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martedì 3 giugno 2014

Corpo Italiano di Liberazione: Il Battaglione Piemomte

La frontiera della libertà


CON GLI ALPINI NELLA GUERRA DI LIBERAZIONE (1943-1945)

Giorgio Donati

                                                     (Combattente nel Battaglione Piemonte)
 (scritto nel 2004) 
Sono ormai trascorsi sessanta anni dall’inizio della guerra di liberazione dell’Italia dopo l’8 settembre del 1943, ma i ricordi restano tenacemente scolpiti nella memoria e non manca occasione per farli riaffiorare con prepotenza.
Nel corso di una recente grande adunata di “penne nere” un robusto montanaro dai capelli brizzolati esce dal compatto sfilamento e mi abbraccia commosso: ”sur tenent, ero puntatore del terzo pezzo…..”e, correndo per riguadagnare il suo posto, si volta gridando “Monte Marrone”. Per lui mi sono deciso a scrivere questi appunti.
>per lui e per quelli che c’erano; per i tenti che sono tornati ed in memoria di quelli che sono rimasti nei cimiteri di guerra della Penisola, per ricordare che anche gli alpini e gli artiglieri da montagna hanno concorso con altre Armi e Specialità dell’Esercito (così come la Marina e l’Aeronautica) alla liberazione dell’Italia.
E’ noto che nel 1943 gli Alleati, prima scettici sulle capacità delle truppe italiane di combattere al loro fianco, si “scongelarono” di fronte all’evidenza dei fatti giungendo infine ad una totale rivalutazione, ricca di apprezzamenti.
A questa rivalutazione gli alpini diedero valido contributo, ponendo in luce, come nel passato, le lo ro caratteristiche di fondo: fora di carattere ed umiltà, umanità e buon senso, semplicità e tenacia.
Le unità alpine impegnate furono tre: inizialmente il battaglione “Piemonte”, seguito, dopo pochi mesi, dal battaglione “Monte Granero”, proveniente dalla Corsica; dopo la liberazione dell’Abruzzo, il battaglione “L’Aquila”. Altri elementi alpini operarono in reparti salmerie, che svolsero un ruolo tanto importante, quanto oscuro, per il successo delle operazioni alleate sulla barra appenninica.

NASCE IL “PIEMONTE”
Il battaglione Piemonte si costituì nel Salento, raccogliendo gli alpini, artiglieri e genieri alpini presenti a Bari in attesa di raggiungere la Divisione “Taurinense” in Montenegro o provenienti dalla stessa, alcuni dopo  tormentata odissea, a seguito delle vicende dell’8 settembre. Tutti veterani, anche se di classi giovani , avevano subito dato prova di dinamismo:l’8 settembre pomeriggio, alla voce che i genieri germanici avevano iniziato la demolizione delle attrezzature del porto di Bari, un gruppo di volontari (la maggioranza col cappello alpino) era intervenuto: una brevissima scaramuccia seguita dal precipitoso ripiegamento del drappello nemico.
Nei confronti dei nuovi alleati, giunti subito dopo, nessun complesso di inferiorità; una sera alcuni alpini molestati per la foggia insolita del copricapo da un  gruppo di marinai inglesi in un locale pubblico, avevano impartito agli imprudenti  una severa lezione. Circolata la voce, nessun altro incidente fu lamentato..
Dopo un  periodo di amalgama, il battaglione “Piemonte” (o meglio il “gruppo tattico Piemonte”, essendovi inclusa una batteria da 75/13), il 18 marzo 1944 passa alle dipendenze del I Raggruppamento Motorizzato (poi Corpo Italiano di Liberazione), il 19 marzo entra in linea nell’alta valle del Volturno e dopo solo undici giorni, il 31 marzo, con l’occupazione di Monte Marrone, si impone di colpo all’attenzione degli Alleati.
Ma torniamo in Puglia. Il periodo di addestramento era stato duro e penoso; inutile rammentare il crollo morale del Paese dopo l’8 settembre e la situazione di quegli uomini, sotto le armi da anni,  impegnati in snervanti operazioni antiguerriglia in Balcania, tagliati fuori dalle loro famiglie, rimaste al nord in territorio occupato, e giustamente preoccupati per la loro sorte.
“Sur tenent, son stufi ad fè la guera” si sentiva spesso ripetere. Ma un giorno ecco giungere un generale inglese per un ispezione al battaglione; osserva attentamente una ardita esercitazione a fuoco e, quindi assiste ad un esercizio di carico e scarico dai muli, trasporto a spalla e puntamento di una pezzo da 75/13; i pesanti carichi volano come fuscelli sotto gli sforzi dei serventi, animati dalla determinazione di “fargliela vedere, cosa sono gli alpini!”. Quando il caporal maggiore capo pezzo urla, ansimando, “pezzo pronto”, il flemmatico britanno si affretta, di slancio, verso il soldato italiano per stringergli la mano, commosso.
“Sur tenent, nui partuma nen per’l frunt”; ma quando la lunga autocolonna che ha caricato il battaglione in Puglia, dopo una notte di viaggio, giunge nell’alta valle del Volturno, ove già si sente tuonare il cannone, il Comandante di battaglione, un alpino con la  grinta dura ma con il cuore grande, risponde con un tremito nella voce, quando riceve dai suoi capitani il solito, ma in quel momento così significativo: “Nessuna novità. Tutti presenti”. Egli ha ottenuto una prima vittoria: i suoi alpini hanno capito che la loro opera collettiva, uniti nel battaglione, può essere di grande utilità morale e materiale per l’Italia martoriata e distrutta; l’innato sentimento del dovere ed il buon senso hanno avuto il sopravvento sull’avvilimento che domina il paese.

MONTE  MARRONE
Il “Piemonte” occupò di sorpresa Monte Marrone, lo sistemò a difesa (problema non semplice, data l’asperità delle forme e la fitta vegetazione), lavorando sodo, notte e giorno, nell’attesa di una reazione violenta, che non si fece attendere a lungo, tendente a riguadagnare quel magnifico osservatorio sulla valle del Volturno, che in mano agli alpini, costituiva una spina nel fianco dello schieramento germanico.
Nell’occupazione di Monte Marrone giocò un ruolo decisivo la sorpresa, fattore primo del successo in montagna: I reparti  erano pronti da giorni; la batteria aveva già preso posizione sull’aerea cresta
del Monte Castelnuovo (pezzi e munizioni vi erano stati portati di notte a spalla); i mortai da 81 erano anch’essi in postazione a ridosso del colossale bastione; le artiglierie del CIL ed alleate erano pronte ad intervenire.
Il 30 marzo all’imbrunire scatta l’operazione; all’alba del 31, la 1° compagnia preceduta dagli esploratori, è sulla quota già in via di consolidamento immediatamente fiancheggiata dalla 2° e poi dalla 3° compagnia.
Una notte, una interminabile notte durante la quale 400 uomini avevano compiuto un balzo verticale di 800 metri, lungo vie di salita aspre, con tratti in roccia viva, affondando nella neve sotto carichi enormi, nel più assoluto silenzio.
Il balcone del Volturno quella notte era sguarnito anche se erano evidenti le recenti tracce di passaggio e sosta di pattuglie tedesche. Il nemico non attendeva sorprese da quel selvaggio strapiombo; gli alpini salirono e si affermarono sulla posizione; alle loro spalle l’abisso orrido e immenso.
Il nemico tentò due volte di dare loro la spinta mortale. Una prima volta il 3 aprile con una ricognizione notturna in forze, respinta con perdite. Una seconda volta la notte di Pasqua, il 10 aprile gli alpini hanno cantato fino a tardi sommessamente, il pensiero alle famiglie lontane; l’eco del coro non si è ancora spento che inizia  ben altro concerto: poche ma centrate salve di artiglieria e mortai, seguite immediatamente dal ben noto crepitio di armi automatiche tedesche; una compagnia rinforzata ha attaccato con decisione; supera il campo minato, penetra in alcuni camminamenti, raffiche di mitra, bombe a mano, urla, traccianti e razzi in tutte le direzioni, colpi di artiglieria e mortai sugli sbarramenti bel al di sotto dei limiti di sicurezza; afflusso frettoloso di rincalzi e corpo a corpo nelle postazioni; il combattimento accesosi con violenza si spegne altrettanto rapidamente. Sul Marrone ci sono ancora gli alpini.
Durante il combattimento ha fatto sentire la sua voce anche il “pezzo ardito”  della batteria, in prima linea con gli alpini secondo la tradizione dell’artiglieria alpina.
Un ufficiale distaccato a Monte Marrone con il “pezzo ardito” parteciperà volontariamente come gregario nel mese di maggio, ad un colpo di mano dei bersaglieri sull’osservatorio tedesco fdi Monte Mare dominante le posizioni di Monte Marrone. Non tornerà indietro il tenente Enrico Guerriera, medaglia d’oro alla memoria caduto eroicamente per proteggere, benchè ferito, il ripiegamento della pattuglia di fronte ad un preponderante contrassalto nemico (M.Mare, 11 maggio 1944).
Nel corso delle operazioni sul Monte Marrone, gli alpini rivelarono le qualità di sempre: senso del dovere e umanità profonda; verso i nemici caduti tanta pietà; nei confronti dei prigionieri, non sprezzo ma i generi di conforto della razione; nei riguardi dei feriti, generosità e fatiche enormi per sgomberarli tempestivamente a valle. L’alpino è fatto così: sotto una dura scorza batte un cuore più grande delle sue montagne.

L’OFFENSIVA  DI  PRIMAVERA
Monte Marrone si trasformò da caposaldo, in base di partenza del “Piemonte” per l’offensiva di primavera. Costruita un aerea mulattiera, accantonati sui rovesci della quota poderosi rifornimenti, la molla compressa è pronta allo scatto che avviene il 27 maggio. Il battaglione deve raggiungere Balzo della Cicogna, penetrare in Val di Canneto risalendola fino alla testata per ridiscendere sull'opposto versante ed intercettare la rotabile Opi-Barrea. Un compito da far tremare: una penetrazione di circa 20km attraverso il cuore del parco nazionale degli Abruzzi lungo uno stretto fondo valle percorso da un unico sentiero, con i fianchi coperti di vegetazione vergine e solcati da forre, calanchi, dirupi ancora innevati: un ambiente primitivo di selvaggia bellezza.
Il “Piemonte” affronta il non facile compito; muove per successive occupazioni di punti dominanti vincendo il contrasto di elementi ritardatori come i tenacissimi “alpenjager” bavaresi, penetra in profondità ma con prudenza per evitare sorprese.
Il Comandante di battaglione si è ripromesso di riportare a casa i suoi alpini e non si lascia trascinare da facili entusiasmi: gli alpini lo hanno capito ed hanno in lui piena fiducia.
E’ proprio questa fiducia che il “capo penna bianca” Maggiore Briatore non vuole tradire a nessun costo. Gli “alpenjager” ritirandosi lentamente verso la testata della valle moltiplicano le successive resistenze sfruttando abilmente le posizioni dominanti, protetti da dosati tiri di sbarramento e d’interdizione.
Si procede faticosamente; uomini  e quadrupedi sono provati dalla fatica; si opera ormai a 20 ore di mulattiera dalle teste di scarico dei trasporti motorizzati; lo sgombero di un ferito (e ve ne sono numerosi) impegna una organizzazione imponente. Ma il “Piemonte” continua la sua tenace avanzata. Quand’ecco giungere un ordine: “operazione sospesa; rientro immediato a Castelnuovo; tutto il CIL si trasferisce sul fronte adriatico”.

LA MARCIA VERSO IL NORD. IL BATTAGLIONE  MONTE  GRANERO
I primi di giugno 1944 gli alpini del “Piemonte” sempre inquadrati nel CIL, sono sul fronte adriatico: si attende anche in questo settore la spallata decisiva.
Dopo pochi giorni di combattimento il nemico rompe il contatto e ripiega verso nord protetto da  mobilissime retroguardie e da tante interruzioni provocate con la disseminazione di mine. Si parte: S.Eusanio del Sangro, Rapino, Manoppello, un difficilissimo guado del Pescara in piena, Rosciano e poi Torre di Passeri, l’Aquila (13 giugno), Amatrice, Amendola, Sarnano, Tolentino. Ovunque le popolazioni stupite di veder giungere dal sud soldati italiani, e per di più alpini, li accolgono con entusiasmo; queste manifestazioni danno una forte carica ai reparti che procedono di giorno e di notte, con i piedi fiaccati ma con ferma determinazione.
Il 25 giugno altri alpini entrano in combattimento. Sono i “veci” del battaglione “Monte Granero” che l’8 settembre hanno lavorato sodo per la liberazione della Corsica; i “papalòtu” (così quelli del “Piemonte” chiamano questi territoriali di classi anziane, quasi tutti padri di famiglia) si comporteranno egregiamente combattendo con tenacia e fermezza.
Contemporaneamente si ricostituisce il 3° reggimento alpini che inquadra i due battaglioni ora alimentati da  ex alpini abruzzesi che hanno operato nelle brigate partigiane della “Maiella”. Le due batterie alpine a loro volta costituiscono un gruppo di formazione da 75/13.
I germanici avvicinandosi alla gotica accentuano l’azione di contrasto; le loro retroguardie, poche unità mobilissime, aggressive, composte di veterani, combattono con impegno: gli alpini ,lo sanno, stanno sempre sul chi vive, non si faranno mai sorprendere. ”Motorizzati a piedi” muovendo sui fianchi appenninici proteggono il fianco sinistro prima del V° Corpo Britannico, successivamente del Corpo d’Armata polacco tenendo il passo dei corazzati e suscitando incondizionata ammirazione.
Si sfila sotto Filottrano mentre ancora i paracadutisti del “Nembo” vi combattono vittoriosamente.
Si forza il Musone, si occupano S.Maria Nuova e Jesi (20 luglio) e avanti ancora: Barbara, Castelleone di Suasa, Casa Honorati, Casa Girolimini; ogni località un fatto d’arme, una dimostrazione di volontà combattiva. La fine di agosto vede gli alpini ancora impegnati in scontri a Pantana, Pergola, Monte Borea: si è in vista di Urbino. Ma qui la “marcia longa” si arresta.
Dopo aver percorso circa 500 chilometri in tre mesi, il CIL e con esso gli alpini ritornano verso il sud: hanno fatto il loro dovere: Per merito del CIL gli Alleati hanno autorizzato e disposto la costituzione di 5 Gruppi di Combattimento italiani per l’ultima fase della lotta.
A Piedimonte d’Alife vengono riequipaggiati ed addestrati con armamento alleato. Una nota patetica: si salutano i fedelissimi muli (qualche conducente non sa frenare una lacrima), si lascia il 75/13; agli artiglieri alpini viene offerto di entrare nei gruppi di campagna, ma cosa faranno le “panse longhe” senza i loro “pais”?. Non uno si fa avanti e le batterie si trasformano in compagnie armi di accompagnamento dei battaglioni alpini “Piemonte e Aquila”.
Combattere insieme per arrivare insieme a casa!

GLI ALPINI DEL GRUPPO DI COMBATTIMENTO LEGNANO
Addestrati all’ombra del Matese, dopo due brevi soste a Bracciano e nel Chianti, gli alpini con uniformi, armi e munizioni inglesi, ma con cuore , cappello e penna italiani, rientrano in linea il 18 marzo 1945 sul fronte di Bologna in Valle Idice.
Sono inquadrati nel gruppo di combattimento “Legnano” ed in particolare in un reggimento speciale costituito da due battaglioni alpini: il “Piemonte” e “L’Aquila”; un battaglione bersaglieri, il “Goito”; una compagnia mortai da 76, ed una compagnia  cannoni. Una sana emulazione ed un razionale impiego renderà eccezionale il rendimento del reggimento. Il battaglione “L’Aquila” e la compagnia mortai sono stati costituiti con alpini del “Monte Granero” e con richiamati e volontari reclutati in Abruzzo.
Subito in prima linea, gli alpini sono duramente impegnati da un nemico che, se è in atteggiamento strategico difensivo, sta operando in campo tattico con concetti altamente dinamici: il logorante pattugliamento offensivo dei tedeschi viene tenacemente contrastato dagli alpini, e col trascorrere dei giorni perde mordente sino a lasciare alle “penne nere” la piena iniziativa in terra di nessuno.
Nel corso di una di queste ricognizioni cade il comandante del battaglione “l’Aquila”, maggiore Augusto De Cobelli,  MOVM alla memoria. Scriverà il generale Utili, comandante del “Legnano”: “lo ringrazio di avere col suo proprio sangue suggellato il tradizionale posto d’onore dell’Ufficiale Italiano”. Si giunge all’offensiva primaverile del 1945 e nel quadro complessivo dell’azione il reggimento speciale riceve il compito di conquistare la famigerata “quota 363”, una sommità dominante le valli Idice e Zena trasformata dai germanici in temibile fortilizio, cerniera tra la 14° e la 10° Armata tedesca.
Per la conquista di  quota 363 viene designato il battaglione bersaglieri “Goito”, ma il 19 aprile il gioco di imprevisti che sempre domina la battaglia affida all’improvviso il difficile compito agli alpini del “Piemonte” che da un mese fronteggiano le dominanti posizioni della 363 subendone le nutrite raffiche di armi automatiche.
La 2° compagnia del “Piemonte” parte, attacca, penetra, si ferma in una tempesta di fuoco. Tutti gli animi sono sospesi: che sta succedendo?
D’un tratto il comandante chiede altri 10 minuti di fuoco celere e poi l’immediato allungamento del tiro. Dopo altrettanti minuti che sembrano anni, giunge una laconica notizia: caposaldo conquistato!
L’azione sulla 363 è stata un esempio da manuale di tempestività e sincronismo. Mentre le schegge delle ultime salve ancora stavano ronzando nell’aria,  gli alpini irrompevano a bombe a mano nella posizione sorprendendo la massa dei difensori nei ricoveri con brevi ma violenti corpo a corpo condotti con veemenza tale da indurre il nemico pur deciso, alla resa;  una fulminea penetrazione in profondità nella posizione che stroncava sul nascere un tentativo di contrassalto. Catturati 70 prigionieri con il comandante del caposaldo. Aperta la via verso la pianura.
Nel frattempo “l’Aquila” si insinua coraggiosamente nella valle Idice verso le munite posizioni di S.Chierico e Monte Armato ottenendo nuovi successi non senza dolorose perdite.
Ormai il fronte tedesco in Italia sta crollando sotto i colpi degli Alleati. Il 20 aprile il nemico rompe il contatto ed ha inizio  l’inseguimento verso le frontiere. Il 21 aprile preceduti dai bersaglieri del “Goito” eredi delle tradizioni degli eroici ragazzi di Monte Lungo, gli alpini del reggimento speciale entrano in una indimenticabile e delirante Bologna.
Nei giorni successivi distaccamenti alpini dilagano con altre unità italiane e alleate, nella Pianura Padana e verso i confini: Milano, Bergamo, Pavia, Como, Torino, Valtellina ed un audacissima puntata su Bolzano, dalla Val Camonica, di una compagnia del battaglione “L’Aquila”.
La guerra in Italia è finita!

CONCLUSIONE
2 maggio 1945: le “cingolette” degli alpini del “Piemonte” si arrestano in Piazza Castello a Torino appena liberata dall’incubo. Volti stupiti, occhi lucidi: chi siete? Da dove venite? Ciao “pais”!
Alpini della Guerra di Liberazione siete tornati a casa dopo anni di sacrifici. Avete dovuto stringere i denti, avete rischiato duramente ma sentite l’intima fierezza di aver fatto il vostro dovere e di aver tenuto alto, di fronte agli occhi del mondo, il prestigio della “penna”.
Tornate alle vostre case a testa alta, riabbracciate madri e spose trepidanti e dite ai vostri “veci” che vi raccontavano della loro grande guerra sui ghiacciai e sulle crode dell’Adamello e dell’Ortigara, che possono essere ben fieri dei loro “bocia”.
Ricordatevi di raccontare ai vostri figli ciò che avete fatto per l’Italia in momenti di avvilimento  e di miseria. Leggete loro le motivazioni delle decorazioni al Valore Militare concesse alle bandiere dei vostri reggimenti, per la Guerra di Liberazione (medaglia d’argento ai battaglioni “Piemonte” e “L’Aquila”, medaglia di bronzo al battaglione “Monte Granero”) . Dite loro che il sangue degli alpini caduti ed i vostri sacrifici hanno dato un sostanzioso contributo alla liberazione della patria dal nazifascismo. Saranno parole salutari per voi, per loro, per tutti affinchè ciò che voi avete sopportato non avvenga più. E rivolgiamo un solidale abbraccio ai tanti alpini che diedero il loro generoso contributo alla liberazione dell’Italia operando in territorio occupato dai nazifascisti nelle formazioni partigiane durante il periodo della resistenza, sulle montagne e nelle città, sia in Italia, sia nei Balcani. E lo stesso abbraccio vada agli alpini che rinchiusi nei lager nazisti respinsero l’offerta di libertà per non collaborare con la Repubblica di Salò.
Come i loro padri del Montenero, dell’Adamello e dell’Ortigara, anche gli alpini della generazione della seconda guerra mondiale nelle più diverse e difficili circostanze, hanno saputo fare le loro scelte ed il loro dovere sulla frontiera della libertà  e della democrazia.

CENNO BIBLIOGRAFICO
SME – Ufficio Storico: Il corpo Italiano di Liberazione, Roma 1950
CASTREN: Penna Temprata, Ed. Amodio, Napoli 1944

A.MURERO: Il gruppo di Combattimento Legnano, Ed. Arti Grafiche, Bergamo 1946 

sabato 31 maggio 2014

Filottrano: War Memorial. 1944










FILOTTRANO VICOLO BELTRAMI CENTRO STORICO
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mercoledì 21 maggio 2014

Giuliano Evangelisti. lil passaggio del fronte lugio 1944

AGUGLIANO : 
LA LIBERAZIONE – 18 LUGLIO 1944
di

 Giuliano Evangelisti

Il 15 luglio il fronte alleato è disposto sulla direttrice Numana, Osimo, Monte Polesco-Montoro, Case Nuove.
Le forze tedesche sono dislocate lungo la linea Santo Stefano, Monte della Crescia, S.Vincenzo, Rustico; a Polverigi presso Villa Nappi è installato il Comando del 992° Reggimento Fanteria ed a Palazzo Giammagli vi è un importante comando logistico che sovrintende le operazioni di minamento a strade e ponti di tutto il territorio circostante.
Ad Agugliano presso Villa Ersilia è installata una piccola guarnigione di circa 40 soldati male equipaggiati e comandati dal tenente Hernest Von Hagen, che morirà nel tardo pomeriggio del 18 luglio tra Agugliano e Camerata Picena con l’intero equipaggio di un carro d’assalto, colpito dall’artiglieria polacca.
Il compito della guarnigione tedesca ad Agugliano ha per scopo il controllo dell’incrocio in direzione di Ancona e quello per Camerata Picena e quindi di contrastare seppur di poco l’inarrestabile potenza militare alleata: vengono installate due batterie di cannoni da 105 mm, la prima in via S.Bernardino, poco sopra il Cimitero di Polverigi presso il C.Freddi, l’altra a ridosso dell’abitato del paese in Via De Gasperi.
Bernard Welburn 1915-1922 Maresciallo di I Classe 7° Ussari - Era ad Agugliano il 18 luglio 1944. per ulteriori informazioni vds www.coltrinarimarche1944.blogspot.com


La mattina del 15 luglio da comando di Palazzo Giammagli (Polverigi) arriva l’ordine al presidio di Agugliano (dispaccio C.T. n.336) di minare sia l’incrocio di Monte Varino  (che per buona sorte non verrà fatto saltare) che tutti gli incroci lungo la strada per Camerata Picena.

La mattina del 17 luglio alle ore 6,45 inizia la battaglia per la liberazione di Ancona: lungo il fronte un intenso fuoco di artiglieria investe le difese tedesche che iniziano gradatamente a ritirarsi verso la costa (dispaccio Tedesco n.166: DA COMANDO GENERALE HOPPE A COMANDO 992° ORDINE GRADUALE RIPIEGAMENTO FORZE. STOP).
Le granate alleate investono per primo l’abitato di Polverigi, mietendo vittime sia tra soldati che tra la popolazione civile.
La sera del 16, le truppe polacche sono a pochi centinaia di metri dall’abitato di Polverigi, mentre il più importante caposaldo tedesco viene abbandonato lasciando alla pietà dei Polacchi decine di feriti.
La mattina del 17 dalle 6,30 alle 7 un intenso cannoneggiamento investe sia Polverigi che l’abitato di Agugliano: una granata  esplode nei pressi della Chiesa uccidendo una sfollata di Ancona, vengono feriti altri civili. Anche la campagna viene martellata e qui perde la vita Fabbietti Ida.
Il presidio tedesco di Agugliano distrugge i cannoni delle due batterie e si ritira, lasciando via libera alla colonna di carri armati polacchi che si attesta la sera stessa nelle alture di Monte Varino nei pressi del C.Raffaeli.

Il 18 luglio i polacchi iniziano il rastrellamento dell’abitato di Agugliano, ma dei soldati tedeschi nessuna traccia: la popolazione civile esce dai rifugi  e festeggia i liberatori che transitano sui loro carri armati in direzione Castel d’Emilio, Borgo Ruffini e Camerata Picena.

 Sembra che l’incubo della battaglia sia finito, ma non è così: durante la ritirata un gruppo di tedeschi con armi leggere ed un mortaio si nasconde sul colle del Cimitero di Agugliano.
Il vice Parroco Don Anselmi indica ad un’autoblindo polacca i tedeschi che sono lì asserragliati, i quali vistisi scoperti aprono il fuoco con una mitragliatrice e feriscono il sacerdote.

Si riaccende la battaglia: i  tedeschi sparano alcuni colpi di mortaio che cadono nei pressi dell’attuale casa Montesi, mentre un altro colpo cade tra la fine di via Oberdan e via Nazzario Sauro colpendo le persone che ivi stavano festeggiando le truppe polacche, con un bilancio di 6 civili uccisi e 4 soldati feriti.
E’ un inferno di spari con i polacchi che bersagliano la collinetta del Cimitero, mentre un carro polacco nella concitazione della battaglia colpisce con la canna del cannone la figuretta della Madonna posta all’incrocio per Camerata Picena, distruggendola.
Il tutto dura pochi minuti: la postazione tedesca viene annientata ed i polacchi proseguono la loro marcia verso Camerata Picena.  

I giorni successivi per Agugliano è un susseguirsi di colonne di camion e carri armati polacchi che transitano in direzione nord-est, seguiti con stupore dalla gente e la felicità dei bambini che chiedono ai soldati cioccolata e gomme da masticare.


Vi è uno strascico del transito del fronte per Agugliano: nel 1977 durante la manutenzione della strada verso Camerata Picena, viene alla luce un tratto di 22 metri minato dai tedeschi in ritirata con ben 62 grossi proiettili innescati ed ancora attivi. Dodici artificieri dell’Esercito furono impegnati per 9 giorni nelle operazioni di disinnesco. 
CARRO ARMATO SCHERMA IN DOTAZIONE AL 2 CORPO POLACCO


NOTE MESSE A DISPOSIZIONE DAL CENTRO STUDI DI AGUGLIANO E CASTELD'EMILIO

martedì 13 maggio 2014

domenica 4 maggio 2014

Le Unità Ausiliarie nella Guerra di Liberazione






RIVISTA MILITARE, SUPPLEMENTO, LE UNITA' AUSILIARIE, 1987

Testo divulgativo ampiamente illustrato di 32 pagine, articolato in tre parti dedicate alle unità ausiliarie, alla 210a Divisione di fanteria, alle salmerie da combattimento.

venerdì 28 marzo 2014

Gruppo di Combattimento Friuli. Iniziative

Come Gruppo "Studenti e Cultori della Materia" abbiamo ricevuto questa lettera che volentieri pubblichiamo.

 LA RINGRAZIO VIVMENTE PER LA SUA TEMPESTIVA RISPOSTA E  VENGO SUBITO  AI QUESITI:

 1) MI PIACEREBBE AVERE IL DECRETO MINISTERIALE O LUOGOTENZIALE CON IL QUALE SONO STATI COSTITUITI I GRUPPI DI COMBATTIMENTO.

2) PERCHE' LA SCELTA E' CADUTA SU BENEVENTO E LE SUE COLLINE? E' VERO CHE VI ERA A BENEVENTO LA SCUOLA TATTICA INGLESE, MA ANCHE SU QUESTA SCUOLA TATTICA SI SA MOLTO POCO PER LA RITROSIA DEGLI INGLESI, MI RIFERISCO ALL'ADDETTO MILITARE  DELL'AMBASCIATA INGLESE DI ROMA.

3) CHI  E QUANDO SONO STATI A SAN GIORGIO DEL SANNIO IN VISITA ALLE TRUPPE IN ADDESTRAMENTO? UMBERTO DI SAVOIA, IL GEN. ALEXANDER, IL GEN.  WILSON, S.E. MARIO PALERMO? DOVE SONO STATI E CHI HANNO INCONTRATO? POSSIBILE CHE I CARABINIERI, GLI UNICI A RAPPRESENRARE LO STATO IN PROVINCIA E NEI PAESI DOVE VENIVANO COSTITUITI I GRUPPI NON HANNO NOTIZIE AL RIGUARDO?

4) L'AZIONE DI DISFATTISTI INVIATI  A SAN GIORGIO DA QUELLI CHE NON VOLEVANO LA RICOSTITUZIONE DELL'ESERCITO ITALIANO, TESTIMONIATO DA REDUCI, MA SENZA DOCUMENTAZIONE PROBANTE COME MANIFESTI  E VOLANTINI DEI QUALI PURE PARLANO NEI LORO RICORDI,  RITENENDO CHE LE FORMAZIONI PARTIGIANE DEL NORD ITALIA FOSSERO LE UNICHE FORZE TITOLATE  A RAPPRESENTARE L'ITALIA SULLO SCACCHIERE MILITARE.

Inoltre:
"CON UN MIO CARISSIMO AMICO ABBIAMO SCRITTO UN OPUSCOLO SULLA PRESENZA DEL GRUPPO DI COMBATTIMENTO FRIULI IN PAESE E MI PIACEREBBE FARGLIELO AVERE ED IN PIU' CI SIAMO FATTI PROMOTORI DELL'EREZIONE DI UN CIPPO COMMEMORATIVO IN RICORDO DEI TRECNTO CADUTI DELLA FRIULI, PARTITI DALLE NOSTRE CONTRADE, SULLA LINEA DEL FRONTE DEL SENIO, IN ACCORDO CON IL PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE  REDUCI DELLA FRIULI, L'OTTIMO AMICO ROMANO ROSSI, E L'ANNO SCORSO IL NOSTRO COMUNE HA DATO LA CITTADINANZA ONORARIA ALLA BRIGATA AEREOMOBILE FRIULI ED E' VENUTO IL GEN. BETTELLI A RICEVERLA.
 SIAMO IN ATTESA DELLA VISITA DEL NUOVO COMANDANTE DELLA FRIULI PER ORGANIZZARE LA CERIMONIA PER IL 70 ANNIVERSARIO DELLA COSTITUZIONE DEL GRUPPO.

IN ATTESA DI RICEVERE LE SUE RISPOSTE AI MIEI QUESITI, MAGARI CON FOTOCOPIE DI DOCUMENTI, LA RINGRAZIO VIVAMENTE E LE PORGO I MIEI PIU' CORDIALI SALUTI.
MARIANO BOCCHINI.

giovedì 13 marzo 2014

C.I.L.: I piani operativi

In data 22 Marzo 1944 il Comandante del  Primo Raggruppamento Motorizzato, il Generale Utili, inviò al Comando Gruppo Nord e al comando della 5^ Divisione Polacca “Kresova” una nota sull’occupazione del Monte [i]Marrone. Utili riteneva opportuno occupare il citato Monte in quanto il controllo tedesco del medesimo comprometteva molto seriamente le condizioni di difesa del settore Castelnuovo nel settore [ii] Mainarde.  L’operazione doveva essere condotta di sorpresa con le seguenti modalità descritte dal Generale Utili “Pattuglie a ventaglio che partendo da q. 1180 e dal piede dei vari canaloni del versante orientale arrivano pressoché contemporaneamente sulla linea della cresta verso le 7 del mattino. Stabilito in cresta questo servizio di vigilanza leggera, iniziare l’ascesa da q. 1180 e da valle Petrara delle unità destinate a presidiare la posizione;nel complesso non più di 200 uomini che potrebbero installarsi sul Marrone tra le 9 e le 10 del [iii] mattino.”
Le forze previste per l’operazione erano :
·       il battaglione alpini “Piemonte”, che aveva il compito di occupare Monte Marrone;
·       il battaglione paracadutisti che doveva “assicurare il fianco destro del battaglione alpini spostando avanti la posizione di resistenza del settore Castelnuovo;
·       il XXIX battaglione bersaglieri, in riserva tra Castelnuovo e Masseria Abruzzese.
Utili prevedeva quindi “Un’occupazione dell’ala della montagna a nuclei largamente intervallati ben forniti di armi automatiche ed aggrappati il meglio possibile ai roccioni che strapiombano su Valle Petrara;
·       una sistemazione la più rapida possibile compatibilmente alla fase accessoria (mine e reticolati);
·       una attivissima osservazione vicina e lontana;
·       una efficiente organizzazione di fuochi frontali e d’[iv]infilata”.
L’operazione, originariamente prevista per il 25 marzo 1944, venne rinviata in quanto il Generale Guillaumme informò il Generale Utili, dopo avere esaminato il progetto di operazione presentato da quest’ultimo, che la medesima non poteva iniziare che in una data successiva al 27 Marzo, dopo il cambio di dipendenza che avrebbe interessato il 1° Raggruppamento Motorizzato e la presa del comando di settore da parte della 5 Divisione [v] polacca.
Avvenuto il passaggio del 1° Raggruppamento Motorizzato alle dipendenze della 5^ Divisione polacca, il 27 Marzo il 1° Raggruppamento ricevette l’istruzione segreta e personale n. 343 con la quale il Generale Sulik, Comandante della 5^ Divisione indicò le sue intenzioni e i suoi intendimenti sull’azione per occupare Monte Marrone. Sempre il 27 Marzo giunse dal comando della 5^ Divisione l’Ordine generale in cui il Generale Sulik precisava i compiti della Divisione ed il concetto di [vi]manovra.  Nell’ordine i compiti della Divisione risultavano di natura difensiva , con azioni di contrattacco da condurre solo al fine di riconquistare posizione perdute entro la linea di resistenza.
All’interno dei compiti complessivi della Divisione , il 1° Raggruppamento , responsabile del settore Mare, doveva impedire la penetrazione del nemico in direzione di Colle Altare – M. Mare – Scapoli- Colle al Volturno. Il Generale Kulik ordino l’inizio dell’azione nella notte tra il 30 ed il 31 Marzo,   raccomandando “sorpresa e massima [vii]segretezza”. Il 1° Raggruppamento doveva occupare Monte Marrone e successivamente il Generale Utili avrebbe valutato, in caso di situazione favorevole, se occupare Monte Mare, senza però l’obbligo di tenerlo ad ogni costo come parte del sistema [viii]difensivo.
Dopo 48 ore dall’occupazione di Monte Marrone, il 1° Raggruppamento doveva poi assumere la difesa delle Mainarde, sostituendo a quota 1478 il 13 battaglione della fanteria [ix] polacca. Il  Generale Utili affermò nelle sue memorie che da parte del Comandante della Divisione Polacca non erano state sollevate obiezioni al suo piano, che gli era stata lasciata libertà d’azione e che gli sarebbe  stato fornito tutto l’aiuto [x]possibile.
Il 28 Marzo il comandante della Fanteria del Raggruppamento emanò l’ordine d’operazione n 395 concernente l’occupazione di Monte Marrone. Il battaglione Piemonte avrebbe dato corso all’occupazione con un movimento del grosso che doveva essere proceduto “da elementi esploranti alleggeriti che procedendo rapidamente sulla linea di cresta , avrebbero protetto il successivo movimento di scaglioni arretrati dalle dirette offese avversarie;” l’occupazione della linea di cresta doveva avere “carattere nucleare in corrispondenza dei punti più forti, più delicati, di maggiore dominio e di più vasto campo di osservazione e di tiro sul versante occidentale del Monte [xi]Marrone.” Il Colonello Fucci inoltre raccomandò che sulla linea di cresta tra i primi materiali affluisssero "gabbioni,matasse di filo spinato, mine a strappo, talchè prima di sera sia già stato dato soddisfacente sviluppo allo stendi mento di reticolati e dei campi di mine (a non meno di 50 metri dalle postazioni delle armi), siano messe in opera molte bombe a mano in funzione di mine”.I predetti appostamenti difensivi servivano a quella che era definita da Fucci una “posizione di resistenza che doveva essere tenuta ad oni costo contro eventuali azioni avversarie”Il battaglione  Piemonte doveva “strettamente collegarsi tatticamente con l’occupazione italo-polacca delle Mainarde (q.1478)  e con l’occupazione di q 1344  del CLXXXV Btg Paracadutisti;infine con l’occupazione arretrata di q 1180 che resta alle dipendenze tattiche del XXIX btg. [xii]Bersaglieri”.
Il Comandante del Corpo Italiano ed il Comandante della divisione “Kresova”, considerata la resistenza opposta dai tedeschi, si riunirono il 07 luglio 1944 e concordarono che l’attacco su Filottrano si sarebbe svolto con queste modalità:
·       l’attacco su Filottrano sarebbe stato eseguito con una manovra che avrebbe esercitato lo sforzo maggiore da est sulla destra , in corrispondenza della direttrice Villanova – Filottrano ed appoggiare tale sforzo con un attacco concomitante da sud;
·       l’azione sarebbe stata effettuata dall’intera divisione “Nembo” articolata in due colonne e una riserva;
·       la colonna di destra, la più forte, costituita dal 183° Reggimento di fanteria paracadutista col XV battaglione in I° scaglione e il XVI battaglione in 2° scaglione avrebbero attaccato da est a cavallo della rotabile Imbrecciata – Filiottrano;
·       la colonna di sinistra costituita dal XII battaglione paracadutisti del 184° Reggimento fanteria avrebbe condotto un’azione sussidiaria attaccando Filottrano da Sud a cavallo della rotabile Imbrecciata – Filottrano;
·       riserva divisionale , costituita dal CLXXXIV battaglione guastatori e dal XIV battaglione paracadutisti del 184° reggimento fanteria , avrebbe gravitato verso la destra dove si sarebbe svolto l’attacco principale;
·       l’attacco sarebbe iniziato alle ore 07.00 del giorno seguente , dopo un’ora di preparazione [xiii]d’artiglieria.
L’attacco sarebbe stato appoggiato come segue:
·       il I gruppo da 75/27 e il gruppo da 100/22 del 184° reggimento artiglieria “Nembo” avrebbe appoggiato la colonna di destra;
·       il IV gruppo da 75/18 dell’11° reggimento artiglieria avrebbe appoggiato la colonna di sinistra;
·       il I gruppo da 105/28 , il II da 100/22 e III gruppo da 75/18 dell’ 11 reggimento artiglieria, schierati rispettivamente sul costone S.Antonio del Forone, nella zona di C.Staffolani e in quella di C.Antonini, e il CLXVI gruppo da 149/19 avrebbero costituito “artiglieria massa di manovra”, assumendo come direttrice di tiro “quella determinata dall’ambito di Filottrano”.
·       l’artiglieria polacca avrebbe dato il suo appoggio all’azione ed era previsto il concorso di carri armati pesanti della 5^ [xiv]divisione.
Il Comandante del C.I.L. inoltre per evitare che la sinistra della Divisione  “Nembo” restasse scoperta , dispose che la 1^ brigata facesse ancora uno sforzo “per passare con la sua testa di colonna il torrente Monocchia e  spingersi il più avanti possibile direzione Appignano – Molino Campo di Bove” per assicurare il fianco sinistro della divisione “Nembo” ad ovest della rotabile Macerata – Filottrano – [xv]Iesi.







NOTE

1 Vedi Conti G. “ Il primo Raggruppamento Motorizzato “SME Ufficio Storico 1984 p.182.
2 Vedi Conti G.  “ Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 pp.182-183.

3 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 183.
4  Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 183.

5 Vedi Conti G  “ Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p.184.
6 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 184.

7 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 184.

8 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 185.

9 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 186.

10 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 186.

11 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 187.

12 Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 187.


13 Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 p.107.
14 Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 pp.107 –108.
15 Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 p.108.




[i] Vedi Conti G. “ Il primo Raggruppamento Motorizzato “SME Ufficio Storico 1984 p.182.
[ii] Vedi Conti G.  “ Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 pp.182-183.

[iii] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 183.
[iv] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 183.

[v] Vedi Conti G  “ Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p.184.
[vi] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 184.

[vii] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 184.

[viii] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 185.

[ix] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 186.

[x] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 186.

[xi] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 187.

[xii] Vedi Conti G. “Il primo Raggruppamento Motorizzato” SME Ufficio Storico 1984 p. 187.


[xiii] Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 p.107.
[xiv] Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 pp.107 -108
[xv] Vedi Crapanzano S. E. “Il Corpo Italiano di Liberazione” SME Ufficio Storico 1950 p.108