martedì 14 gennaio 2014
C.I.L.: l'ambiente operativo
La notizia dell’armistizio, diramata la sera
dell’8 settembre 1943, spinse molti, tra soldati e cittadini, a credere che la
guerra fosse finita. L’immediata reazione delle forze tedesche, contro le unità
italiane, tuttavia, mostrò chiaramente che purtroppo la guerra non era finita.
La “fuga” verso Brindisi del re e del
Governo, aveva lasciato le unità italiane senza punti di riferimento e
direttive chiare. Con l’obiettivo di rassicurare gli alleati sulle intenzioni
italiane di combattere al loro fianco contro i tedeschi, i rappresentanti del
Governo, nei giorni successivi all’armistizio, predisposero la costituzione di
unità che potessero operare congiuntamente, a supporto degli alleati, alle loro
successive offensive armate. A tale scopo, il 27 settembre 1943, fu costituito
il I° Raggruppamento Motorizzato.
Nell’inverno del 1943-1944 la zona di
operazioni che impegnava più significativamente le forze alleate, nella
loro avanzata verso Roma, era la parte
della penisola italiana, tra il Garigliano e il Sangro, caratterizzata da aspri
rilievi montani e da anguste vallate scoscese; la così detta “linea Gustav”,
che sbarrava l’accesso a Roma.
Proprio, ai margini di questa zona, l’appena
costituito I° Raggruppamento Motorizzato fu impiegato dalla 5° armata americana
in una serie di azioni offensive. I soldati italiani poterono mostrare tutto i
proprio valore nel corso delle operazioni di Monte Lungo e sul Monte Marrone
(catena montuosa delle Mainarde), quando già il raggruppamento aveva assunto,
con decorrenza dal 22 marzo, la nuova denominazione di “Corpo Italiano di
Liberazione (C.I.L.)”.
Tuttavia,
quando i soldati italiani del C.I.L.,
si apprestavano a muovere verso Roma, gli alleati, in particolare i
Britannici, non vedendo di buon occhio l'entrata nella capitale delle unità
italiane, ordinarono di dirottare il C.I.L. sul versante adriatico.
Infatti, dal
1° giugno al 16 agosto il C.I.L. operò nel settore adriatico alle dipendenze
del V° Corpo d'armata britannico, comandato dal generale Allfrey, per spostarsi
ad operare successivamente, dal 16 al 31 agosto nella zona di Sassoferrato ed
Urbino1.
Scopo di
questo elaborato è di illustrare le caratteristiche del settore adriatico,
teatro delle operazioni del C.I.L. da inizio giugno a metà agosto 1944. In
particolare, si descriveranno le caratteristiche del terreno, le principali vie
di comunicazione e le priorità strategiche all’interno del settore stesso.
Come detto, il
C.I.L., a partire dal 1° giugno, si dispose nella zona attorno a Lanciano2,
e precisamente fra Treglio, Arielli e Castelfrentano, per muovere verso nord.
All’interno
del settore Adriatico, la conquista del porto di Ancona rivestiva un ruolo
fondamentale. Infatti, l’avanzata da sud degli alleati, rendeva sempre più
difficoltoso il rifornimento delle forze dalle basi meridionali di Taranto,
Bari e Napoli. Si rendeva, quindi, necessaria la conquista di alcuni grandi
porti più a nord, quali Livorno sul Tirreno e Ancona sull'Adriatico. L’unico
porto sull’Adriatico, prossimo alla linea Gotica,
era quello di Ancona: ritenuto dagli alleati di estrema importanza come base
logistica dell’8ª Armata Britannica. Anche i tedeschi, tuttavia, ritenevano il
porto particolarmente strategico e, proprio per questo, si impegnarono a
difendere tenacemente la città di Ancona e il suo porto.
La zona di
manovra fino a metà Luglio si articolava in aree montuose appenniniche e
collinari più a est verso il mare. In quest’area il CIL liberò le città di
Orsogna, Ari, Chieti, Bucchianico, Guardiagrele e molte altre località. Il 13
giugno venne raggiunta e conquistata l’Aquila ed il 15 Teramo.
Da questo
momento, il 17 giugno, il C.I.L. cessò di operare alle dipendenze del V° Corpo
britannico per essere posto alle dipendenze operative del II Corpo polacco.
L’avanzata
fino a Macerata (per proteggere il fianco sinistro del corpo polacco) fu
percorsa rapidamente, con il C.I.L. che si spostava su un percorso più interno
rispetto al corpo polacco, lungo le rotabili Chieti-Teramo-Ascoli-Macerata,
terreno ancora caratterizzato da una morfologia collinare, chiusa dagli
Appennini a ovest. Dopo Macerata, il
C.I.L. continuò l’avanzata verso nord, lungo questa direttrice. Dal tipo di
terreno risultava che per condurre le operazioni offensive era adatta solamente
la striscia costiera, su cui però molti fiumi limitavano la libertà di
movimento dei soldati. Questo terreno creava, inoltre, con la sua morfologia
collinare, condizioni molto favorevoli per la difesa. All’inizio di Luglio, le
unità del C.I.L. iniziarono a muoversi in direzione del torrente Fiumicello a
poca distanza dall'abitato di Filottrano.
La conquista
della città di Filottrano era ritenuta indispensabile nel quadro delle
operazioni tendenti alla liberazione di Ancona. Infatti, Filottrano occupava
una posizione chiave all’interno dell’intera linea difensiva predisposta dai
tedeschi a sud del Fiume Musone: la sua posizione dominante costituiva per gli
occupanti un eccellente appiglio tattico e la certezza di scontri durissimi per
chi avesse attaccato il borgo.
Per queste
caratteristiche, la città di Filottrano da secoli aveva rivestito, da un punto
di vista geografico, un ruolo strategico di fondamentale importanza. Il suo
territorio è perfettamente al centro delle Marche, a pochi chilometri dagli
Appennini e, contemporaneamente, vicino al mare. Dalla collina su cui si erge
il borgo sono visibili molti piccoli e grandi centri: Osimo, Macerata, Cingoli,
S. Maria Nuova; si spazia dai Sibillini al Conero, dal massiccio del Gran Sasso
al mare Adriatico.
Dopo la
conquista della città di Filottrano, ad opera delle unità del C.I.L., a metà di
Luglio, i polacchi conquistano Ancona ed il C.I.L. riprese la sua avanzata
verso nord, lungo la direttrice più interna rispetto a quella costiera.
La zona, in
cui le unità del CIL operarono, dalla fine di Luglio alla fine di Agosto, si
estendeva, da sud a nord, dall’Esimo al Foglia, e, da ovest ad est, dalla linea
di Urbino-Arcevia alla linea di contatto con le truppe polacche operanti nella
zona costiera.
Il terreno di
questa zona, ad ovest, nelle vicinanze degli Appennini, comprende una zona
montuosa che degrada ad est verso il mare, dove è presente una dolce zona
collinare.
Pertanto,
questa zona, viste le sue caratteristiche orografiche, poteva fornire molti
punti di appoggio ed appigli tattici, ben adatti a rinvigorire una difesa
organizzata sia contro le provenienze da sud e viceversa, sia contro le
provenienze dal mare. Anche tale zona è ricca di corsi d’acqua con andamento
generale sud-ovest, nord-est. La caratteristica torrentizia di tali fiumi, li
rendeva facilmente guadabili nei mesi estivi, durante i quali furono svolte le
operazioni. Tra questi i più importanti sono l’Esimo, il Misa, il Nevola, il
Cesano, il Metauro e più a nord il Foglia. Questi fiumi, tuttavia, pur non
rappresentando ostacoli seri, consentivano di organizzare efficacemente le
operazioni difensive che potevano sfruttare i rilievi circostanti, imponendo,
così come avveniva per i corsi d’acqua più a sud, delle momentanee battute
d’arresto.
Le valli
dell’Esimo, del Misa, del Nevola, del Cesano e del Metauro erano larghe,
pianeggianti, coltivate e con frequenti abitati. La zona era attraversata da
molte linee di comunicazioni sia lungo le valli, che lungo le depressioni interposte
fra le catene sub-appenniniche, tra queste, le conche di Sassoferrato-Fabriano
e Cagli, sono di particolare importanza in quanto costituivano punti di
confluenza di comunicazioni varie.
In
conclusione, si può dire che,il terreno d’azione che fu teatro dell’avanzata
del C.I.L. dal 1 giugno a metà agosto, nelle sue linee d’insieme, era
caratterizzato da una zona appenninica e ricca di colline nella prima parte
della traversata, fino a Macerata. Successivamente, tale terreno era
caratterizzato da una successione di colline a sviluppo altimetrico piuttosto
ridotto, di facile transito e separate tra di loro da successivi corsi d’acqua.
Questi, pur non costituendo ostacoli per l’avanzata verso nord, tuttavia ,
offrivano possibilità di organizzare linee difensive molto efficaci che
potevano sfruttare al meglio gli appigli tattici del terreno.
Inoltre va
sottolineata, all’interno del settore, l’importanza rivestita dalla conquista
della città di Filottrano che, per la sua posizione strategica, risultava essere
una robusta postazione difensiva delle unità tedesche a salvaguardia del porto
di Ancona.
domenica 5 gennaio 2014
C.I.L: e il Corpo D'Armata Polacco
L’inquadramento del
Corpo di liberazione italiano (C.I.L.) all’interno del 2° Corpo polacco risale
al periodo in cui, la sua denominazione era quella di I Raggruppamento
motorizzato costituito il 28 settembre 1943. Successivamente, con ordine dello
Stato Maggiore Regio Esercito del 3 aprile ’44, il suddetto Raggruppamento fu
rinominato C.I.L. con decorrenza 22 marzo ’44. Agli inizi di novembre ’43 il
raggruppamento divenne operativo e costituì la prima unità celere dell’esercito
italiano.
Il generale Umberto Utili,
comandante di tale unità, fu informato il 10 marzo del ‘44 dal generale
Augustin Guillaumme, comandante della 2a divisione marocchina, che
il Corpo di Spedizione francese sarebbe stato impiegato in altro settore e conseguentemente
il raggruppamento avrebbe ampliato il proprio settore di responsabilità con
l’inclusione delle Mainarde e sarebbe passato alle dipendenze del II Corpo
d’Armata polacco1. Lo stesso giorno il generale Utili si incontrava
con il generale Wladyslaw Anders, comandante del II Corpo d’Armata polacco, per
una riunione di carattere orientativo.
Era la prima di una
lunga serie di riunioni che impegnarono da una parte il comandante del I
Raggruppamento e i suoi più stretti collaboratori, dall’altra numerosi
ufficiali polacchi della 5a Divisione Kresowa per la definizione dei programmi di collaborazione e la
messa a punto dei particolari del passaggio di dipendenza. Il 16 febbraio il
generale Utili incontrò il generale Guillaumme e il generale Nicodemo Sulik,
comandante della 5a Divisione polacca, il quale avrebbe dovuto
assumere il comando del settore a ovest del I Raggruppamento italiano.
Il generale Sulik
comunicò al generale Utili che a partir dai primi giorni di aprile il Raggruppamento
avrebbe assunto il controllo della zona delle Mainarde momentaneamente affidata
alla Divisione polacca. Il 26 marzo, a seguito di laboriosi preparativi, il
Raggruppamento passava alle dipendenze della 5a Divisione polacca la quale contemporaneamente assumeva il
comando del settore tenuto dalla 2a Divisione marocchina. Il giorno
successivo, il comando del I Raggruppamento riceveva l’istruzione segreta e
personale n. 343 con la quale il generale Sulik esponeva i suoi intendimenti e
le sue considerazioni sull’azione per l’occupazione del Monte Marrone.
In base a tale
istruzione, dopo l’occupazione di Monte Marrone, il I Raggruppamento doveva
assumere la difesa delle Mainarde detenuta dal 13° battaglione di fanteria
polacca. Il giorno 11 aprile, il generale Sulik comunicava che a partire dal 13
aprile l’unità italiana avrebbe assunto anche il settore di Cerro, dando il cambio ad un battaglione
della 3a Divisione Carpatica. Questo nuovo compito era affidato al
Raggruppamento in connessione con la sostituzione del II Corpo polacco da parte
del X Corpo d’Armata britannico. Mentre si prendevano gli ultimi accordi con
gli inglesi, i polacchi si preparavano a lasciare il settore: i rapporti con
l’unità italiana si interrompevano però per breve tempo; sarebbero ripresi due
mesi più tardi e continuati fino allo scioglimento del C.I.L.. Infatti, dal
giorno 17 giugno ’44, il C.I.L. fu posto alle dipendenze operative del II Corpo
d’Armata polacco, cessando così dalle dipendenze del 5° Corpo britannico2.
Da quel momento in poi
italiani e polacchi operarono sempre in stretto collegamento. Le differenze di
lingua, di addestramento e di equipaggiamenti fra le due unità avrebbero potuto
creare non poche difficoltà, ma non fu così. Essi si intesero subito, legati
dal sentimento di rivincita e riscatto morale nel quale gli animi degli
italiani e dei polacchi versavano a causa del comune nemico invasore: i
tedeschi. Il riscatto della propria dignità e della propria libertà motivarono,
fino all’abnegazione, italiani e polacchi per tutto il periodo di
collaborazione, pur vivendo gravi vicissitudini morali e politiche interne.
|
Pertanto, il C.I.L. fu inserito in una zona intermedia tra la
costa adriatica e l’Appennino, a stretto contatto con il II Corpo d’Armata polacco
ad oriente e l’ala destra del X Corpo d’Armata britannico ad occidente. Il
comando del Corpo polacco
|
dispose che la 3a divisione Carpatica e la 5a divisione Kresowa, si ponessero su due direttrici di marcia all’inseguimento
del nemico agganciandone le retrovie3. Nel particolare, la direttrice
di sinistra era costituita dalle rotabili Chieti – Teramo – Ascoli – Macerata,
le quali sarebbero state percorse dalle truppe del C.I.L., con l’incarico di
proteggere il fianco sinistro del Corpo polacco. La necessità di coordinare i
movimenti del Corpo polacco e del C.I.L. risultava evidente dalle azioni del 30
giugno e del 1° luglio, ma a causa della gravissima deficienza quantitativa e
qualitativa dei mezzi di trasporto del C.I.L ci furono difficoltà che posero, a
volte, un freno all’evolversi dell’azione comune. Il corpo polacco riteneva
indispensabile, per l’attuazione dei propri piani, una efficace copertura del
proprio fianco sinistro, copertura che il C.I.L., lento e male armato, non
riusciva completamente a dare. Il generale Anders, resosi conto che le
difficoltà in cui si dibatteva il C.I.L. erano soprattutto di ordine logistico,
ritenne di risolvere momentaneamente la questione passando il Gruppo Tattico Nembo alle dipendenze
della 5a divisione Kresowa.
Di fronte a tale
decisione, il generale Utili prese posizione e fece presente che il Gruppo Tattico Nembo doveva essere
considerato avanguardia del C.I.L. e che perciò, per ragioni morali e di
impiego, non era opportuno il suo passaggio alle dipendenze di altra unità. Tale
posizione trovò il consenso del generale Anders, lasciando inalterate le
dipendenze organiche. Il 5 luglio, il Corpo polacco fu impegnato in durissimi
scontri ad Osimo, mentre a sud di Filottrano, il C.I.L. cercava di avvicinare il
maggior numero possibile delle proprie forze alle posizioni del Fiumicello. Il
6 luglio, la battaglia si riaccese sul fronte di Filottrano e le operazioni del
C.I.L. ricominciarono dalla linea del Fiumicello. Intanto, al comando del
C.I.L. perveniva l’ordine, per il generale Utili, di attraversare il Fiumicello
e allinearsi con la 5a divisione Kresowa
per sferrare il successivo attacco contro le posizioni nemiche dislocate a
Filottrano4.
Nel settore polacco, la
5a divisione Kresowa, si
era attestata sul fiume Musone consolidandovi la testa di ponte, mentre il
C.I.L, che aveva iniziato l’attacco a Filottrano, procedeva faticosamente,
fortemente ostacolato dal nemico che sfruttava a proprio vantaggio le posizioni
offertegli dal terreno e dall’abitato circostante. Pertanto, il mattino del 7
luglio, i comandanti del C.I.L. e della 5a divisione Kresowa si riunirono a Centofinestre per
accordare un efficace piano d’attacco su Filottrano. Essi concordarono che
l’attacco sarebbe stato eseguito dagli italiani, esercitando lo sforzo principale
ad est, in corrispondenza della direttrice Villanova – Filottrano, ed uno
sforzo sussidiario concomitante a sud. A seguito della presa di Filottrano e
precisamente dal 25 agosto, il C.I.L. cessò di operare agli ordini del II Corpo
polacco e passò nuovamente alle dipendenze dei britannici.
In conclusione, con il
paese e l’Esercito in piena dissoluzione, era quasi impossibile pensare di
creare qualcosa di efficiente: tuttavia, la cooperazione tra il C.I.L. ed il
Corpo polacco fu un valido esempio di coesione tra unità altamente motivate a contribuire
all’assolvimento della propria missione per la liberazione dei rispettivi
popoli. Alto morale, entusiasmo e decisa volontà di battersi per la cacciata del
nemico, contraddistinsero italiani e polacchi di ogni grado, destando più volte
l’ammirazione di britannici e americani.
NOTE
[1]Conti G., Il primo raggruppamento motorizzato”,
Stato Maggiore Esercito, Roma 1984.
2Poli L., Prinzi G., Secondo Risorgimento d’Italia, n. 3/2007, Edizione.
3Crapanzano S., Il
Corpo Italiano di Librazione (aprile-settembre 1944), Stato Maggiore
Esercito, Roma 1971.
4Santarelli G.,La
battagli di Filottrano. 30 giugno – 9 luglio 1944, Edizioni Erebbi, Ed.
1991.
domenica 22 dicembre 2013
Auguri
venerdì 13 dicembre 2013
C.I.L.: gli armamenti individuali e di reparto
La solita vecchia storia: tutto si deve adattare
Prima di procedere ad una disamina degli armamenti in dotazione al
C.I.L. bisogna sicuramente ricordare come il reparto, proveniente dal disciolto
1° Raggruppamento Motorizzato, abbia ereditato nella prima fase dei
combattimenti gli armamenti del soppresso reparto. Con tali dotazioni, armato
soprattutto di non comune spirito di sacrificio e tanta volontà, il C.I.L. è riuscito a
caratterizzare il proprio impegno nella campagna della primavera del 1944, in particolare nelle
regioni adriatiche delle Marche ed Abruzzo.
Le
maggiori lacune del CIL erano dovute alla cronica deficienza di automezzi, alla
scarsità delle
artiglierie
e alla assoluta mancanza di mezzi
corazzati per il combattimento, oltre
alla deficienza delle dotazioni d’armamento, sia individuali che di reparto, anche
nell’equipaggiamento le risorse erano davvero limite e poco efficienti, potendo
i reparti far fronte ad un limitato munizionamento capace di non superare la
soglia massima di venti giorni di combattimento.
Del Corpo Italiano di Liberazione
fecero parte:
- un Reggimento di fanteria: il 68°
su due battaglioni (forza circa 1.800 uomini);
- un Reggimento
bersaglieri: il 4° su due battaglioni, XXIX e XXXIII (forza circa 1.250 uomini
) ;
- un Reggimento artiglieria: l'11°su
tre gruppi (forza circa 600 uomini)
- un battaglione paracadutisti: il CLXXXV su
tre compagnie (forza circa 450 uomini)
- un battaglione alpini:
il "Piemonte", con una btr. da 75 mm . someggiata (forza circa 600 uomini);
- un battaglione arditi: il IX
reparto d'assalto (circa 600 uomini)
- unità dei Carabinieri, del Genio e dei Servizi.
Era un complesso di forze di tutto rispetto.
In particolare
gli armamenti di cui era dotato il CIL erano tipici di dotazioni di brigate
miste nelle quali però è da sottolineare che il rapporto tra gli elementi di
manovra (fanteria) ed elemento di fuoco pesante (artiglieria) era tutto a favore del primo.
Tale situazione
sottolinea l’importanza rivolta alla manovra in un momento in cui l’avanzata
era in fase di assumere un ritmo celere.
In totale i gruppi di artiglieria compresi quelli
della divisione Nembo e delle brigate dipendenti erano di 10 unità di fronte ai 14 battaglioni
di fanteria.
Salvo qualche variante di
marginale rilievo fu questo l’ordinamento del CIL di fatto mantenuto fino al
suo scioglimento. In particolare l’attività bellica del CIL fu condotta con
armamenti tipici di reparti di fanteria più un nutrito ma obsoleto parco di
pezzi di artiglieria, disponibile in diversi calibri. Assai lamentata è inoltre
la mancanza di mezzi corazzati che al contrario, il nemico tedesco, seppur in
ritirata disponeva in maniera
significativa.
In attesa che il Comando alleato affidi i mezzi corazzati,
lo Stato Maggiore Italiano, cerca di ottenere un carro M13/40 dal Centro Studi
Motorizzazione, un semovente con pezzo da 75 , un auto blindo e due semoventi
con pezzi 105 e per ultimo 8 auto blindo da disciolti corpi stanziali in Roma,
ma il C.I.L. sarà sciolto prima che questi mezzi vengano assegnati.
Le armi di dotazione personale del CIL comuni
ad entrambe le specialità erano il moschetto mod.91 e il M.A.B. 38 A
(ritenuto migliore dei mitra alleati distribuiti), gli ufficiali avevano in dotazione le loro
Beretta 34 cal. 9 corto, inoltre alcuni militari erano armati con moschetto
automatico. Le dotazioni di reparto tipiche di un segmento di fanteria erano
invece costituite da:
-
fucili mitragliatrici;
-
mitragliatrici Breda;
-
bombe a mano SRCM;
-
mortai 45/81 – 47/82;
I reparti di
artiglieria erano invece equipaggiati con :
- 3 gruppo con
pezzi da 75/13 ( noto come gruppo someggiato),
- 3 gruppi con
pezzi da 75/18;
- 2 gruppi con
pezzi da 100/22;
- 2 gruppi con
pezzi 105/28
- 3 batterie
da 20 mm
c.a.;
- 4 batterie
57/50 contro carri;
- diverse
compagnie dotate di pezzi da 47/32
Bisogna in ultimo ricordare che successivamente
allo scioglimento il CIL sarà interamente riarmato con dotazioni di nuova
fabbricazione in uso alle truppe inglesi, dalle quali oltre agli armamenti
riceverà anche le divise e tutte le ulteriori dotazioni necessarie al nuovo
armamento dei gruppi di combattimento.
Dunque aspetto singolare è
l’estrema versatilità con cui i reparti combattenti, fino alla battaglia di
Filottrano utilizzano armi e mezzi di produzione nazionale, passando
successivamente ad affrontare le altre campagne con nuovi armamenti ed anche
con divise degli alleati, sperimentando direttamente sul campo le nuove
dotazioni affidate.
In conclusione per quanto in
ultimo accennato, volendo adottare un azzardato parallelismo con quanto oggi avviene, secondo le nuove
dottrina di sperimentazione degli armamenti, dove gli stessi sono testati e
adottati direttamente in teatro, si può sicuramente affermare che il glorioso
CIL, inconsapevolmente ma sicuramente con i risultati che oggi sarebbero più
che mai attuali, il reparto con l’utilizzo in combattimento dei nuovi e diversi
armamenti degli alleati, è stato precursore di tale teoria adottando inoltre,
come nel caso del fucile mitragliatore MAB 38 scelte sulle sua capacità di
fuoco rispetto all’omologo armamento proposto dagli alleati.
BIBLIOGRAFIA
- Conti G. “Il 1° Raggruppamento motorizzato Italiano(1943-1944)”, Stato
Maggiore Esercito, Ufficio storico, Roma 1984.
- Crapanzano S.E. “Il Corpo italiano di Liberazione
(aprile-settembre 1944)” , Stato Maggiore Esercito, Ufficio Storico, Roma
1971.
- Coltrinari M. “31 marzo 1944: Monte Marrone”
martedì 3 dicembre 2013
Abbiamo perso un amico. Ricordo di Carmelo Testa
E' spirato nel capoluogo irpino Carmelo Testa, presidente del Comitato ANVGD di Avellino. Fiero sostenitore della causa degli esuli, nativo di Pola, non ha rinunciato fino all'ultimo al suo battagliero impegno per la nostra Associazione, nonostante una terribile malattia progressiva. Fu anche combattente nella difesa dell’italianità dell’Istria, tanto da ricoprire fino alla morte anche la carica di presidente della Federazione Combattenti e Reduci di Avellino.
Le comunità ANVGD si stringono intorno alla famiglia, nel ricordo di un simbolo di grande umanità, coraggio e indomito orgoglio delle proprie origini. La sua dedizione nel ricordare continuamente e con passione le nostre vicende storiche, ai più alti livelli istituzionali, hanno rappresentato in Campania un punto fermo per decenni.
© ANVGD Sede nazionale
Carmelo testa è stato anche un Combattente della
della Guerra di Liberazione,
nel C.I.L.
e
nei ranghi del gruppo di Combattimento "Friuli"
|
venerdì 22 novembre 2013
C.I.L: . Gli Equipaggiamenti
Il presente elaborato si prefigge
di analizzare lo stato degli equipaggiamenti in dotazione alle truppe del Corpo
Italiano di Liberazione (C.I.L.) durante la 2^ Guerra Mondiale nella cosiddetta
“Campagna d’Italia”. Per quanto riguarda gli equipaggiamenti, per definizione
ci riferiamo alle divise, compresi fregi, mostrine e gradi, alle calzature,
alle buffetterie e cinturoni, all’elmetto e agli zaini.
Come
premessa, va ricordato che il C.I.L. opera nell’Italia centrale tra l’aprile e
il luglio 1944, al fianco delle truppe alleate impegnate sulla linea “Gustav” e
in seguito fino alla linea “Gotica”, nella campagna militare per la liberazione
dell’Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. La sua costituzione segue
le azioni del I Raggruppamento Motorizzato Italiano che, nato già a fine
settembre del ’43, dopo i primi combattimenti di Montelungo, nel Marzo ‘44 si
era distinto sul Monte Marrone, prima conquistando e poi mantenendo, nonostante
la controffensiva tedesca, la vetta con il battaglione alpino “Piemonte” e il
185° battaglione paracadutisti “Nembo”. I comandi alleati, sotto la spinta non
solo tattica quanto morale, dei risultati ottenuti, autorizzano quindi la
creazione del C.I.L. che passa dai 5000 uomini del Raggruppamento Motorizzato,
prima a 9000-10000 fino a 25.000 unità, sotto il comando italiano del Gen.
Utili. Ambiente operativo in cui i soldati italiani sono chiamati ad operare è
quello dei monti del basso Lazio prima (Mainarde) e poi, nel settore adriatico,
del Molise e dell’Abruzzo, in una stagione ancora invernale, caratterizzata in
quota da neve e temperature rigide, ma che nel proseguo delle operazioni, che
si protrarranno in primavera ed estate, migliorerà dal punto di vista climatico.
Lo Stato
Maggiore italiano, nell’ottobre 1943, ha la necessità di approntare rapidamente
queste unità combattenti, poiché incombono le esigenze operative che
coinvolgeranno le truppe italiane al fianco degli alleati. Supportare
logisticamente il I Raggruppamento Motorizzato e poi, nell’Aprile ’44, una
forza ancor più consistente di soldati che compone il C.I.L., è subito impresa piuttosto ardua per il
comando italiano, considerando che le truppe vengono da più di tre anni di
conflitto su altri fronti ed un periodo di sbandamento seguito all’8 settembre,
in cui molti materiali di equipaggiamento sono andati perduti. I magazzini
presenti sul territorio italiano del sud liberato sono svuotati dagli alleati
per rifornire i partigiani di Tito in Jugoslavia, poiché ancora non ha preso
piede l’idea di creare un corpo italiano da affiancare alle truppe alleate,
risorto sulle ceneri dell’ex-esercito nemico. L'Intendenza della 7^ Armata,
l'unico grande comando ancora efficiente nell'Italia occupata dagli Alleati, si
ritrova con un enorme numero di tenute coloniali complete nei magazzini di
Napoli. Proprio con queste uniformi vengono riforniti gli uomini del
Raggruppamento Motorizzato, che ancora indossano le lise divise grigioverde e
gli equipaggiamenti in dotazione durante gli eventi bellici della prima parte
del secondo conflitto mondiale. Inizialmente viene cucito al petto lo scudo
sabaudo, che inviso alle popolazioni locali, sarà motivo di polemiche
sull’opportunità di adottarlo, mentre sono mantenute le mostreggiature e le
spalline coi gradi. Il completo
estivo si compone di un camiciotto sahariano ed ampi pantaloni da serrare sotto
il ginocchio con le fasce mollettiere. La sahariana, che era stata utilizzata
in Africa, ha un colletto ampio guarnito con le mostreggiature, è dotata di
quattro tasche ed è aperta fino allo sterno. Tre bottoni, il primo dei quali
sempre slacciato, chiudono la giubba. Sotto il camiciotto di tela, i militari
mettono spesso la camicia grigioverde che a dicembre non deve rappresentare
proprio la soluzione perfetta. In relazione agli equipaggiamenti e al
vestiario, i soldati del C.I.L. hanno quelli ereditati dal I Raggruppamento e
il problema degli equipaggiamenti resterà, per tutto il periodo in cui il
C.I.L. opera, ancora insoluto. Taluni come i paracadutisti del Nembo, hanno la
divisa estiva caki, mentre gli altri battaglioni conservano la divisa invernale
grigioverde con il pastrano. Per quanto riguarda le calzature, molti hanno solo un paio di scarpe ed altri
neanche quelle (Fig.1). Alpini e bersaglieri mantengono il copricapo
tradizionale, mentre l’elmetto utilizzato è il tipo M33 in dotazione alle
truppe del Regio Esercito (Fig.2) e il
tipo M42 per i paracadutisti. A testimonianza della scarsità degli
equipaggiamenti, riportiamo una richiesta che il Comando Italiano inoltra a
fine Novembre 1943, agli organi superiori, in cui si richiedevano mantelle
anti-pioggia (gabbani impermeabili) per
le sentinelle di guardia.[1]
Sia il
Raggruppamento prima che in seguito i reparti del C.I.L conducono quindi le
operazioni che abbiamo ricordato, utilizzando gli equipaggiamenti italiani
originari. Tale materiale all’inizio delle operazioni è in realtà già usurato,
venendo, come detto, da un periodo di guerra e poi di mancato reintegro, e appare
da subito insufficiente sia ai comandi italiani che agli osservatori alleati;
prima dell’inserimento in linea, le truppe alleate, con l’intento di testare la
capacità operativa del Raggruppamento, effettuano il 2 novembre 1943 una
esercitazione, i cui esiti dimostreranno, come riportato nei commenti dei
vertici di comando, che il morale delle truppe italiane è molto buono ma i
materiali in dotazione particolarmente scarsi.[2]
Nonostante
questa carenza, il CIL porta a termine, inquadrato nello schieramento alleato,
brillanti operazioni militari e, sorprendentemente, avanza nella liberazione
del territorio abruzzese , in pochi mesi, fino alle Marche.
Dopo la
battaglia di Filottrano e la liberazione di Ancona (Fig.3,4), il C.I.L. appare
però stremato e logorato negli uomini e nei mezzi, tanto da richiedere una
riorganizzazione ordinativa che vedrà la nascita dei Gruppi di Combattimento.
che riceveranno dagli alleati nuovi equipaggiamenti. Infatti i soldati italiani
che fanno parte di queste unità , oltre alle armi in dotazione all’esercito
inglese, avranno, come nuovo equipaggiamento, il classico elmetto a padella,
buffetteria in canapa e le divise inglesi, su cui potranno apporre fregi, gradi
e mostrine italiane. Ovviamente si tratta di un supporto logistico in
armamenti, equipaggiamenti e mezzi che risulta indispensabile per poter
proseguire le operazione delle Grandi Unità italiane, ma che snatura la
caratteristica di nucleo del nuovo esercito italiano che si era avuto con il
C.I.L.: infatti, da una parte, i soldati costituenti i Gruppi di Combattimento
si trovano ad agire indossando divise non del proprio Paese, pur combattendo
sul territorio della propria nazione, e questo incide certamente sul morale e
sulla motivazione degli uomini; d’altro canto, va comunque considerato che,
nelle attività operative, il buono stato dell’equipaggiamento del singolo
riveste una importanza fondamentale sia dal punto di vista strettamente
tattico, per la conduzione delle operazioni, quanto dal punto di vista del
morale del soldato , che combatte meglio se posto nelle migliori condizioni
possibili.
In
conclusione, giova ricordare, per meglio inquadrare il ruolo rivestito dal C.I.L. nelle operazioni militari sul fronte
alleato in Italia, che questa prima Grande Unità, embrione del ricostituito
Esercito Italiano, si trova ad operare
ricca di entusiasmo, per il ruolo che deve ricoprire nella lotta di liberazione
del proprio Paese, ma con equipaggiamenti, come abbiamo in precedenza descritto,
particolarmente scarsi rispetto alle dotazioni degli alleati che è chiamata ad
affiancare. Il fattore numerico, un
corpo di molte migliaia di soldati, solleva notevoli problemi di natura
logistica ai nostri Comandi. Gli alleati probabilmente non tengono in gran
conto l’apporto delle truppe italiane all’offensiva portata avanti sul fronte italiano, non
vedono di buon occhio una sua particolare affermazione sul campo e quindi
privilegiano i rifornimenti verso truppe partigiane, che agiscono sul fronte
oltre le linee nemiche. Gioca qui sicuramente anche la diffidenza verso un
esercito che fino a pochi mesi prima era nemico. Lo Stato Maggiore italiano
altresì chiede ai comandi alleati supporti per reintegrare i materiali ma
preferisce, per dimostrare che ancora possiede capacità operative e nell’intento
di riaffermare i valori nazionali, cercare di sfruttare al meglio materiali e
mezzi di cui dispone, sottraendoli ai vari reparti inoperosi.
Le lacune nell’equipaggiamento, che si sommano ad
altre maggiori deficienze nei mezzi e negli armamenti[3], non
impediscono al C.I.L. di combattere e ottenere risultati sul campo, nonostante
le avverse condizioni ambientali, probabilmente perché composto da soldati
motivati e spinti da un senso di rivalsa, al fine di dimostrare il proprio
valore ed onore ai vecchi nemici, ora alleati.
NOTE
IRM 28 nov. ‘43 n. 527 “Promemoria per il
maggiore Boscardi”, cit . in Conti
G. “ Il
primo raggruppamento motorizzato”
Stato maggiore esercito, ufficio storico, p.84, Roma 1984.
2
Ricchezza A. “Gli alleati guardano,
osse4rvano, si scambiano qualche occhiata ew alla fine concludono che le
possibilità italiane di battersi sono piuttosto modeste. Il molrale è buono,
dicono, ma il materiale, oltre ad essere insufficiente, fa pietà” cit. in
Conti G. “ Il primo raggruppamento
motorizzato” Stato maggiore
esercito, ufficio storico, p.63, Roma 1984.
3 Coltrinari M. “Le lacune maggiori,il CIL le aveva per la cronica deficienza di
automezzi, la scarsità delle artiglierie e la assoluta mancanza dimezzi
corazzati e motorizzati per il combattimento, oltre alla deficienza delle
dotazioni d’armamento, sia individualiche di reparto, e nell’equipaggiamento”.
da “ Il corpo Italiano di liberazione :
da Monte Marrone al Metauro.” su sito web www.anpi.it/patria_2004/04-04/36-37_Coltrinari.pdf
giovedì 14 novembre 2013
C.I.L. I Capi. Comandanti e Sottordini
Dopo l’8 settembre, il vertice politico vede, ancora, quale Capo del
Governo, il maresciallo Pietro Badoglio. Si avvicenderanno, invece, nella
carica di Ministro della Guerra, il generale Antonio Sorice (fino al 15
febbraio 1944), il generale Taddeo Orlando (fino al 17 giugno del 1944) e
l’onorevole Alessandro Cassati (fino al 20giugno 1945). Si avvertiva un “vuoto”
generale di tutela e di sicurezza, nonché di un totale disorientamento fra le
fila dell’esercito, ormai disintegrato sia sul piano organizzativo che morale
(comandanti e soldati erano in balìa di se stessi, e cercarono di rientrare
alle proprie famiglie).
Dai primi giorni successivi all’armistizio, pertanto, sia il Governo
sia i vertici militari italiani, cercarono di convincere gli Alleati
dell’opportunità di affiancare alle forze sbarcate in Italia i nuovi reparti
italiani in via di costituzione. Gli Alleati, infatti, nutrivano ancora
diffidenza e rancore verso gli ex nemici. Non erano pertanto, favorevoli alla
collaborazione con le forze militari italiane, per due ordini di ragioni: una
di natura politica, perché un’eventuale partecipazione militare sul campo di
battaglia avrebbe potuto dare adito a richieste di revisione e di
alleggerimento delle clausole stabilite dall’armistizio; l’altra di natura
pregiudiziale, legata strettamente alla riserva mentale sull’efficienza e
sull’affidabilità delle “nostre truppe” in guerra.Toccava perciò al soldato
italiano rimuovere quello scetticismo, affermare il suo effettivo impegno in battaglia,
e dimostrare di essere ancora in grado di battersi per un ideale.
L’invito fu infine raccolto e la prova del fuoco giunse poco dopo su
Monte Marrone. La sorpresa del Comando Alleato fu pari all’ammirazione.
Fioccarono gli elogi e fu il definitivo convincimento per ammettere gli
italiani al rango di “cobelligeranti”. Tale successo fu reso possibile anche
grazie al carisma di un comandante, il generale Umberto Utili. Egli fu
determinante per la riorganizzazione del I Raggruppamento, del quale assunse il
comando alla fine del gennaio 1944, ma, soprattutto, per la costituzione, nel
successivo mese di marzo, del Corpo Italiano di Liberazione.
Questo elaborato, che si pone l’obiettivo di “passare in rassegna” i capi militari italiani che si distinsero
nei momenti tormentosi conseguenti all’armistizio, non poteva, pertanto, che
riservare al generale Utili, una posizione di primissimo piano. Tale
considerazione non è frutto di patriottismo, ma delle eccellenti qualità umane
e professionali unanimemente riconosciutegli.
Come diceva di lui il generale Antonio Ricchezza, capo ufficio
operazioni del C.I.L. e suo stretto collaboratore: <<…Il generale
Utili, un uomo assolutamente invulnerabile alle atmosfere depresse, prese in
mano le truppe, si dette da fare perché ogni giorno ci fosse un po’più di luce
che nel precedente…era l’uomo più adatto a farlo in tutto l’Esercito italiano
di allora…>>. Utili era un uomo dalla tempra forte e dal carattere
non arrendevole, capace di trasmettere sentimenti alti ai suoi collaboratori.
Seppe infondere fiducia e galvanizzare tutti per la nuova impresa che avrebbe
onorato le armi italiane.
Il generale, nell’assumere il comando, si rivolse così ai suoi
commilitoni: <<…Sono fiero di essere stato destinato a comandarvi…voi
avete dato l’esempio generoso ed avete versato il vostro sangue, che è sempre
qualcosa di più prezioso delle chiacchiere…Ragazzi in piedi, perché questa è
l’Aurora di un giorno migliore…>>. Egli possedeva un intimo senso del
dovere e spiccava nel sapersi assumere le sue responsabilità. Erano innati in
lui i sani principi dell’onore militare, della disciplina e dello spirito di
sacrificio. <<Il generale Utili - come scriveva il generale Paolo
Berardi (Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ) - superava per intelligenza,
fantasia e volontà la media dei nostri generali. Sapeva di valere, era
ipercritico, si prendeva libertà molto spinte di apprezzamenti, e non era
“inferiore comodo…>>. L’espressione “eufemistica” del superiore
sottolinea l’abitudine del generale a rispondere in modo tranciante agli ordini
che non lo persuadevano. Direi che è raro imbattersi in una personalità con il
coraggio di dire la sua in un contesto molto poco libero, come quello
dell’epoca allo studio. Era un uomo che si reggeva da sé, che si faceva ben
volere dai dipendenti, che sapeva imporsi con dignità anche agli Alleati1. Monte Marrone, doveva essere l’emblema della
riscossa italiana.
Il generale Utili si avvalse di questo simbolo con la perspicacia e
l’intuito tipici dei grandi comandanti. Egli seppe attribuire un grande valore
morale a quel fatto d’arme, le cui truppe protagoniste, così valorosamente
distintesi, erano in parte ancora ai suoi ordini. Questo degno soldato italiano
aveva solo 48 anni, ma un’esperienza incomparabile in combattimento. Era,
infatti, insignito di tre medaglie d’argento al valore militare, guadagnate sui
fronti dell’Africa orientale, della Grecia e della Russia. L’atteggiamento di
“inferiore non di comodo” gli era praticamente costato la carriera: nel 1934
era stato espulso dallo Stato Maggiore, per certe sue critiche sull’avanzamento
degli ufficiali.
Questo era Utili: uomo e generale, che per quanto autonomo ed
imprevedibile, sentì sempre sul collo le ultime parole rivolte dal Capo di
Stato Maggiore Generale Messe ai soldati italiani: <<…Vi affido ad un
uomo che sarà avaro del vostro sangue; certo lo spenderà quando sarà
necessario, ma mai invano e mai leggermente…>>.
Non meno prezioso, nella “Guerra di Liberazione”, fu il contributo
fornito dal Battaglione “Piemonte” degli alpini, al comando del maggiore
Alberto Briatore, il quale condusse con lucida strategia, fermezza e
determinazione i suoi uomini alla vittoria. Grazie alla sua consumata
esperienza di comando, aveva letteralmente rovesciato la situazione materiale e
morale del “Piemonte”, portandolo ad un’impresa di guerra di montagna di
assoluto valore. Mostrò così palese a tutti (Alleati compresi), la preparazione
ed il vigore d’esecuzione del suo reparto in battaglia. Briatore sapeva
esaltare il comportamento dei suoi uomini.
Mi piace ricordare, in questo contesto, il memorabile, vibrante elogio,
segnalato con un ordine del giorno, inviato all’indomani della battaglia di
Monte Marrone : <<…Infliggendo all’orgoglioso nemico una lezione
durissima…non vi siete lasciati fiaccare dall’eccezionale sforzo fisico dei
trasporti a spalla sul lungo e penoso percorso…ma avete organizzato e vigilato
la posizione…>>.
La gloria ed il valore non mancarono neanche a Filottrano, dove il 183°
Reggimento paracadutisti, articolato su
due battaglioni, il XV e il XVI , segnò
un’altra epica pagina contro l’occupazione nazista.
L’azione confermò pienamente l’indiscusso valore e la netta ripresa
dei combattenti italiani, esaltando
l’eroico comportamento dei paracadutisti, i cui risultati andarono al di là di
qualsiasi aspettativa. Al comando del colonnello Giuseppe Quaroni, indiscusso leader
carismatico, i parà inflissero al nemico, impaurito e sorpreso dall’inaspettata
“apparizione”, perdite gravissime.
Attento non solo alla
preparazione ed alla formazione militare dei suoi “ragazzi”, ai quali era
portato a rivolgersi con parole che scaldavano il cuore prima che la mente, il
colonnello Quaroni seppe trasmettere a ciascuno il proprio coraggio ed il suo
spirito garibaldino, con lo slancio e la tenacia che ne caratterizzavano
la forte personalità. Il suo Reparto,
come tipico della tradizione alpina, seppe immedesimarsi alla personalità
trainante del suo comandante, mostrando ancora quel valore che ha sempre
distinto le nostre truppe di montagna, uomini abituati ad agire in condizioni
estreme (in questo caso non solo per l’ambiente).
Questi comandanti, insieme ai soldati di ogni grado, che hanno
sacrificato e rischiato la loro vita nella “Guerra di Liberazione”, ci hanno
restituito “l’Aurora”, il nostro giorno migliore, donando al nostro Paese la
dignità degli uomini liberi, quella libertà di cui , tutti noi godiamo da più
di sessant’anni.
Per i comandanti di oggi, questi Ufficiali sono degli esempi di
comportamento. Soldati che hanno saputo essere d’esempio in un clima di
assoluto abbandono e di crollo improvviso dei valori nei quali si era creduto
per lustri. Lo spirito d’iniziativa ed il coraggio sono caratteristiche
necessarie dei militari.
Io ritengo che gli Uomini di cui ho parlato abbiano interpretato il
loro dovere con dignità e valore. Quel dovere di fedeltà non alle Istituzioni
formali, che non avevano retto all’urto dei tempi, ma a quel Popolo di cui
erano figli, a quegli Italiani di cui sono giustamente divenuti un modello,
nello spirito dell’Italia risorta.
lunedì 4 novembre 2013
C.I.L.: Il Corpo di Spedizione Francese in Italia. Inquadramento del I Raggruppamento Motorizzato e del C.I.L:
Costituito in Africa settentrionale nell'anno 1943, il C.E.F.I era composto da militari
provenienti da differenti aree regionali e anche da differenti religioni .
La grande
maggioranza dei combattenti della C.E.F.I. era di origine musulmana,
" truppe di primo ordine, particolarmente
adatti per eccellenza al combattimento in montagna “ (De Gaulle).
Il comando ne fu
affidato al Generale d’Armata
Alphonse JUIN (1888-1967), Maresciallo
della Francia.
Le Grandi Unità
francesi del C.E.F.I sbarcate in Italia tra il 1943 - 44 furono:
-
1
D.M.I (Divisione di Marcia di fanteria), chiamata anche 1 D.F.L, Divisione
francese Libero, generale Brosset.
-
2
D.I.M (Divion di fanteria marocchina), generale Dody,
-
3
D.I.A (Divisione di fanteria algerina), generale di Montsabert,
-
4
D.M.M, Divisione marocchina di Montagna, generale Sevez,
-
Raggruppamento
dei Tabors marocchini, generale Guillaume,
-
Unità
organiche dell esercito.
Posta sotto il comando alleato del
maresciallo britannico Alexander, la campagna esordisce per le operazioni della
Sicilia (10-07 – 43) e lo sbarco al sud
di Napoli (9-9-43). L'obiettivo degli Alleati anglo-americani è Roma.
Ma, lungo la linea Gustav (10 e 14
Luglio) l esercito tedesco del maresciallo Kesselring che taglia l'Italia
attraverso il massiccio degli Abruzzi, blocca ogni attivita delle truppe alleate.
Il C.E.F.I, sbarcanto a partire da novembre 44, è impegnato nei
combattimenti in due fasi la seconda delle quali con il significativo
contributo del C.I.L.
v 1 campagna (inverno 44), battaglia dello Monto
Cassino (25-01-44), contrassegnata per la conquista del Belvédère, chiave di volta della linea
Gustav, dove si immlò il 4 Rgt di Esploratori tunisini che perse il 1/3 dei
suoi effettivi di cui quasi tutti i suoi ufficiali. Si riusci a bucare la linea Gustav ma non a
romperla.
v 2 campagna (primavera 44), battaglia del Garigliano,
dove lo scontro più violento fu a Pico. I francesi consegnano agli alleati la
strada di Roma.
Il giorno 08 Febbraio
1944 avvenne il passaggio ufficiale del Raggruppamento alle dipendenze del
Corps Expeditionnaire Francais, quando dal Comando della Divisione Marocchina
giunse l’ordine di operazione nr.1 con il quale si comunicava che il Raggruppamento era messo a
disposizione per l’impiego del Generale di Brigata Guillaume , Comandante il
Gruppo Nord della Seconda divisione Marocchina.
Il Generale Francese commentava molto positivamente l’ingresso del
Raggruppamento, atteso che era necessario rafforzare al massimo l’occupazione
dei monti che si estendevano lungo la linea di resistenza
In particolare il settore occupato dagli Italiani costituisce l’estrema
ala destra della V° Armata a saldatura con l’VIII° Armata, al fine di
proteggere un’ importante via di arroccamento ed assicurare il fianco destro
delle truppe francesi. Il terreno è veramente impervio le quote delle posizioni
da raggiungere e l’inclemenza della stagione costituisce un duro collaudo dello
spirito di sacrificio delle truppe italiane. In particolare al Raggruppamento, che sostituisce il 4°
gruppo Tabor Marocchino, viene dato il compito di proteggere la strada di
arroccamento a COLLI-SCAPOLI –CERASUOLO ed assicurare il collegamento a CASTEL
S. VINCENZO con la Divisione polacca.
Tale attività era ritenuta
necessaria al fine di disimpegnare unità francesi per il successivo reimpiego
in altri settori. Agli inizi di Febbraio provenienti dalla Sardegna giungono
altri reparti Italiani ( 1° Battaglione Arditi- 2° Battaglione Fanteria del 68°
Reggimento) tanto che il
- 1 -
Comandante Utili in considerazione della consistenza organica raggiunta
crea un comando della Fanteria a decorrere dal 14 Febbraio al quale viene
preposto il Col. Fucci. Un mese più tardi a
completare il dispiegamento organico giungerà il Battaglione alpini, in
tempo per partecipare alle operazioni di occupazione di Monte Marrone.
Successivamente a seguito dei ricambi delle aree di
operazione il Raggruppamento italiano trasformatosi in C.I.L. passerà alle
dipendenze della V° Divisione Polacca in data 27 Marzo 1944 rimanendo a
presidio delle aree in cui già are impiegato. I rapporti tra il corpo di
spedizione francese ed il 1° Raggruppamento risultarono invece ottimi,
improntati a cordialità e rispetto reciproco, con i Generali francesi Juin e
Guillaume che ebbero un atteggiamento di grande disponibilità e che valorizzarono il contributo italiano allo
sforzo bellico comune. In particolare il Generale Guillame , come riportato dal
Generale Utili nelle sue memorie, si impegnò per aiutare materialmente le
truppe italiane ed espresse, una volta sancito il passaggio del 1°
Raggruppamento Motorizzato alle sue dipendenze nel settore Nord della 2^ divisione marocchina, la sua
profonda soddisfazione di avere ai suoi ordini truppe italiane ed inneggiò
anche alla fratellanza delle armi delle due nazioni.[i]
Durante la campagna di Italia
tra 1943 e 1944, le truppe coloniali del corpo di spedizione francese furono
responsabili di numerosi atti di violenze contro la popolazione civile
italiana. I voli, gli attacchi a mano armata, i saccheggi e gli stupri furono
soprattutto molto frequenti. Furono inizialmente, solamente degli atti isolati,
commesso per gli individui soli, e puniti dalle autorità alleate, francesi come
anglo-americane. Durante l'offensiva vittoriosa dell'estate 1944 che permise di
superare il linea Gustav, le truppe francesi hanno ottenuto da parte dei loro
superiori una relativa libertà di azione, trascinando degli stupri di massa.
All'inizio degli anni 1950,
l 'Unione Dà Italiane, ha censito circa dodicimila
vittime di violenze sessuali.
Al termine delle operazioni, il
C.E.F.I (120.000 u), conta circa 7.000 militari caduti , 30.000 feriti, 4.200
scomparsi, possiamo dire un terzo dei suoi effettivi.
Tale bilancio
costituisce una delle piu elevate perdite che i reparti francesi abbiano mai
riportato durante la guerra moderna.
giovedì 24 ottobre 2013
C.I.L. Gli Stati Maggiori
Il 10 settembre ’43, il maresciallo Badoglio, allora capo del Governo,
dopo aver confermato che erano stati trasmessi alle forze armate dipendenti gli
ordini “per agire con vigore contro
aggressioni tedesche”, indirizzava una missiva al generale Eisenhower,
comandante in capo delle forze alleate nel Mediterraneo, al fine di mettere in
rilievo la necessità che si provvedesse al coordinamento delle azioni da
svolgere di concerto.
Il giorno seguente, il Comando Supremo, giunto a conoscenza delle
aggressioni perpetrate dalle forze tedesche diede immediato ordine a tutte le
forze armate italiane di considerare i tedeschi come dei nemici.
“ occorre ….. raggruppare le forze
a nostra disposizione allo scopo di:
opporsi innanzitutto
all’eventuale espansione delle forze avversarie;
-procedere quindi in
cooperazione con le forze anglo-americane all’azione offensiva per la
liberazione di tutto il territorio nazionale”.
Il Corpo Italiano di Liberazione (CIL) rappresentò una sorta di
“continuazione” del primo raggruppamento motorizzato italiano. Il CIL,
costituito esclusivamente con armi e
mezzi italiani, seppe distinguersi per “energia,
volontà e valore” meritando, infine, anche il plauso dei comandi
alleati, nonostante le immense
difficoltà incontrate durante le azioni intraprese dall’esercito italiano
(appena ricostituito dopo la dichiarazione dell’armistizio dell’8 settembre).
Le forze armate costituirono un insieme eterogeneo, proveniente, in
massima parte, da reparti reclutati nell’Italia meridionale, nelle isole o all’estero, il più delle volte composto da
individui sfuggiti alla deportazione messa in atto dalle truppe tedesche.
Insomma, gli Stati Maggiori dovettero affrontare una situazione assai
complessa. Secondo le fonti l’esercito fu composto da : “ una massa la quale è buona e potrà fare bene, magari, benissimo, ma che
– per ragioni d’ordine generale che è inutile analizzare- è ancora molto
irrequieta, suscettibile di oscillazioni spirituali di depressioni subitanee e
quindi costituisce uno strumento di guerra molto delicato, tanto più in
mancanza di una severa opera repressiva contro coloro che cercano di sottrarsi
all’adempimento dei propri doveri.
Si tratta in sostanza, di una
massa con la quale occorre agire con cautela, pur senza discostarsi da
quell’energia necessaria quando il caso lo richiede; di truppa alla quale si
deve andare incontro quanto più possibile senza indugiare, perché l’indugio può
essere pericoloso”.
Ad ogni modo, gli Stati Maggiori dell’epoca seppero condurre con perizia
e professionalità le operazioni militari , assolvendo, allo stesso modo, pure all’alto compito “di risollevare lo spirito ed il morale delle truppe”. Anche
l’inserimento del nuovo esercito italiano all’interno del comparto alleato
richiese una seria mediazione. Nonostante le resistenze opposte dalla
componente britannica, che avrebbe teso ad impiegare le forze italiane nei soli
servizi di “bassa manovalanza nelle retrovie”, mortificando, nei fatti, lo
slancio degli italiani i quali avrebbero voluto partecipare attivamente alla
liberazione della propria Patria, gli Stati Maggiori riuscirono, infine, ad
ottenere un aumento delle truppe.
“Il 23 novembre, il maresciallo
Messe, in occasione della sua nomina a S.M. generale in sostituzione del
Generale Ambrosio, ebbe un colloquio con il generale Joice, Capo della missione
alleata di controllo, nel quale espresse il suo intendimento che le forze
armate italiane dessero agli Anglo-americani una collaborazione attiva e completa
nel campo operativo oltre che nelle retrovie”.
Di fatto, negli intendimenti il CIL non avrebbe dovuto superare la forza
dei 14.000 uomini. Tuttavia, grazie alla costante opera di convincimento
esercitata da Messe e Berardi, il 26 maggio s’addivenne all’autorizzazione
operata dalle forze anglo-americane ad aumentare il numero delle forze.
“in seguito a tale provvedimento il
CIL acquisì la fisionomia che il Comando Supremo e lo Stato Maggiore
dell’esercito avevano progettato sin dai primi di aprile”.
Secondo le fonti, inizialmente, il Corpo Italiano di Liberazione
costituì un semplice “cambio di
denominazione” del I Raggruppamento
Motorizzato, composto di 1400 unità.
Il Corpo Italiano di Liberazione si componeva di un reggimento fanteria
(il 68° con 1.800 uomini), un reggimento bersaglieri (il 4° su due distinti
battaglioni XXIX e XXXIII con 1.250 uomini), un reggimento artiglieria (l’11°
su tre gruppi con una forza di circa 600 uomini), un battaglione paracadutisti
il CLXXXV su tre compagni (450 unità) e un battaglione alpini (ovvero il
“Piemonte” che ebbe poi il compito di occupare Monte Marrone), un battaglione
arditi (IX reparto d’assalto con una forza di 600 uomini), un’unità
carabinieri, genio e Servizi.
Fu solo grazie alle proposte avanzate dal Generale Utili che le Forze
Alleate autorizzarono, anche sulla scorta dei successi riportati, il
potenziamento delle truppe del CIL che
portò gli effettivi del CIL ad un organico di circa 25000 uomini. Si impose però a quel punto una
riorganizzazione dell’intero organico considerando anche la successiva esigenza
di disporre un riordino ed un’eventuale costituzione di comandi intermedi e
raggruppamenti di forze con
responsabilità operativa diretta. Per la prima volta l’intera schiera delle
unità Ialine si ritrovò unita in un unico settore sotto comando italiano. Il
CIL venne così organizzato prevedendo due Brigate (la prima costituita dal 4°
reggimento bersaglieri, dal 3° reggimento alpini coi battaglioni Piemonte e
Granero, dal 185° Reparto paracadutisti, dal 4° Gruppo Artiglieria someggiato;
la seconda Brigata era, invece, costituita dal 68° Reggimento fanteria, dal IX
Reparto d’assalto, da rgt. Marina S. Marco), una Divisione (Nembo che avrebbe
mantenuto la propria costituzione iniziale su due reggimenti paracadutisti ed
un reggimento artiglieria) ed un Comando Artiglieria (che inquadrava il
glorioso 11° di Monte Lungo)
Il 1°giugno '44 il C.I.L. venne
quindi organizzato su due Brigate, una Divisione ed un Comando artiglieria:
-
la I Brigata (Col. Fucci) era costituita dal 4°
Rgt. bersaglieri, dal 3° Rgt. alpini, con i battaglioni "Piemonte" e
"M. Granero", dal 185° Reparto paracadutisti, dal IV° Gruppo
artiglieria someggiato;
-
la II^ Brigata (Col. Moggi) era costituita dal
glorioso 68° Rgt. Fanteria, che combatté a Monte Lungo, dal IX Reparto
d'assalto ( gli arditi di Boschetti), dal Rgt. Marina "San Marco"
(battaglioni Marina "Bafile" e "Grado", dallo squadrone
volontari "Guide", dal V Gruppo artiglieria someggiato;
-
la Divisione "Nembo"” (Gen.Morigi).
sbarcata dalla Sardegna su due Reggimenti paracadutisti (183° e 18°) ed un
Reggimento artiglieria; il Comando di artiglieria (Gen. Moro) che inquadrava
prevalentemente il glorioso 11° di Monte Lungo.
(ad eccezion fatta per qualche variazione organica di poco
conto, il CIL mantenne tale ordinamento fino al ripiegamento dal fronte e al
suo definitivo scioglimento).
Il 2 giugno, infine, durante un colloquio fra
il nostro Capo di Stato Maggiore dell’esercito con il comandante del V Corpo
d’armata britannico, fu concordato che “venisse
costituita, nel territorio del V Corpo, una Delegazione dello Stato Maggiore
italiano allo scopo di dirimere, mediante intese dirette fra gli enti
interessati, gli eventuali inconvenienti e rappresentare nel contempo un organo
regolatore e coordinatore delle attività disciplinari, logistiche ed
amministrative delle unità del CIL, a capo di tale Delegazione venne posto, in
data 4 giugno, il generale De Stefanis, già comandante del LI corpo d’armata”.
(ricerca23@libero.it)
lunedì 7 ottobre 2013
Casenuove: Le iscrizione dei Caduti Monumento eretto in ricordo della battaglia del 17 luglio 1944
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