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venerdì 31 gennaio 2014

C.I.L.: Le forze nel settore adriatico

Il Corpo Italiano di Liberazione (CIL) nasce nell’aprile 1944 in seguito al cambiamento di denominazione del I Raggruppamento motorizzato.
Con il promemoria del 1 ottobre 1943 della missione militare alleata di controllo, fu autorizzata la costituzione di un raggruppamento motorizzato ed eventualmente la divisione da montagna Legnano, come truppe combattenti. Si trattava della prima formazione dell’esercito regolare dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, posta alle dipendenze prima del Gen. Vincenzo Dapino (fino al 23 gennaio 1944) e poi del Gen. Umberto Utili.
Il 20 dicembre, dopo che il raggruppamento motorizzato aveva offerto ottima prova di sé nei combattimenti di monte Lungo, venne tenuta una riunione in S. Spirito (Bari), presso la sede del XV gruppo armate anglo – americane, al fine di ribadire come punto di base italiano “una più ampia partecipazione  … alle operazioni avvenire”.
Al Raggruppamento si unirono ben presto altri reparti: 
-          l’11 febbraio 1944, proveniente dalla Sardegna, giunse il battaglione arditi su 3 compagnie (1 da sbarco e 2 sabotatori);
-          a metà febbraio arrivarono il 68° reggimento fanteria e il XXXIII battaglione bersaglieri e rientrò la compagnia artieri già aggregata al II corpo d’armata statunitense per i lavori stradali;
-          il V battaglione controcarri cessò di essere autonomo e si trasformò in III battaglione armi di accompagnamento del 68° reggimento fanteria;
-          alla fine di febbraio giunsero anche parecchi elementi per i sevizi (due scaglioni del 250° reparto salmerie e l’866° ospedale da campo);
-          il 1° marzo venne costituito il CCL autogruppo misto (comando, 1 autoreparto comando, 1 autoreparto leggero, 1 autoreparto misto);
-          il 14 marzo arrivò il battaglione alpini Piemonte;
-          il 24 marzo giunsero il 470° ospedale da campo e la 2° ambulanza radiologica.
Ai primi di aprile il raggruppamento constava di una consistenza organica di ben 7 battaglioni (I e II/68, XIX e XXXIII bersaglieri, battaglione paracadutisti, battaglione arditi, battaglione alpini Piemonte), tuttavia, sebbene avesse un livello di forze quasi pari a quella di una divisione e la fisionomia di una vera e propria grande unità elementare pluriarma, gli alleati non gli vollero riconoscere tale ruolo.
Il 18 aprile 1944 il raggruppamento – divenuto ormai una vera e propria grande unità – mutò la sua denominazione in Corpo italiano di liberazione: un riconoscimento ed un premio per tutto quello che in una situazione morale, psicologica e materiale quasi senza speranze e con scarsezza di uomini e di mezzi, il I raggruppamento motorizzato era riuscito a fare fino al termine del suo ciclo operativo, con il sacrificio di 93 morti e 315 feriti.
Il mutamento di denominazione non fu un atto formale. Il raggruppamento, che inizialmente aveva avuto una forza di soli 5.000 uomini, nell’aprile del 1944 contava 9-10.000 uomini, ed era riuscito a pressoché raddoppiare la sua forza.
Il CIL mantenne i compiti, lo schieramento e le dipendenze del I raggruppamento motorizzato.
Il ee26 maggio i comandi anglo – americani autorizzarono l’assegnazione della divisione paracadutisti Nembo per l’impiego in zona operativa alle dipendenze del comando del CIL.
Nel mese di giugno il CIL assume la sua definitiva articolazione costituita da:
-          un comando di corpo (comandante generale Umberto Utili, già comandante del I raggruppamento);
-          comandi artiglieria e genio;
-          divisione Nembo, costituita da: su due reggimenti di fanteria (183° e 184°) a formazione binaria, 1 reggimento artiglieria su 2 gruppi (1 da 75/27 e 1 da 100/22) ed 1 batteria da 20, 1 battaglione guastatori, 1 compagnia motociclisti, 1 compagnia mortai da 81, 1 compagnia minatori, 1 compagnia collegamenti, servizi;
-         
- I -
 
I° brigata, costituita da: 4° reggimento bersaglieri (2 battaglioni: XXIX e XXXIII), 4° reggimento alpini (2 battaglioni: Piemonte e Monte Granero), 1 battaglione paracadutisti (CLXXXV Nembo), 1 gruppo artiglieria someggiata da 75/13;
-          II° brigata costituita da: 68° reggimento fanteria (2 battaglioni), battaglione marina Bafile,  IX reparto d’assalto, 1 gruppo d’artiglieria someggiata da 75/13, 11° reggimento artiglieria su 5 gruppi e 1 batteria da 20 (I gruppo da 105/28, II da 100/22, III e IV da 75/18, V da 57/50); 1 gruppo da 149/19; 1 battaglione misto del genio (LI); servizi (1 sezione di sanità, 4 ospedali da campo, 1 nucleo chirurgico, i ambulanza radiologica, 1 sezione sussistenza, 1 sezione panettieri, posto di munizioni, posto materiali genio, 1 autogruppo misto, i reparto salmeria).
Le gravi lacune del CIL erano dovute alla scarsezza dell’artiglieria, la deficienza dei mezzi motorizzati, l’assenza assoluta di unità corazzate e la dotazione di armamento e di equipaggiamento in buona parte superati.  Da qui la preoccupazione che l’unità fosse impiegata in montagna.
In un periodo di poco più di 4 mesi, dall’ultima decade di aprile alla fine di agosto, il CIL, sempre al comando del generale Utili, partecipò all’offensiva alleata della primavera estate 1944, risalendo la penisola del Sangro - Metauro, ed affrontò una serie di duri combattimenti che possono essere ripartiti in tre cicli operativi riferiti alle zone di impiego:
-          il primo, dal 18 al 31 maggio, nella zona delle Mainarde;
-          il secondo, dal 1° giugno al 16 agosto, nel settore adriatico;
-          il terzo, dal 17 al 31 agosto, dalla zona di Sassoferrato a quella di Urbino.
In concomitanza con il ciclo operativo nel settore adriatico al CIL vennero assegnate unità britanniche di rinforzo costituite da:
-          2° reggimento thanks della VII° brigata corazzata britannica;
-          166° reggimento artiglieria campale inglese;
-          battaglione mitraglieri Rajputana Rifles;
-          mortai da 4,2 del 9° Manch  e del 149° reggimento artiglieria;
-          DXXXIII gruppo artiglieria controcarri;
-          CL ed il CLI gruppi controcarri del 93° reggimento
-          651° squadriglia da osservazione aerea.
Inoltre, per l’azione di Filottrano, il comando del corpo polacco passò alle dipendenze del CIL:  2 gruppi pesanti di medio calibro;  2 reggimenti leggeri da campagna ed un certo numero di carri armati Sherman della 5° divisione Kresowa.
Sicuramente, la sottoposizione di forze alleate al Comando Italiano costituì un atto di apprezzamento e fiducia per la capacità combattiva e l’abilità tattica di cui il I Raggruppamento e il CIL avevano dato prova di conquistando successi in operazioni di graduale più ampio respiro.
Al termine del ciclo operativo il Comando Supremo alleato nel Meditteraneo scrisse:
La nostra recente esperienza aveva reso ben chiaro che il CIL aveva combattuto bene  e che si poteva contare sulla possibilità che le truppe italiane dessero un considerevole contributo alle forze delle Nazioni Unite”.
Le gravi debolezze del CIL non furono di carattere ordinativo ma di natura organica e logistica (deficienza quantitativa e qualitativa del fuoco, insufficienza di mobilità tattica e logistica, eterogeneità dei mezzi di traslazione, assenza di mezzi corazzati e blindati, penuria di mezzi tecnici, scarsità di munizionamento per le artiglierie).
Nonostante tali insufficienze il CIL adempì costantemente i compiti di attaccare e battere il nemico che incontrò sulla sua strada e di assicurare l’assolvimento dei compiti e degli obiettivi ad esso assegnati.
- II -
 
Il comportamento del CIL fece cadere, a poco a poco, tutte le remore di carattere psicologico, morale e tecnico dei comandi militari alleati nei riguardi dei comandi militari e delle unità italiane.  Rimasero, purtroppo, vive quelle di carattere politico che non solo impedirono fino al termine della guerra, nonostante le prove di capacità operativa e combattiva dei soldati e degli ufficiali italiani, la ricostruzione organica di una grande unità complessa esclusivamente italiana, ma non consentirono di dare l’appellativo di divisioni, anziché quello di gruppi di combattimento, alle unità italiane  che verranno costituite dopo lo scioglimento del CIL.


Il Corpo Italiano di Liberazione (CIL) nasce nell’aprile 1944 in seguito al cambiamento di denominazione del I Raggruppamento motorizzato.
Con il promemoria del 1 ottobre 1943 della missione militare alleata di controllo, fu autorizzata la costituzione di un raggruppamento motorizzato ed eventualmente la divisione da montagna Legnano, come truppe combattenti. Si trattava della prima formazione dell’esercito regolare dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, posta alle dipendenze prima del Gen. Vincenzo Dapino (fino al 23 gennaio 1944) e poi del Gen. Umberto Utili.
Il 20 dicembre, dopo che il raggruppamento motorizzato aveva offerto ottima prova di sé nei combattimenti di monte Lungo, venne tenuta una riunione in S. Spirito (Bari), presso la sede del XV gruppo armate anglo – americane, al fine di ribadire come punto di base italiano “una più ampia partecipazione  … alle operazioni avvenire”.
Al Raggruppamento si unirono ben presto altri reparti: 
-          l’11 febbraio 1944, proveniente dalla Sardegna, giunse il battaglione arditi su 3 compagnie (1 da sbarco e 2 sabotatori);
-          a metà febbraio arrivarono il 68° reggimento fanteria e il XXXIII battaglione bersaglieri e rientrò la compagnia artieri già aggregata al II corpo d’armata statunitense per i lavori stradali;
-          il V battaglione controcarri cessò di essere autonomo e si trasformò in III battaglione armi di accompagnamento del 68° reggimento fanteria;
-          alla fine di febbraio giunsero anche parecchi elementi per i sevizi (due scaglioni del 250° reparto salmerie e l’866° ospedale da campo);
-          il 1° marzo venne costituito il CCL autogruppo misto (comando, 1 autoreparto comando, 1 autoreparto leggero, 1 autoreparto misto);
-          il 14 marzo arrivò il battaglione alpini Piemonte;
-          il 24 marzo giunsero il 470° ospedale da campo e la 2° ambulanza radiologica.
Ai primi di aprile il raggruppamento constava di una consistenza organica di ben 7 battaglioni (I e II/68, XIX e XXXIII bersaglieri, battaglione paracadutisti, battaglione arditi, battaglione alpini Piemonte), tuttavia, sebbene avesse un livello di forze quasi pari a quella di una divisione e la fisionomia di una vera e propria grande unità elementare pluriarma, gli alleati non gli vollero riconoscere tale ruolo.
Il 18 aprile 1944 il raggruppamento – divenuto ormai una vera e propria grande unità – mutò la sua denominazione in Corpo italiano di liberazione: un riconoscimento ed un premio per tutto quello che in una situazione morale, psicologica e materiale quasi senza speranze e con scarsezza di uomini e di mezzi, il I raggruppamento motorizzato era riuscito a fare fino al termine del suo ciclo operativo, con il sacrificio di 93 morti e 315 feriti.
Il mutamento di denominazione non fu un atto formale. Il raggruppamento, che inizialmente aveva avuto una forza di soli 5.000 uomini, nell’aprile del 1944 contava 9-10.000 uomini, ed era riuscito a pressoché raddoppiare la sua forza.
Il CIL mantenne i compiti, lo schieramento e le dipendenze del I raggruppamento motorizzato.
Il ee26 maggio i comandi anglo – americani autorizzarono l’assegnazione della divisione paracadutisti Nembo per l’impiego in zona operativa alle dipendenze del comando del CIL.
Nel mese di giugno il CIL assume la sua definitiva articolazione costituita da:
-          un comando di corpo (comandante generale Umberto Utili, già comandante del I raggruppamento);
-          comandi artiglieria e genio;
-          divisione Nembo, costituita da: su due reggimenti di fanteria (183° e 184°) a formazione binaria, 1 reggimento artiglieria su 2 gruppi (1 da 75/27 e 1 da 100/22) ed 1 batteria da 20, 1 battaglione guastatori, 1 compagnia motociclisti, 1 compagnia mortai da 81, 1 compagnia minatori, 1 compagnia collegamenti, servizi;
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- I -
 
I° brigata, costituita da: 4° reggimento bersaglieri (2 battaglioni: XXIX e XXXIII), 4° reggimento alpini (2 battaglioni: Piemonte e Monte Granero), 1 battaglione paracadutisti (CLXXXV Nembo), 1 gruppo artiglieria someggiata da 75/13;
-          II° brigata costituita da: 68° reggimento fanteria (2 battaglioni), battaglione marina Bafile,  IX reparto d’assalto, 1 gruppo d’artiglieria someggiata da 75/13, 11° reggimento artiglieria su 5 gruppi e 1 batteria da 20 (I gruppo da 105/28, II da 100/22, III e IV da 75/18, V da 57/50); 1 gruppo da 149/19; 1 battaglione misto del genio (LI); servizi (1 sezione di sanità, 4 ospedali da campo, 1 nucleo chirurgico, i ambulanza radiologica, 1 sezione sussistenza, 1 sezione panettieri, posto di munizioni, posto materiali genio, 1 autogruppo misto, i reparto salmeria).
Le gravi lacune del CIL erano dovute alla scarsezza dell’artiglieria, la deficienza dei mezzi motorizzati, l’assenza assoluta di unità corazzate e la dotazione di armamento e di equipaggiamento in buona parte superati.  Da qui la preoccupazione che l’unità fosse impiegata in montagna.
In un periodo di poco più di 4 mesi, dall’ultima decade di aprile alla fine di agosto, il CIL, sempre al comando del generale Utili, partecipò all’offensiva alleata della primavera estate 1944, risalendo la penisola del Sangro - Metauro, ed affrontò una serie di duri combattimenti che possono essere ripartiti in tre cicli operativi riferiti alle zone di impiego:
-          il primo, dal 18 al 31 maggio, nella zona delle Mainarde;
-          il secondo, dal 1° giugno al 16 agosto, nel settore adriatico;
-          il terzo, dal 17 al 31 agosto, dalla zona di Sassoferrato a quella di Urbino.
In concomitanza con il ciclo operativo nel settore adriatico al CIL vennero assegnate unità britanniche di rinforzo costituite da:
-          2° reggimento thanks della VII° brigata corazzata britannica;
-          166° reggimento artiglieria campale inglese;
-          battaglione mitraglieri Rajputana Rifles;
-          mortai da 4,2 del 9° Manch  e del 149° reggimento artiglieria;
-          DXXXIII gruppo artiglieria controcarri;
-          CL ed il CLI gruppi controcarri del 93° reggimento
-          651° squadriglia da osservazione aerea.
Inoltre, per l’azione di Filottrano, il comando del corpo polacco passò alle dipendenze del CIL:  2 gruppi pesanti di medio calibro;  2 reggimenti leggeri da campagna ed un certo numero di carri armati Sherman della 5° divisione Kresowa.
Sicuramente, la sottoposizione di forze alleate al Comando Italiano costituì un atto di apprezzamento e fiducia per la capacità combattiva e l’abilità tattica di cui il I Raggruppamento e il CIL avevano dato prova di conquistando successi in operazioni di graduale più ampio respiro.
Al termine del ciclo operativo il Comando Supremo alleato nel Meditteraneo scrisse:
La nostra recente esperienza aveva reso ben chiaro che il CIL aveva combattuto bene  e che si poteva contare sulla possibilità che le truppe italiane dessero un considerevole contributo alle forze delle Nazioni Unite”.
Le gravi debolezze del CIL non furono di carattere ordinativo ma di natura organica e logistica (deficienza quantitativa e qualitativa del fuoco, insufficienza di mobilità tattica e logistica, eterogeneità dei mezzi di traslazione, assenza di mezzi corazzati e blindati, penuria di mezzi tecnici, scarsità di munizionamento per le artiglierie).
Nonostante tali insufficienze il CIL adempì costantemente i compiti di attaccare e battere il nemico che incontrò sulla sua strada e di assicurare l’assolvimento dei compiti e degli obiettivi ad esso assegnati.
- II -
 
Il comportamento del CIL fece cadere, a poco a poco, tutte le remore di carattere psicologico, morale e tecnico dei comandi militari alleati nei riguardi dei comandi militari e delle unità italiane.  Rimasero, purtroppo, vive quelle di carattere politico che non solo impedirono fino al termine della guerra, nonostante le prove di capacità operativa e combattiva dei soldati e degli ufficiali italiani, la ricostruzione organica di una grande unità complessa esclusivamente italiana, ma non consentirono di dare l’appellativo di divisioni, anziché quello di gruppi di combattimento, alle unità italiane  che verranno costituite dopo lo scioglimento del CIL.

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venerdì 17 gennaio 2014

Ordine del Giorno del gen. Anders


Il Sig. Vojciech Nerebski, della Associazione Nazionale Forza Armate Polacche della Sezione di Cracovia, ci ha inviato il seguente documento che pubblichiamo
Lo ringraziamo per la sua squisita cortesia
(m.c.)


martedì 14 gennaio 2014

C.I.L.: l'ambiente operativo

La notizia dell’armistizio, diramata la sera dell’8 settembre 1943, spinse molti, tra soldati e cittadini, a credere che la guerra fosse finita. L’immediata reazione delle forze tedesche, contro le unità italiane, tuttavia, mostrò chiaramente che purtroppo la guerra non era finita.
La “fuga” verso Brindisi del re e del Governo, aveva lasciato le unità italiane senza punti di riferimento e direttive chiare. Con l’obiettivo di rassicurare gli alleati sulle intenzioni italiane di combattere al loro fianco contro i tedeschi, i rappresentanti del Governo, nei giorni successivi all’armistizio, predisposero la costituzione di unità che potessero operare congiuntamente, a supporto degli alleati, alle loro successive offensive armate. A tale scopo, il 27 settembre 1943, fu costituito il I° Raggruppamento Motorizzato.
Nell’inverno del 1943-1944 la zona di operazioni che impegnava più significativamente le forze alleate, nella loro avanzata verso Roma, era la parte della penisola italiana, tra il Garigliano e il Sangro, caratterizzata da aspri rilievi montani e da anguste vallate scoscese; la così detta “linea Gustav”, che sbarrava l’accesso a Roma.
Proprio, ai margini di questa zona, l’appena costituito I° Raggruppamento Motorizzato fu impiegato dalla 5° armata americana in una serie di azioni offensive. I soldati italiani poterono mostrare tutto i proprio valore nel corso delle operazioni di Monte Lungo e sul Monte Marrone (catena montuosa delle Mainarde), quando già il raggruppamento aveva assunto, con decorrenza dal 22 marzo, la nuova denominazione di “Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.)”.
Tuttavia, quando i soldati italiani del C.I.L., si apprestavano a muovere verso Roma, gli alleati, in particolare i Britannici, non vedendo di buon occhio l'entrata nella capitale delle unità italiane, ordinarono di dirottare il C.I.L. sul versante adriatico.
Infatti, dal 1° giugno al 16 agosto il C.I.L. operò nel settore adriatico alle dipendenze del V° Corpo d'armata britannico, comandato dal generale Allfrey, per spostarsi ad operare successivamente, dal 16 al 31 agosto nella zona di Sassoferrato ed Urbino1.
Scopo di questo elaborato è di illustrare le caratteristiche del settore adriatico, teatro delle operazioni del C.I.L. da inizio giugno a metà agosto 1944. In particolare, si descriveranno le caratteristiche del terreno, le principali vie di comunicazione e le priorità strategiche all’interno del settore stesso.
Come detto, il C.I.L., a partire dal 1° giugno, si dispose nella zona attorno a Lanciano2, e precisamente fra Treglio, Arielli e Castelfrentano, per muovere verso nord.
All’interno del settore Adriatico, la conquista del porto di Ancona rivestiva un ruolo fondamentale. Infatti, l’avanzata da sud degli alleati, rendeva sempre più difficoltoso il rifornimento delle forze dalle basi meridionali di Taranto, Bari e Napoli. Si rendeva, quindi, necessaria la conquista di alcuni grandi porti più a nord, quali Livorno sul Tirreno e Ancona sull'Adriatico. L’unico porto sull’Adriatico, prossimo alla linea Gotica, era quello di Ancona: ritenuto dagli alleati di estrema importanza come base logistica dell’8ª Armata Britannica. Anche i tedeschi, tuttavia, ritenevano il porto particolarmente strategico e, proprio per questo, si impegnarono a difendere tenacemente la città di Ancona e il suo porto.
La zona di manovra fino a metà Luglio si articolava in aree montuose appenniniche e collinari più a est verso il mare. In quest’area il CIL liberò le città di Orsogna, Ari, Chieti, Bucchianico, Guardiagrele e molte altre località. Il 13 giugno venne raggiunta e conquistata l’Aquila ed il 15 Teramo.
Da questo momento, il 17 giugno, il C.I.L. cessò di operare alle dipendenze del V° Corpo britannico per essere posto alle dipendenze operative del II Corpo polacco.
L’avanzata fino a Macerata (per proteggere il fianco sinistro del corpo polacco) fu percorsa rapidamente, con il C.I.L. che si spostava su un percorso più interno rispetto al corpo polacco, lungo le rotabili Chieti-Teramo-Ascoli-Macerata, terreno ancora caratterizzato da una morfologia collinare, chiusa dagli Appennini a ovest. Dopo Macerata, il C.I.L. continuò l’avanzata verso nord, lungo questa direttrice. Dal tipo di terreno risultava che per condurre le operazioni offensive era adatta solamente la striscia costiera, su cui però molti fiumi limitavano la libertà di movimento dei soldati. Questo terreno creava, inoltre, con la sua morfologia collinare, condizioni molto favorevoli per la difesa. All’inizio di Luglio, le unità del C.I.L. iniziarono a muoversi in direzione del torrente Fiumicello a poca distanza dall'abitato di Filottrano.
La conquista della città di Filottrano era ritenuta indispensabile nel quadro delle operazioni tendenti alla liberazione di Ancona. Infatti, Filottrano occupava una posizione chiave all’interno dell’intera linea difensiva predisposta dai tedeschi a sud del Fiume Musone: la sua posizione dominante costituiva per gli occupanti un eccellente appiglio tattico e la certezza di scontri durissimi per chi avesse attaccato il borgo.
Per queste caratteristiche, la città di Filottrano da secoli aveva rivestito, da un punto di vista geografico, un ruolo strategico di fondamentale importanza. Il suo territorio è perfettamente al centro delle Marche, a pochi chilometri dagli Appennini e, contemporaneamente, vicino al mare. Dalla collina su cui si erge il borgo sono visibili molti piccoli e grandi centri: Osimo, Macerata, Cingoli, S. Maria Nuova; si spazia dai Sibillini al Conero, dal massiccio del Gran Sasso al mare Adriatico.
Dopo la conquista della città di Filottrano, ad opera delle unità del C.I.L., a metà di Luglio, i polacchi conquistano Ancona ed il C.I.L. riprese la sua avanzata verso nord, lungo la direttrice più interna rispetto a quella costiera.
La zona, in cui le unità del CIL operarono, dalla fine di Luglio alla fine di Agosto, si estendeva, da sud a nord, dall’Esimo al Foglia, e, da ovest ad est, dalla linea di Urbino-Arcevia alla linea di contatto con le truppe polacche operanti nella zona costiera.
Il terreno di questa zona, ad ovest, nelle vicinanze degli Appennini, comprende una zona montuosa che degrada ad est verso il mare, dove è presente una dolce zona collinare.
Pertanto, questa zona, viste le sue caratteristiche orografiche, poteva fornire molti punti di appoggio ed appigli tattici, ben adatti a rinvigorire una difesa organizzata sia contro le provenienze da sud e viceversa, sia contro le provenienze dal mare. Anche tale zona è ricca di corsi d’acqua con andamento generale sud-ovest, nord-est. La caratteristica torrentizia di tali fiumi, li rendeva facilmente guadabili nei mesi estivi, durante i quali furono svolte le operazioni. Tra questi i più importanti sono l’Esimo, il Misa, il Nevola, il Cesano, il Metauro e più a nord il Foglia. Questi fiumi, tuttavia, pur non rappresentando ostacoli seri, consentivano di organizzare efficacemente le operazioni difensive che potevano sfruttare i rilievi circostanti, imponendo, così come avveniva per i corsi d’acqua più a sud, delle momentanee battute d’arresto.
Le valli dell’Esimo, del Misa, del Nevola, del Cesano e del Metauro erano larghe, pianeggianti, coltivate e con frequenti abitati. La zona era attraversata da molte linee di comunicazioni sia lungo le valli, che lungo le depressioni interposte fra le catene sub-appenniniche, tra queste, le conche di Sassoferrato-Fabriano e Cagli, sono di particolare importanza in quanto costituivano punti di confluenza di comunicazioni varie.
In conclusione, si può dire che,il terreno d’azione che fu teatro dell’avanzata del C.I.L. dal 1 giugno a metà agosto, nelle sue linee d’insieme, era caratterizzato da una zona appenninica e ricca di colline nella prima parte della traversata, fino a Macerata. Successivamente, tale terreno era caratterizzato da una successione di colline a sviluppo altimetrico piuttosto ridotto, di facile transito e separate tra di loro da successivi corsi d’acqua. Questi, pur non costituendo ostacoli per l’avanzata verso nord, tuttavia , offrivano possibilità di organizzare linee difensive molto efficaci che potevano sfruttare al meglio gli appigli tattici del terreno.
Inoltre va sottolineata, all’interno del settore, l’importanza rivestita dalla conquista della città di Filottrano che, per la sua posizione strategica, risultava essere una robusta postazione difensiva delle unità tedesche a salvaguardia del porto di Ancona.



domenica 5 gennaio 2014

C.I.L: e il Corpo D'Armata Polacco

L’inquadramento del Corpo di liberazione italiano (C.I.L.) all’interno del 2° Corpo polacco risale al periodo in cui, la sua denominazione era quella di I Raggruppamento motorizzato costituito il 28 settembre 1943. Successivamente, con ordine dello Stato Maggiore Regio Esercito del 3 aprile ’44, il suddetto Raggruppamento fu rinominato C.I.L. con decorrenza 22 marzo ’44. Agli inizi di novembre ’43 il raggruppamento divenne operativo e costituì la prima unità celere dell’esercito italiano.
Il generale Umberto Utili, comandante di tale unità, fu informato il 10 marzo del ‘44 dal generale Augustin Guillaumme, comandante della 2a divisione marocchina, che il Corpo di Spedizione francese sarebbe stato impiegato in altro settore e conseguentemente il raggruppamento avrebbe ampliato il proprio settore di responsabilità con l’inclusione delle Mainarde e sarebbe passato alle dipendenze del II Corpo d’Armata polacco1. Lo stesso giorno il generale Utili si incontrava con il generale Wladyslaw Anders, comandante del II Corpo d’Armata polacco, per una riunione di carattere orientativo.
Era la prima di una lunga serie di riunioni che impegnarono da una parte il comandante del I Raggruppamento e i suoi più stretti collaboratori, dall’altra numerosi ufficiali polacchi della 5a Divisione Kresowa per la definizione dei programmi di collaborazione e la messa a punto dei particolari del passaggio di dipendenza. Il 16 febbraio il generale Utili incontrò il generale Guillaumme e il generale Nicodemo Sulik, comandante della 5a Divisione polacca, il quale avrebbe dovuto assumere il comando del settore a ovest del I Raggruppamento italiano.
Il generale Sulik comunicò al generale Utili che a partir dai primi giorni di aprile il Raggruppamento avrebbe assunto il controllo della zona delle Mainarde momentaneamente affidata alla Divisione polacca. Il 26 marzo, a seguito di laboriosi preparativi, il Raggruppamento passava alle dipendenze della 5a Divisione polacca la quale contemporaneamente assumeva il comando del settore tenuto dalla 2a Divisione marocchina. Il giorno successivo, il comando del I Raggruppamento riceveva l’istruzione segreta e personale n. 343 con la quale il generale Sulik esponeva i suoi intendimenti e le sue considerazioni sull’azione per l’occupazione del Monte Marrone.
In base a tale istruzione, dopo l’occupazione di Monte Marrone, il I Raggruppamento doveva assumere la difesa delle Mainarde detenuta dal 13° battaglione di fanteria polacca. Il giorno 11 aprile, il generale Sulik comunicava che a partire dal 13 aprile l’unità italiana avrebbe assunto anche il settore di Cerro, dando il cambio ad un battaglione della 3a Divisione Carpatica. Questo nuovo compito era affidato al Raggruppamento in connessione con la sostituzione del II Corpo polacco da parte del X Corpo d’Armata britannico. Mentre si prendevano gli ultimi accordi con gli inglesi, i polacchi si preparavano a lasciare il settore: i rapporti con l’unità italiana si interrompevano però per breve tempo; sarebbero ripresi due mesi più tardi e continuati fino allo scioglimento del C.I.L.. Infatti, dal giorno 17 giugno ’44, il C.I.L. fu posto alle dipendenze operative del II Corpo d’Armata polacco, cessando così dalle dipendenze del 5° Corpo britannico2.
Da quel momento in poi italiani e polacchi operarono sempre in stretto collegamento. Le differenze di lingua, di addestramento e di equipaggiamenti fra le due unità avrebbero potuto creare non poche difficoltà, ma non fu così. Essi si intesero subito, legati dal sentimento di rivincita e riscatto morale nel quale gli animi degli italiani e dei polacchi versavano a causa del comune nemico invasore: i tedeschi. Il riscatto della propria dignità e della propria libertà motivarono, fino all’abnegazione, italiani e polacchi per tutto il periodo di collaborazione, pur vivendo gravi vicissitudini morali e politiche interne.
- 1 -
 
Pertanto, il C.I.L. fu inserito in una zona intermedia tra la costa adriatica e l’Appennino, a stretto contatto con il II Corpo d’Armata polacco ad oriente e l’ala destra del X Corpo d’Armata britannico ad occidente. Il comando del Corpo polacco
- 2 -
 
dispose che la 3a divisione Carpatica e la 5a divisione Kresowa, si ponessero su due direttrici di marcia all’inseguimento del nemico agganciandone le retrovie3. Nel particolare, la direttrice di sinistra era costituita dalle rotabili Chieti – Teramo – Ascoli – Macerata, le quali sarebbero state percorse dalle truppe del C.I.L., con l’incarico di proteggere il fianco sinistro del Corpo polacco. La necessità di coordinare i movimenti del Corpo polacco e del C.I.L. risultava evidente dalle azioni del 30 giugno e del 1° luglio, ma a causa della gravissima deficienza quantitativa e qualitativa dei mezzi di trasporto del C.I.L ci furono difficoltà che posero, a volte, un freno all’evolversi dell’azione comune. Il corpo polacco riteneva indispensabile, per l’attuazione dei propri piani, una efficace copertura del proprio fianco sinistro, copertura che il C.I.L., lento e male armato, non riusciva completamente a dare. Il generale Anders, resosi conto che le difficoltà in cui si dibatteva il C.I.L. erano soprattutto di ordine logistico, ritenne di risolvere momentaneamente la questione passando il Gruppo Tattico Nembo alle dipendenze della 5a divisione Kresowa.
Di fronte a tale decisione, il generale Utili prese posizione e fece presente che il Gruppo Tattico Nembo doveva essere considerato avanguardia del C.I.L. e che perciò, per ragioni morali e di impiego, non era opportuno il suo passaggio alle dipendenze di altra unità. Tale posizione trovò il consenso del generale Anders, lasciando inalterate le dipendenze organiche. Il 5 luglio, il Corpo polacco fu impegnato in durissimi scontri ad Osimo, mentre a sud di Filottrano, il C.I.L. cercava di avvicinare il maggior numero possibile delle proprie forze alle posizioni del Fiumicello. Il 6 luglio, la battaglia si riaccese sul fronte di Filottrano e le operazioni del C.I.L. ricominciarono dalla linea del Fiumicello. Intanto, al comando del C.I.L. perveniva l’ordine, per il generale Utili, di attraversare il Fiumicello e allinearsi con la 5a divisione Kresowa per sferrare il successivo attacco contro le posizioni nemiche dislocate a Filottrano4.
Nel settore polacco, la 5a divisione Kresowa, si era attestata sul fiume Musone consolidandovi la testa di ponte, mentre il C.I.L, che aveva iniziato l’attacco a Filottrano, procedeva faticosamente, fortemente ostacolato dal nemico che sfruttava a proprio vantaggio le posizioni offertegli dal terreno e dall’abitato circostante. Pertanto, il mattino del 7 luglio, i comandanti del C.I.L. e della 5a divisione Kresowa si riunirono a Centofinestre per accordare un efficace piano d’attacco su Filottrano. Essi concordarono che l’attacco sarebbe stato eseguito dagli italiani, esercitando lo sforzo principale ad est, in corrispondenza della direttrice Villanova – Filottrano, ed uno sforzo sussidiario concomitante a sud. A seguito della presa di Filottrano e precisamente dal 25 agosto, il C.I.L. cessò di operare agli ordini del II Corpo polacco e passò nuovamente alle dipendenze dei britannici.
In conclusione, con il paese e l’Esercito in piena dissoluzione, era quasi impossibile pensare di creare qualcosa di efficiente: tuttavia, la cooperazione tra il C.I.L. ed il Corpo polacco fu un valido esempio di coesione tra unità altamente motivate a contribuire all’assolvimento della propria missione per la liberazione dei rispettivi popoli. Alto morale, entusiasmo e decisa volontà di battersi per la cacciata del nemico, contraddistinsero italiani e polacchi di ogni grado, destando più volte l’ammirazione di britannici e americani.

NOTE
  
[1]Conti G., Il primo raggruppamento motorizzato”, Stato Maggiore Esercito, Roma 1984.
2Poli L., Prinzi G., Secondo Risorgimento d’Italia, n. 3/2007, Edizione. 
3Crapanzano S., Il Corpo Italiano di Librazione (aprile-settembre 1944), Stato Maggiore Esercito, Roma 1971.
4Santarelli G.,La battagli di Filottrano. 30 giugno – 9 luglio 1944, Edizioni Erebbi, Ed. 1991.

domenica 22 dicembre 2013

Auguri

Agli amici ed ai lettori di questo blog

Roma San Pietro Presepe  2012 2013 Matera ed i "Sassi"


i più sinceri Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo

venerdì 13 dicembre 2013

C.I.L.: gli armamenti individuali e di reparto

La solita vecchia storia: tutto si deve adattare

Prima di procedere ad una disamina degli armamenti in dotazione al C.I.L. bisogna sicuramente ricordare come il reparto, proveniente dal disciolto 1° Raggruppamento Motorizzato, abbia ereditato nella prima fase dei combattimenti gli armamenti del soppresso reparto. Con tali dotazioni, armato soprattutto di non comune spirito di sacrificio e  tanta volontà, il C.I.L. è riuscito a caratterizzare il proprio impegno nella campagna della primavera del 1944, in particolare nelle regioni adriatiche delle Marche ed Abruzzo.
Le maggiori lacune del CIL erano dovute alla cronica deficienza di automezzi, alla scarsità delle
artiglierie e alla assoluta mancanza di  mezzi corazzati  per il combattimento, oltre alla deficienza delle dotazioni d’armamento, sia individuali che di reparto, anche nell’equipaggiamento le risorse erano davvero limite e poco efficienti, potendo i reparti far fronte ad un limitato munizionamento capace di non superare la soglia massima di venti giorni di combattimento.
                                                  
Del Corpo Italiano di Liberazione fecero parte:
- un Reggimento di fanteria: il 68° su due battaglioni (forza circa 1.800 uomini);               
- un Reggimento bersaglieri: il 4° su due battaglioni, XXIX e XXXIII (forza circa 1.250 uomini ) ; 
 - un Reggimento artiglieria: l'11°su tre gruppi (forza circa 600 uomini)                                               
- un battaglione paracadutisti: il CLXXXV su tre compagnie (forza circa 450 uomini)                  
- un battaglione alpini: il "Piemonte", con una btr. da 75 mm. someggiata (forza circa 600 uomini);
- un battaglione arditi: il IX reparto d'assalto (circa 600 uomini)                                                        
 - unità dei Carabinieri, del Genio e dei Servizi.
 Era un complesso di forze di tutto rispetto. 

In particolare gli armamenti di cui era dotato il CIL erano tipici di dotazioni di brigate miste nelle quali però è da sottolineare che il rapporto tra gli elementi di manovra (fanteria) ed elemento di fuoco pesante (artiglieria)  era tutto a favore del primo.
Tale situazione sottolinea l’importanza rivolta alla manovra in un momento in cui l’avanzata era in fase di assumere un ritmo celere.
In totale i gruppi di artiglieria compresi quelli della divisione Nembo e delle brigate dipendenti  erano di 10 unità di fronte ai 14 battaglioni di fanteria.
Salvo qualche variante di marginale rilievo fu questo l’ordinamento del CIL di fatto mantenuto fino al suo scioglimento. In particolare l’attività bellica del CIL fu condotta con armamenti tipici di reparti di fanteria più un nutrito ma obsoleto parco di pezzi di artiglieria, disponibile in diversi calibri. Assai lamentata è inoltre la mancanza di mezzi corazzati che al contrario, il nemico tedesco, seppur in ritirata disponeva in  maniera significativa.
In attesa che il Comando alleato affidi i mezzi corazzati, lo Stato Maggiore Italiano, cerca di ottenere un carro M13/40 dal Centro Studi Motorizzazione, un semovente con pezzo da 75 , un auto blindo e due semoventi con pezzi 105 e per ultimo 8 auto blindo da disciolti corpi stanziali in Roma, ma il C.I.L. sarà sciolto prima che questi mezzi vengano assegnati.
  
  Le armi di dotazione personale del CIL comuni ad entrambe le specialità erano il moschetto mod.91 e il M.A.B. 38 A (ritenuto migliore dei mitra alleati distribuiti),  gli ufficiali avevano in dotazione le loro Beretta 34 cal. 9 corto, inoltre alcuni militari erano armati con moschetto automatico. Le dotazioni di reparto tipiche di un segmento di fanteria erano invece costituite da:
-         fucili mitragliatrici;
-         mitragliatrici Breda;
-         bombe a mano SRCM;
-         mortai 45/81 – 47/82;

I reparti di artiglieria erano invece equipaggiati con :
- 3 gruppo con pezzi da 75/13 ( noto come gruppo someggiato),
- 3 gruppi con pezzi da 75/18;
- 2 gruppi con pezzi da 100/22;
- 2 gruppi con pezzi 105/28
- 3 batterie da 20 mm c.a.;
- 4 batterie 57/50 contro carri;
- diverse compagnie dotate di pezzi da 47/32

Bisogna in ultimo ricordare che successivamente allo scioglimento il CIL sarà interamente riarmato con dotazioni di nuova fabbricazione in uso alle truppe inglesi, dalle quali oltre agli armamenti riceverà anche le divise e tutte le ulteriori dotazioni necessarie al nuovo armamento dei gruppi di combattimento.
Dunque aspetto singolare è l’estrema versatilità con cui i reparti combattenti, fino alla battaglia di Filottrano utilizzano armi e mezzi di produzione nazionale, passando successivamente ad affrontare le altre campagne con nuovi armamenti ed anche con divise degli alleati, sperimentando direttamente sul campo le nuove dotazioni affidate.   

In conclusione per quanto in ultimo accennato, volendo adottare un azzardato parallelismo  con quanto oggi avviene, secondo le nuove dottrina di sperimentazione degli armamenti, dove gli stessi sono testati e adottati direttamente in teatro, si può sicuramente affermare che il glorioso CIL, inconsapevolmente ma sicuramente con i risultati che oggi sarebbero più che mai attuali, il reparto con l’utilizzo in combattimento dei nuovi e diversi armamenti degli alleati, è stato precursore di tale teoria adottando inoltre, come nel caso del fucile mitragliatore MAB 38 scelte sulle sua capacità di fuoco rispetto all’omologo armamento proposto dagli alleati.


BIBLIOGRAFIA

- Conti G. “Il 1° Raggruppamento motorizzato Italiano(1943-1944)”, Stato Maggiore Esercito, Ufficio storico, Roma 1984.

- Crapanzano S.E. “Il Corpo italiano di Liberazione (aprile-settembre 1944)” , Stato Maggiore Esercito, Ufficio Storico, Roma 1971.

- Coltrinari M.  “31 marzo 1944: Monte Marrone”




martedì 3 dicembre 2013

Abbiamo perso un amico. Ricordo di Carmelo Testa


E' spirato nel capoluogo irpino Carmelo Testa, presidente del Comitato ANVGD di Avellino. Fiero sostenitore della causa degli esuli, nativo di Pola, non ha rinunciato fino all'ultimo al suo battagliero impegno per la nostra Associazione, nonostante una terribile malattia progressiva. Fu anche combattente nella difesa dell’italianità dell’Istria, tanto da ricoprire fino alla morte anche la carica di presidente della Federazione Combattenti e Reduci di Avellino.


Le comunità ANVGD si stringono intorno alla famiglia, nel ricordo di un simbolo di grande umanità, coraggio e indomito orgoglio delle proprie origini. La sua dedizione nel ricordare continuamente e con passione le nostre vicende storiche, ai più alti livelli istituzionali, hanno rappresentato in Campania un punto fermo per decenni.

© ANVGD Sede nazionale

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Carmelo testa è stato anche un Combattente della 

della Guerra di Liberazione,

nel C.I.L.

e

nei ranghi del gruppo di Combattimento "Friuli"

venerdì 22 novembre 2013

C.I.L: . Gli Equipaggiamenti

Il presente elaborato si prefigge di analizzare lo stato degli equipaggiamenti in dotazione alle truppe del Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) durante la 2^ Guerra Mondiale nella cosiddetta “Campagna d’Italia”. Per quanto riguarda gli equipaggiamenti, per definizione ci riferiamo alle divise, compresi fregi, mostrine e gradi, alle calzature, alle buffetterie e cinturoni, all’elmetto e agli zaini.
Come premessa, va ricordato che il C.I.L. opera nell’Italia centrale tra l’aprile e il luglio 1944, al fianco delle truppe alleate impegnate sulla linea “Gustav” e in seguito fino alla linea “Gotica”, nella campagna militare per la liberazione dell’Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. La sua costituzione segue le azioni del I Raggruppamento Motorizzato Italiano che, nato già a fine settembre del ’43, dopo i primi combattimenti di Montelungo, nel Marzo ‘44 si era distinto sul Monte Marrone, prima conquistando e poi mantenendo, nonostante la controffensiva tedesca, la vetta con il battaglione alpino “Piemonte” e il 185° battaglione paracadutisti “Nembo”. I comandi alleati, sotto la spinta non solo tattica quanto morale, dei risultati ottenuti, autorizzano quindi la creazione del C.I.L. che passa dai 5000 uomini del Raggruppamento Motorizzato, prima a 9000-10000 fino a 25.000 unità, sotto il comando italiano del Gen. Utili. Ambiente operativo in cui i soldati italiani sono chiamati ad operare è quello dei monti del basso Lazio prima (Mainarde) e poi, nel settore adriatico, del Molise e dell’Abruzzo, in una stagione ancora invernale, caratterizzata in quota da neve e temperature rigide, ma che nel proseguo delle operazioni, che si protrarranno in primavera ed estate, migliorerà dal punto di vista climatico.
Lo Stato Maggiore italiano, nell’ottobre 1943, ha la necessità di approntare rapidamente queste unità combattenti, poiché incombono le esigenze operative che coinvolgeranno le truppe italiane al fianco degli alleati. Supportare logisticamente il I Raggruppamento Motorizzato e poi, nell’Aprile ’44, una forza ancor più consistente di soldati che compone il C.I.L.,  è subito impresa piuttosto ardua per il comando italiano, considerando che le truppe vengono da più di tre anni di conflitto su altri fronti ed un periodo di sbandamento seguito all’8 settembre, in cui molti materiali di equipaggiamento sono andati perduti. I magazzini presenti sul territorio italiano del sud liberato sono svuotati dagli alleati per rifornire i partigiani di Tito in Jugoslavia, poiché ancora non ha preso piede l’idea di creare un corpo italiano da affiancare alle truppe alleate, risorto sulle ceneri dell’ex-esercito nemico. L'Intendenza della 7^ Armata, l'unico grande comando ancora efficiente nell'Italia occupata dagli Alleati, si ritrova con un enorme numero di tenute coloniali complete nei magazzini di Napoli. Proprio con queste uniformi vengono riforniti gli uomini del Raggruppamento Motorizzato, che ancora indossano le lise divise grigioverde e gli equipaggiamenti in dotazione durante gli eventi bellici della prima parte del secondo conflitto mondiale. Inizialmente viene cucito al petto lo scudo sabaudo, che inviso alle popolazioni locali, sarà motivo di polemiche sull’opportunità di adottarlo, mentre sono mantenute le mostreggiature e le spalline coi gradi.          Il completo estivo si compone di un camiciotto sahariano ed ampi pantaloni da serrare sotto il ginocchio con le fasce mollettiere. La sahariana, che era stata utilizzata in Africa, ha un colletto ampio guarnito con le mostreggiature, è dotata di quattro tasche ed è aperta fino allo sterno. Tre bottoni, il primo dei quali sempre slacciato, chiudono la giubba. Sotto il camiciotto di tela, i militari mettono spesso la camicia grigioverde che a dicembre non deve rappresentare proprio la soluzione perfetta. In relazione agli equipaggiamenti e al vestiario, i soldati del C.I.L. hanno quelli ereditati dal I Raggruppamento e il problema degli equipaggiamenti resterà, per tutto il periodo in cui il C.I.L. opera, ancora insoluto. Taluni come i paracadutisti del Nembo, hanno la divisa estiva caki, mentre gli altri battaglioni conservano la divisa invernale grigioverde con il pastrano. Per quanto riguarda le calzature,  molti hanno solo un paio di scarpe ed altri neanche quelle (Fig.1). Alpini e bersaglieri mantengono il copricapo tradizionale, mentre l’elmetto utilizzato è il tipo M33 in dotazione alle truppe del  Regio Esercito (Fig.2) e il tipo M42 per i paracadutisti. A testimonianza della scarsità degli equipaggiamenti, riportiamo una richiesta che il Comando Italiano inoltra a fine Novembre 1943, agli organi superiori, in cui si richiedevano mantelle anti-pioggia (gabbani impermeabili)  per le sentinelle di guardia.[1]
Sia il Raggruppamento prima che in seguito i reparti del C.I.L conducono quindi le operazioni che abbiamo ricordato, utilizzando gli equipaggiamenti italiani originari. Tale materiale all’inizio delle operazioni è in realtà già usurato, venendo, come detto, da un periodo di guerra e poi di mancato reintegro, e appare da subito insufficiente sia ai comandi italiani che agli osservatori alleati; prima dell’inserimento in linea, le truppe alleate, con l’intento di testare la capacità operativa del Raggruppamento, effettuano il 2 novembre 1943 una esercitazione, i cui esiti dimostreranno, come riportato nei commenti dei vertici di comando, che il morale delle truppe italiane è molto buono ma i materiali in dotazione particolarmente scarsi.[2]
Nonostante questa carenza, il CIL porta a termine, inquadrato nello schieramento alleato, brillanti operazioni militari e, sorprendentemente, avanza nella liberazione del territorio abruzzese , in pochi mesi, fino alle Marche.
Dopo la battaglia di Filottrano e la liberazione di Ancona (Fig.3,4), il C.I.L. appare però stremato e logorato negli uomini e nei mezzi, tanto da richiedere una riorganizzazione ordinativa che vedrà la nascita dei Gruppi di Combattimento. che riceveranno dagli alleati nuovi equipaggiamenti. Infatti i soldati italiani che fanno parte di queste unità , oltre alle armi in dotazione all’esercito inglese, avranno, come nuovo equipaggiamento, il classico elmetto a padella, buffetteria in canapa e le divise inglesi, su cui potranno apporre fregi, gradi e mostrine italiane. Ovviamente si tratta di un supporto logistico in armamenti, equipaggiamenti e mezzi che risulta indispensabile per poter proseguire le operazione delle Grandi Unità italiane, ma che snatura la caratteristica di nucleo del nuovo esercito italiano che si era avuto con il C.I.L.: infatti, da una parte, i soldati costituenti i Gruppi di Combattimento si trovano ad agire indossando divise non del proprio Paese, pur combattendo sul territorio della propria nazione, e questo incide certamente sul morale e sulla motivazione degli uomini; d’altro canto, va comunque considerato che, nelle attività operative, il buono stato dell’equipaggiamento del singolo riveste una importanza fondamentale sia dal punto di vista strettamente tattico, per la conduzione delle operazioni, quanto dal punto di vista del morale del soldato , che combatte meglio se posto nelle migliori condizioni possibili.
In conclusione, giova ricordare, per meglio inquadrare il ruolo rivestito dal  C.I.L. nelle operazioni militari sul fronte alleato in Italia, che questa prima Grande Unità, embrione del ricostituito Esercito Italiano,  si trova ad operare ricca di entusiasmo, per il ruolo che deve ricoprire nella lotta di liberazione del proprio Paese, ma con equipaggiamenti, come abbiamo in precedenza descritto, particolarmente scarsi rispetto alle dotazioni degli alleati che è chiamata ad affiancare.      Il fattore numerico, un corpo di molte migliaia di soldati, solleva notevoli problemi di natura logistica ai nostri Comandi. Gli alleati probabilmente non tengono in gran conto l’apporto delle truppe italiane all’offensiva  portata avanti sul fronte italiano, non vedono di buon occhio una sua particolare affermazione sul campo e quindi privilegiano i rifornimenti verso truppe partigiane, che agiscono sul fronte oltre le linee nemiche. Gioca qui sicuramente anche la diffidenza verso un esercito che fino a pochi mesi prima era nemico. Lo Stato Maggiore italiano altresì chiede ai comandi alleati supporti per reintegrare i materiali ma preferisce, per dimostrare che ancora possiede capacità operative e nell’intento di riaffermare i valori nazionali, cercare di sfruttare al meglio materiali e mezzi di cui dispone, sottraendoli ai vari reparti inoperosi.
Le lacune nell’equipaggiamento, che si sommano ad altre maggiori deficienze nei mezzi e negli armamenti[3], non impediscono al C.I.L. di combattere e ottenere risultati sul campo, nonostante le avverse condizioni ambientali, probabilmente perché composto da soldati motivati e spinti da un senso di rivalsa, al fine di dimostrare il proprio valore ed onore ai vecchi nemici, ora alleati.

NOTE
  
 IRM 28 nov. ‘43 n. 527 “Promemoria per il maggiore Boscardi”, cit . in  Conti G.  “ Il primo raggruppamento motorizzato”  Stato maggiore esercito, ufficio storico, p.84, Roma 1984.

2 Ricchezza A. “Gli alleati guardano, osse4rvano, si scambiano qualche occhiata ew alla fine concludono che le possibilità italiane di battersi sono piuttosto modeste. Il molrale è buono, dicono, ma il materiale, oltre ad essere insufficiente, fa pietà” cit. in Conti G. “ Il primo raggruppamento motorizzato”  Stato maggiore esercito, ufficio storico, p.63, Roma 1984.

3 Coltrinari M. “Le lacune maggiori,il CIL le aveva per la cronica deficienza di automezzi, la scarsità delle artiglierie e la assoluta mancanza dimezzi corazzati e motorizzati per il combattimento, oltre alla deficienza delle dotazioni d’armamento, sia individualiche di reparto, e nell’equipaggiamento”. da “ Il corpo Italiano di liberazione : da Monte Marrone al Metauro.” su sito web www.anpi.it/patria_2004/04-04/36-37_Coltrinari.pdf


giovedì 14 novembre 2013

C.I.L. I Capi. Comandanti e Sottordini

Dopo l’8 settembre, il vertice politico vede, ancora, quale Capo del Governo, il maresciallo Pietro Badoglio. Si avvicenderanno, invece, nella carica di Ministro della Guerra, il generale Antonio Sorice (fino al 15 febbraio 1944), il generale Taddeo Orlando (fino al 17 giugno del 1944) e l’onorevole Alessandro Cassati (fino al 20giugno 1945). Si avvertiva un “vuoto” generale di tutela e di sicurezza, nonché di un totale disorientamento fra le fila dell’esercito, ormai disintegrato sia sul piano organizzativo che morale (comandanti e soldati erano in balìa di se stessi, e cercarono di rientrare alle proprie famiglie).
Dai primi giorni successivi all’armistizio, pertanto, sia il Governo sia i vertici militari italiani, cercarono di convincere gli Alleati dell’opportunità di affiancare alle forze sbarcate in Italia i nuovi reparti italiani in via di costituzione. Gli Alleati, infatti, nutrivano ancora diffidenza e rancore verso gli ex nemici. Non erano pertanto, favorevoli alla collaborazione con le forze militari italiane, per due ordini di ragioni: una di natura politica, perché un’eventuale partecipazione militare sul campo di battaglia avrebbe potuto dare adito a richieste di revisione e di alleggerimento delle clausole stabilite dall’armistizio; l’altra di natura pregiudiziale, legata strettamente alla riserva mentale sull’efficienza e sull’affidabilità delle “nostre truppe” in guerra.Toccava perciò al soldato italiano rimuovere quello scetticismo, affermare il suo effettivo impegno in battaglia, e dimostrare di essere ancora in grado di battersi per un ideale.
L’invito fu infine raccolto e la prova del fuoco giunse poco dopo su Monte Marrone. La sorpresa del Comando Alleato fu pari all’ammirazione. Fioccarono gli elogi e fu il definitivo convincimento per ammettere gli italiani al rango di “cobelligeranti”. Tale successo fu reso possibile anche grazie al carisma di un comandante, il generale Umberto Utili. Egli fu determinante per la riorganizzazione del I Raggruppamento, del quale assunse il comando alla fine del gennaio 1944, ma, soprattutto, per la costituzione, nel successivo mese di marzo, del Corpo Italiano di Liberazione.
Questo elaborato, che si pone l’obiettivo di “passare in rassegna”  i capi militari italiani che si distinsero nei momenti tormentosi conseguenti all’armistizio, non poteva, pertanto, che riservare al generale Utili, una posizione di primissimo piano. Tale considerazione non è frutto di patriottismo, ma delle eccellenti qualità umane e professionali unanimemente riconosciutegli.
Come diceva di lui il generale Antonio Ricchezza, capo ufficio operazioni del C.I.L. e suo stretto collaboratore: <<…Il generale Utili, un uomo assolutamente invulnerabile alle atmosfere depresse, prese in mano le truppe, si dette da fare perché ogni giorno ci fosse un po’più di luce che nel precedente…era l’uomo più adatto a farlo in tutto l’Esercito italiano di allora…>>. Utili era un uomo dalla tempra forte e dal carattere non arrendevole, capace di trasmettere sentimenti alti ai suoi collaboratori. Seppe infondere fiducia e galvanizzare tutti per la nuova impresa che avrebbe onorato le armi italiane.
Il generale, nell’assumere il comando, si rivolse così ai suoi commilitoni: <<…Sono fiero di essere stato destinato a comandarvi…voi avete dato l’esempio generoso ed avete versato il vostro sangue, che è sempre qualcosa di più prezioso delle chiacchiere…Ragazzi in piedi, perché questa è l’Aurora di un giorno migliore…>>. Egli possedeva un intimo senso del dovere e spiccava nel sapersi assumere le sue responsabilità. Erano innati in lui i sani principi dell’onore militare, della disciplina e dello spirito di sacrificio. <<Il generale Utili - come scriveva il generale Paolo Berardi (Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ) - superava per intelligenza, fantasia e volontà la media dei nostri generali. Sapeva di valere, era ipercritico, si prendeva libertà molto spinte di apprezzamenti, e non era “inferiore comodo…>>. L’espressione “eufemistica” del superiore sottolinea l’abitudine del generale a rispondere in modo tranciante agli ordini che non lo persuadevano. Direi che è raro imbattersi in una personalità con il coraggio di dire la sua in un contesto molto poco libero, come quello dell’epoca allo studio. Era un uomo che si reggeva da sé, che si faceva ben volere dai dipendenti, che sapeva imporsi con dignità anche agli Alleati1. Monte Marrone, doveva essere l’emblema della riscossa italiana.
Il generale Utili si avvalse di questo simbolo con la perspicacia e l’intuito tipici dei grandi comandanti. Egli seppe attribuire un grande valore morale a quel fatto d’arme, le cui truppe protagoniste, così valorosamente distintesi, erano in parte ancora ai suoi ordini. Questo degno soldato italiano aveva solo 48 anni, ma un’esperienza incomparabile in combattimento. Era, infatti, insignito di tre medaglie d’argento al valore militare, guadagnate sui fronti dell’Africa orientale, della Grecia e della Russia. L’atteggiamento di “inferiore non di comodo” gli era praticamente costato la carriera: nel 1934 era stato espulso dallo Stato Maggiore, per certe sue critiche sull’avanzamento degli ufficiali.
Questo era Utili: uomo e generale, che per quanto autonomo ed imprevedibile, sentì sempre sul collo le ultime parole rivolte dal Capo di Stato Maggiore Generale Messe ai soldati italiani: <<…Vi affido ad un uomo che sarà avaro del vostro sangue; certo lo spenderà quando sarà necessario, ma mai invano e mai leggermente…>>.
Non meno prezioso, nella “Guerra di Liberazione”, fu il contributo fornito dal Battaglione “Piemonte” degli alpini, al comando del maggiore Alberto Briatore, il quale condusse con lucida strategia, fermezza e determinazione i suoi uomini alla vittoria. Grazie alla sua consumata esperienza di comando, aveva letteralmente rovesciato la situazione materiale e morale del “Piemonte”, portandolo ad un’impresa di guerra di montagna di assoluto valore. Mostrò così palese a tutti (Alleati compresi), la preparazione ed il vigore d’esecuzione del suo reparto in battaglia. Briatore sapeva esaltare il comportamento dei suoi uomini.
Mi piace ricordare, in questo contesto, il memorabile, vibrante elogio, segnalato con un ordine del giorno, inviato all’indomani della battaglia di Monte Marrone : <<…Infliggendo all’orgoglioso nemico una lezione durissima…non vi siete lasciati fiaccare dall’eccezionale sforzo fisico dei trasporti a spalla sul lungo e penoso percorso…ma avete organizzato e vigilato la posizione…>>.
La gloria ed il valore non mancarono neanche a Filottrano, dove il 183° Reggimento  paracadutisti, articolato su due  battaglioni, il XV e il XVI , segnò un’altra epica pagina contro l’occupazione nazista.
L’azione confermò pienamente l’indiscusso valore e la netta ripresa dei  combattenti italiani, esaltando l’eroico comportamento dei paracadutisti, i cui risultati andarono al di là di qualsiasi aspettativa. Al comando del colonnello Giuseppe Quaroni, indiscusso leader carismatico, i parà inflissero al nemico, impaurito e sorpreso dall’inaspettata “apparizione”, perdite gravissime.
 Attento non solo alla preparazione ed alla formazione militare dei suoi “ragazzi”, ai quali era portato a rivolgersi con parole che scaldavano il cuore prima che la mente, il colonnello Quaroni seppe trasmettere a ciascuno il proprio coraggio ed il suo spirito garibaldino, con lo slancio e la tenacia che ne caratterizzavano la  forte personalità. Il suo Reparto, come tipico della tradizione alpina, seppe immedesimarsi alla personalità trainante del suo comandante, mostrando ancora quel valore che ha sempre distinto le nostre truppe di montagna, uomini abituati ad agire in condizioni estreme (in questo caso non solo per l’ambiente).
Questi comandanti, insieme ai soldati di ogni grado, che hanno sacrificato e rischiato la loro vita nella “Guerra di Liberazione”, ci hanno restituito “l’Aurora”, il nostro giorno migliore, donando al nostro Paese la dignità degli uomini liberi, quella libertà di cui , tutti noi godiamo da più di sessant’anni.
Per i comandanti di oggi, questi Ufficiali sono degli esempi di comportamento. Soldati che hanno saputo essere d’esempio in un clima di assoluto abbandono e di crollo improvviso dei valori nei quali si era creduto per lustri. Lo spirito d’iniziativa ed il coraggio sono caratteristiche necessarie dei militari.

Io ritengo che gli Uomini di cui ho parlato abbiano interpretato il loro dovere con dignità e valore. Quel dovere di fedeltà non alle Istituzioni formali, che non avevano retto all’urto dei tempi, ma a quel Popolo di cui erano figli, a quegli Italiani di cui sono giustamente divenuti un modello, nello spirito dell’Italia risorta.

lunedì 4 novembre 2013

C.I.L.: Il Corpo di Spedizione Francese in Italia. Inquadramento del I Raggruppamento Motorizzato e del C.I.L:

Costituito in  Africa settentrionale nell'anno 1943,  il C.E.F.I era composto da militari provenienti da differenti aree regionali e anche da differenti religioni .
La grande maggioranza dei combattenti della C.E.F.I. era di origine musulmana,
" truppe di primo ordine, particolarmente adatti per eccellenza al combattimento in montagna “  (De Gaulle).  
Il comando ne fu affidato  al Generale d’Armata Alphonse  JUIN (1888-1967), Maresciallo della Francia.  
Le Grandi Unità francesi del C.E.F.I sbarcate in Italia tra il 1943 - 44  furono:  
-          1 D.M.I (Divisione di Marcia di fanteria), chiamata anche 1 D.F.L, Divisione francese Libero, generale Brosset.  
-          2 D.I.M (Divion di fanteria marocchina), generale Dody,  
-          3 D.I.A (Divisione di fanteria algerina), generale di Montsabert,  
-          4 D.M.M, Divisione marocchina di Montagna, generale Sevez,  
-          Raggruppamento dei Tabors marocchini, generale Guillaume,  
-          Unità organiche dell  esercito.
  
         Posta sotto il comando alleato del maresciallo britannico Alexander, la campagna esordisce per le operazioni della Sicilia (10-07 – 43)  e lo sbarco al sud di Napoli (9-9-43). L'obiettivo degli Alleati anglo-americani è Roma.  
Ma, lungo la linea Gustav (10 e 14 Luglio) l esercito tedesco del maresciallo Kesselring che taglia l'Italia attraverso il massiccio degli Abruzzi, blocca ogni attivita delle truppe  alleate.
 Il C.E.F.I, sbarcanto  a partire da novembre 44, è impegnato nei combattimenti in due fasi la seconda delle quali con il significativo contributo del C.I.L.
v  1 campagna (inverno 44), battaglia dello Monto Cassino (25-01-44), contrassegnata per la conquista  del Belvédère, chiave di volta della linea Gustav, dove si immlò il 4 Rgt di Esploratori tunisini che perse il 1/3 dei suoi effettivi di cui quasi tutti i suoi ufficiali. Si riusci a bucare la linea Gustav ma non a romperla.  
v  2 campagna (primavera 44), battaglia del Garigliano, dove lo scontro più violento fu a Pico. I francesi consegnano agli alleati la strada di Roma.  

         Il giorno 08 Febbraio 1944 avvenne il passaggio ufficiale del Raggruppamento alle dipendenze del Corps Expeditionnaire Francais, quando dal Comando della Divisione Marocchina giunse l’ordine di operazione nr.1 con il quale si comunicava  che il Raggruppamento era messo a disposizione per l’impiego del Generale di Brigata Guillaume , Comandante il Gruppo Nord della Seconda divisione Marocchina.
Il Generale Francese commentava molto positivamente l’ingresso del Raggruppamento, atteso che era necessario rafforzare al massimo l’occupazione dei monti che si estendevano lungo la linea di resistenza
In particolare il settore occupato dagli Italiani costituisce l’estrema ala destra della V° Armata a saldatura con l’VIII° Armata, al fine di proteggere un’ importante via di arroccamento ed assicurare il fianco destro delle truppe francesi. Il terreno è veramente impervio le quote delle posizioni da raggiungere e l’inclemenza della stagione costituisce un duro collaudo dello spirito di sacrificio delle truppe italiane. In particolare  al Raggruppamento, che sostituisce il 4° gruppo Tabor Marocchino, viene dato il compito di proteggere la strada di arroccamento a COLLI-SCAPOLI –CERASUOLO ed assicurare il collegamento a CASTEL S. VINCENZO con la Divisione polacca.
Tale attività  era ritenuta necessaria al fine di disimpegnare unità francesi per il successivo reimpiego in altri settori. Agli inizi di Febbraio provenienti dalla Sardegna giungono altri reparti Italiani ( 1° Battaglione Arditi- 2° Battaglione Fanteria del 68° Reggimento) tanto che il
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Comandante Utili in considerazione della consistenza organica raggiunta crea un comando della Fanteria a decorrere dal 14 Febbraio al quale viene preposto il Col. Fucci. Un mese più tardi a

completare il dispiegamento organico giungerà il Battaglione alpini, in tempo per partecipare alle operazioni di occupazione di Monte Marrone.
Successivamente a seguito dei ricambi delle aree di operazione il Raggruppamento italiano trasformatosi in C.I.L. passerà alle dipendenze della V° Divisione Polacca in data 27 Marzo 1944 rimanendo a presidio delle aree in cui già are impiegato. I rapporti tra il corpo di spedizione francese ed il 1° Raggruppamento risultarono invece ottimi, improntati a cordialità e rispetto reciproco, con i Generali francesi Juin e Guillaume che ebbero un atteggiamento di grande disponibilità e  che valorizzarono il contributo italiano allo sforzo bellico comune. In particolare il Generale Guillame , come riportato dal Generale Utili nelle sue memorie, si impegnò per aiutare materialmente le truppe italiane ed espresse, una volta sancito il passaggio del 1° Raggruppamento Motorizzato alle sue dipendenze nel settore  Nord della 2^ divisione marocchina, la sua profonda soddisfazione di avere ai suoi ordini truppe italiane ed inneggiò anche alla fratellanza delle armi delle due nazioni.[i]
   
               Durante la campagna di Italia tra 1943 e 1944, le truppe coloniali del corpo di spedizione francese furono responsabili di numerosi atti di violenze contro la popolazione civile italiana. I voli, gli attacchi a mano armata, i saccheggi e gli stupri furono soprattutto molto frequenti. Furono inizialmente, solamente degli atti isolati, commesso per gli individui soli, e puniti dalle autorità alleate, francesi come anglo-americane. Durante l'offensiva vittoriosa dell'estate 1944 che permise di superare il linea Gustav, le truppe francesi hanno ottenuto da parte dei loro superiori una relativa libertà di azione, trascinando degli stupri di massa. All'inizio degli anni 1950, l'Unione Dà Italiane, ha censito circa dodicimila vittime di violenze sessuali.
               Al termine delle operazioni, il C.E.F.I (120.000 u),  conta circa  7.000 militari caduti , 30.000 feriti, 4.200 scomparsi, possiamo dire un terzo dei suoi effettivi.
Tale bilancio costituisce una delle piu elevate perdite che i reparti francesi abbiano mai riportato durante la guerra moderna. 




[i] Vedi Conti