mercoledì 15 aprile 2020

QUaDERNI n. 4 del 2019


La rivista si può chiedere a: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
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venerdì 10 aprile 2020

La Battaglia di Monte Marrone 10 aprile 1944


Conquista con una epica impresa nella notte tra il 31 marzo ed il 1 aprile dal battaglione Piemonte
 nei dieci giorni che seguirono si provvide al rafforzamento delle posizioni, sicuri che i tedeschi sarebbero venuti in forze per scacciare gli alpini.
 Lo scontro avvenne nella domenica di Pasqua, 10 aprile 1944, e la lotta fu cruenta. Al termine, i tedeschi furono costretti a ritirarsi



L'importanza dello scontro di Monte Marrone sta nel fatto che, una posizione ritenuta non conquistabile da americani, francesi e britannici, fu raggiunta grazie alla abilità degli alpini del Battaglione Piemonte.La successiva difesa, dimostrò che gli Italiani avevano capacità uniche per la guerra in montagna
 Nel periodo molto delicato successivo l ritiro del I° Raggruppamento Motorizzato dalla linea e in fase di riordino, dove l'idea britannico di impiegare gli italiani solo nel settore logistico. l'impresa di Monte Marrone fu una leva per il maresciallo Messe ed il gen. Berardi per ottenere non solo il non scioglimento delle unità combattenti italiane, ma addirittura di potenziarle. Gli Italiani sapevano fare la guerra in montagna, cosa che gli Statunitensi apprezzarono moltissimo, data la loro scarsissima esperienza in questo settore. 
 


 Sono di quei giorni le decisioni di trasformare il I° Raggruppamento Motorizzato (5000 uomini) in Corpo Italiano di Liberazione, che ebbe una consistenza iniziale di 25.000 combattenti. La ricostruzione dell'Esercito Italiano vede in Monte Marrone una tappa fondamentale


MARRONE MARRONE 10 APRILE 1944




domenica 5 aprile 2020

Tesi di Laurea: 1944. La Repubblica dell'Ossola


Il Dott. Luca Bordini, socio dell'Istituto del Nastro Azzurro, nella sessione invernale dell'Anno Accademico 2018-2019, la Tesi su:

1944. La Repubblica dell'Ossola, un popolo che attuò uno stato per liberare non solo la Patria dallo straniero ma volle anche esprimere un ordine nuovo della società simbolo incorruttibile di generosità e riscatto"


La tesi è disponibile, previa autorizzazione scritta dell'Autore
presso la Emeroteca
 dell'istituto del Nastro Azzurro
 Roma, piazza Galeno 1
(info: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)


martedì 31 marzo 2020

Ricorrenza di Monte Marrone 31 marzo 1944


Ricorre oggi la ricorrenza della impresa del Battaglione Piemonte
della ascesa a Monte Marrone
 Su tre compagnie, con tre itinerari diversi
 gli alpini del Battaglione Piemonte
 riuscirono a raggiungere la cresta del monte, superando un dislivello di oltre 1400 metri
 con difficoltà di 5°, 6° grado  e più
portando con se armi, munizioni e materiale di armamento
Una impresa ritenuta impossibile dai francesi ed  autorizzata dai  polacchi
 che avevano più equilibrio di giudizio nei confronti dei soldati italiani

 Tra di loro in quella epica impresa vi era 
 Sergio Pivetta
 Medaglia d'Argento al Valor Militare
 combattente della Guerra di Liberazione

mercoledì 25 marzo 2020

Lo Sbarco di Salerno 11 Bibliografia


7.    BIBLIOGRAFIA

        W. G. F. JACKSON, “La battaglia d’Italia”, Bardini & Castaldi, Milano, 1970;
        J. KEEGAN, “Uomini e battaglie della Seconda Guerra Mondiale, Rizzoli editore, Milano, 1989;
        Center of Military History (CMH Pub 100-7), “Salerno, American Operations from the beatches of the Volturno 9 September – 6 October 1943”, United States Army, WDC1990;
        e-book tratto dal Museo Navale americano: “campaign summaries of world war , italian campaign 1943-1945 including Sicily, Salerno & Anzio landings”;
        naval war collage: “Operation Avalanche: prelude to stalemate a case study in operational art”;
        www.salerno1943.it;
        www.naval-history.net;
        www.combinedops.com;


venerdì 20 marzo 2020

Lo sbarco di Salerno 10 Conclusioni


Lo sbarco di Salerno non ha beneficiato dell’ampio risalto dato, ad esempio, a quello di Anzio. È un po’ come lo sbarco in Provenza rispetto a quello in Normandia. Pur trattandosi di operazioni su vasta scala, talune grandi battaglie combattute sulle spiagge europee sono state stranamente ritenute secondarie rispetto ad altri eventi. Così, se oggi chiediamo informazioni sull’Operazione “Avalanche” abbiamo serie difficoltà nell’ottenere una risposta da un pubblico non tecnico o non composto da appassionati di storia militare. Eppure, l’evento in argomento ha avuto un notevole rilievo nella vita delle popolazioni calabresi, lucane e pugliesi, se non altro perché ha, di fatto, contribuito in modo determinante allo spostamento del fronte italiano verso il centro della penisola risparmiando al profondo meridione ulteriori sofferenze e lutti.
Gli Alleati maturarono, dall’operazione “Avalanche” ulteriore indubbia esperienza che, se comunque non si rivelerà particolarmente proficua per quanto concerne lo sbarco di Anzio-Nettuno, lo sarà senz’altro per quello in Normandia. Dopo i (relativamente) facili sbarchi operati in Sicilia essi ebbero modo di rendersi conto della grande capacità che i tedeschi avevano di operare, spesso con esigue unità, in settori molto ampi. Non si trattava solo dei frutti di un’esperienza maturata in anni di guerra su diversi fronti ma, più propriamente, di attitudine alla manovra estremamente dinamica ed incentrata, alla bisogna, sull’iniziativa. Ove per tale termine non si deve intendere l’agire di testa propria ma il saper prendere decisioni (assumendosene la responsabilità) tenendo sempre a riferimento gli obiettivi (End State) del Comando sovraordinato. La capacità di concentrare mezzi e uomini in ristretti settori d’intervento preservandone sempre, per quanto possibile, l’efficienza e rifuggendo l’inutile difesa ad oltranza fecero il resto. Ciò presuppose disciplina e reciproca fiducia a tutti i livelli della catena di comando, unica garanzia per la rapida e fedele esecuzione degli ordini. Questo è ciò che i tedeschi, pur perdendo la battaglia di Salerno, ci insegnano. Gli alleati, pur vincendola, furono sottoposti, durante la maggior parte della fasi della stessa, a dura prova e corsero il rischio, lo stesso incontrato ad Anzio, di doversi reimbarcare. Essi risolsero l’imbarazzante situazione con la potenza di fuoco navale ed aerea di cui disponevano riuscendo a conseguire, nel contempo: la ritirata tedesca dalle regioni più a meridione d’Italia senza dover affrontare ben più duri combattimenti, l’avvicinamento a città come Napoli e Roma la cui conquista costituì un grande risultato dal punto di vista mediatico e non solo militare, il logoramento di unità (alcune delle quali d’elite) nemiche difficilmente ripianabili in termini di personale e mezzi, l’afflusso nel settore di Salerno di unità nemiche distolte dal loro originario compito per far fronte alla minaccia portata in tale area. Se i tedeschi si dimostrano eccellenti tattici non risultarono essere, almeno nella campagna d’Italia, altrettanto bravi pianificatori a livello operativo e strategico. Infatti, l’aver rinunciato al piano di Rommel (resistenza in corrispondenza dell’Appennino tosco-emiliano o addirittura sulle Alpi) comportò l’impiego di molte unità altrimenti impiegabili nella difesa del territorio tedesco dalle armate sovietiche avanzanti da est e da quelle alleate provenienti da ovest.




domenica 15 marzo 2020

Lo Sbarco di Salerno 9 La controffensiva tedesca

(3)  La controffensiva tedesca
Il 13 ed il 14 settembre furono giornate assai difficili. Il punto focale del contraccolpo tedesco fu la confluenza tra il Sele ed il Calore, quindi nel settore statunitense[2] ove gli Alleati subirono umilianti sconfitte, ma fallì nel suo obiettivo finale di raggiungere il mare e di rivoltarsi sui fianchi dei due Corpi d'Armata alleati per eliminarli dalla testa di ponte. Molti reparti alleati si sbandarono e furono catturati molti prigionieri. I tedeschi riconquistarono posizioni importanti strategicamente come Battipaglia e, come anzidetto, già nel pomeriggio del 12, Altavilla.
Per fronteggiare l'urto delle forze tedesche, Clark decise di far intervenire l’82a Divisione aviotrasportata con il compito di piazzare a terra radiofari, radar-guida e luci al crypton per guidare gli aerei. Tale provvedimento non sortì effetto e la controffensiva tedesca raggiunse il suo culmine sul fianco sinistro del VI Corpo d’Armata e nel vuoto tra il VI ed il X, coperto da poche truppe, giungendo in vista del mare.
La sera del 13 settembre, il Generale Clark, considerando critica la situazione, chiese all’Ammiraglio Hewitt di preparare un piano per imbarcare il VI Corpo d’Armata e trasferirlo nel settore del X ed un altro per la manovra inversa: trasferire il X nel settore del VI.



Era ormai chiaro che in tale situazione l’elemento essenziale della resistenza alleata era costituito dal supporto aeronavale. In tal senso, l’Ammiraglio Cunningham non esitò a mettere a disposizione una potente squadra navale (tre incrociatori e due navi da battaglia) che lasciò Malta diretta verso Salerno; essa comprendeva anche le corazzate "Warspite", "Valiant", "Nelson" e "Rodneu".
Il Generale Alexander decise di optare per l'intervento della squadra navale e di abbandonare il piano di trasferire un Corpo d’Armata nel settore dell’altro. Per la prima volta la Marina veniva impegnata in una battaglia campale.
Un duro risvolto della crisi che investì il settore USA si ebbe sulla popolazione civile a causa dei bombardamenti aerei[3], apocalittici per entità, terrore ed orrori. Nella notte tra il 14 ed il 15 i bombardieri alleati gettarono nel caos le comunicazioni tedesche, compromisero la mobilità delle truppe, danneggiarono o distrussero molti obiettivi militari, ma, purtroppo, non mancarono di far strage tra la popolazione civile. Una vera e propria valanga di fuoco si abbatté sul salernitano. I bombardamenti dell'aviazione alleata continuarono prepotentemente per tutto il giorno 15. La contraerea tedesca era del tutto inadeguata a fronteggiare l'attacco nemico e veniva utilizzata in funzione antinave, contro navi cariche di rifornimenti e rinforzi.
Alle ore 14.00 circa del giorno 16 le prime pattuglie dell’Armata di Montgomery presero contatto a 25 km a sud di Agropoli con le pattuglie USA che erano andate loro incontro.
Il Generale Heinrich von Vietinghoff (Comandante della X Armata) ricevette l'ordine da Kesselring di avviare un piano di ripiegamento graduato facendo perno su Salerno e distruggendo tutte le strade e le vie di comunicazione dirette a Napoli ed Avellino. Con tale atto la battaglia di Salerno era ormai vinta dagli alleati.
Le navi da guerra avevano sparato 11.000 tonnellate di proiettili, il corrispettivo di 71.000 proiettili di artiglieria da campagna e gli aerei avevano lanciato 3020 tonnellate di bombe.
Il rischio di essere ricacciati in mare per gli Alleati era stato grave, ma le perdite subite non furono eccessive.

martedì 25 febbraio 2020

LO Sbarco di Salerno 7 Il Mancato riodino e consolidamento


A tre giorni dallo sbarco, con molto ottimismo, il Generale Clark giudicò che la testa di ponte fosse ormai consolidata. Le navi potevano tranquillamente scaricare carri armati ed automezzi, i rinforzi riuscivano ad affluire regolarmente sulla spiaggia; per questo assicurò al generale Alexander che avrebbe presto iniziato la marcia verso Napoli. Tale rosea previsione fu smentita il giorno 12, quando la situazione mutò a seguito del contrattacco tedesco. Era evidente che i tedeschi stavano rafforzandosi in tutto il settore e questa situazione determinò un’ondata di pessimismo: qualcuno parlava di una nuova Gallipoli. Contro il X Corpo britannico intervenne una parte della Divisione “Goering” e la 15^ Divisione corazzata, mentre la 16^ Divisione corazzata da Battipaglia avanzava lungo il Sele contro la 45Divisione USA che stava cercando di stabilire un collegamento tra il X Corpo britannico ed il VI Corpo d’Armata USA.
A nord la 45^ Divisione raggiunse Persano e sull’estrema sinistra della V Armata i rangers riuscirono a spingere alcune pattuglie fino a Castellammare di Stabia dove incontrarono una forte resistenza tedesca. Davanti alla V Armata si stavano schierando la 26a e la 29a Divisione tedesca, mentre il generale Montgomery, nonostante le sollecitazioni del generale Clark, avanzava dalla Calabria senza darsi molta premura dando a Kesserling la sensazione di poter ricacciare in mare la V Armata. Il Feldmaresciallo disponeva, oltre della 16^ Divisione corazzata e della 15 Divisione granatieri, anche della  26^, della 29^ e della 3^ granatieri che stavano sopraggiungendo da Roma; in totale egli poteva contare su circa 600 carri e molti cannoni semoventi che gli assicuravano una momentanea superiorità di mezzi rispetto all’avversario.
Nel frattempo, la 46a Divisione britannica che operava sulle alture intorno Salerno, dovette sostenere duri scontri contro i tedeschi che riuscirono ad arrivare fino alla periferia della città mentre la 45a Divisione USA combatteva accanitamente intorno a Persano contro le accanite divisioni tedesche (26a e 29a). Rimaneva, comunque, un vuoto di 8 km fra la destra del X Corpo e la sinistra del VI Corpo d’Armata; in esso si inserirono le forze tedesche che presero Altavilla. Nel pomeriggio parte del 142° reggimento si dovette ritirare in gran disordine.


giovedì 20 febbraio 2020

Lo Sbarco di Salerno 6 Esecuzione



(1)  Gli sbarchi
Nel pomeriggio dell’8 settembre 1943, Hube fu avvisato della presenza di navi nemiche a 25 miglia a sud di Capri e, conseguentemente, pose al massimo grado di prontezza le unità dipendenti. Dopo poche ore (alle 20.00) ricevette, in contemporanea, l’ordine d’attuazione del piano “Achse” inerente il disarmo immediato di tutte le truppe italiane. In molti casi, queste ultime accolsero con gioia quella che ritenevano essere la fine della guerra cedendo volentieri le armi. Diverso fu l’atteggiamento del Comando della 222a Divisione il cui Comandante, Generale Gonzaga, rifiutò la cessione delle armi, venendo trucidato all’istante dal maggiore tedesco inviato per chiederne la resa. La citata 16a Divisione ebbe appena il tempo di completare il disarmo italiano che iniziò lo sbarco dei rangers e dei commandos.
La forza da sbarco alleata fu raggiunta dalla notizia dell’armistizio (diffusa da Radio Londra) mentre era in piena navigazione. Essa ascoltò, prima degli italiani, l’annuncio del Generale Eisenhower riguardante della resa italiana. Il comunicato, trasmesso dagli altoparlanti delle navi, giunse del tutto inatteso e generò grandi manifestazioni di gioia nel personale militare, che viveva le comprensibili ore di tensione che precedono un’operazione bellica di tale importanza. Un simile annuncio, su uomini tesi al massimo nell’imminenza della battaglia, poteva generare sfortunate conseguenze psicologiche e, dopo un’iniziale euforia determinata dalla convinzione che a Salerno la gente avrebbe accolto i soldati alleati come amici e la missione si sarebbe risolta in una passeggiata, gli ufficiali provvidero a smorzare l’eccessivo ottimismo fecendo presente che, qualsiasi fosse stato l’atteggiamento italiano, non sarebbe mancata l’accanita resistenza dei tedeschi (che, come accennato, erano a conoscenza della presenza della flotta alleata nel Tirreno e consideravano, da giorni, il litorale salernitano possibile obiettivo di un’operazione anfibia). Il Comando di Kesserling aveva addirittura progettato il bombardamento delle navi interessate all’operazione nel porto di partenza (Biserta).
Le condizioni meteorologiche erano ottimali per lo sbarco: notte calma e senza vento, cielo sgombro da nuvole, mare calmo. La luna era tramontata alle 00.57 e su tale dato fu stabilità l’ora dello sbarco per le 03.30 del 9 settembre, momento di massima oscurità, utile per l'occultamento della forza da sbarco, ma, di contro, svantaggiosa per le manovre di avvicinamento alla costa e per lo sbarco che, in se, non fu particolarmente complesso ma osteggiato dalla scarsa visibilità che creava problemi di orientamento alle truppe appena sbarcate dai mezzi navali, che dovevano muoversi su un terreno piatto e privo di riferimenti. Mentre i soldati alleati prendevano terra, quasi contemporaneamente la Luftwaffe diede inizio ad una serie di attacchi sia sulle navi in rada che sui mezzi in fase di sbarco, alcuni dei quali furono centrati con conseguenti ingenti perdite umane. Lo sgombero dei feriti gravi fu affidato ad imbarcazioni con i quali raggiunsero le navi ospedale presenti in rada. In casi particolari, lo sgombero avvenne direttamente in Sicilia, Malta e nord Africa, mentre i feriti più lievi vennero curati in un ospedale da campo nei pressi della Basilicata o medicati sul posto.
Attraverso alterne vicende si giunse al levar del sole, quando i Tedeschi fecero saltare il Ponte Barizzo o Ponte alla Scafa, posto sulla S.S.18 all’altezza del Sele, ma gli uomini di Dawley e Walker, nonostante le difficoltà incontrate, riuscirono a superare il “battesimo del fuoco" e stabilire una testa di ponte ampia circa otto chilometri.
Contemporaneamente, rangers ed commandos, rapidamente sbarcati a Maiori e Marina di Vietri, penetrarono nell’interno per circa due chilometri fin quando non incontrarono una forte resistenza tedesca che, con tiri di cannone e mortai, fece sospendere per parecchie ore l’afflusso di rifornimenti ed ogni ulteriore azione. Solo a giorno fatto il fuoco navale poté intervenire contro i tedeschi respingendoli verso l’interno ed infliggendo loro ingenti perdite in uomini, pezzi d’artiglieria e mezzi corazzati. Alle 16.30 le truppe alleate attraversarono le strade deserte di Salerno e proseguirono verso Cava dei Tirreni, incontrando i Commandos a Marina di Vietri.

In contemporanea, la 46Divisione del X Corpo d’Armata effettuò sbarchi a nord di Battipaglia sulle spiagge “rossa” e “verde” e la 56Divisione sulle spiagge “Sugar” e “Roger” situate a sud della predetta località. Lo sbarco non avvenne secondo quanto pianificato, in quanto due battaglioni della 46a  Divisione sbarcarono sulla spiaggia assegnata a due battaglioni della 56a Divisione creando notevole confusione. Man mano che schiariva, le artiglierie tedesche effettuavano tiri sempre più efficaci contro i mezzi da sbarco e le spiagge. La situazione mutò quando intervenne il fuoco navale a supporto del X Corpo d’Armata, che iniziò a contrastare efficacemente, con i cannoni da 381 mm, le forze tedesche.
Nonostante le difficoltà incontrate durante la prima giornata, nel settore affidato ai britannici furono sbarcati 1600 veicoli e 50 tonnellate di materiali.
Per quanto concerne lo sbarco della 36a divisione USA a Paestum, le spiagge interessate furono a Nord quella “Rossa” e “Verde” affidate al 142° reggimento e a Sud quella “Gialla” ed “Azzurra” assegnata al 141°.


Le prime ondate di mezzi da sbarco giunsero a terra all’ora prestabilita (03.30). Ben presto però i tedeschi concentrarono un violento fuoco di cannoni, mortai e mitragliatrici, unitamente ad attacchi aerei sui mezzi da sbarco del 142° reggimento. Anche in questo caso fu risolutivo il fuoco navale grazie al quale gli statunitensi riuscirono a portare a terra le artiglierie campali che si rivelarono efficaci contro i carri tedeschi. L’azione navale permise il successivo sbarco anche del 143° fanteria e consentì al 142° di inoltrarsi verso l’interno delle spiagge “Rossa” e “Verde”, fino a raggiungere la stazione di Capaccio.
Il 141° reggimento incontrò grosse difficoltà sulle spiagge “Gialla” ed “Azzurra” ove rimase inchiodato per circa 20 ore. Comunque, il caposaldo tedesco presso Paestum cadde in possesso degli statunitensi, i quali poterono avanzare e raggiungere, alle ore 11.00, Monte Soprano.
Intanto nel settore britannico i primi carri armati cominciavano a sbarcare (10.30 del 9 settembre). Un battaglione della 169a Brigata raggiunse le vicinanze dell’aeroporto di Montecorvino che comunque rimase nelle mani dei Tedeschi.
Al termine della giornata, nonostante fossero stati raggiunti gli obiettivi prefissati e conseguiti, soprattutto nel settore britannico, progressi che inducevano ad un cauto ottimismo, regnava nei Comandi alleati una grande preoccupazione di carattere strategico: i circa 15 km di distanza tra i due Corpi d'Armata ed, in particolare, il corridoio compreso tra il punto in cui il Calore si getta nel Sele e la S.S.19 (già citata come asse d’afflusso dei rinforzi nemici provenienti dalla Calabria). Per colmare il gap occorreva riparare il Ponte Barizzo per permettere alle truppe della 45a Divisione di ridurre la distanza tra i due Corpi.
Nella giornata del 10 settembre, commandos e rangers si scontrarono, sui monti alla base della penisola di Sorrento, contro una parte della divisione “Goering”, riuscendo a conservare le posizioni raggiunte, sebbene a costo di forti perdite. Ciò consentì alla 46a Divisione di consolidare la propria posizione.
Gli attacchi tedeschi dell’11 si svolsero proprio nella "terra di nessuno” esistente tra i due Corpi alleati, un vero e proprio tallone d'Achille, che fece riscontrare numerose perdite di materiali ammucchiati sulle spiagge.
Nel settore del VI Corpo d’Armata la resistenza tedesca si fece estremamente efficace, anche grazie all’arrivo della 29a Divisione granatieri corazzata tedesca proveniente dalla Calabria. Ciò malgrado la 36a Divisione riuscì ad attestarsi sulla linea Agropoli – Altavilla.
Fu un giorno non facile per la marina statunitense: i Tedeschi miravano sulla nave ammiraglia di Hewitt, inconfondibile sia per la stazza che per la quantità di antenne che la sovrastavano, facendole cambiare posizione.
Comunque il fronte alleato, nelle prime 48 ore, era avanzato di circa 16 chilometri nel punto di massima progressione, ma soltanto di 1.5 km sulla sua sinistra.
Sui muri della città di Salerno, venne affisso il Proclama numero 1: un manifesto a firma di Alexander, Comandante Supremo del 15° Gruppo d'Armata, nel quale si informava la cittadinanza che il Colonnello Thomas Aloysius Lane dell'Esercito USA avrebbe assunto ufficialmente la carica di governatore militare della città. I rapporti con la popolazione locale furono incentrati sulla collaborazione, il rispetto e l'aiuto reciproci: non mancarono giovani donne disposte a lavare le divise impolverate dei soldati, furono evacuati interi villaggi a rischio di bombardamenti ed alla popolazione fu distribuito "Meat & Vegetable Stew", il mitico stufato di carne e legumi in scatola. Tra le forze d'occupazione e le autorità locali nacquero rapporti di grande cordialità ma mancò completamente il supporto dei reparti italiani, sul quale Clark contava, almeno per impedire il libero movimento dei tedeschi nella zona dei combattimenti.

     Carta dello Sbarco pubblicata con post in data 21 agosto 2019 su questo blog

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lunedì 10 febbraio 2020

Lo Sbarco di Salerno 4 Pianificazione


4.    LA RICOSTRUZIONE STORICA DELL’OPERAZIONE “AVALANCHE”

a.   Pianificazione
Con l’Operazione “Avalanche” gli Alleati intendono conquistare Napoli per poi procedere alla successiva liberazione di Roma, costringere i tedeschi ad abbandonare rapidamente il sud dell’Italia ed acquisire le infrastrutture portuali e aeroportuali site nel meridione ritenute essenziali non solo per il prosieguo della campagna d’Italia ma anche per le attività da attuarsi nei Balcani.  Per contro, secondo la pianificazione di Kesserling, i tedeschi mirano, dopo aver attuato il disarmo degli italiani, a mantenere il controllo della maggior parte del territorio della penisola allo scopo di ritardare il più a lungo possibile la progressione alleata. Coscienti delle difficoltà insite nella difesa della Puglia e della Calabria, ove appare inopportuno schierare ingenti quantità di truppe a causa dell’elevato rischio che queste possano rimanere imbottigliate in conseguenza di rapide azioni di sbarco alleate a nord della “punta” e del “tacco” dello stivale italiano, i tedeschi contano di attestarsi sulla linea di difesa Salerno-Bari, salvo lasciare un esiguo contingente di truppe in prossimità di Castrovillari a fungere da “esca” per gli alleati.
Il piano elaborato dal Generale Mark W. Clark per la citata operazione “Avalanche” (Valanga), prevede l’impiego delle seguenti unità:


        X Corpo d’Armata britannico al comando del Generale Mc Creery, costituito dalle Divisioni di fanteria britanniche 46a (con 1°, 3° e 4° battaglione Ranger USA e 2° e 41° battaglioni Commandos UK) e 56a, 7a Divisione Corazzata e 23a Brigata Corazzata;

        VI Corpo d’Armata statunitense del Generale Dawley, composto dalla 36a Divisione, 45a Divisione (di cui due reggimenti in riserva a bordo delle navi), 3a Divisione e 44a Divisione;

        82a Divisione Aviotrasportata (USA);

        7a Divisione britannica, il cui sbarco è previsto il D+4, da impiegare per la conquista di Napoli.

Il Golfo di Salerno fu diviso in due settori di sbarco: quello posto a nord del fiume Sele venne affidato al X Corpo d’Armata britannico e quello a sud al VI Corpo d’Armata statunitense.
A questo punto è giusto chiedersi per quale motivo gli Alleati preferirono la zona di Salerno rinunciando a quella di Gaeta o allo sbarco diretto nel porto di Napoli (opzioni considerate in fase di pianificazione). A tal fine occorre indicare le valutazioni che gli Alleati espressero, in termini di vantaggi e svantaggi, che portarono alla scelta di Salerno:
(1)  Vantaggi:
        accesso dal mare esente da problemi, con spiagge piatte ed assenza di secche;
        la piana del Sele, dopo la bonifica operata dal regime fascista, risulta facilmente percorribile ed insiste, nell’area, un buon asse viario che adduce alla città  Potenza[1];
        Napoli risulta raggiungibile, attraverso il valico di Chiunzi, partendo dalla località costiera di Vietri sul mare;
        l’area è servita da un’efficiente rete ferroviaria ed è provvista di aeroporto (all’epoca di Montecorvino oggi di Salerno-Pontecagnano);
        la zona di Salerno, contrariamente a quella di Gaeta, non risultava troppo lontana dalla Sicilia e consentiva di garantire il necessario supporto aereo mentre il Golfo di Napoli doveva ritenersi escluso dalle operazioni, in quanto i suoi approdi erano minati;
        presenza di alture dominanti (cime che in taluni casi sfiorano i 1000 metri) che circondano una sorta di “triangolo” pianeggiante e che, se conquistate, avrebbero consentito una validissima difesa da contrattacchi nemici.

(2)  Svantaggi
        la citata parte pianeggiante, se in mano ai tedeschi, avrebbe consentito (come in effetti avvenne) a questi di godere di una perfetta visuale su tutta l’area avvedendosi di ogni manovra avversaria;
        il litorale interessato all’operazione è diviso in due dal fiume Sele (è presente anche un suo affluente, il Calore) troppo profondo per essere guadato, che dividendo in due la zona avrebbe creato grossi problemi di collegamento tra le teste di sbarco (come si verificò);
        le acque del Golfo di Salerno, come tutte quelle prospicienti importanti zone portuali o suscettibili di sbarchi e/o incursioni, erano minate.
La protezione del fianco settentrionale della testa di sbarco prevedeva l’impiego dei tre battaglioni di rangers e due di commandos britannici che sarebbero sbarcati davanti a Majori e a Marina di Vietri per poi bloccare le due strade che da Napoli portavano a sud e tramite le quali era probabile sarebbero affluiti i rinforzi tedeschi. Stabilite le teste di sbarco, i due Corpi d’Armata avrebbero sfruttato l’iniziale successo spingendosi verso l’interno per costituire un saldo perimetro difensivo basato sull’arco delle colline sovrastante le spiagge. La loro linea essenziale di demarcazione sarebbe stata costituita dal fiume Sele, mentre il loro punto perimetrale di congiunzione sarebbe stato Ponte Sele, sulla statale 18. Al X Corpo d’Armata era affidato il compito di occupare il piccolo porto di Salerno e l’aeroporto di Montecorvino (oggi di Pontecagnano) dal quale il generale Clark sperava di far operare, dal giorno D+1 reparti di caccia. Successivamente, il X Corpo d’Armata avrebbe sfondato a Nord e proseguito per Napoli onde occuparla entro il 21 settembre, data entro la quale era previsto l’arrivo del primo contingente di rincalzo. I punti chiave da conquistare, quindi, risultavano essere: l’aeroporto di Montecorvino e l’importante nodo stradale-ferroviario di Battipaglia posto a sud, il porto di Salerno ed il passo di Chiunzi a Nord, essenziale per poter successivamente puntare in direzione di Napoli.
Come era avvenuto per l’Operazione “Husky”, anche per la “Avalanche” vi fu una forte parcellizzazione dei comandi e reparti impegnati nella stessa, che dovettero imbarcarsi da porti diversi. Tale problematica fu risolta grazie all’ottimo coordinamento attuato da Clark e dai suoi comandanti ai vari livelli che, non essendo coinvolti nelle operazioni in atto, poterono dedicarsi alla preparazione dell’operazione. Su questa influirono, invece, negativamente le incertezze connesse alla scelta del piano da attuarsi (tra i diversi proposti) e all’imponderatezza relativa al tonnellaggio disponibile (in termini di naviglio). Anche Clark contribuì a complicare la pianificazione apportando cambiamenti che influirono sulle tabelle orarie dei convogli e delle varie ondate d’assalto. La protezione navale, in funzione di un’eventuale mancata resa della flotta italiana, fu decisamente potente, come nel caso dell’Operazione “Husky”, poiché affidata alla Forza “H” dell’Ammiraglio Willis, che contava quattro corazzate, due portaerei e la 12a squadriglia incrociatori, costituita da quattro unità. Questo schieramento doveva contrastare eventuali unità italiane provenienti da La Spezia e Genova, mentre una forza a parte, costituita da quattro corazzate, avrebbe fatto altrettanto nei confronti di unità provenienti da Taranto e dall’Adriatico. Per quanto concerne l’appoggio alle forze a terra, a favore del X Corpo d’Armata di terra era orientata la 15a squadriglia incrociatori britannica, articolata su tre unità, mentre a sostegno del VI Corpo d’Armata erano disponibili quattro incrociatori USA ed un monitore britannico. Il comando delle unità navali d’assalto fu assunto dall’Ammiraglio Hewitt che issò le sue insegne su nave “Alcon” (USA) a bordo della quale salì anche Clark.
Dato che il golfo di Salerno risultava minato, navi cacciamine avrebbero ripulito le zone di ancoraggio delle unità e creato corridoi per l’accesso alle spiagge.
Per quanto concerne l’impiego della componente aerea, costituita da circa 1300 bombardieri pesanti, 1400 caccia e caccia-bombardieri e 406 aerei da trasporto; questa si basava su tre principi (che avrebbero in seguito costituito una costante nelle operazioni alleate):

        neutralizzazione della Luftwaffe (in modo da costringerla a retrocedere su aeroporti lontani) tramite massicce incursioni di caccia e bombardieri;

        riduzione/annullamento della possibilità tedesca di far affluire rinforzi nella zona d’operazione bombardando i punti nevralgici della rete stradale, ferroviaria e i porti;

        protezione, con l’impiego di caccia, delle zone d’assalto fin quando le forze di terra non fossero uscite dalle loro teste di sbarco, le navi d’assalto non si fossero disperse e l’intera zona avesse costituito, per la Luftwaffe, un obiettivo pagante.


Stretto appoggio sarebbe stato fornito alle truppe da sbarco con le restanti risorse dopo che i suddetti compiti primari fossero stati soddisfatti. Inoltre, sarebbero stati compiuti attacchi su vasta scala per evitare di rivelare il vero punto di attacco da reiterare, dopo lo sbarco, nella zona di Napoli per sospingere la Luftwaffe al nord e tagliare tutte le strade che portavano al campo di battaglia.
Grave omissione, fatta in fase di pianificazione, fu non prevedere il bombardamento delle difese presenti sulla spiaggia di Salerno. L’esperienza siciliana portò, infatti, a ritenere improbabile che il nemico potesse, stante il fattore sorpresa, predisporre per tempo un’energica difesa dell’ampio litorale salernitano. Il momento critico di qualunque sbarco, è infatti quello in cui il nemico prende visione del punto in cui esso sta avvenendo e predispone, di conseguenza, un vigoroso contrattacco. La forza dell’attaccante sta proprio nella capacità di ritardare e impedire tale evento. Se vi fosse stata una preparazione d’artiglieria navale, sarebbe stato necessario bonificare dalle mine navali una determinata zona di mare dando ai tedeschi la possibilità di intuire, con circa 24 ore di anticipo, le spiagge scelte per lo sbarco. Inoltre, è probabile che Clark abbia considerato inopportuno colpire città e villaggi di un Paese non più nemico (e distruggere gli antichi templi e le vestigia della città di Paestum) e preferito contare sul fattore sorpresa e sull’aiuto degli italiani. Sulla scorta di tale scelta, Mc Creery predispose, per il suo X Corpo d’Armata, un appoggio navale ravvicinato specificamente programmato, da attuarsi in caso d’assenza del fattore sorpresa. Diversamente fece il Dawley per il VI Corpo d’Armata, ritenendo sufficiente poter contare, alla bisogna, sul generico fuoco d’appoggio navale.
Per quanto concerne le forze germaniche, parrebbe che il Generale Hube, Comandante del XIV Corpo d’Armata corazzato, fosse informato sulla possibilità di uno sbarco nella zona di Salerno. In tal senso, fece affluire nel suo settore, proveniente dal versante adriatico, la 16a Divisione corazzata per rafforzare le difese italiane. Tale unità, già impiegata a Stalingrado, poteva contare su 4000 reduci dalle campagne di Polonia, Francia oltre che sovietica e possedeva un’alta motivazione. La grande unità aveva rapidamente adattato le sue tattiche al nuovo teatro d’operazioni predisponendo, nella zona di Salerno, una serie di capisaldi dominanti le più probabili zone di sbarco, unico sistema per poter difendere i 50 chilometri di costa ad essa affidati. I varchi, sarebbero stati protetti da campi minati, ostruzioni in filo spinato e sorvegliati da forti pattuglie costituite da fanteria, carri e cannoni semoventi mentre alla 222^ Divisione costiera italiana toccava il compito di difendere i settori meno suscettibili di sbarco presenti nel golfo di Salerno.

 Vds Carta  pubblica con post in data 14 agosto 2019 su questo blog 
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[1] La S.S.18, proveniente da Napoli, attraversa Salerno, da dove si diparte la S.S.88 per Avellino, poi Battipaglia, da dove partiva la S.S.19 per Eboli e Potenza.
[2] Nel settore britannico la situazione rimaneva pressoché invariata.
[3] "I Tedeschi assisteranno stamane a qualcosa che non si sarebbero mai aspettati. Oggi gliele daremo di santa ragione. Gli lanceremo addosso tutto quello che è a portata di mano ad eccezione dei lavandini"; così dichiarò il generale Edwin J. House, Comandante del XII Comando Supporto Aereo, coordinatore delle azioni aeree alleate a Salerno. (“Salerno 1943, operazione Avalanche”, A. PESCE, Ermanno ALBERELLI editore, 2000)