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mercoledì 21 maggio 2014

Giuliano Evangelisti. lil passaggio del fronte lugio 1944

AGUGLIANO : 
LA LIBERAZIONE – 18 LUGLIO 1944
di

 Giuliano Evangelisti

Il 15 luglio il fronte alleato è disposto sulla direttrice Numana, Osimo, Monte Polesco-Montoro, Case Nuove.
Le forze tedesche sono dislocate lungo la linea Santo Stefano, Monte della Crescia, S.Vincenzo, Rustico; a Polverigi presso Villa Nappi è installato il Comando del 992° Reggimento Fanteria ed a Palazzo Giammagli vi è un importante comando logistico che sovrintende le operazioni di minamento a strade e ponti di tutto il territorio circostante.
Ad Agugliano presso Villa Ersilia è installata una piccola guarnigione di circa 40 soldati male equipaggiati e comandati dal tenente Hernest Von Hagen, che morirà nel tardo pomeriggio del 18 luglio tra Agugliano e Camerata Picena con l’intero equipaggio di un carro d’assalto, colpito dall’artiglieria polacca.
Il compito della guarnigione tedesca ad Agugliano ha per scopo il controllo dell’incrocio in direzione di Ancona e quello per Camerata Picena e quindi di contrastare seppur di poco l’inarrestabile potenza militare alleata: vengono installate due batterie di cannoni da 105 mm, la prima in via S.Bernardino, poco sopra il Cimitero di Polverigi presso il C.Freddi, l’altra a ridosso dell’abitato del paese in Via De Gasperi.
Bernard Welburn 1915-1922 Maresciallo di I Classe 7° Ussari - Era ad Agugliano il 18 luglio 1944. per ulteriori informazioni vds www.coltrinarimarche1944.blogspot.com


La mattina del 15 luglio da comando di Palazzo Giammagli (Polverigi) arriva l’ordine al presidio di Agugliano (dispaccio C.T. n.336) di minare sia l’incrocio di Monte Varino  (che per buona sorte non verrà fatto saltare) che tutti gli incroci lungo la strada per Camerata Picena.

La mattina del 17 luglio alle ore 6,45 inizia la battaglia per la liberazione di Ancona: lungo il fronte un intenso fuoco di artiglieria investe le difese tedesche che iniziano gradatamente a ritirarsi verso la costa (dispaccio Tedesco n.166: DA COMANDO GENERALE HOPPE A COMANDO 992° ORDINE GRADUALE RIPIEGAMENTO FORZE. STOP).
Le granate alleate investono per primo l’abitato di Polverigi, mietendo vittime sia tra soldati che tra la popolazione civile.
La sera del 16, le truppe polacche sono a pochi centinaia di metri dall’abitato di Polverigi, mentre il più importante caposaldo tedesco viene abbandonato lasciando alla pietà dei Polacchi decine di feriti.
La mattina del 17 dalle 6,30 alle 7 un intenso cannoneggiamento investe sia Polverigi che l’abitato di Agugliano: una granata  esplode nei pressi della Chiesa uccidendo una sfollata di Ancona, vengono feriti altri civili. Anche la campagna viene martellata e qui perde la vita Fabbietti Ida.
Il presidio tedesco di Agugliano distrugge i cannoni delle due batterie e si ritira, lasciando via libera alla colonna di carri armati polacchi che si attesta la sera stessa nelle alture di Monte Varino nei pressi del C.Raffaeli.

Il 18 luglio i polacchi iniziano il rastrellamento dell’abitato di Agugliano, ma dei soldati tedeschi nessuna traccia: la popolazione civile esce dai rifugi  e festeggia i liberatori che transitano sui loro carri armati in direzione Castel d’Emilio, Borgo Ruffini e Camerata Picena.

 Sembra che l’incubo della battaglia sia finito, ma non è così: durante la ritirata un gruppo di tedeschi con armi leggere ed un mortaio si nasconde sul colle del Cimitero di Agugliano.
Il vice Parroco Don Anselmi indica ad un’autoblindo polacca i tedeschi che sono lì asserragliati, i quali vistisi scoperti aprono il fuoco con una mitragliatrice e feriscono il sacerdote.

Si riaccende la battaglia: i  tedeschi sparano alcuni colpi di mortaio che cadono nei pressi dell’attuale casa Montesi, mentre un altro colpo cade tra la fine di via Oberdan e via Nazzario Sauro colpendo le persone che ivi stavano festeggiando le truppe polacche, con un bilancio di 6 civili uccisi e 4 soldati feriti.
E’ un inferno di spari con i polacchi che bersagliano la collinetta del Cimitero, mentre un carro polacco nella concitazione della battaglia colpisce con la canna del cannone la figuretta della Madonna posta all’incrocio per Camerata Picena, distruggendola.
Il tutto dura pochi minuti: la postazione tedesca viene annientata ed i polacchi proseguono la loro marcia verso Camerata Picena.  

I giorni successivi per Agugliano è un susseguirsi di colonne di camion e carri armati polacchi che transitano in direzione nord-est, seguiti con stupore dalla gente e la felicità dei bambini che chiedono ai soldati cioccolata e gomme da masticare.


Vi è uno strascico del transito del fronte per Agugliano: nel 1977 durante la manutenzione della strada verso Camerata Picena, viene alla luce un tratto di 22 metri minato dai tedeschi in ritirata con ben 62 grossi proiettili innescati ed ancora attivi. Dodici artificieri dell’Esercito furono impegnati per 9 giorni nelle operazioni di disinnesco. 
CARRO ARMATO SCHERMA IN DOTAZIONE AL 2 CORPO POLACCO


NOTE MESSE A DISPOSIZIONE DAL CENTRO STUDI DI AGUGLIANO E CASTELD'EMILIO

martedì 13 maggio 2014

domenica 4 maggio 2014

Le Unità Ausiliarie nella Guerra di Liberazione






RIVISTA MILITARE, SUPPLEMENTO, LE UNITA' AUSILIARIE, 1987

Testo divulgativo ampiamente illustrato di 32 pagine, articolato in tre parti dedicate alle unità ausiliarie, alla 210a Divisione di fanteria, alle salmerie da combattimento.

venerdì 28 marzo 2014

Gruppo di Combattimento Friuli. Iniziative

Come Gruppo "Studenti e Cultori della Materia" abbiamo ricevuto questa lettera che volentieri pubblichiamo.

 LA RINGRAZIO VIVMENTE PER LA SUA TEMPESTIVA RISPOSTA E  VENGO SUBITO  AI QUESITI:

 1) MI PIACEREBBE AVERE IL DECRETO MINISTERIALE O LUOGOTENZIALE CON IL QUALE SONO STATI COSTITUITI I GRUPPI DI COMBATTIMENTO.

2) PERCHE' LA SCELTA E' CADUTA SU BENEVENTO E LE SUE COLLINE? E' VERO CHE VI ERA A BENEVENTO LA SCUOLA TATTICA INGLESE, MA ANCHE SU QUESTA SCUOLA TATTICA SI SA MOLTO POCO PER LA RITROSIA DEGLI INGLESI, MI RIFERISCO ALL'ADDETTO MILITARE  DELL'AMBASCIATA INGLESE DI ROMA.

3) CHI  E QUANDO SONO STATI A SAN GIORGIO DEL SANNIO IN VISITA ALLE TRUPPE IN ADDESTRAMENTO? UMBERTO DI SAVOIA, IL GEN. ALEXANDER, IL GEN.  WILSON, S.E. MARIO PALERMO? DOVE SONO STATI E CHI HANNO INCONTRATO? POSSIBILE CHE I CARABINIERI, GLI UNICI A RAPPRESENRARE LO STATO IN PROVINCIA E NEI PAESI DOVE VENIVANO COSTITUITI I GRUPPI NON HANNO NOTIZIE AL RIGUARDO?

4) L'AZIONE DI DISFATTISTI INVIATI  A SAN GIORGIO DA QUELLI CHE NON VOLEVANO LA RICOSTITUZIONE DELL'ESERCITO ITALIANO, TESTIMONIATO DA REDUCI, MA SENZA DOCUMENTAZIONE PROBANTE COME MANIFESTI  E VOLANTINI DEI QUALI PURE PARLANO NEI LORO RICORDI,  RITENENDO CHE LE FORMAZIONI PARTIGIANE DEL NORD ITALIA FOSSERO LE UNICHE FORZE TITOLATE  A RAPPRESENTARE L'ITALIA SULLO SCACCHIERE MILITARE.

Inoltre:
"CON UN MIO CARISSIMO AMICO ABBIAMO SCRITTO UN OPUSCOLO SULLA PRESENZA DEL GRUPPO DI COMBATTIMENTO FRIULI IN PAESE E MI PIACEREBBE FARGLIELO AVERE ED IN PIU' CI SIAMO FATTI PROMOTORI DELL'EREZIONE DI UN CIPPO COMMEMORATIVO IN RICORDO DEI TRECNTO CADUTI DELLA FRIULI, PARTITI DALLE NOSTRE CONTRADE, SULLA LINEA DEL FRONTE DEL SENIO, IN ACCORDO CON IL PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE  REDUCI DELLA FRIULI, L'OTTIMO AMICO ROMANO ROSSI, E L'ANNO SCORSO IL NOSTRO COMUNE HA DATO LA CITTADINANZA ONORARIA ALLA BRIGATA AEREOMOBILE FRIULI ED E' VENUTO IL GEN. BETTELLI A RICEVERLA.
 SIAMO IN ATTESA DELLA VISITA DEL NUOVO COMANDANTE DELLA FRIULI PER ORGANIZZARE LA CERIMONIA PER IL 70 ANNIVERSARIO DELLA COSTITUZIONE DEL GRUPPO.

IN ATTESA DI RICEVERE LE SUE RISPOSTE AI MIEI QUESITI, MAGARI CON FOTOCOPIE DI DOCUMENTI, LA RINGRAZIO VIVAMENTE E LE PORGO I MIEI PIU' CORDIALI SALUTI.
MARIANO BOCCHINI.

giovedì 13 marzo 2014

C.I.L.: I piani operativi

In data 22 Marzo 1944 il Comandante del  Primo Raggruppamento Motorizzato, il Generale Utili, inviò al Comando Gruppo Nord e al comando della 5^ Divisione Polacca “Kresova” una nota sull’occupazione del Monte [i]Marrone. Utili riteneva opportuno occupare il citato Monte in quanto il controllo tedesco del medesimo comprometteva molto seriamente le condizioni di difesa del settore Castelnuovo nel settore [ii] Mainarde.  L’operazione doveva essere condotta di sorpresa con le seguenti modalità descritte dal Generale Utili “Pattuglie a ventaglio che partendo da q. 1180 e dal piede dei vari canaloni del versante orientale arrivano pressoché contemporaneamente sulla linea della cresta verso le 7 del mattino. Stabilito in cresta questo servizio di vigilanza leggera, iniziare l’ascesa da q. 1180 e da valle Petrara delle unità destinate a presidiare la posizione;nel complesso non più di 200 uomini che potrebbero installarsi sul Marrone tra le 9 e le 10 del [iii] mattino.”
Le forze previste per l’operazione erano :
·       il battaglione alpini “Piemonte”, che aveva il compito di occupare Monte Marrone;
·       il battaglione paracadutisti che doveva “assicurare il fianco destro del battaglione alpini spostando avanti la posizione di resistenza del settore Castelnuovo;
·       il XXIX battaglione bersaglieri, in riserva tra Castelnuovo e Masseria Abruzzese.
Utili prevedeva quindi “Un’occupazione dell’ala della montagna a nuclei largamente intervallati ben forniti di armi automatiche ed aggrappati il meglio possibile ai roccioni che strapiombano su Valle Petrara;
·       una sistemazione la più rapida possibile compatibilmente alla fase accessoria (mine e reticolati);
·       una attivissima osservazione vicina e lontana;
·       una efficiente organizzazione di fuochi frontali e d’[iv]infilata”.
L’operazione, originariamente prevista per il 25 marzo 1944, venne rinviata in quanto il Generale Guillaumme informò il Generale Utili, dopo avere esaminato il progetto di operazione presentato da quest’ultimo, che la medesima non poteva iniziare che in una data successiva al 27 Marzo, dopo il cambio di dipendenza che avrebbe interessato il 1° Raggruppamento Motorizzato e la presa del comando di settore da parte della 5 Divisione [v] polacca.
Avvenuto il passaggio del 1° Raggruppamento Motorizzato alle dipendenze della 5^ Divisione polacca, il 27 Marzo il 1° Raggruppamento ricevette l’istruzione segreta e personale n. 343 con la quale il Generale Sulik, Comandante della 5^ Divisione indicò le sue intenzioni e i suoi intendimenti sull’azione per occupare Monte Marrone. Sempre il 27 Marzo giunse dal comando della 5^ Divisione l’Ordine generale in cui il Generale Sulik precisava i compiti della Divisione ed il concetto di [vi]manovra.  Nell’ordine i compiti della Divisione risultavano di natura difensiva , con azioni di contrattacco da condurre solo al fine di riconquistare posizione perdute entro la linea di resistenza.
All’interno dei compiti complessivi della Divisione , il 1° Raggruppamento , responsabile del settore Mare, doveva impedire la penetrazione del nemico in direzione di Colle Altare – M. Mare – Scapoli- Colle al Volturno. Il Generale Kulik ordino l’inizio dell’azione nella notte tra il 30 ed il 31 Marzo,   raccomandando “sorpresa e massima [vii]segretezza”. Il 1° Raggruppamento doveva occupare Monte Marrone e successivamente il Generale Utili avrebbe valutato, in caso di situazione favorevole, se occupare Monte Mare, senza però l’obbligo di tenerlo ad ogni costo come parte del sistema [viii]difensivo.
Dopo 48 ore dall’occupazione di Monte Marrone, il 1° Raggruppamento doveva poi assumere la difesa delle Mainarde, sostituendo a quota 1478 il 13 battaglione della fanteria [ix] polacca. Il  Generale Utili affermò nelle sue memorie che da parte del Comandante della Divisione Polacca non erano state sollevate obiezioni al suo piano, che gli era stata lasciata libertà d’azione e che gli sarebbe  stato fornito tutto l’aiuto [x]possibile.
Il 28 Marzo il comandante della Fanteria del Raggruppamento emanò l’ordine d’operazione n 395 concernente l’occupazione di Monte Marrone. Il battaglione Piemonte avrebbe dato corso all’occupazione con un movimento del grosso che doveva essere proceduto “da elementi esploranti alleggeriti che procedendo rapidamente sulla linea di cresta , avrebbero protetto il successivo movimento di scaglioni arretrati dalle dirette offese avversarie;” l’occupazione della linea di cresta doveva avere “carattere nucleare in corrispondenza dei punti più forti, più delicati, di maggiore dominio e di più vasto campo di osservazione e di tiro sul versante occidentale del Monte [xi]Marrone.” Il Colonello Fucci inoltre raccomandò che sulla linea di cresta tra i primi materiali affluisssero "gabbioni,matasse di filo spinato, mine a strappo, talchè prima di sera sia già stato dato soddisfacente sviluppo allo stendi mento di reticolati e dei campi di mine (a non meno di 50 metri dalle postazioni delle armi), siano messe in opera molte bombe a mano in funzione di mine”.I predetti appostamenti difensivi servivano a quella che era definita da Fucci una “posizione di resistenza che doveva essere tenuta ad oni costo contro eventuali azioni avversarie”Il battaglione  Piemonte doveva “strettamente collegarsi tatticamente con l’occupazione italo-polacca delle Mainarde (q.1478)  e con l’occupazione di q 1344  del CLXXXV Btg Paracadutisti;infine con l’occupazione arretrata di q 1180 che resta alle dipendenze tattiche del XXIX btg. [xii]Bersaglieri”.
Il Comandante del Corpo Italiano ed il Comandante della divisione “Kresova”, considerata la resistenza opposta dai tedeschi, si riunirono il 07 luglio 1944 e concordarono che l’attacco su Filottrano si sarebbe svolto con queste modalità:
·       l’attacco su Filottrano sarebbe stato eseguito con una manovra che avrebbe esercitato lo sforzo maggiore da est sulla destra , in corrispondenza della direttrice Villanova – Filottrano ed appoggiare tale sforzo con un attacco concomitante da sud;
·       l’azione sarebbe stata effettuata dall’intera divisione “Nembo” articolata in due colonne e una riserva;
·       la colonna di destra, la più forte, costituita dal 183° Reggimento di fanteria paracadutista col XV battaglione in I° scaglione e il XVI battaglione in 2° scaglione avrebbero attaccato da est a cavallo della rotabile Imbrecciata – Filiottrano;
·       la colonna di sinistra costituita dal XII battaglione paracadutisti del 184° Reggimento fanteria avrebbe condotto un’azione sussidiaria attaccando Filottrano da Sud a cavallo della rotabile Imbrecciata – Filottrano;
·       riserva divisionale , costituita dal CLXXXIV battaglione guastatori e dal XIV battaglione paracadutisti del 184° reggimento fanteria , avrebbe gravitato verso la destra dove si sarebbe svolto l’attacco principale;
·       l’attacco sarebbe iniziato alle ore 07.00 del giorno seguente , dopo un’ora di preparazione [xiii]d’artiglieria.
L’attacco sarebbe stato appoggiato come segue:
·       il I gruppo da 75/27 e il gruppo da 100/22 del 184° reggimento artiglieria “Nembo” avrebbe appoggiato la colonna di destra;
·       il IV gruppo da 75/18 dell’11° reggimento artiglieria avrebbe appoggiato la colonna di sinistra;
·       il I gruppo da 105/28 , il II da 100/22 e III gruppo da 75/18 dell’ 11 reggimento artiglieria, schierati rispettivamente sul costone S.Antonio del Forone, nella zona di C.Staffolani e in quella di C.Antonini, e il CLXVI gruppo da 149/19 avrebbero costituito “artiglieria massa di manovra”, assumendo come direttrice di tiro “quella determinata dall’ambito di Filottrano”.
·       l’artiglieria polacca avrebbe dato il suo appoggio all’azione ed era previsto il concorso di carri armati pesanti della 5^ [xiv]divisione.
Il Comandante del C.I.L. inoltre per evitare che la sinistra della Divisione  “Nembo” restasse scoperta , dispose che la 1^ brigata facesse ancora uno sforzo “per passare con la sua testa di colonna il torrente Monocchia e  spingersi il più avanti possibile direzione Appignano – Molino Campo di Bove” per assicurare il fianco sinistro della divisione “Nembo” ad ovest della rotabile Macerata – Filottrano – [xv]Iesi.







NOTE

1 Vedi Conti G. “ Il primo Raggruppamento Motorizzato “SME Ufficio Storico 1984 p.182.
2 Vedi Conti G.  “ Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 pp.182-183.

3 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 183.
4  Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 183.

5 Vedi Conti G  “ Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p.184.
6 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 184.

7 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 184.

8 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 185.

9 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 186.

10 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 186.

11 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 187.

12 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 187.


13 Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 p.107.
14 Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 pp.107 –108.
15 Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 p.108.




[i] Vedi Conti G. “ Il primo Raggruppamento Motorizzato “SME Ufficio Storico 1984 p.182.
[ii] Vedi Conti G.  “ Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 pp.182-183.

[iii] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 183.
[iv] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 183.

[v] Vedi Conti G  “ Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p.184.
[vi] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 184.

[vii] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 184.

[viii] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 185.

[ix] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 186.

[x] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 186.

[xi] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 187.

[xii] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 187.


[xiii] Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 p.107.
[xiv] Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 pp.107 -108
[xv] Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 p.108

lunedì 24 febbraio 2014

C.I.L. Percorso. Dalle Mainarde al Settore Adriatico 1944


Il C.I.L. fu prima inquadrato nel Copro di Spedizione Francese, poi nel XIII Corpo d'Armata Britannico ed infine nel II Corpo Polacco. 
Aprile- Settembre 1944


martedì 11 febbraio 2014

C.I.L. Il settore Operativo Adriatico 1944

La notizia dell’armistizio, diramata la sera dell’8 settembre 1943, spinse molti, tra soldati e cittadini, a credere che la guerra fosse finita. L’immediata reazione delle forze tedesche, contro le unità italiane, tuttavia, mostrò chiaramente che purtroppo la guerra non era finita.
La “fuga” verso Brindisi del re e del Governo, aveva lasciato le unità italiane senza punti di riferimento e direttive chiare. Con l’obiettivo di rassicurare gli alleati sulle intenzioni italiane di combattere al loro fianco contro i tedeschi, i rappresentanti del Governo, nei giorni successivi all’armistizio, predisposero la costituzione di unità che potessero operare congiuntamente, a supporto degli alleati, alle loro successive offensive armate. A tale scopo, il 27 settembre 1943, fu costituito il I° Raggruppamento Motorizzato.
Nell’inverno del 1943-1944 la zona di operazioni che impegnava più significativamente le forze alleate, nella loro avanzata verso Roma, era la parte della penisola italiana, tra il Garigliano e il Sangro, caratterizzata da aspri rilievi montani e da anguste vallate scoscese; la così detta “linea Gustav”, che sbarrava l’accesso a Roma.
Proprio, ai margini di questa zona, l’appena costituito I° Raggruppamento Motorizzato fu impiegato dalla 5° armata americana in una serie di azioni offensive. I soldati italiani poterono mostrare tutto i proprio valore nel corso delle operazioni di Monte Lungo e sul Monte Marrone (catena montuosa delle Mainarde), quando già il raggruppamento aveva assunto, con decorrenza dal 22 marzo, la nuova denominazione di “Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.)”.
Tuttavia, quando i soldati italiani del C.I.L., si apprestavano a muovere verso Roma, gli alleati, in particolare i Britannici, non vedendo di buon occhio l'entrata nella capitale delle unità italiane, ordinarono di dirottare il C.I.L. sul versante adriatico.
Infatti, dal 1° giugno al 16 agosto il C.I.L. operò nel settore adriatico alle dipendenze del V° Corpo d'armata britannico, comandato dal generale Allfrey, per spostarsi ad operare successivamente, dal 16 al 31 agosto nella zona di Sassoferrato ed Urbino1.
Scopo di questo elaborato è di illustrare le caratteristiche del settore adriatico, teatro delle operazioni del C.I.L. da inizio giugno a metà agosto 1944. In particolare, si descriveranno le caratteristiche del terreno, le principali vie di comunicazione e le priorità strategiche all’interno del settore stesso.
Come detto, il C.I.L., a partire dal 1° giugno, si dispose nella zona attorno a Lanciano2, e precisamente fra Treglio, Arielli e Castelfrentano, per muovere verso nord.
All’interno del settore Adriatico, la conquista del porto di Ancona rivestiva un ruolo fondamentale. Infatti, l’avanzata da sud degli alleati, rendeva sempre più difficoltoso il rifornimento delle forze dalle basi meridionali di Taranto, Bari e Napoli. Si rendeva, quindi, necessaria la conquista di alcuni grandi porti più a nord, quali Livorno sul Tirreno e Ancona sull'Adriatico. L’unico porto sull’Adriatico, prossimo alla linea Gotica, era quello di Ancona: ritenuto dagli alleati di estrema importanza come base logistica dell’8ª Armata Britannica. Anche i tedeschi, tuttavia, ritenevano il porto particolarmente strategico e, proprio per questo, si impegnarono a difendere tenacemente la città di Ancona e il suo porto.
La zona di manovra fino a metà Luglio si articolava in aree montuose appenniniche e collinari più a est verso il mare. In quest’area il CIL liberò le città di Orsogna, Ari, Chieti, Bucchianico, Guardiagrele e molte altre località. Il 13 giugno venne raggiunta e conquistata l’Aquila ed il 15 Teramo.
Da questo momento, il 17 giugno, il C.I.L. cessò di operare alle dipendenze del V° Corpo britannico per essere posto alle dipendenze operative del II Corpo polacco.
L’avanzata fino a Macerata (per proteggere il fianco sinistro del corpo polacco) fu percorsa rapidamente, con il C.I.L. che si spostava su un percorso più interno rispetto al corpo polacco, lungo le rotabili Chieti-Teramo-Ascoli-Macerata, terreno ancora caratterizzato da una morfologia collinare, chiusa dagli Appennini a ovest. Dopo Macerata, il C.I.L. continuò l’avanzata verso nord, lungo questa direttrice. Dal tipo di terreno risultava che per condurre le operazioni offensive era adatta solamente la striscia costiera, su cui però molti fiumi limitavano la libertà di movimento dei soldati. Questo terreno creava, inoltre, con la sua morfologia collinare, condizioni molto favorevoli per la difesa. All’inizio di Luglio, le unità del C.I.L. iniziarono a muoversi in direzione del torrente Fiumicello a poca distanza dall'abitato di Filottrano.
La conquista della città di Filottrano era ritenuta indispensabile nel quadro delle operazioni tendenti alla liberazione di Ancona. Infatti, Filottrano occupava una posizione chiave all’interno dell’intera linea difensiva predisposta dai tedeschi a sud del Fiume Musone: la sua posizione dominante costituiva per gli occupanti un eccellente appiglio tattico e la certezza di scontri durissimi per chi avesse attaccato il borgo.
Per queste caratteristiche, la città di Filottrano da secoli aveva rivestito, da un punto di vista geografico, un ruolo strategico di fondamentale importanza. Il suo territorio è perfettamente al centro delle Marche, a pochi chilometri dagli Appennini e, contemporaneamente, vicino al mare. Dalla collina su cui si erge il borgo sono visibili molti piccoli e grandi centri: Osimo, Macerata, Cingoli, S. Maria Nuova; si spazia dai Sibillini al Conero, dal massiccio del Gran Sasso al mare Adriatico.
Dopo la conquista della città di Filottrano, ad opera delle unità del C.I.L., a metà di Luglio, i polacchi conquistano Ancona ed il C.I.L. riprese la sua avanzata verso nord, lungo la direttrice più interna rispetto a quella costiera.
La zona, in cui le unità del CIL operarono, dalla fine di Luglio alla fine di Agosto, si estendeva, da sud a nord, dall’Esimo al Foglia, e, da ovest ad est, dalla linea di Urbino-Arcevia alla linea di contatto con le truppe polacche operanti nella zona costiera.
Il terreno di questa zona, ad ovest, nelle vicinanze degli Appennini, comprende una zona montuosa che degrada ad est verso il mare, dove è presente una dolce zona collinare.
Pertanto, questa zona, viste le sue caratteristiche orografiche, poteva fornire molti punti di appoggio ed appigli tattici, ben adatti a rinvigorire una difesa organizzata sia contro le provenienze da sud e viceversa, sia contro le provenienze dal mare. Anche tale zona è ricca di corsi d’acqua con andamento generale sud-ovest, nord-est. La caratteristica torrentizia di tali fiumi, li rendeva facilmente guadabili nei mesi estivi, durante i quali furono svolte le operazioni. Tra questi i più importanti sono l’Esimo, il Misa, il Nevola, il Cesano, il Metauro e più a nord il Foglia. Questi fiumi, tuttavia, pur non rappresentando ostacoli seri, consentivano di organizzare efficacemente le operazioni difensive che potevano sfruttare i rilievi circostanti, imponendo, così come avveniva per i corsi d’acqua più a sud, delle momentanee battute d’arresto.
Numero speciale della Rivista qui riprodotta dedicato alla campagna nelle Marche nel 1944
info:risorgimento23@libero.it
Le valli dell’Esimo, del Misa, del Nevola, del Cesano e del Metauro erano larghe, pianeggianti, coltivate e con frequenti abitati. La zona era attraversata da molte linee di comunicazioni sia lungo le valli, che lungo le depressioni interposte fra le catene sub-appenniniche, tra queste, le conche di Sassoferrato-Fabriano e Cagli, sono di particolare importanza in quanto costituivano punti di confluenza di comunicazioni varie.
In conclusione, si può dire che,il terreno d’azione che fu teatro dell’avanzata del C.I.L. dal 1 giugno a metà agosto, nelle sue linee d’insieme, era caratterizzato da una zona appenninica e ricca di colline nella prima parte della traversata, fino a Macerata. Successivamente, tale terreno era caratterizzato da una successione di colline a sviluppo altimetrico piuttosto ridotto, di facile transito e separate tra di loro da successivi corsi d’acqua. Questi, pur non costituendo ostacoli per l’avanzata verso nord, tuttavia , offrivano possibilità di organizzare linee difensive molto efficaci che potevano sfruttare al meglio gli appigli tattici del terreno.

Inoltre va sottolineata, all’interno del settore, l’importanza rivestita dalla conquista della città di Filottrano che, per la sua posizione strategica, risultava essere una robusta postazione difensiva delle unità tedesche a salvaguardia del porto di Ancona.

venerdì 31 gennaio 2014

C.I.L.: Le forze nel settore adriatico

Il Corpo Italiano di Liberazione (CIL) nasce nell’aprile 1944 in seguito al cambiamento di denominazione del I Raggruppamento motorizzato.
Con il promemoria del 1 ottobre 1943 della missione militare alleata di controllo, fu autorizzata la costituzione di un raggruppamento motorizzato ed eventualmente la divisione da montagna Legnano, come truppe combattenti. Si trattava della prima formazione dell’esercito regolare dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, posta alle dipendenze prima del Gen. Vincenzo Dapino (fino al 23 gennaio 1944) e poi del Gen. Umberto Utili.
Il 20 dicembre, dopo che il raggruppamento motorizzato aveva offerto ottima prova di sé nei combattimenti di monte Lungo, venne tenuta una riunione in S. Spirito (Bari), presso la sede del XV gruppo armate anglo – americane, al fine di ribadire come punto di base italiano “una più ampia partecipazione  … alle operazioni avvenire”.
Al Raggruppamento si unirono ben presto altri reparti: 
-          l’11 febbraio 1944, proveniente dalla Sardegna, giunse il battaglione arditi su 3 compagnie (1 da sbarco e 2 sabotatori);
-          a metà febbraio arrivarono il 68° reggimento fanteria e il XXXIII battaglione bersaglieri e rientrò la compagnia artieri già aggregata al II corpo d’armata statunitense per i lavori stradali;
-          il V battaglione controcarri cessò di essere autonomo e si trasformò in III battaglione armi di accompagnamento del 68° reggimento fanteria;
-          alla fine di febbraio giunsero anche parecchi elementi per i sevizi (due scaglioni del 250° reparto salmerie e l’866° ospedale da campo);
-          il 1° marzo venne costituito il CCL autogruppo misto (comando, 1 autoreparto comando, 1 autoreparto leggero, 1 autoreparto misto);
-          il 14 marzo arrivò il battaglione alpini Piemonte;
-          il 24 marzo giunsero il 470° ospedale da campo e la 2° ambulanza radiologica.
Ai primi di aprile il raggruppamento constava di una consistenza organica di ben 7 battaglioni (I e II/68, XIX e XXXIII bersaglieri, battaglione paracadutisti, battaglione arditi, battaglione alpini Piemonte), tuttavia, sebbene avesse un livello di forze quasi pari a quella di una divisione e la fisionomia di una vera e propria grande unità elementare pluriarma, gli alleati non gli vollero riconoscere tale ruolo.
Il 18 aprile 1944 il raggruppamento – divenuto ormai una vera e propria grande unità – mutò la sua denominazione in Corpo italiano di liberazione: un riconoscimento ed un premio per tutto quello che in una situazione morale, psicologica e materiale quasi senza speranze e con scarsezza di uomini e di mezzi, il I raggruppamento motorizzato era riuscito a fare fino al termine del suo ciclo operativo, con il sacrificio di 93 morti e 315 feriti.
Il mutamento di denominazione non fu un atto formale. Il raggruppamento, che inizialmente aveva avuto una forza di soli 5.000 uomini, nell’aprile del 1944 contava 9-10.000 uomini, ed era riuscito a pressoché raddoppiare la sua forza.
Il CIL mantenne i compiti, lo schieramento e le dipendenze del I raggruppamento motorizzato.
Il ee26 maggio i comandi anglo – americani autorizzarono l’assegnazione della divisione paracadutisti Nembo per l’impiego in zona operativa alle dipendenze del comando del CIL.
Nel mese di giugno il CIL assume la sua definitiva articolazione costituita da:
-          un comando di corpo (comandante generale Umberto Utili, già comandante del I raggruppamento);
-          comandi artiglieria e genio;
-          divisione Nembo, costituita da: su due reggimenti di fanteria (183° e 184°) a formazione binaria, 1 reggimento artiglieria su 2 gruppi (1 da 75/27 e 1 da 100/22) ed 1 batteria da 20, 1 battaglione guastatori, 1 compagnia motociclisti, 1 compagnia mortai da 81, 1 compagnia minatori, 1 compagnia collegamenti, servizi;
-         
- I -
 
I° brigata, costituita da: 4° reggimento bersaglieri (2 battaglioni: XXIX e XXXIII), 4° reggimento alpini (2 battaglioni: Piemonte e Monte Granero), 1 battaglione paracadutisti (CLXXXV Nembo), 1 gruppo artiglieria someggiata da 75/13;
-          II° brigata costituita da: 68° reggimento fanteria (2 battaglioni), battaglione marina Bafile,  IX reparto d’assalto, 1 gruppo d’artiglieria someggiata da 75/13, 11° reggimento artiglieria su 5 gruppi e 1 batteria da 20 (I gruppo da 105/28, II da 100/22, III e IV da 75/18, V da 57/50); 1 gruppo da 149/19; 1 battaglione misto del genio (LI); servizi (1 sezione di sanità, 4 ospedali da campo, 1 nucleo chirurgico, i ambulanza radiologica, 1 sezione sussistenza, 1 sezione panettieri, posto di munizioni, posto materiali genio, 1 autogruppo misto, i reparto salmeria).
Le gravi lacune del CIL erano dovute alla scarsezza dell’artiglieria, la deficienza dei mezzi motorizzati, l’assenza assoluta di unità corazzate e la dotazione di armamento e di equipaggiamento in buona parte superati.  Da qui la preoccupazione che l’unità fosse impiegata in montagna.
In un periodo di poco più di 4 mesi, dall’ultima decade di aprile alla fine di agosto, il CIL, sempre al comando del generale Utili, partecipò all’offensiva alleata della primavera estate 1944, risalendo la penisola del Sangro - Metauro, ed affrontò una serie di duri combattimenti che possono essere ripartiti in tre cicli operativi riferiti alle zone di impiego:
-          il primo, dal 18 al 31 maggio, nella zona delle Mainarde;
-          il secondo, dal 1° giugno al 16 agosto, nel settore adriatico;
-          il terzo, dal 17 al 31 agosto, dalla zona di Sassoferrato a quella di Urbino.
In concomitanza con il ciclo operativo nel settore adriatico al CIL vennero assegnate unità britanniche di rinforzo costituite da:
-          2° reggimento thanks della VII° brigata corazzata britannica;
-          166° reggimento artiglieria campale inglese;
-          battaglione mitraglieri Rajputana Rifles;
-          mortai da 4,2 del 9° Manch  e del 149° reggimento artiglieria;
-          DXXXIII gruppo artiglieria controcarri;
-          CL ed il CLI gruppi controcarri del 93° reggimento
-          651° squadriglia da osservazione aerea.
Inoltre, per l’azione di Filottrano, il comando del corpo polacco passò alle dipendenze del CIL:  2 gruppi pesanti di medio calibro;  2 reggimenti leggeri da campagna ed un certo numero di carri armati Sherman della 5° divisione Kresowa.
Sicuramente, la sottoposizione di forze alleate al Comando Italiano costituì un atto di apprezzamento e fiducia per la capacità combattiva e l’abilità tattica di cui il I Raggruppamento e il CIL avevano dato prova di conquistando successi in operazioni di graduale più ampio respiro.
Al termine del ciclo operativo il Comando Supremo alleato nel Meditteraneo scrisse:
“ La nostra recente esperienza aveva reso ben chiaro che il CIL aveva combattuto bene  e che si poteva contare sulla possibilità che le truppe italiane dessero un considerevole contributo alle forze delle Nazioni Unite”.
Le gravi debolezze del CIL non furono di carattere ordinativo ma di natura organica e logistica (deficienza quantitativa e qualitativa del fuoco, insufficienza di mobilità tattica e logistica, eterogeneità dei mezzi di traslazione, assenza di mezzi corazzati e blindati, penuria di mezzi tecnici, scarsità di munizionamento per le artiglierie).
Nonostante tali insufficienze il CIL adempì costantemente i compiti di attaccare e battere il nemico che incontrò sulla sua strada e di assicurare l’assolvimento dei compiti e degli obiettivi ad esso assegnati.
- II -
 
Il comportamento del CIL fece cadere, a poco a poco, tutte le remore di carattere psicologico, morale e tecnico dei comandi militari alleati nei riguardi dei comandi militari e delle unità italiane.  Rimasero, purtroppo, vive quelle di carattere politico che non solo impedirono fino al termine della guerra, nonostante le prove di capacità operativa e combattiva dei soldati e degli ufficiali italiani, la ricostruzione organica di una grande unità complessa esclusivamente italiana, ma non consentirono di dare l’appellativo di divisioni, anziché quello di gruppi di combattimento, alle unità italiane  che verranno costituite dopo lo scioglimento del CIL.


Il Corpo Italiano di Liberazione (CIL) nasce nell’aprile 1944 in seguito al cambiamento di denominazione del I Raggruppamento motorizzato.
Con il promemoria del 1 ottobre 1943 della missione militare alleata di controllo, fu autorizzata la costituzione di un raggruppamento motorizzato ed eventualmente la divisione da montagna Legnano, come truppe combattenti. Si trattava della prima formazione dell’esercito regolare dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, posta alle dipendenze prima del Gen. Vincenzo Dapino (fino al 23 gennaio 1944) e poi del Gen. Umberto Utili.
Il 20 dicembre, dopo che il raggruppamento motorizzato aveva offerto ottima prova di sé nei combattimenti di monte Lungo, venne tenuta una riunione in S. Spirito (Bari), presso la sede del XV gruppo armate anglo – americane, al fine di ribadire come punto di base italiano “una più ampia partecipazione  … alle operazioni avvenire”.
Al Raggruppamento si unirono ben presto altri reparti: 
-          l’11 febbraio 1944, proveniente dalla Sardegna, giunse il battaglione arditi su 3 compagnie (1 da sbarco e 2 sabotatori);
-          a metà febbraio arrivarono il 68° reggimento fanteria e il XXXIII battaglione bersaglieri e rientrò la compagnia artieri già aggregata al II corpo d’armata statunitense per i lavori stradali;
-          il V battaglione controcarri cessò di essere autonomo e si trasformò in III battaglione armi di accompagnamento del 68° reggimento fanteria;
-          alla fine di febbraio giunsero anche parecchi elementi per i sevizi (due scaglioni del 250° reparto salmerie e l’866° ospedale da campo);
-          il 1° marzo venne costituito il CCL autogruppo misto (comando, 1 autoreparto comando, 1 autoreparto leggero, 1 autoreparto misto);
-          il 14 marzo arrivò il battaglione alpini Piemonte;
-          il 24 marzo giunsero il 470° ospedale da campo e la 2° ambulanza radiologica.
Ai primi di aprile il raggruppamento constava di una consistenza organica di ben 7 battaglioni (I e II/68, XIX e XXXIII bersaglieri, battaglione paracadutisti, battaglione arditi, battaglione alpini Piemonte), tuttavia, sebbene avesse un livello di forze quasi pari a quella di una divisione e la fisionomia di una vera e propria grande unità elementare pluriarma, gli alleati non gli vollero riconoscere tale ruolo.
Il 18 aprile 1944 il raggruppamento – divenuto ormai una vera e propria grande unità – mutò la sua denominazione in Corpo italiano di liberazione: un riconoscimento ed un premio per tutto quello che in una situazione morale, psicologica e materiale quasi senza speranze e con scarsezza di uomini e di mezzi, il I raggruppamento motorizzato era riuscito a fare fino al termine del suo ciclo operativo, con il sacrificio di 93 morti e 315 feriti.
Il mutamento di denominazione non fu un atto formale. Il raggruppamento, che inizialmente aveva avuto una forza di soli 5.000 uomini, nell’aprile del 1944 contava 9-10.000 uomini, ed era riuscito a pressoché raddoppiare la sua forza.
Il CIL mantenne i compiti, lo schieramento e le dipendenze del I raggruppamento motorizzato.
Il ee26 maggio i comandi anglo – americani autorizzarono l’assegnazione della divisione paracadutisti Nembo per l’impiego in zona operativa alle dipendenze del comando del CIL.
Nel mese di giugno il CIL assume la sua definitiva articolazione costituita da:
-          un comando di corpo (comandante generale Umberto Utili, già comandante del I raggruppamento);
-          comandi artiglieria e genio;
-          divisione Nembo, costituita da: su due reggimenti di fanteria (183° e 184°) a formazione binaria, 1 reggimento artiglieria su 2 gruppi (1 da 75/27 e 1 da 100/22) ed 1 batteria da 20, 1 battaglione guastatori, 1 compagnia motociclisti, 1 compagnia mortai da 81, 1 compagnia minatori, 1 compagnia collegamenti, servizi;
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- I -
 
I° brigata, costituita da: 4° reggimento bersaglieri (2 battaglioni: XXIX e XXXIII), 4° reggimento alpini (2 battaglioni: Piemonte e Monte Granero), 1 battaglione paracadutisti (CLXXXV Nembo), 1 gruppo artiglieria someggiata da 75/13;
-          II° brigata costituita da: 68° reggimento fanteria (2 battaglioni), battaglione marina Bafile,  IX reparto d’assalto, 1 gruppo d’artiglieria someggiata da 75/13, 11° reggimento artiglieria su 5 gruppi e 1 batteria da 20 (I gruppo da 105/28, II da 100/22, III e IV da 75/18, V da 57/50); 1 gruppo da 149/19; 1 battaglione misto del genio (LI); servizi (1 sezione di sanità, 4 ospedali da campo, 1 nucleo chirurgico, i ambulanza radiologica, 1 sezione sussistenza, 1 sezione panettieri, posto di munizioni, posto materiali genio, 1 autogruppo misto, i reparto salmeria).
Le gravi lacune del CIL erano dovute alla scarsezza dell’artiglieria, la deficienza dei mezzi motorizzati, l’assenza assoluta di unità corazzate e la dotazione di armamento e di equipaggiamento in buona parte superati.  Da qui la preoccupazione che l’unità fosse impiegata in montagna.
In un periodo di poco più di 4 mesi, dall’ultima decade di aprile alla fine di agosto, il CIL, sempre al comando del generale Utili, partecipò all’offensiva alleata della primavera estate 1944, risalendo la penisola del Sangro - Metauro, ed affrontò una serie di duri combattimenti che possono essere ripartiti in tre cicli operativi riferiti alle zone di impiego:
-          il primo, dal 18 al 31 maggio, nella zona delle Mainarde;
-          il secondo, dal 1° giugno al 16 agosto, nel settore adriatico;
-          il terzo, dal 17 al 31 agosto, dalla zona di Sassoferrato a quella di Urbino.
In concomitanza con il ciclo operativo nel settore adriatico al CIL vennero assegnate unità britanniche di rinforzo costituite da:
-          2° reggimento thanks della VII° brigata corazzata britannica;
-          166° reggimento artiglieria campale inglese;
-          battaglione mitraglieri Rajputana Rifles;
-          mortai da 4,2 del 9° Manch  e del 149° reggimento artiglieria;
-          DXXXIII gruppo artiglieria controcarri;
-          CL ed il CLI gruppi controcarri del 93° reggimento
-          651° squadriglia da osservazione aerea.
Inoltre, per l’azione di Filottrano, il comando del corpo polacco passò alle dipendenze del CIL:  2 gruppi pesanti di medio calibro;  2 reggimenti leggeri da campagna ed un certo numero di carri armati Sherman della 5° divisione Kresowa.
Sicuramente, la sottoposizione di forze alleate al Comando Italiano costituì un atto di apprezzamento e fiducia per la capacità combattiva e l’abilità tattica di cui il I Raggruppamento e il CIL avevano dato prova di conquistando successi in operazioni di graduale più ampio respiro.
Al termine del ciclo operativo il Comando Supremo alleato nel Meditteraneo scrisse:
“ La nostra recente esperienza aveva reso ben chiaro che il CIL aveva combattuto bene  e che si poteva contare sulla possibilità che le truppe italiane dessero un considerevole contributo alle forze delle Nazioni Unite”.
Le gravi debolezze del CIL non furono di carattere ordinativo ma di natura organica e logistica (deficienza quantitativa e qualitativa del fuoco, insufficienza di mobilità tattica e logistica, eterogeneità dei mezzi di traslazione, assenza di mezzi corazzati e blindati, penuria di mezzi tecnici, scarsità di munizionamento per le artiglierie).
Nonostante tali insufficienze il CIL adempì costantemente i compiti di attaccare e battere il nemico che incontrò sulla sua strada e di assicurare l’assolvimento dei compiti e degli obiettivi ad esso assegnati.
- II -
 
Il comportamento del CIL fece cadere, a poco a poco, tutte le remore di carattere psicologico, morale e tecnico dei comandi militari alleati nei riguardi dei comandi militari e delle unità italiane.  Rimasero, purtroppo, vive quelle di carattere politico che non solo impedirono fino al termine della guerra, nonostante le prove di capacità operativa e combattiva dei soldati e degli ufficiali italiani, la ricostruzione organica di una grande unità complessa esclusivamente italiana, ma non consentirono di dare l’appellativo di divisioni, anziché quello di gruppi di combattimento, alle unità italiane  che verranno costituite dopo lo scioglimento del CIL.

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