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giovedì 30 giugno 2022

Indic QUADERNI ON LINE Giugno 2020

 

SOMMARIO

ANNO LXXXIII, Supplemento on line, VI, n. 77

Giugno 2022

www.valoremilitare.blogspot.com

 

Massimo Coltrinari, Editoriale, Giugno 2022

                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data        29.06.2022

Massimo Coltrinari, Copertina, Giugno 2022

                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data        28.06.2022

 

 

DIBATTITI

 

Mario Rino Me, Mario Rino Me. Ricerche

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 3.06.2022

Valentina Trogu, La Giornata del Decorato ed il Valore Militare.  Relazione

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 5.06.2022

Antonio Trogu, Antonio Trogu. La Giornata del Decorato ed il Valore Militare. El Alamein

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 8.06.2022

Renato Hagman, Renato  Hagman. Convegno 21 maggio 2022 Relazione

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 9.06.2022

Alessia Biasiolo, Alessia Biasiolo. Convegno 21 maggio 2022. Relazione

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 10.06.2022

Redazionale, La Guerra Finnico – Russa  12/1939 – 3/1940

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 11.06.2022

Redazionale, La Zona A e la questione dei confini orientali

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 13.06.2022

Redazionale, Fortificazioni Bastionate. XVI -XVIII Secolo

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 14.06.2022

 

ARCHIVIO

 

Redazionale, Elenco delle Federazioni costituite alla data del 26 marzo 1924

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 7.06.2022

Redazionale, Il Primo Statuto dell'Istituto del Nastro Azzurro 1923

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 12.06.2022

Redazionale, Il Primo Consiglio Nazionale dell'Istituto. 1923

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 15.06.2022

Redazionale, Ricerca di informazioni Medaglia del Cinquantenario 1923 - 1977

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 15.06.2022

Antonio Trogu, Antonio Trogu. 1943- Africa Settentrionale

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 18.06.2022

Redazionale, Sezioni Estere. dell'Istituto del Nastro Azzurro nel 1923

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 19.06.2022

Redazionale, Annuario: I Vicentini decorati al Valor Militare nella Guerra 1915-1918

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 22.06.2022

Redazionale, Corti d'Onore. Regolamento 1951- Estratto I Parte

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 24.06.2022

Redazionale, Corti d'Onore. Regolamento 1951. Ricerca II Parte

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 25.06.2022

Redazionale, Cronache delle Federazioni nel n. 1  del Periodico Nastro Azzurro" edito il 26 marzo 1923

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 26.06.2022

GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE

 

Sergio Benedetto Sabetta, I TRIBUNALI PER CRIMINI DI GUERRA

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 27.06.2022

 

 

 CESVAM NOTIZIE

CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

 

Redazionale, ASSOARMA - Riunione del 22 maggio 2022 - Roma, Caserma Medici

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 1.06.2022

Redazionale, 2 giugno: Festa della Repubblica

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 2.06.2022

Redazionale, Incontro del Sig. Ministro con le Associazioni Combattentistiche e d'Arma

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 4.06.2022

Redazionale, Non ti scordar di me

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 6.06.2022

Redazionale, Centenario del Nastro Azzurro. Materiali

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 16.06.2022

Redazionale, Collaborazione con Enti ed Istituzioni. Proselitismo

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 21.06.2022

Redazionale, La città come comunità. La comunità come bene comune

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 23.06.2022

 

 

 

 

 

 

 

 

AUTORI

 

Pecce Alessio, ricercatore

Bottoni Roberta, Istituto del Nastro Azzurro

Coltrinari, Massimo direttore CESVAM

Francesco Attanasio, Presidente della federazione di Siracusa

Mario Pereira, Vice presidente Federazione di Pistoia

Carandente  Chiara, Istituto del Nastro Azzurro

Baldoni, Massimo, pseudonimo

Giorgio Lavorini, Presidente Federazione di Prato

Federico Levy, collaboratore

Elsa Bonacini, collaboratrice CESVAM

Osvaldo Biribicchi, Associato CESVAM

Alessia Biasiolo, collaboratrice CESVAM

Luigi Marsibilio, membro del Collegio dei redattori della Rivista

Giancarlo Ramaccia, vice direttore CESVAM

Giovanni Cecini membro del Collegio dei redattori della Rivista

 

Numero chiuso in data 30.06. 2022

venerdì 10 giugno 2022

Giuliano Evangelisti. Archivio


 Documentazione relativa ad un Militare Polacco che dopo il congeto rimase in Italia

venerdì 20 maggio 2022

Una Medaglia d'Oro dell II Fronte. Divisione Garibaldina "Chichero"

 


M. O. V. M.  ALDO GASTALDI

BISAGNO”

 

Sergio Benedetto Sabetta

 

            La figura genovese di “Bisagno”, comandante della Divisione garibaldina “Cichero” ed attualmente in corso di beatificazione, è emblematica delle contraddizioni e dei conflitti che attraversarono la resistenza.

            Nato a Granarolo (GE) il 17.09.1921 da Paolo Gastaldi e Maria Lunetti, cresce nella fede cattolica con un forte senso di responsabilità, perito elettrotecnico e studente alla Facoltà di Economia e Commercio, viene chiamato alle armi nel 1941.

            Sottotenente nel 15° Reggimento Genio presso la caserma di Chiavari, l’8 settembre 1943 nasconde le armi e con pochi uomini si stabilisce alle pendici del monte Ramaceto, in località Cichero da cui il nome dell’unità.

            Eletto comandante assume il nome di “Bisagno”, dal torrente che attraversa Genova, nei mesi seguenti si imposta il reparto secondo ben precise regole militari e morali, dando vita alla celebre “scuola di Cichero”.

            L’unità si accresce con nuove leve a partire dalle diserzioni a seguito dei bando di reclutamento della R.S.I. nel 1944, ma cresce anche nella stima delle popolazioni contadine per la correttezza nei rapporti imposta da Bisagno.

            Il comando non viene interpretato come potere o a finalità partitiche, ma quale dovere morale e si fonda prevalentemente sull’esempio, esponendosi ai pericoli con i propri uomini e vivendo con loro tutte le difficoltà.

            La sua capacità di comando e correttezza morale è riconosciuta anche dai nemici, evitando sempre inutili massacri o atti di giustizia sommaria, riconoscendo la sua capacità di mantenere la parola data e non piegarsi alla ferocia degli ideologismi imperanti.

            Si giunge così nel novembre 1944, a seguito di ripetuti colloqui con il   Maggiore Paroldo, comandante del battaglione Vestone della Divisione “Monterosa”, al passaggio del reparto alpino tra le file partigiane.

            Nel 1945, con l’avvicinarsi della fine della guerra, vengono a prevalere gli aspetti partitici e vi è un continuo tentativo di politicizzazione delle formazioni messo in atto dal Partito Comunista.

            Bisagno si oppone a questa ideologizzazione partitica delle formazioni partigiane da lui comandate, circostanza che lo pone ben presto in urto con parte del CLN, fino ad arrivare allo scontro avvenuto nel marzo 1945 nella riunione sul Monte Fascia.

            Il Comando militare unico della Liguria chiede a Bisagno di cedere il comando della “Cichero” e di trasferirsi dalla Sesta Zona alla Quarta Zona, i sui uomini venuto a saperlo fanno irruzione con le armi nella sede della riunione. Lo scontro viene evitato grazie anche alla mediazione dello stesso Bisagno che raffredda gli animi, si giunge a dividere indebolendola la Divisione “Cichero”.

            Durante la liberazione di Genova vi sono innumerevoli regolamenti di conti che Bisagno, sceso in città con le formazioni di montagna, disapprova pubblicamente.

            Rifiuta eventuali incarichi di governo a lui offerti, per questo entra in ulteriore conflitto con i settori più ideologizzati del CLN, viene consigliato dai propri uomini di ritirarsi in montagna dove è più facile proteggerlo da eventuali attentati.

            A maggio decide di accompagnare gli alpini del Vestone nelle loro case in Lombardia e Veneto, al fine di evitare possibili rappresaglie.

            Nel ritorno, a Desenzano del Garda, dopo che tutti i suoi uomini sono tornati a casa, il 21 maggio cade in viaggio dal tetto del camion e rimane ucciso. L’incidente viene attribuito a disgrazia nella relazione del commissario politico della Divisione, restano tuttavia molti dubbi.

            A Bisagno è attribuito il titolo di “primo partigiano d’Italia” e recentemente viene iniziato il processo di beatificazione, su impulso del Cardinale Angelo Bagnasco, già Arcivescovo di Genova.

            La figura di Bisagno e la sua tragica fine rientra a pieno titolo nei conflitti e nelle tensioni che sconvolsero l’Italia nel 1945 con la fine della guerra, basti pensare i tragici avvenimenti di Porzus nel Friuli e alle vicissitudini dei confini orientali.

 

Bibliografia

·         AA.VV., a cura di Marco Gandolfo, Bisagno. La Resistenza di Aldo Gastaldi, edizione Itaca 2018;

·         E. A. Rossi, L’Italia tra le grandi potenze, Il Mulino 2019.

sabato 30 aprile 2022

Il Processo di Tokyo 1946

 

 


Massimo Coltrinari

 

Il processo di Tokyo rappresenta un naturale controaltare al processo di Norimberga. Il 3 maggio 1946, si insedia  a Tokyo il Tribunale Militare per l’Estremo oriente. Undici sono le nazioni partecipanti ciascuna con un proprio rappresentante: Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia, Unione Sovietica, Cina, Francia Canada, Paesi bassi, Nuova Zelanda, India e Filippine.

I capi di accusa per il processo sono uguali a quelli di Norimberga: crimini contro la pace, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Ma il profilo operativo del processo ha delle precise connotazioni. Il Tribunale Militare  giudicherà solo gli individui responsabili di crimini contro la pace. Lascerà alle nazioni i cui territori sono stati invasi dal Giappone la possibilità di giudicare, ed eventualmente condannare, individui accusati di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Sotto accusa è la politica aggressiva ed imperialistica del Giappone dal 1931 al 1945 e per questo sono incarcerati e tradotti nella prigione di Sagomo  a Tokyo oltre 250 persone. Tra queste sono individuate i 28 imputati che si dovranno presentare e rispondere al Tribunale Internazionale.  Sono per lo più militari e diplomatici. Tutti hanno avuto un ruolo primario nella politica giapponese. Oltre a Hirota Koki, Tojo Hideki, il principe Konoe Fuminaro, che si suiciderà prima dell’inizio del processo, , nella lista degli impatati figura Okawa Shumei, che viene considerato uno dei massi responsabili, come ideologo, indiretti delle violenze della guerra di agrressione giapponese.

In cima alla lista ci dovrebbe essere l’imperatore Hiro Hito: la formula di questa assenza è individuta nel fatto che teoricamente era un monarca costituzionale e quindi “irresponsable” nelle decisioni prese dal governo; in realtà il non mettere sotto accusa l’imperatore deriva da un preciso accordo tra Alleati e Giappone al momento della resa. Sarebbe stata un onta, quasi un aprire il vaso di pandora in termini di ribellione e resistenza da parte del popolo giapponese se avesse assistito al processo di un Imperatore che era considerato quasi un semidio.. Capofila degli imputati rimase il generale Tojo Hideki, che dal 1941 al 1944 fu uno dei maggiori artefici della conduzione della guerra del Giappone.

 

Il Tribunale Internazionale fu presieduto dal giudice Willian Webb, di formazione anglosassone, ma australiano di nazionalità. Gli altri giudici sono i rappresentanti dei Paesi che hanno subito le violenze giapponesi.

 

La difesa degli impuati è basata, nella sostanza, nel fatto che le decisioni erano prese in seno al Governo, in modo collegiale, e che nessuno di loro avrebbe potuto opporre una qualsiasi resistenza alle decisioni del governo stesso. E’ una difesa che in pratica riverbera quella degli imputati di Norimberga ( gli ordini dovevano essere eseguiti). 

Il dibatto è seguito con molta enfasi dalla stampa internazionale, soprattutto da parte di quella statunitense; a tratti il processo pare una vera a propria sottolineatura del ruolo dei vincitori.

I testimoni ascoltati sono 419, mentre vengono raccolte oltre 800 deposizioni. I documenti acquisiti agli atti sono circa 4300, mentr eil processo verbale consta di circa 48.000 pagine.  Le udienze terminano il 16 aprile 1948, le sentenze vengono emesse il 12 novembre dello stesso anno, in un mondo che ormai ha capito che la guerra conclusa anni prima non ha risolto praticamente nulla e nuovi venti di guerra si profilano all’orizzonte.  Tutti gli accusati, ad eccezione di due, sono considerati colpevoli. 7 vengono condannati alla pena di morte, mentre i rimanenti all’ergastolo. La sentenza finale è raccolta in un volume di 1218 pagine.

 

Non vi è spazio per approfondire l’azione parallela e seguente alla attività del Tribunale Internazionale di Tokyo.  Nei territori occupati dal Giappone gli individui accusati di crimini di guerra e crimini contro l’umanità perseguiti dalla Giustizia nazionale del paese invaso, saranno 5700, di cui 920 saranno condannati, con sentenza eseguita, a morte.

In generale, suddivisi in Criminali di categoria A, B,C, saranno oltre 200.000 glaccusati che verranno sottoposti a provvedimenti di vario genere, in una gamma che va dalla pena capitale alla epurazione dai pubblichi impieghi.

 

Il valore del processo di Tokyio, come quello di Norimberga sta nel fatto, più volte sottolineato che  un Governo o un vertice politico può essere chiamato a rispondere delle sue azioni. Questo ha avuto un significato rilevante in Europa, ma ancor più in Giappone, ove i governanti quasi erano sfiorati dalla concezione religiosa in cui si ammantava l’imperatore.

 

Il processo di Norimberga ed il processo di Tokyo, come ebbe a dichiare il capo degli accusatori a Norimberga Robert Jackson , avevano l’aspirazione di “apparire ai postei come l’adempimento dell’aspirazione una man alla giustizia”. In parte questa aspirazione è andata delusa, in virtù della violazione dei principi della irretroattività della legge penale e della giustizia uguale per tutti . Altro aspetto controverso il fatto che sia a Norimberga che a Tokyo fu sollevata dalla difesa la questione della giustizia dei vincitori sui vinti. E’ facile constatare che nessun processo per crimini di guerra e contro l’umanità fu intentato a carico degli Alleati.

 

Ma i processi di Norimberga e di Tokyo, pur nelle loro limitazioni giuridiche  e limitazioni certamente censurabili, sono processi che, forse, erano il meglio che la Comunità Internazionale in quel momento storico potesse esprimere hanno però una loro valenza ed hanno lasciato una eredità degna di Nota.

Due i punti fondamentali di questa eredità: l’ordine superiore non libera nessuno dalla propria responsabilità penale; la legittimazione della giurisdizione penale universale.

Dai processi di Norimberga e Tokyo si potevano, però, trarre ammaestramenti che sono stati ignorati nei decenni successivi: il fattore tempo ed il fattore luogo . Norimberga durò meno di un anno,  Tokyo poco più di due anni. I processi si svolsero lì dove aveva un significato: a Norimberga furono emanate nel 1935 le leggi sul sangue e sull’onore tedesco, simbolo del potere e del programma nazista.

 

Processi che hanno aiutato a superare “il passato che non passa” in Germania e in Giappone, che hanno inciso nella coscienza storica di una Nazione e che hanno evidenziato  la necessità di riflettere su certe ideologie e soprattutto che si pongono come una barriera al rifiorire di simili ideologie e quindi di rivivere le violenze che hanno prodotto.  Processi utili alla Nazione. Al contrario dell’Italia, in cui la cosiddetta” mancata Norimberga italiana” ha generato revisionismi, negazionismi e rifioriture  di tutte le risme, come se i disastri le violenze i lutti e il loro corollario che hanno marchiato due generazioni  fosse passato inutilmente.

mercoledì 20 aprile 2022

Il Processo di Norimberga 1946.

 Si riporta un articolo scritto nel 2006 per la rivista "Patria Indipendente" 




I Processi ai Nazisti

 

IL PROCESSO DI NORIMBERGA

 

1946 –2006

 

 Massimo Coltrinari

Sessant’anni fa a Norimberga si concludeva il processo che vide il vertice nazista chiamato a rispondere dei suoi atti e dei suoi crimini. Per la prima volta nella storia, coloro che erano al vertice di uno Stato e attori di una guerra senza leggi e senza limiti, erano chiamati, nel quadro di garanzie processuali riconosciute, a dare conto delle loro decisioni; decisioni che in sei lunghi anni avevano procurato al loro popolo ed ai popoli europei indicibili sofferenze e lutti, oltre danni materiali immensi. Tenuto a Norimberga, la città tedesca culla della legalità apparente nazista ( Le famose “leggi di Norimberga” sulla quali si fondò fino al 1942 la giurisprudenza tedesca, travolta poi dalle decisioni della Conferenza di Wansee) questo processo rappresenta la pietra miliare nel Diritto Internazionale per chiamare, in qualche caso, a rispondere dei loro atti tutti i dittatori ed oppressori che si alternano in folla sulla scena di questo martoriato mondo. Ma non solo.

Con la dizione di “processo di Norimberga” intendiamo anche le azioni procedurali messe in atto dai vincitori della seconda guerra mondiale, oltre che del vertice anche dei maggiori esponenti della dirigenza tedesca. Sono una serie di processi che si svolsero dalla fine della guerra agli inizi degli anni cinquanta durante i quali si cercò di ripristinare un minimo di legalità di fronte alla violenza esercitata, oltre i canoni della accettata violenza bellica, dai tedeschi contro popolazioni nemiche i cui componenti non erano belligeranti. Questi processi si tennero non solo in Germania ma anche nei paesi già occupati dai nazisti, come URSS, Polonia, Cecoslovacchia, Jugolsavia, ecc.

Parallelamente  a questi processi, che si svolsero in un arco temporale che va dal 1945 agli inizi degli anni cinquanta, si svolsero processi in seno all’ordinamento giudiziario della Germania Federale, per imputati minori.  Questa ultima categoria di processi si qualifica per il fatto che sono corti composte da Tedeschi che giudicano altri tedeschi, ovvero viene meno la composizione internazionale e straniera dell’organi giudicante.

 

Dopo il processo Eichmann svoltesi nel 1961, che rappresenta uno spartiacque fra i processi di Norimberga e la residuale azione processuale nei confronti di coloro che per vari motivi si sottrassero al giudizio, si svolsero dagli anni ottanta in poi alcuni processi contro responsabili nazisti di crimini oggetto di imputazione a Norimberga, più per una questione di principio e di coerenza che di reale giustizia. Qui si tenta di tracciare un quadro generale di questi avvenimenti, come premessa introduttiva al problema della punibilità o meno di comportamenti non accettai in guerra o in situazioni conflittuali estreme.

 

 

Gli Alleati iniziarono a pensare sui trattamenti da riservare ai nemici dell’Asse già nell’autunno del 1943. Inizialmente si pensò di sottoporre i responsabili ad un “consiglio militare di guerra”; poi, acquisti ulteriori dati, si decise di sottoporli a regolare processo.

 

Alla conferenza di Londra dell’estate del 1945 si prese in esame tre categorie di “crimini”: la prima “crimini contro la pace”, tesi sostenuta da americani ed inglesi, in cui si sottolinea che l’aggressione tedesca ha leso i diritti di tutto il mondo; la seconda “crimini contro la guerra”, tesi sostenuta da sovietici e francesi, in cui si inseriscono i maltrattamenti, le uccisioni, i lavori forzati, l’assassinio e le violenze sui prigionieri di guerra, l’esecuzione di ostaggi, le razzie, la distruzione ingiustificata di villaggi, non sostenuta da esigenze militari.

 

Nonostante tutti gli sforzi queste tesi non riuscivano ad includere quello che era il più grande problema del tappeto: l’Olocausto. Già la definizione di ebreo era un problema; se non si trovava una soluzione, il genocidio ebraico e le vessazioni subite dagli ebrei in Europa rimanevano fuori da ogni processo. Fu quindi necessario ricorre alla tesi di “crimini contro l’umanità, cioè lo sterminio, la deportazione e qualsiasi atto disumano commesso contro le popolazioni civili, prima e durante la guerra, fuori della violenza bellica, e le persecuzioni per motivi etnici, religiosi, politici, razziali, di sicurezza od occasionali.

 

I crimini contro l’umanità per poterli definire hanno bisogno di essere correlati alla tesi del “complotto” ordito per sostenere una aggressione o un crimine di guerra, altrimenti la mera definizione di “crimine contro l’umanità” rischia di esulare dalla prassi processuale. In altre parole si accetta il principio che i “crimini contro l’umanità” non possono essere perpetrati prima della guerra, ovvero a partire dal 1 settembre 1939.

 

Il Processo di Norimberga contro il vertice nazista.

Il 18 ottobre 1945 a Norimberga, scelta proprio in virtù del fatto che fu il palcoscenico dei riti nazionalsocialisti di rilievo, si  tenne la prima udienza di quello che poi nella dizione comune è passato alla storia come Processo di Norimberga. Principale imputato presente era Herman Goering; gli altri imputati erano, Rudolf Hess, Robert Ley, Julius Streicher, esponeti del partito nazista; Hjalmar Schacht, ministro dell’economia e presidente della Reichbank, Walter Funk, addeto alla arianizzazione del popolo tedesco e delle popolazioni dei territori occupati, Wilhelm Frick, ministro dell’Interno;, Joachin Ribbentropp, ministro degli esteri; Franz von Papen, vicecancelliere, Albert Speer e Fritz Sauckel, addetti allo sfruttamento della forza lavoro coatto; i militari impuati sono Wilhelm Keitel, capo del Comando Supremo delle Forze Armate e Alfred Jodl, del Comando Supremo delle Forze Armate, Erich Raeder, Capo della Marina, e Karl Doenitz, Comandante delle Forze Subacquee. A tutti questi si aggiungono cinque esponenti della burocrazia statale di vertice nei territori occupati: Baldur von Schirach, per l’Austria, Konstantin von Neurath, per il protettorato di Boemia e Moravia, Hans Frank per il Governatorato generale cioè la Polonia, Alfred Rosenberg, per i territori dell’Est e Arthur Seyss-Inquart, per i Paesi Bassi.

I principali impuati però sono assenti perché deceduti. Hitler, in primo luogo, suicidatosi il 30 aprile 1945, Himmler, suicidatosi il 23 maggio 1945, Heydrich, ucciso da patrioti cecoslovacchi a Praga nel 1942, e Muller, capo della Gestapo e martin Bormann, capo del partito eclissatosi al momento del crollo della Germania.

 

I capi di accusa sono: “cimini contro la pace”, “crimini di guerra”, “crimini cntro l’umanità”, nella accezione detta sopra.

 

Il dibattimento fa emergere schiaccianti prove documentali e testimoniali nei confronti di tutti i deputati, portate per lo più da loro collaboratori subordinati, oltre che da protagonisti oculari. La linea difensiva adotta è semplice: si dichiarono “non a conoscenza dei crimini commessi contro chiunque, ebrei compresi; se qualcuno di loro vi ha partecipato lo ha fatto senza rendersene conto. In pratica hanno solo ubbidito agli ordini, emanati da uno solo, Hitler.

 

Le condanne 

 

La maggior parte delle prove e dei dossier di accusa sono presentati dalla parte americana, che nella sostanza ha promosso e gestito l’intero processo.

 

 

 

 

 

I processi verso la dirigenza nazista

Parallelamente al processo di Norimberga sono istruiti processi contro funzionari di vario livello della dirigenza tedesca. Il 26 aprile 1945 gli Alleati ordinano di arrestare d’ufficio gli appartenenti ai seguenti gruppi: 1°  Dignitari del partito dal grado più basso della gerarchia. 2° Funzionari e Dirigenti della Gestapo e del Sicherheitsdienst. 3° Waffen-SS dal grado più basso di sottufficiale. 4° Ufficiali di Stato Maggiore delle Tre Forze Armate. 5° Ufficiali di Polizia. 6° SA dal grado più basso di ufficiale. 7° Ministri ed alti funzionari, responsabili territoriali e comandanti civili e militari dei territori occupati. 8° Nazisti e simpatizzanti nazisti dell’industria e del commercio. 9° Giudici e procuratori dei Tribunali speciali. 10° Traditori Alleati passati al servizio dei Nazisti.

La data di riferimento per i capi di accusa è il 1 settembre 1939, ove emerge che i “crimini contro l’umanità” non possono essere stati perpretati prima della guerra. Con questo vengono dichiarate non criminali le seguenti organizzazioni: le SA, perché nel corso della guerra le sue attività furono insignificanti; il Consiglio di Gabinetto, perché ristretto di numero, e l’Alto Comando dello Stato Maggiore Generale nella sua generalità ( l’accusa riguarda solo alcune decine di generali). Quindi non sono dichiarate criminali il Corpo degli Ufficiali e quello della Funzione Pubblica

 

Con questi criteri si individuano circa 5000 persone. Ma il numero si riduce a circa 200 in ragioni di tipo “procedurale”; sono duecento  “esponenti” centrali nella determinazione della tragedia dell’Olocausto.

 

Costoro sono raggruppati in dodici procedimenti d’accusa, che vale la pena di elencare: 1° contro i medici nazisti; 2° contro il maresciallo dell’aeronautica Eberhard Milch. 3° contro il ministro della giustizia Franz Schlegelberger e i suoi collaboratori. 4° contro Oswal Pohl e la burocrazia dei campi di concentramento e sterminio. 5° contro gli industriali del gruppo Flick. 6° contro la I.G. Farben. 7° contro i generali dell’Esercito operanti nei Balcani, nello scacchiere Sud-Est. 8° contro i mebri dell’Ufficio Centrale della razza. 9° contro i componenti i Einsatzgruppen. 10° contro il gruppo industriale Krupp. 11° contro alti dignitari della Politica del III Reich. 12° contro i generali in comando nella Campagna di Russia.

In totale, sono posti sotto processo 185 persone, 15 per diverse cause esclusi.

Alla fine dei 12 processi “minori” di Norimberaga si hanno i seguenti verdetti: 35 imputati dichiarati non colpevoli; 97 condannati a pene detentive fino a vent’anni d

giovedì 31 marzo 2022

Icaro: Il volo su Roma e la beffa al fascismo

 

in LA CIVILTA' CATTOLICA N.4117  GENNAIO 2022 ABSTRAC

 

 Giancarlo Pani S.I.

 

«I:atteggiamento che consiste nell'ammirare il fàscismo pur deplorandone gli eccessi non ha senso. Ilfascismo non può esistere che grazie ai suoi eccessi: sono la sua logica)). Esordisce così il nuovo romanzo storico di Giovanni Grasso, Icaro, il volo su Roma, che tocca uno dei periodi più tragici della nostra storia. Il volo su Roma di Lauro De Bosis, trentenne, poeta e letterato, il 3 ottobre 1931 fu una clamorosa beffa a Mussolini, che assistette impotente a un lancio di 400.000 volantini: portavano un messaggio di libertà a un popolo schiavo. Purtroppo il successo si trasformò in tragedia, perché l'aereo, finito il carburante, s'inabissò nel Mediterraneo. La vicenda s'intreccia con la tournée in Italia di Ruth Draper, l'attrice teatrale più famosa di New York. Tra lei e Lauro nasce un amore travolgente, che si nutre di bellezza, di valori civili e di lotta al fascismo.

 

Pietro Vaenti. Il Ricordo

 

Ricordare Pietro, a dieci anni dalla scomparsa significa riflettere su un segmento della nostra storia, la resistenza dei militari italiani all’estero, e più in generale le scelte di politica estera e socio-economiche del nostro paese del tempo. Significa constatare che a 75 anni di distanza quanto successo nel 1943 e negli anni successivi è stato volutamente ignorato e, per precisa volontà, non incide nelle scelte attuali.

Trovarsi come tutti i soldati italiani, ed in particolare quelli stanziati fuori del territorio nazionale abbandonati a se stessi, senza più nessun alleato e nessun amico, circondati da popolazione civile ostile e nemici feriti nell’orgoglio e pronti a sfogare in modo crudele il loro risentimento di alleati traditi, è una situazione che metaforicamente in questi ultimi mesi si è riproposta al popolo italiano più di una volta.

La massima espressione democratica quale è la elezione del Capo dello Stato, si è risolta in un compromesso funzionale, quasi una scelta obbligata, in virtù della inconsistenza di una classe politica di trovare le soluzioni democratiche e funzionali all’interesse della nazione. L’unico candidato alla Presidenza che si è espresso è stato un personaggio che da anni imperversa sulla scena politica nazionale, amico di colui che oggi devasta un paese europeo in modo violento, che frantuma ogni cardine della nostra tradizione della famiglia, cadine della nostra società, proponendoci un matrimonio-non matrimonio e che ha sempre dimostrato di anteporre i suoi interessi a quelli della collettività. Vi sono larghi strati della politica che da quando sono stati eletti al parlamento e rappresentano il partito di maggioranza relativa dall’inizio del loro mandato hanno cambiato posizione ed atteggiamento ad ogni annuncio di stagione (basti pensare alla campagna per uscire dall’euro); altri ancora, con l’etichetta di “sovranismo” combattono l’Europa in ogni maniera, per creare un regionalismo le cui prospettive sono solo fame e miseria. Infine il revival contro cui Pietro di è battuto, il ritorno dell’uomo della Provvidenza, che al termine di venti anni di governo, oggi indicati come eccellenti, fu detronizzato dai suoi stessi luogotenenti, poi definiti traditori da chi si era messo al servizio del tedesco invasore sognando un “ritorno all’origini” senza riflette che quel ritorno stava portando ancora lutti, divisioni, macerie e fame. Infine la classe politica ha dimostrato ancora una volta il suo fallimento, per una parte della quale la vita umana non ha valore con la richiesta di allentamento o cancellazione di norme anticovid, fallimento prima morale e poi materiale nel momento in cui si è dovuto chiamare un generale per combattere e ridurre la minaccia di questa infezione, con lo strascico di coloro, autodefinitesi NOVAX, cioè candidati potenziali senza difese per il suicido scelto e voluto, non solo per loro ma anche per altri.

 A dieci anni dalla morte di Pietro possiamo anche avanzare la domanda, (in sua presenza non avremmo mai formulata): a che cosa è servita la Resistenza, la lotta del popolo italiano per non avere più guerre, fame, tragedie, violenze e un vivere quotidiano sereno, prospero ed un futuro accettale?

 Chi scrive è il figlio della generazione che fece la Resistenza e deve ai tantissimi Pietro una vita, guardandosi indietro, degna di nota, una vita che i miei figli invidiano. “Tu avevi la certezza di…, tu hai la certezza della pensione…, tu hai avuto una scuola che prima educava e poi istruiva…, tu sul posto di lavoro avevi diritti, tu avevi sindacati che erano sindacati.., non venduti… tu come generazione avevi un futuro…” Tutte cose che si sono realizzate.  In pratica l’Italia degli anni del secondo dopoguerra che un altro socialista ha iniziato a distruggere. Oggi i nostri giovani hanno un quadro di prospettiva diverso.

Dopo una pandemia devastante, oggi viviamo con la paura della guerra, che pensavamo fosse stata bandita dall’Europa. Il dramma dell’invasione che nel 1939 subì la Polonia, nel 1940 La Danimarca e la Norvegia, il Belgio e la Francia, poi nel 1941, la Russia, La Jugoslavia La Grecia, oggi lo rivediamo in Ucraina. Stesse modalità, stessa propaganda, stessi eroismi, stesse menzogne, stessi fiancheggiatori, un revival su vasta scala che ci terrorizza.

 

Ricordando Pietro, certamente a lui non farebbe piacere sapere che anche i suoi nipoti si potrebbero trovare nelle stesse sue condizioni del settembre 1943: dover scegliere tra essere internato o salire in montagna o essere alla mercè di un nemico spietato.

Tutto quanto sopra porta ad una conclusione che potrebbe essere un punto di riferimento delle nostre scelte future. Ruggero Zangrandi nella dedica ad un suo volume sulla ricostruzione della crisi armistiziale scrive:

“…Dedico questo lavoro a mia figlia Gabriella ed ai giovani della sua età  Nella fiducia che una conoscenza non convenzionale di quel che accadde in Italia intorno all’8 settembre 1943 concorra a far loro imparare prima il male che possono arrecare a un Paese le cattive azioni di capi vili e quanto poco il sacrifico di migliaia di uomini semplici riesca poi a porvi rimedio”

 

Per me, questa è la grande eredità di Pietro, e l’ammirazione e la stima nate fin dal primo momento che ci siamo incontrati si sono consolidate al confronto con il tempo e con le sfide che la vita ha posto. Un ricordo indelebile, attivo e sempre fonte di orientamento. Pietro è ancora con noi.

 

domenica 20 marzo 2022

RIVISTA QUADERNI, Anno LXXXII. Supplemento XX, 2021, n.3 20° della Rivista CESVAM REPORT Settembre 2019 -Agosto 2019

 


SOMMARIO

Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,

20° della Rivista “Quaderni”

www.istitutodelnastroazzurro.it

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

www.cesvam.org

 

CESVAM REPORT.  SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021

 

1.      INTRODUZIONE

La necessità di un Report.


2.      STRUTTURA DEL CESVAM

a.       Istituto del Nastro Azzurro Ente Morale

Statuto; Regolamento

b.      Lo Statuto del CESVAM

c.       Il Regolamento del CESVAM

d.      Il Verbale  costitutivo del CESVAM del Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro

 

3.      ATTIVITA’ DEL CESVAM

Editoria

a.       La Emeroteca del CESVAM

b.      L’Archivio-Biblioteca del CESVAM

c.       I Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione

Ricerca

d.      Le attività in essere.

e.       La Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”

f.        I “Quaderni On Line”

g.      I Blog di carattere storico, estensione di ricerca

h.      I Blog di carattere geografico, estensione di ricerca

i.        I Blog di carattere associativo e divulgativo

j.        I CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni

k.      I Libri della Collana del Nastro Azzurro”

Didattica

l.        L’Attività didattica per Master di 1° e 2° Livello

m.    L’Attività didattica per Corsi di Formazione

Divulgazione

n.      Il Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione

o.      La Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi

p.      I Convegni e le Conferenze

q.      Gli “Incontri con l’Autore”

r.       Collaborazione con Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto

 

4.      CONCLUSIONE

. Lineamenti per il futuro

5.      IL PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO

 

Nota redazionale:

Questo numero della Rivista “QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3° della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del Report per il biennio settembre 2019 – agosto 2021, mantenendo la stessa articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.

(massimo coltrinari)

 I di Copertina: Lo stemma del CESVAM

 


Info: segreterianazionale@istitutonastroazzurro.org

Il presente numero può essere richiesto gratuitamente in formato digitale. 

Su carta (fino ad esaurimento  copie ed addebito spese postali)   previo versamento di euro 5 a copia in bianco e nero e euro  10 a copia a colori da versare su conto corrente postale n. 25938002 intestato ad Istituto del Nastro Azzurro  oppure su C.C. Bancario BPER Banca Piazza madonna di Loreto 24 C.C.703202000000002122 IBAM IT 85P0 5387 0320 200000000 2122.